Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon dovrebbe essere licenziato. Rinnega le conclusioni di una Relazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite su Gaza

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon dovrebbe essere licenziato. Sostiene la violazione del diritto internazionale. Abusa del suo mandato alle Nazioni Unite. Rinnega le conclusioni di una Relazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite su Gaza

Prof. Michel Chossudovsky
Global Research

ban-ki-moon Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha preso l’insolita decisione di fare pressione sui governi membri perchè rispettino i “canali legali del governo israeliano per il flusso di merci e per gli aiuti alla Striscia di Gaza”. A questo proposito, Ban Ki-moon ha invitato i governi ad impedire che la prevista Freedom Flotilla prevista per giugno si diriga verso la Striscia di Gaza:

Il segretario generale ha inviato una lettera ai governi dei paesi intorno al Mar Mediterraneo. In queste lettere, il segretario generale ha rivelato che stava seguendo con preoccupazione gli articoli dei media su potenziali flottiglie dirette a Gaza. Egli ha espresso la sua convinzione che l’assistenza e i beni destinati a Gaza dovrebbero essere convogliati attraverso passaggi legittimi e canali prestabiliti [controllati da Israele].

Il segretario generale ha invitato tutti i governi interessati ad utilizzare la loro influenza per scoraggiare tali flottiglie, che possono degenerare in conflitti violenti. Egli ha inoltre chiesto a tutti, compreso il governo di Israele, di agire responsabilmente e con cautela per evitare qualsiasi episodio di violenza.

Il segretario generale ha ribadito che, poichè secondo la sua opinione le flottiglie non sono state utili a risolvere i problemi economici di Gaza, la situazione resta insostenibile. Egli ha esortato il governo di Israele ad adottare ulteriori passi significativi e profondi al fine di mettere fine alla chiusura del blocco di Gaza, nel quadro della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1860 (2009). In particolare, ha sottolineato che è essenziale per il funzionamento dei valichi legittimi soddisfare le esigenze della popolazione civile di Gaza. (Nazioni Unite, Portavoce del Segretario generale sulle Lettere del Segretario Generale su Possibili flotillas dirette a Gaza, 27 maggio 2011 enfasi aggiunta)

Riconoscendo i “valichi legittimi” di Israele per Gaza attraverso il territorio israeliano, Ban Ki Moon sta perdonando, piuttosto che condannare le violazioni del diritto internazionale riguardo ai confini sovrani della Palestina.

La dichiarazione di Ban Ki Moon è arrivata mentre “viene varata la nuova flottiglia, nel primo anniversario dell’attacco mortale israeliano contro la Freedom Flotilla, quando nove attivisti furono uccisi dopo che la marina israeliana salì violentemente a bordo della nave turca, provocando decine di feriti …. La nuova Freedom Flotilla si dirigerà verso Gaza, nella seconda metà del mese prossimo, e ne faranno parte almeno dieci navi da diversi paesi europei, e una dagli Stati Uniti ….”

Lo Spirito di Rachel Corrie e la Freedom Flotilla

Lo Spirito di Rachel Corrie attualmente bloccata nel porto egiziano di Al Arish è salpata dal Pireo l’11 maggio, precedendo la Freedom Flotilla che è prevista per giugno.
La nave è la prima, quest’anno, a sfidare il blocco israeliano. Il 16 maggio è penetrata nelle acque territoriali di Gaza senza essere scoperta, prima di essere attaccata dalla marina israeliana:

Lo Spirito di Rachel Corrie (ufficialmente nota come Finch) che trasportava un carico umanitario a Gaza è stata attaccata da una pattuglia della marina israeliana all’interno della cosiddetta zona di sicurezza palestinese, il 15 maggio.

Dopo una sparatoria con armi automatiche della marina israeliana, la nave ha cambiato corso ed è stata scortata da una pattuglia della marina egiziana nelle acque territoriali egiziane, a breve distanza dal porto di Al Arish.

…. Lo Spirito di Rachel Corrie trasporta 7,5 chilometri di tubazioni di scarico di UPVC (plastica) per contribuire a ripristinare il devastato sistema fognario di Gaza.

Le autorità egiziane sono ferme sulla loro decisione. Dal 16 maggio, lo Spirito di Rachel Corrie è ferma nelle acque territoriali egiziane al largo del porto di Al Arish.

Il governo egiziano è stato contattato attraverso i canali diplomatici. Il governo post-Mubarak, che afferma di essere impegnato nella “democrazia”, ??sta collaborando con Tel Aviv. La risoluzione del Cairo è quella di servire gli interessi israeliani e far rispettare l’embargo su Gaza sia da terra che dal mare. ( Global Research, 19 maggio 2011 )

La decisione dell’Egitto di evitare che la barca attracchi nel porto e consenta alla missione di procedere via terra verso Gaza è stata presa previa consultazione con Tel Aviv.

Israele, le cui pattuglie navali hanno attaccato la Rachel Corrie, è ritratto come la vittima. Secondo il Jerusalem Post, Tel Aviv ha presentato una protesta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu “riguardo ad una nave malese… che aveva tentato di rompere il blocco marittimo della Striscia di Gaza, Lunedi notte, ma era stata ricacciata indietro dalla marina”.

La missione de Lo Spirito di Rachel Corrie è sponsorizzata dalla Perdana Global Peace Foundation della Malesia, guidata dall’ex primo ministro Mahathir Mohamad. Le autorità egiziane hanno rifiutato categoricamente che il suo carico procedesse attraverso il valico di Rafah, insistendo sul fatto che debba essere inviato attraverso un checkpoint israeliano controllato. Questa decisione dell’Egitto è in linea con l’insistenza di Ban Ki Moon secondo il quale il commercio e gli aiuti devono essere incanalati attraverso i “legittimi” posti di blocco israeliani.

Ban Ki Moon viola le norme e le procedure delle Nazioni Unite

Ban Ki Moon prende palesemente i suoi ordini da Tel Aviv e Washington piuttosto che dall’Assemblea generale dell’ONU, in deroga al suo mandato.

La sua decisione viola non solo il diritto internazionale, ma disprezza anche le norme e procedure interne delle Nazioni Unite. Ban Ki Moon ha ignorato la relazione della missione d’inchiesta indipendente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, commissionata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le conclusioni di questa relazione sono inequivocabili:

Le azioni delle Forze di Difesa israeliane (IDF) intercettando e attaccando la Flottiglia per Gaza (maggio giugno 2010) in acque internazionali, hanno agito in violazione del diritto internazionale umanitario:

“La condotta dei militari israeliani e di altro personale verso i passeggeri della flottiglia non era solo sproporzionata per l’occasione, ma ha dimostrato livelli di violenza del tutto inutile e inconcepibile. Ha rivelato un livello di brutalità inaccettabile. Un comportamento del genere non può essere giustificato né approvato per motivi di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. Esso ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

la Missione ritiene che sono stati commessi numerosi violazioni e reati ….Vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell’articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

Vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell’articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

• Omicidio volontario;

• tortura o trattamenti inumani;

• Causa volontaria di grandi sofferenze o gravi lesioni all’integrità fisica o alla salute.

La Missione ritiene inoltre che una serie di violazioni degli obblighi di Israele sotto il diritto internazionale per i diritti umani, hanno avuto luogo, tra cui:

• Diritto alla vita (art. 6, Patto internazionale sui diritti civili e politici);

• tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 del Patto internazionale, Convenzione contro la tortura);

• Diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e libertà dagli arresti arbitrari o detenzione (art. 9, Patto internazionale);

• Diritto dei detenuti ad essere trattati con umanità e rispetto per la dignità della persona umana (art. 10, Patto internazionale);

• Libertà di espressione (art. 19 del Patto internazionale).

Il diritto ad un ricorso effettivo deve essere garantito a tutte le vittime. La missione non deve essere intesa come un elenco completo ad ogni modo.

266. La missione osserva che il mantenimento da parte delle autorità israeliane di beni illegalmente sequestrati rimane un reato permanente e Israele è chiamato a restituire immediatamente tale proprietà. (Par. 265
http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/15session/A.HRC.15.21_en.pdf

La decisione del segretario generale delle Nazioni Unite che conferma la legittimità del blocco di Gaza da parte di Israele è in disprezzo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ban Ki Moon fa riferimento ad “attraveramenti legittimi e canali stabiliti” verso Gaza attraverso il territorio israeliano e posti di blocco israeliani controllati, negando così alla Palestina il diritto più importante di una nazione sovrana, vale a dire il diritto di controllare le sue frontiere internazionali via terra e via mare.

La decisione di Ban Ki Moon nega il diritto della Palestina, al commercio e alle transazioni con l’estero. Essa obbliga la Palestina a chiedere l’autorità e il permesso di Israele a ricevere gli aiuti umanitari e a fare commercio di materie prime.

L’apertura della frontiera terrestre di Rafah il 28 maggio riguarda la circolazione delle persone. Essa permette alle persone di lasciare la Striscia di Gaza, che è diventata una prigione de facto, impedendo alla Palestina gli scambi commerciali con il mondo esterno.
Ban Ki Moon sostiene la giurisdizione di Israele sui confini della Palestina in violazione del diritto internazionale:

“… Sovranità significa in primo luogo e soprattutto controllo delle frontiere.

Uno stato sovrano senza confini di sovranità è una contraddizione in termini, un non-senso.


Israele può decidere di ritirare l’esercito, la sua amministrazione e i suoi coloni da tutta la West Bank – come ha fatto dalla Striscia di Gaza, Israele può consentire la formazione di un governo (o anche due), una bandiera, un inno nazionale e anche un seggio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – e fintanto che non riconosce la sovranità palestinese sui confini, la West Bank rimane un territorio occupato e non un’entità sovrana, la stessa Striscia di Gaza è ancora, secondo il diritto internazionale, un territorio occupato. “(Alternative News, Uno Stato Palestinese sovrano richiede la sovranità sui Confini, 25 Aprile 2010

La decisione di Ki Moon sostiene anche il sionismo, in deroga alla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1975 dal titolo ‘Il sionismo è razzismo’ (risoluzione 337)

Il Segretario generale è nominato dall’Assemblea Generale”, su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza”.

Ban Ki Moon agisce in violazione del suo mandato. Egli dovrebbe essere licenziato dal suo lavoro da parte dell’Assemblea Generale.

________________________________________________________

ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

Consiglio per i diritti dell’uomo

Quindicesima sessione

Agenda voce 1

Questioni organizzative e procedurali

Relazione della missione d’inchiesta internazionale per indagare sulle violazioni del diritto internazionale, compresi i diritti umani internazionali e i diritti umani, risultanti dagli attacchi di navi israeliane contro la flottiglia che trasportava aiuti umanitari (pdf)

Di seguito sono elencate le conclusioni della relazione dell’UNHRC

http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/15session/A.HRC.15.21_en.pdf

260. L’attacco contro la flotta deve essere considerato nel contesto dei problemi in corso tra il governo di Israele e l’Autorità e il popolo palestinese. Nello svolgimento dei suoi compiti, la Missione è stata soggetta alla profondità della convinzione, da entrambe le parti, della correttezza delle loro rispettive posizioni. Catastrofi simili si potrebbero ripresentare a meno che non vi sia un radicale cambiamento nel paradigma esistente. Si deve ricordare che la forza e la potenza sono rafforzate se seguite da un senso di giustizia e fair play. La pace e il rispetto devono essere guadagnati, non ottenuti per costrizione da qualsiasi avversario. Non si è mai saputo che una vittoria sleale abbia portato una pace duratura.

261. La Missione è giunta alla conclusione certa che una crisi umanitaria esisteva il 31 maggio 2010 a Gaza. La preponderanza di prove da fonti impeccabili è troppo schiacciante per giungere ad un parere contrario. Qualsiasi negazione di questo non può essere supportata da alcun motivo razionale. Una delle conseguenze derivanti da questo è che per questa sola ragione il blocco è illegittimo e non può essere sostenuto per legge. E’ così a prescindere dalle motivazioni con cui si cerca di giustificare la legittimità del blocco.

262. Alcuni risultati sono derivati da questa conclusione. Principalmente, l’azione della Forza di Difesa d’Israele di intercettazione della Mavi Marmara in ??alto mare, nei casi e per i motivi esposti, era chiaramente illegittima. In particolare, l’azione non può essere giustificata dalle circostanze, anche ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

263. Israele cerca di giustificare il blocco per motivi di sicurezza. Lo Stato di Israele ha il diritto alla pace e alla sicurezza come tutti gli altri. Il lancio di razzi e altre munizioni di guerra in territorio israeliano da parte di Gaza costituisce una grave violazione del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale. Ma ogni azione in risposta, che costituisce una punizione collettiva della popolazione civile a Gaza, non è lecita in qualsiasi circostanza.

264. La condotta dei militari israeliani e di altro personale verso i passeggeri della flottiglia non era solo sproporzionata per l’occasione, ma ha dimostrato livelli di violenza del tutto inutile e inconcepibile. Ha rivelato un livello di brutalità inaccettabile. Un comportamento del genere non può essere giustificato né approvato per motivi di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. Esso ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

265. La Missione ritiene che sono stati commessi numerosi violazioni e reati. Non è certo che, nel tempo a disposizione, sia stata in grado di compilare un elenco completo di tutti i reati. Tuttavia, vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell’articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

• Omicidio volontario;

• tortura o trattamenti inumani;

• Causa volontaria di grandi sofferenze o gravi lesioni all’integrità fisica o alla salute.

La Missione ritiene inoltre che una serie di violazioni degli obblighi di Israele sotto il diritto internazionale per i diritti umani hanno avuto luogo, tra cui:

• Diritto alla vita (art. 6, Patto internazionale sui diritti civili e politici);

• tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 del Patto internazionale, Convenzione contro la tortura);

• Diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e libertà dagli arresti arbitrari o detenzione (art. 9, Patto internazionale);

• Diritto dei detenuti ad essere trattati con umanità e rispetto per la dignità della persona umana (art. 10, Patto internazionale);

• Libertà di espressione (art. 19 del Patto internazionale).

Il diritto a un ricorso effettivo deve essere garantito a tutte le vittime. La missione non deve essere affatto considerata come un elenco completo.

266. La missione osserva che il mantenimento da parte delle autorità israeliane di beni illegalmente sequestrati rimane un reato permanente e Israele è chiamato a restituire immediatamente tale proprietà.

267. Gli autori dei crimini più gravi, essendo mascherati, non possono essere identificati senza l’assistenza delle autorità israeliane. Hanno reagito in modo violento quando pensavano che nessuno stesse cercando di identificarli. La Missione si augura sinceramente che ci sarà collaborazione da parte del governo di Israele per aiutare nella loro identificazione, al fine di perseguire i colpevoli e metterre fine alla situazione.

268. La Missione è consapevole che questa non è la prima volta che il Governo di Israele si rifiuta di cooperare ad un’inchiesta su eventi in cui è stato coinvolto ??personale militare. In questa occasione la Missione accetta le rassicurazioni del Rappresentante Permanente di Israele che la posizione che era indirizzato a difendere non era in alcun modo diretta verso i membri della Missione a titolo personale. E’ tuttavia deplorevole che, in un’altra occasione di un’indagine condotta su eventi che coinvolgono la perdita della vita per mano dei militari israeliani, il governo di Israele abbia rifiutato di collaborare in un’indagine non stabilita da esso o in cui era rappresentato in modo significativo.

269. La Missione si rammarica che le sue richieste di informazioni al Rappresentante Permanente d’Israele non sono state prese in considerazione. Il motivo inizialmente addotto era che il Governo di Israele aveva stabilito la sua commissione indipendente di persone distinte per indagare sull’incidente flottiglia. Alla Missione è stato detto che per tale ragione, e anche perché il Segretario Generale ha annunciato la creazione di un’altra commissione distinta con un mandato simile, che “un’ulteriore iniziativa del Consiglio per i Diritti Umani a questo proposito [è] inutile e improduttiva”.

270. La Missione non era d’accordo con questa posizione e per questa ragione ha suggerito al Rappresentante Permanente d’Israele che egli dovrebbe indirizzare al Consiglio e non alla Missione una richiesta di rinviare la presentazione della sua relazione, per permettere ad altre richieste di completare i loro compiti. La Missione non ha ricevuto alcuna direttiva da parte del Consiglio, ad oggi, e ritiene che sarebbe stata obbligata a rispondere positivamente ad ogni siffatta direttiva del Consiglio.

271. Alla luce del fatto che la Commissione Turkel e la commissione del Segretario Generale non hanno concluso le loro sedute, la Missione si asterrà da qualsiasi commento che possa essere interpretato come divieto a tali organi di completare i loro compiti “liberi da eventi esterni” . La Missione si limita ad osservare che la fiducia del pubblico in qualsiasi processo di indagine, in un caso come quello attuale, non aumenta quando il soggetto investiga su se stesso, o gioca un ruolo centrale nel processo.

272. Altrove in questo rapporto, la Missione ha fatto riferimento al fatto che essa ha ritenuto necessario reinterpretare il suo mandato a causa del modo in cui la risoluzione di nomina è stata redatta. E ‘importante, nella redazione di questioni del genere, che non sia data l’impressione della comparsa di qualsiasi pregiudizio. La Missione ha avuto particolare cura, alla prima occasione, nell’indicare di aver interpretato il suo mandato come richiesta di avvicinarsi al suo compito senza preconcetti o pregiudizi. Essa intende assicurare a tutti gli interessati che ha tenuto quella posizione scrupolosamente.

273. Tutti i passeggeri a bordo delle navi che costituiscono la flottiglia comparsi davanti alla Missione, hanno dato ai membri l’impressione di essere persone effettivamente impegnate con spirito umanitario e intrise di una profonda e genuina preoccupazione per il benessere degli abitanti di Gaza. La Missione non può che esprimere l’auspicio che le divergenze saranno risolte a breve, piuttosto che a lungo termine in modo che la pace e l’armonia possano risiedere nella zona.

274. Nove esseri umani hanno perso la vita e molti altri sono stati gravemente feriti. Secondo le osservazioni della Missione, profonde cicatrici psicologiche sono state inflitte da quella che dev’essere stata un’esperienza molto traumatica non solo per i passeggeri, ma anche per i soldati che hanno riportato ferite. I membri della Missione simpatizzano con tutti gli interessati e in particolare con le famiglie dei deceduti.

275. La Missione non è la sola a ritenere che a Gaza esista una situazione deplorevole. E’ stata descritta come “insostenibile”. Questo è assolutamente intollerabile e inaccettabile nel XXI secolo. E’ incredibile che qualcuno possa descrivere la condizione del popolo come non corrispondente alle norme più elementari. Le parti e la comunità internazionale sono invitate a trovare la soluzione che rispetti tutti i legittimi interessi di sicurezza, sia di Israele che del popolo della Palestina, entrambi i quali hanno ugualmente diritto al “loro posto sotto il cielo”. L’apparente dicotomia in questo caso tra i diritti alla sicurezza e ad una vita decente, può essere risolta solo se i vecchi antagonismi saranno subordinati ad un senso di giustizia e di fair play. Si deve trovare la forza di strappare i dolori radicati nella memoria e di andare avanti.

276. La Missione ha riflettuto sulla posizione delle organizzazioni umanitarie che intendono intervenire in situazioni di crisi umanitaria di lunga data in cui la comunità internazionale non è disposta per una qualsiasi ragione ad adottare azioni positive. Troppo spesso vengono accusati di essere indiscreti e nel peggiore dei casi come terroristi o agenti nemici.

277. Una distinzione deve essere fatta tra le attività intraprese per alleviare le crisi e le azioni per affrontare le cause che creano la crisi. Quest’ultima azione si caratterizza come azione politica e quindi inappropriata per gruppi che desiderano essere classificati come umanitari. Questo punto viene ribadito a causa delle prove che, mentre alcuni dei passeggeri erano unicamente interessati alla consegna delle forniture alla popolazione di Gaza, per altri lo scopo principale era la sensibilizzazione sul blocco in vista della sua rimozione, come unico modo per risolvere la crisi. Si dovrebbe fare un esame per definire con chiarezza l’umanitarismo, distinto dall’azione umanitaria, in modo che ci possa essere una forma di intervento concordato e di giurisdizione quando si verificano crisi umanitarie.

278. La Missione si augura sinceramente che nessun ostacolo sia posto al risarcimento adeguato e tempestivo di coloro che hanno sofferto perdite a causa delle azioni illegali dei militari israeliani. Si spera che ci sia un’azione rapida da parte del governo di Israele. Questo alla fine invertirà la reputazione deplorevole che questo paese ha a causa dell’impunità e dell’intransigenza negli affari internazionali. Essa inoltre assiste chi simpatizza realmente con la loro situazione, per sostenerli senza biasimarli.

Fonte: Global Research 29 Maggio 2011
Traduzione: Dakota Jones

Pubblicato da Dakota

 

Commenta su Facebook