by coriintempesta

Alla conferenza stampa del 4 aprile, che ha segnato l’inizio della presidenza colombiana al Consiglio di sicurezza, uno dei giornalisti  ha posto a Nestor Osorio, ambasciatore colombiano presso le Nazioni Unite, quella che,  all’ apparenza, sembrerebbe una domanda insolita. Il giornalista chiese (1):

A seguito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1973 [che autorizza l’azione militare contro la Libia, ndr] dobbiamo aspettarci un atteggiamento più aggressivo e propositivo da parte del Consiglio di Sicurezza nel sostenere gruppi ribelli?”

Il giornalista fece diversi esempi di gruppi ribelli, come l’IRA nel Regno Unito, l’ETA in Spagna e forse i ribelli della Corsica in Francia. Un altro giornalista ha aggiunto l’esempio delle FARC in Colombia.

La domanda sollevava il fatto che, con la Risoluzione 1973, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si schierava a sostegno di una insurrezione armata che stava combattendo contro il governo di una nazione membro dell’ONU.

L’ambasciatore colombiano rispose che la Risoluzione 1973 non era stata adottata per sostenere i ribelli in Libia, ma un gruppo ribelle nato  da civili che era in seguito diventato il cuore della ribellione armata. La ragione per cui il Consiglio di Sicurezza affrontava la questione libica, ha detto, era perché un membro del Consiglio di Sicurezza, il Libano, aveva portato il problema all’ attenzione del Consiglio, aggiungendo che la Lega Araba aveva chiesto azioni concrete da parte del Consiglio di Sicurezza sulla Libia.

Si tratta quindi, come ha proposto l’ ambasciatore Osorio , che la questione della Libia è stata affrontata dal Consiglio di sicurezza perché il Libano, un membro del Consiglio di Sicurezza, ha portato la questione all’attenzione degli altri membri? Si tratta quindi che il Consiglio di sicurezza stava semplicemente rinviando alla competenza della Lega araba, la quale è stata presentata dall’ambasciatore colombiano come l’organizzazione regionale pertinente riguardo alla Libia?

Le considerazioni dell’ambasciatore colombiano sollevano il problema di come il Consiglio di Sicurezza abbia assunto la decisione di approvare la risoluzione 1970 contro la Libia, la prima delle due risoluzioni sul tema. Era come ha affermato l’ambasciatore colombiano a causa di una raccomandazione del gruppo regionale competente, o c’è stato un processo più complesso? Inoltre, significativamente in questa situazione, vi erano in realtà due raccomandazioni contrastanti al Consiglio di Sicurezza, provenienti una dalla Lega araba, che non è un gruppo geografico regionale, ma organizzato su altre basi, e l’altra dal gruppo geografico regionale di cui la Libia fa parte, ovvero l’Unione Africana.

Quali sono stati i fattori che hanno influenzato le decisioni del Consiglio di Sicurezza prima di passare la risoluzione 1970  che autorizzava severe sanzioni, tra cui il rinvio di funzionari libici alla Corte penale internazionale (CPI) e poi, successivamente, la Risoluzione 1973, che ha autorizzato una no-fly zone e altre azioni militari? Alla fine tali decisioni hanno posto le basi per l’alleanza militare della NATO ad unirsi con l’insurrezione armata che combatte contro il governo della Libia.

Sebbene sia difficile determinare le ragioni di fondo specifiche  per l’azione del Consiglio di Sicurezza, il presente articolo intende dimostrare che la spiegazione fornita ai giornalisti durante la conferenza stampa dell’ambasciatore colombiano è molto diversa dalla reale sequenza degli eventi che si sono verificati al Consiglio di Sicurezza riguardo la  Libia. Avendo omesso di tener conto della sequenza reale degli eventi che si sono verificati, la risposta dell’ambasciatore colombiano ha lasciato irrisolta la domanda critica. Come era giunto il Consiglio di Sicurezza ad autorizzare un’azione militare contro un paese membro delle Nazioni Unite, a sostegno di una insurrezione armata contro il governo di quella nazione? Un tale modo di agire è chiaramente contrario alle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite di non intervenire negli affari interni di una nazione membro dell’ONU (articolo 2, punto 7).

Come la questione libica è stato portata al Consiglio di Sicurezza

Ripensando alla sequenza di eventi che hanno fatto si che la questione libica giungesse al Consiglio di Sicurezza, viene da fare una osservazione importante. Non è stato un membro del Consiglio di sicurezza nazionale che ha iniziato questo processo. Né è stata la Lega araba. Piuttosto si trattava di un gruppo che si potrebbe sostenere non aver alcun fondamento legittimo per parlare alle Nazioni Unite, in particolare al Consiglio di Sicurezza.

Questo gruppo era quello di Ibrahim Dabbashi, ex Chargé d’Affaires presso le Nazioni Unite per la Libia. Dabbashi aveva tenuto azioni insolite, prima annunciando alla stampa la propria defezione dal rappresentare il governo della Libia presso le Nazioni Unite e poi chiedendo una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libia. La sua richiesta al Consiglio di sicurezza ha fatto partire un processo il quale, in meno di una settimana, ha portato nel far passare rigorose sanzioni contro la Libia e il rinvio dei suoi funzionari alla CPI, azioni che sono incluse nella risoluzione 1970. Tale Risoluzione ha quindi impostato le basi per la risoluzione 1973, passata tre settimane dopo,la quale ha autorizzato l’azione militare contro la Libia.

Il 21 febbraio è una data importante in questa serie di eventi.  E’ infatti il 21 febbraio che Dabbashi ha annunciato la sua defezione. Sebbene l’ adeguato corso di un funzionario governativo che lascia la rappresentanza di un paese sarebbe stato quello di dimettersi dalla sua posizione ufficiale come ambasciatore delegato della Libia presso le Nazioni Unite, questo non è quello che è successo.

Sempre il 21 febbraio si è verificato un altro importante evento, anche se non presso le Nazioni Unite. Un altro funzionario libico, Nuri al Mesmari, ha ufficialmente annunciato la defezione dal suo incarico del governo libico. Vivendo in Francia sotto la protezione del governo francese, ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese Liberation.

Ciò che è significativo riguardo l’azione di Mesmari è che la sua defezione pone quella di Dabbashi in un contesto più ampio. Un articolo del quotidiano italiano Libero, articolo che non è stato confutato o negato, fornisce questo contesto.(2) Mesmari ha lasciato la Libia nell’ ottobre 2010 per Parigi,quattro mesi prima della presunta repressione delle dimostrazioni citate come uno dei pretesti per l’aggressione della Nato contro la Libia. Mesmari era stato un importante funzionario libico con profonde conoscenze e in contatto con i funzionari dei servizi stranieri della Libia e ampie conoscenze dei contatti della Libia con i funzionari governativi di altri paesi.

Libero ha riferito che dopo che Mesmari si è recato a Parigi nell’ottobre 2010, egli era in contatto non solo con funzionari stranieri dell’intelligence francese, ma anche con elementi dell’opposizione libica. Le sue azioni aiutano a far luce sugli eventi accaduti in Libia nel febbraio 2011. Conoscendo alcune delle attività di cui Mesmari fece parte  tra l’ ottobre 2010 e il febbraio 2011, diversi commentatori propongono che Mesmari, insieme ad altri attivisti dell’opposizione e funzionari della intelligence francese, ha contribuito a fomentare la rivolta di Bengasi che ha avuto luogo nel febbraio 2011 (3).

A differenza delle non violente proteste egiziane, la rivolta di Bengasi è divenuta ben presto una rivolta armata contro il governo della Libia. I media occidentali hanno tenuto conto di questa ribellione e i mezzi di informazione arabi, come Al Jazeera, hanno riferito una serie di accuse non verificate giunte da persone coinvolte nella stessa ribellione,presentando poche o nessuna prova per verificare la correttezza di questi rapporti. In questo momento, non ci sono prove per “l’uso di mercenari” o del “bombardamento del suo popolo.” (4)

A Mesmari fu concessa la protezione dal governo francese. Nella sua intervista del 21 febbraio al francese Liberation, ha accusato il governo libico di genocidio, pur non fornendo alcuna prova a sostegno della sua affermazione.

Analogamente anche Dabbashi, quando ha tenuto una conferenza stampa presso la Missione Libica alle Nazioni Unite il 21 febbraio, ha affermato che il governo libico si è reso colpevole di genocidio. Neanche lui ha offerto alcuna prova per le sue accuse. Ha chiesto il rovesciamento dello stato libico guidato da Muammar Gheddafi. Allo stesso modo, l’avvocato della missione libica ha parlato ai giornalisti durante la conferenza stampa del 21 febbraio. Egli ha indicato ai giornalisti che proveniva da Bengasi. Anche lui ha chiesto il rovesciamento di Gheddafi,  da molto tempo a capo dello stato libico (una posizione denominata ’Guida’).

Il seguente è il contenuto della lettera che Dabbashi, come defezionario dal governo ufficiale della Libia, ha inviato al Consiglio di Sicurezza. La lettera è datata 21 febbraio 2011 (5):

In conformità con la regola 3 del regolamento interno provvisorio del Consiglio di sicurezza, mi pregio di di chiedere una riunione urgente del Consiglio, per discutere la grave situazione in Libia e intraprendere le azioni appropriate.”

La lettera è elencata come un documento ufficiale del Consiglio di sicurezza, contrassegnato con simbolo di identificazione S/2011/102, datato 22 febbraio 2011.

Vale la pena notare che la regola 3 del regolamento provvisorio di Procedura del Consiglio di Sicurezza prevede che sia un paese membro delle Nazioni Unite a richiedere un incontro. (6) Ai sensi della regola3, Dabbashi, in qualità di ex vice ambasciatore della Libia, non era autorizzato a prendere parte a tutte le procedure del Consiglio di Sicurezza, soprattutto a non chiedere una riunione del Consiglio di Sicurezza per adottare misure punitive contro il governo che non rappresentava più e che stava cercando di rovesciare.

Lunedi 21 febbraio era un giorno di vacanza ufficiale alle Nazioni Unite (ricorreva il Presidents’ Day negli Stati Uniti) e la sede delle Nazioni Unite non era aperta. Martedi 22 febbraio, giorno lavorativo successivo presso le Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza ha tenuto una riunione a porte chiuse sulla situazione in Libia, denominata ”Pace e sicurezza in Africa – Libia”. (7) Nella riunione il Consiglio di sicurezza ha ascoltato una relazione sugli sviluppi in Libia da Lynn Pascoe,  sottosegretario generale per gli affari politici presso le Nazioni Unite. Oltre ai 15 del Consiglio di Sicurezza, erano presenti alla riunione 74 membri di altre nazioni appartenenti alle Nazioni Unite senza diritto di voto. In tale veste era presente anche Dabbashi.

L’ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Abdel Rahman Shalghamha, ha partecipato alla  riunione del Consiglio di Sicurezza del 22 febbraio, insieme con Dabbashi. Nei commenti informali dopo l’incontro, Shalgham ha indicato di essere stato in contatto con un parente a Tripoli e  ha riferito  che le presunte atrocità che i media stavano sostenendo fossero successe a Tripoli non erano affatto vere. Analogamente, parlando alla stampa, ha indicato che era stato in contatto con funzionari del governo di Tripoli i quali hanno fatto sapere di contestare le affermazioni delle atrocità in corso a Tripoli e di aver pianificato di invitare i giornalisti di Al Arabiya e della CNN per verificare di persona che tali accuse erano inesatte (8).

Dopo aver fatto la sua presentazione al Consiglio di Sicurezza,il sottosegretario generale per gli affari politici, Lynn Pascoe ha parlato alla stampa . Gli venne chiesto se avesse le prove delle atrocità a Tripoli e rispose che le persone delle Nazioni Unite sul terreno non disponevano di alcuna prova diretta.(9)

Descrivendo la riunione del 22 febbraio  del Consiglio di Sicurezza, l’agenzia Reuters disse che la maggior parte della delegazione libica aveva defezionato. La Reuters ha riferito che il Consiglio di Sicurezza si è incontrato su richiesta di Dabbashi, il quale “non stava più lavorando per il governo libico”. Sembrerebbe essere una grave violazione del protocollo delle Nazioni Unite per un funzionario che aveva lasciato il proprio incarico poter richiedere un incontro del Consiglio di sicurezza e di avere la concessione del Consiglio per l’incontro e il permesso a partecipare a tale riunione. Allo stesso modo, permettere al diplomatico che non rappresentava più il governo libico di fare asserzioni non verificate in occasione della riunione contro il governo di un paese membro delle Nazioni Unite non fa altro che far aumentare la grave violazione della Carta delle Nazioni Unite rappresentata da questo abuso delle procedure delle Nazioni Unite.

Ecco quello che ha riportato la Reuters:

NAZIONI UNITE | Mar Feb 22, 2011 16:42 GMT (Reuters) – Il dibattito di martedi del Consiglio di sicurezza dell’ONU tenutosi a porte chiuse  sulla crisi in Libia, con emissari occidentali e la stessa delegazione separatista della Libia sta chiamando per l’azione dei 15.

Il Consiglio si è riunito su richiesta del vice ambasciatore libico Ibrahim Dabbashi, che insieme con la maggior parte dell’ altro personale in missione Onu in Libia ha annunciato lunedi di non lavorare  più per il leader Muammar Gheddafi e di rappresentare la gente del paese.Hanno convocato tale incontro  per rovesciare Gheddafi..”

Tenendo in considerazione le attività di Mesmari con i funzionari dell’intelligence francese e con gli esponenti dell’opposizione libica, vi sono i presupposti per pensare che ci sono forze potenti che agiscono dietro le quinte presso le Nazioni Unite, sostenendo le attività di Dabbashi  e favorendo il Consiglio di Sicurezza a consentire questo tipo di abuso delle proprie procedure.

Falsi Articoli dei Media sulla Libia

Tra i resoconti dei media all’epoca vi erano le affermazioni non verificate sul fatto che gli aerei del governo libico stessero sparando contro i civili a Tripoli e che vi erano stati parecchi morti in varie parti della Libia. Inoltre ci sono state segnalazioni riguardo alla fuga di Gheddafi  in Venezuela. Gheddafi e il governo libico hanno contestato questi rapporti, con un video che dimostrava che Gheddafi era in Libia.  Questo video, visto in tutto il mondo, dimostrava l’inesattezza delle false accuse che sono state fatte riguardo la Libia. Inoltre, i media libici hanno contestato il fatto che a Tripoli si sparasse dagli aerei contro i civili.  Più tardi i media russi fornirono i resoconti della sorveglianza russa sulle attività degli aerei libici, dimostrando che non c’era alcun aereo del Governo che stesse facendo fuoco (11).

Pur avendo defezionato, Dabbashi ha continuato ad avere accesso non solo ai processi del Consiglio di sicurezza, ma anche agli appostamenti stampa ufficiali delle Nazioni Unite per parlare con i giornalisti, come se ufficialmente fosse il rappresentante di una nazione membro dell’ONU. Da qui Dabbashi ha attaccato il governo libico, accusandolo di genocidio, senza offrire alcuna prova per le sue affermazioni ed ha anche continuato a chiedere il rovesciamento del governo della Libia.

Poi, venerdì 25 febbraio, l’ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, Abdel Rahman Shalgham ha annunciato la sua defezione e ha denunciato il governo libico durante una riunione del Consiglio di Sicurezza.

Il presidente del Consiglio di Sicurezza ha invitato l’ ex ambasciatore  a prendere parte alla riunione ai sensi dell’articolo 37 del regolamento provvisorio di procedura del Consiglio di sicurezza. L’ articolo 37 specifica che è un paese membro che può essere invitato a partecipare. Un ambasciatore o diplomatico che non rappresenta più alcun paese non ha alcuna base per partecipare ad una riunione diel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La regola prevede (12):

Articolo 37 – Ogni Membro delle Nazioni Unite che non sia un membro del Consiglio di Sicurezza può essere invitato, a seguito di una decisione del Consiglio di Sicurezza, a partecipare, senza diritto di voto, alla discussione di qualsiasi questione sottoposta al Consiglio di Sicurezza quando il Consiglio di Sicurezza ritiene che gli interessi di tale membro siano particolarmente coinvolti, o quando un membro porta una questione all’attenzione del Consiglio di Sicurezza in conformità dell’articolo 35 (1) della Carta ”.

Un ambasciatore che lascia il proprio incarico, mediante tale atto, sta cessando di rappresentare la nazione membro dell’ONU. Secondo le regole del protocollo (2005), online sul sito delle Nazioni Unite, una volta che un ambasciatore cessa di rappresentare il suo paese membro, ci si aspetterebbe che presenti le proprie dimissioni al Segretario Generale. Quindi non è appropriato che venga invitato a partecipare ad un incontro del Consiglio di Sicurezza ai sensi dell’articolo 37 del Regolamento provvisorio di procedura del Consiglio di Sicurezza. Questa regola si applica per un rappresentante ufficiale di una nazione membro dell’ONU, non a qualcuno che afferma  di non rappresentare più quella nazione. Quella che segue è la sezione rilevante delle regole del protocollo (13).

Sezione X – Rappresentante Permanente

Prima di rinunciare al proprio impiego, un Rappresentante / Osservatore Permanente  dovrebbe informare il Segretario generale per iscritto e, allo stesso tempo, comunicare il nome del membro della missione che agirà come Chargé d’Affaires  in attesa dell’arrivo del nuovo Rappresentante / Osservatore Permanente  .E ‘di particolare importanza notare che un Chargé d’Affaires    non può nominare se stesso e può tenere questa funzione solo dopo essere stato nominato dal Rappresentante / Osservatore Permanente  o dal Ministero degli Affari esteri dello Stato interessato “.

Sembrerebbe  essere al di fuori della procedura prevista dal Regolamento del Consiglio di Sicurezza per un ambasciatore che ha comunicato la propria defezione prendere parte ad una riunione del Consiglio di sicurezza in qualità di rappresentante del governo che egli stesso afferma di non rappresentare più.

Nel corso della riunione del Consiglio di Sicurezza il 25 febbraio, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha parlato circa la situazione della Costa d’Avorio e della Libia. Nelle sue osservazioni sulla Libia, il Segretario Generale ha affermato che basava i suoi rapporti sui resoconti della ” stampa, dei gruppi per i diritti umani e dei civili sul posto.” Ha riconosciuto che non vi era alcuna prova conclusiva per le sue accuse, ma ha respinto questa mancanza di informazioni verificabili dicendo che l’ azione dovrebbe essere assunta insieme ai tentativi per ottenere informazioni più affidabili. Questa azione è in contrasto con altre situazioni in cui il Segretario Generale ha riconosciuto la necessità di un gruppo imparziale di  ricerca e ha nominato tale gruppo per ottenere le informazioni necessarie per determinare quale linea di azione intraprendere per promuovere una soluzione pacifica della situazione.

Dopo che il Segretario generale ha presentato le sue asserzioni non verificate, l’ ex ambasciatore libico è stato invitato a parlare. Dal 25 febbraio anche Shalgham aveva annunciato la propria defezione. (Si potrebbe immaginare che la pressione per la sua defezione potrebbe essere stata la paura dei ricorsi alla Corte penale internazionale dei funzionari libici in programma da parte di alcuni membri del Consiglio di sicurezza.)

Contrariamente ad una precedente promessa  ai giornalisti che se non avesse più sostenuto il governo libico si sarebbe dimesso, Shalgham non ha formalmente presentato  le dimissioni. Invece, ha continuato a usare i processi del Consiglio di Sicurezza per incoraggiare  quest’ ultimo ad imporre sanzioni e rinviare alla Corte Penale il governo della Libia.

Nel suo intervento alla riunione del Consiglio di Sicurezza di venerdì 25 febbraio, Shalgham ha fatto una virulenta denuncia del governo libico, con analogie a Hitler. Shalgham ha ignorato i resoconti contrastanti di quanto stava accadendo a Bengasi, dipingendo invece l’ immagine di pacifiche dimostrazione di civili ingiustamente sottoposti ad un massacro (14). Shalgham non ha presentato alcuna prova a corredo delle sue accuse né gli venne chiesto di presentarle. Al contrario, è stato consolato dal Segretario Generale e dai membri del Consiglio di sicurezza, con alcuni di essi che lo confortavano.

Il giorno seguente, sabato 26 febbraio, si è tenuta presso il Consiglio di Sicurezza una riunione d’emergenza .Mentre il Consiglio di Sicurezza stava discutendo una risoluzione sulla Libia, Shalgham si dice abbia inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza per influenzare il voto dei suoi membri.

Un giornalista ha offerto quanto segue come il contenuto della lettera che Shalgham ha inviato al Consiglio di sicurezza (15):

Con riferimento al Progetto di Risoluzione sulla Libia davanti Consiglio di sicurezza, ho l’onore di confermare che la delegazione libica presso le Nazioni Unite sostiene le misure proposte nel Progetto di Risoluzione per chiedere conto dei responsabili per gli attacchi armati contro i civili libici , attraverso anche [sic] la Corte Penale Internazionale. ”

Secondo i giornalisti che erano in attesa al di fuori della riunione di sabato 26 febbraio, alcuni membri del Consiglio di Sicurezza hanno indicato che il loro scopo era quello di indurre maggiori defezioni di funzionari libici, includendo anche i ricorsi alla Corte penale internazionale (CPI) nella risoluzione del Consiglio di sicurezza . Questo significa usare la Corte Penale Internazionale come uno strumento politico piuttosto che come un mezzo per punire i crimini reali.

La Libia non è un membro del Trattato di creazione della Corte penale internazionale. Anche se la Carta delle Nazioni Unite prevede che il Consiglio di Sicurezza per la creazione di tribunali non ha disposizione per forzare una nazione non membro di una Organizzazione del Trattato di creazione di un tribunale ad essere soggetta alla sua giurisdizione, i membri del consiglio citano una clausola del trattato della Corte Penale Internazionale. Ma una disposizione del Trattato della CPI non può essere sostituita da qualche disposizione della Carta delle Nazioni Unite. Nessuna disposizione della Carta delle Nazioni Unite è stata citata a fornire l’autorità per i rinvii dei membri del Consiglio di Sicurezza che non sono sotto la giurisdizione della Corte penale internazionale.

Alla fine della giornata di sabato 26 febbraio, il Consiglio di Sicurezza ha approvato la Risoluzione 1970, imponendo sanzioni contro la Libia e indirizzando Gheddafi e molti altri verso la CPI. Nessuna prova di alcun illecito è stata presentata e nessun riferimento è stato fatto per eventuali indagini sulle accuse.

Quando l’ambasciatore francese Gérard Araud ha spiegato il perché del suo voto a favore per la risoluzione 1970, ha rinviato alla “commovente dichiarazione ” di Shalgham in occasione della riunione di Venerdì, dicendo (16):

Ieri il Rappresentante Permanente della Libia (sic) ha fatto a questo Consiglio un commovente appello per l’assistenza. La Francia accoglie con favore il fatto che oggi il Consiglio ha, all’unanimità e con forza, risposto a tale appello ”.

L’ambasciatore indiano, nello spiegare il suo voto a favore della risoluzione  1970 del Consiglio di Sicurezza,ha fatto sapere che lui non era propenso a sostenere il deferimento alla Corte penale internazionale, ma  ha risposto alla lettera inviata al Consiglio di Sicurezza da Shalgham che sollecitava il Consiglio a farlo. L’ambasciatore indiano ha dichiarato:

Avremmo preferito un approccio graduale e calibrato. Tuttavia, notiamo che alcuni membri del Consiglio, compresi i nostri colleghi dell’ Africa e del Medio Oriente, credono che il deferimento alla Corte avrebbe l’effetto di una cessazione immediata delle violenze e il ripristino di calma e stabilità. La lettera del Rappresentante Permanente della Libia (sic) del 26 febbraio indirizzata a lei, Signora Presidente, ha sollecitato il rinvio e rafforzato questa visione. Siamo quindi andati di pari passi con il consenso del Consiglio. “

Analogamente spiega l’ambasciatore nigeriano:

Abbiamo preso in considerazione la lettera datata oggi dal Rappresentante Permanente della Libia (sic) che sostiene le misure che abbiamo proposto”.

Anche l’ambasciatore brasiliano fa riferimento all’ appello dell’ambasciatore – disertore nello spiegare il suo voto per la Risoluzione 1970 del Consiglio:

Nelle nostre discussioni di oggi, il Brasile ha tenuto debitamente conto delle opinioni espresse dalla Lega degli Stati arabi e dall’Unione africana, così come le richieste formulate dalla Rappresentanza permanente della Libia presso le Nazioni Unite.” (17)

Nel corso della riunione, Dabbashi ottenne la parola per parlare a nome della Libia.

Dabbashi ha denunciato Gheddafi e ha ringraziato i membri del Consiglio di Sicurezza per l’esaudimento della sua richiesta di misure severe contro la Libia e verso i membri del suo governo.

Il segretario generale, come ultimo oratore del Consiglio di Sicurezza, ha parlato di come ha accolto le sanzioni e di vedere queste come un mezzo per una nuova governance in Libia. Ha detto:

Le sanzioni che il Consiglio ha imposto sono un passo necessario per accelerare la transizione verso un nuovo sistema di governance che disporrà del consenso e della partecipazione del popolo.”

Questa sequenza di eventi non può che essere visto come una violazione degli obblighi del Consiglio di Sicurezza ai sensi della Carta delle Nazioni Unite.

Le disposizioni delle regole usate dal Consiglio di sicurezza  per invitare un  ex funzionario del governo libico agli incontri del Consiglio erano previste per i i discorsi dei funzionari di rappresentanza del governo della Libia. Il funzionario che aveva rinunciato al proprio incarico di rappresentanza del governo libico ora era un ex funzionario del governo e come tale non aveva l’autorità di parlare per il governo della Libia,cosi come non disponeva di alcun altra autorità per comparire alle riunioni del Consiglio di Sicurezza come funzionario della Libia (18).

Le azioni di tali funzionari non sono state le azioni di un governo membro. E’ restato senza risposta sia il processo di come avevano defezionato e sia attraverso quali accordi con Stati Uniti e altri enti governativi occidentali  avevano acquisito la capacità di rimanere negli Stati Uniti e di partecipare alle procedure del Consiglio. Il Consiglio di Sicurezza stava fornendo sostegno e aiuto ai membri di un gruppo che tenta di effettuare un colpo di stato contro il governo della Libia. Tale azione è in contrasto con gli obblighi della Carta delle Nazioni Unite che richiede il non intervento negli affari interni dei paesi membri.

Il Consiglio di Sicurezza ha sostenuto questi disertori che agiscono per rovesciare il governo della Libia. Inoltre ha omesso di fare qualsiasi sforzo per avviare un’indagine indipendente di quanto stava accadendo in Libia. A parte il supporto parziale dei media occidentali o del Qatar (le relazioni di Aljazeera hanno rappresentato solamente il punto di vista dell’opposizione libica), il Consiglio di Sicurezza non ha cercato altre fonti di informazione. Al personale delle Nazioni Unite in Libia non è stato chiesto di indagare sulle accuse.

Nessun legittimo funzionario del governo libico fu invitato a partecipare ai lavori del Consiglio di Sicurezza. Quando il governo libico ha cercato di nominare legittimi funzionari del governo per sostituire la delegazione disertore, il governo americano non avrebbe approvato le richieste di visto per i delegati in sostituzione, in violazione degli obblighi da Paese ospitante degli Stati Uniti. In questo modo, gli Stati Uniti hanno impedito al governo libico di essere in grado di presentare la propria tesi davanti al Consiglio di Sicurezza.

Dal 3 marzo 2011, il portavoce del Segretario Generale ha riconosciuto che il Segretario Generale ha ricevuto comunicazione da parte del governo libico di ritirare le credenziali di Dabbashi eShalgham. (19) Eppure, per un periodo di tempo, essi avevano continuato a parlare con i giornalisti e le loro dichiarazioni alla stampa  sono state trattate come dichiarazioni ufficiali del governo libico disponibili presso il sito web del Consiglio di Sicurezza.

Alla fine,  il permesso ai due diplomatici è stato convertito da pass diplomatico a pass di cortesia concesso a discrezione della segreteria in modo da poter continuare ad avere accesso alle Nazioni Unite, ma su una base più ristretta rispetto alle accesso di un funzionario diplomatico.

Quando alcuni giornalisti hanno messo in discussione i motivi per cui questi ormai ex diplomatici hanno continuato ad avere accesso alle procedure  ufficiali delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza, quali la richiesta di una riunione del Consiglio di sicurezza, il portavoce del segretario generale ha detto che colui che ha presentato le credenziali al Segretario Generale era il rappresentante di una nazione (20):

In disaccordo con la risposta del portavoce, un giornalista ha sottolineato che la ”Richiesta di una riunione del Consiglio di sicurezza è normalmente richiesta da parte degli Stati membri, non dagli ambasciatori. Quest’ultimi chiedono per un incontro del Consiglio sulla base di una lettera del ministero degli Esteri e, in questo caso, probabilmente non vi è nessuna lettera proveniente dal Ministero degli Esteri della Libia. Quindi su quale base giuridica è avvenuta la riunione del Consiglio di Sicurezza? “ha chiesto il giornalista.

Invece di riconoscere la correttezza della spiegazione, ovvero che  sono  i paesi membri che sono rappresentati nel Consiglio di sicurezza e non un ambasciatore (addirittura in questo caso un ex ambasciatore)  a poter richiedere una riunione, il portavoce del Segretario generale ha risposto: “Penso che sai cosa sto per dire … chiedi al Consiglio di Sicurezza. Domanda successiva. ”

Parte IV – 

Mentre i diplomatici libici che avevano annunciato la propria defezione sono stati sostenuti e protetti per avere un accesso costante ai servizi delle Nazioni Unite, l’opposto è avvenuto per il governo libico.

Un buon esempio di tale divergenza dagli obblighi del protocollo è dimostrato da due documenti. Il primo è la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1970 (S/RES/1970 (2011).

Il documento afferma nella sua dichiarazione di apertura (21):

Prendendo atto della lettera al Presidente del Consiglio di Sicurezza dal rappresentante Permanente della Libia del 26febbraio 2011.” (S/Res/1970 (2011), p. 1)

Il problema di riconoscere questa lettera nel corpo della risoluzione 1970 è che il 25 febbraio, l’ex ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, Abdel Rahman Shalgham ha informato il Consiglio di Sicurezza che aveva defezionato.

Dal 26 febbraio non ha più rappresentato il governo libico. Di conseguenza non vi era alcuna base per il Consiglio di Sicurezza di fare riferimento ad una sua lettera , come una lettera del Rappresentante Permanente della Giamahiria araba libica

Il Consiglio di sicurezza avrebbe dovuto trovare il modo di avere notizie da un membro del governo della Libia, piuttosto che la sostituzione di un ambasciatore disertore e la sua delegazione per la delegazione ufficiale della Libia.

Nonostante gli innumerevoli sforzi del governo della Libia di nominare un nuovo ambasciatore per sostituire l’ambasciatore disertore e i membri del suo staff che avevano defezionato, né l’Onu né gli Stati Uniti, il paese che ospita le Nazioni Unite, hanno agito in accordo con i loro obblighi per rendere questo possibile.

Una lettera del governo libico del 17 marzo è stato inviata al Presidente del Consiglio di Sicurezza. Sembra che questa lettera non sia stato resa un documento ufficiale del Consiglio di Sicurezza. Ma questa lettera forniva la spiegazione del governo libico su quanto stava accadendo. Ai sensi dell’articolo 32 della Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza ha l’obbligo di ascoltare i paesi membri. La parte più importante dell’ articolo 32 afferma:.”Ogni membro delle Nazioni Unite che non sia un membro del Consiglio di Sicurezza … qualora sia parte in una controversia in esame avanti al Consiglio di Sicurezza, sarà invitato a partecipare, senza diritto di voto, alla discussione relativa alla controversia. . ”(22)

Questo si verifica anche anche per uno stato che non sia Membro delle Nazioni Unite.

Il quadro che il governo libico ha presentato nella comunicazione al Consiglio di Sicurezza è quella in cui c’è un confronto tra ribelli armati e Autorità dello Stato (23).

Questa è una descrizione diversa della situazione che qualsiasi altro dei membri del Consiglio di Sicurezza ha pubblicamente considerato il 26 febbraio quando il Consiglio di Sicurezza ha approvato la Risoluzione 1970 o il 17 marzo quando passò la risoluzione 1973 (24).

Nella lettera del 17 marzo, la Libia spiega che ciò che sta accadendo è un confronto tra gruppi terroristici e le autorità dello Stato. Essa cita la Legge Libica n. 38 del 1974, articolo 1, quale base per le forze armate della Libia a “mantenere la sicurezza, se la sicurezza generale della ’Repubblica’ o parte di essa lo richiede.” La lettera spiega che “i campi militari libici che sono stati attaccati non hanno intrapreso alcuna azione violenta contro gli aggressori armati fino a che questi ultimi non hanno brandito le loro armi. ”Questo è conforme al diritto libico, rileva la nota.

La lettera spiega che “L’articolo 2 della stessa legge prevede che l’ ordine di far fuoco può essere dato nelle seguenti circostanze:

(A) Se un qualsiasi membro delle forze viene attaccato.

(B) Se i ribelli si rifiutano di ristabilire l’ordine, dopo essere stati avvisati e avere avuto la possibilità di farlo.

(C) Se i ribelli effettuare un attacco armato contro persone o proprietà “.

La lettera del governo libico descrive come il governo stia adempiendo al suo compito di proteggere i  residenti libici e i cittadini attraverso il confronto con i ribelli armati.

La lettera dice anche che la risoluzione 1970 e la bozza della risoluzione 1973, la risoluzione presa in considerazione per l’adozione il 17 marzo, e successivamente adottata, ”supera il mandato” del Consiglio di Sicurezza.poichè, sempre secondo tale lettera,  ”quello in questione non è un conflitto tra due Stati, come previsto dall’articolo 24 della Carta delle Nazioni Unite.” Il Consiglio non ha quindi alcun potere in questi casi per adottare risoluzioni. La Carta, spiega la lettera, “prevede che gli Stati devono astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato”.

Il Consiglio di Sicurezza non ha fatto menzione della lettera quando ha approvato la Risoluzione1973, la sera del 17 marzo. Solo un articolo di AP ha menzionato il fatto che ci fosse una lettera e alcuni dei suoi contenuti (25).

Dopo l’ incontro del 17 marzo  del Consiglio di sicurezza gli USA e gli altri della NATO cominciarono a bombardare la Libia.

Una lettera datata 19 marzo del governo libico è stata posta tra i documenti del Consiglio di Sicurezza. Nella lettera il ministro degli Esteri si riferisce alle precedenti lettere che egli ha inviato al Consiglio di sicurezza che non si trovano nei registri del Consiglio. Nella lettera del 19 marzo, egli scrive (26):

Nella mia precedente lettera indirizzata a voi, ho sottolineato che una cospirazione esterna si sta indirizzando contro la Jamahiriya e la sua unità e integrità territoriale. Ho fatto notare che il Consiglio di Sicurezza era stato elaborato in attuazione della presente cospirazione per l’ adozione della risoluzione 1970 (2011) e 1973 (2011) sotto le quali è stato imposto un divieto su tutti gli aerei nello spazio aereo della Grande Giamahiria Araba Libica. Con questa decisione, ” ha spiegato la lettera :” il Consiglio di sicurezza ha spianato la strada per l’aggressione militare contro il territorio libico. La Francia e gli Stati Uniti hanno bombardato diversi siti civili, violando tutte le norme e gli strumenti internazionali, in particolare la Carta delle Nazioni Unite,che prevede il non-intervento negli affari degli stati membri ”.

La Libia ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di tenere una riunione di emergenza ”per fermare questa aggressione, il cui scopo non è quello di proteggere i civili, come preteso, ma piuttosto di colpire siti civili, strutture economiche e siti appartenenti all’ Armed Peoples on Duty. ”Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha discusso questa richiesta in una riunione di lunedi 21 marzo e ha deciso di non accogliere la richiesta del governo libico.

A partire dal 21 febbraio il governo libico è stato privato della possibilità di avere un rappresentante alle Nazioni Unite. Nel mese di marzo, quando il governo libico ha cercato di nominare un altro ambasciatore, il governo statunitense non ha concesso il visto (27).

Al contrario gli ex diplomatici continuano ad avere accesso alle Nazioni Unite e usano la loro presenza  per attaccare il governo legittimo della Libia.

Un insolito articolo pubblicato da Al Ahram presenta una considerazione di alcuni degli abusi delle procedure del Consiglio di Sicurezza che si sono verificati nel passaggio delle risoluzioni 1970 e il 1973 contro la Libia. L’articolo è stato scritto da Curtis Doebbler, avvocato americano per i diritti umani. Doebbler scrive (28):

L’Occidente ha concentrato la sua macchina propagandistica alle Nazioni Unite ad oltranza. E non era mera campagna di propaganda ordinaria, ma una vera e propria orchestrazione della storia per i libri. In primo luogo, i diplomatici libici furono persuasi e minacciati di dimettersi dalle loro posizioni e gli venne  promesso che se avessero sostenuto l’ opposizione sarebbero stati “presi in cura” . ‘Ciò ha portato non solo le dimissioni dei diplomatici libici presso le Nazioni Unite , ma così facendo e mantenendo una sorta di status diplomatico ,questo ha permesso loro di sostenere  ribelli armati che stavano sfidando il governo della Libia per il controllo del loro paese. . ”

Doebbler continua:

Ciò è stato realizzato mediante le azioni illegittime  del segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, che ha emesso pass speciali per gli ex diplomatici libici dopo che il loro governo aveva ritirato le credenziali. Bypassando il Comitato Credenziali dell’Assemblea Generale delle UN, e il ben consolidato  protocollo, il segretario generale dell’Onu per la prima volta nella storia dell’ organismo ha personalmente favorito una parte in quella che era ormai una guerra civile ”.

Tra i membri del Consiglio di sicurezza ci sono state una serie di denunce riguardo al fatto che la risoluzione che hanno avallato (1973) non autorizzava il tipo di bombardamento NATO della Libia a sostegno dei ribelli che è stato effettuato.  A causa del potere di veto degli Stati Uniti, Francia e Regno Unito, il Consiglio di Sicurezza sembra non avere alcun mezzo di supervisione sulla NATO per fermare quello che credono essere un abuso dei processi del Consiglio.

Nel contesto della sequenza di eventi che hanno avuto luogo presso il Consiglio di Sicurezza nel mese di febbraio e marzo, la domanda posta durante la conferenza stampa nel mese di aprile, ”…dobbiamo aspettarci un atteggiamento più aggressivo e propositivo da parte del Consiglio di Sicurezza nel sostenere gruppi ribelli? ” riguardua un importante cambiamento. Il precedente stabilito dal Consiglio di Sicurezza a sostegno di un’ insurrezione armata contro il governo di un paese membro delle Nazioni Unite è un precedente importante e pericoloso. E ‘una questione importante che deve essere seriamente esaminata (29).

Ronda Hauben

 LINK: The Role of the UN Security Council in Unleashing an Illegal War againstLibya

DI: CoriInTempesta

NOTE

1) I.K. Cush of Global Breaking News, Press Conference for the Colombian Presidency, April 4, 2011http://www.unmultimedia.org/tv/webcast/2011/04/press-conference-nestor-osorio-colombia-president-of-the-security-council.html

2) “French plans to topple Gaddafi on track since last November” by Franco Bechis
http://www.voltairenet.org/article169069.html

3) See the account in Libero of Nouri al Mesmari’s defection and connections with foreign intelligence forces.
http://iamaghanaian.com/index.php?do=/news/reports-suggest-french-intelligence-encouraged-anti-gaddafi-protests/
and 
http://forum.prisonplanet.com/index.php?topic=204415.0;wap2

4) “‘Airstrikes in Libya did not take place’ – Russian military,” News, Russia Today (RT) Moscow, March 1, 2011. RT report was made by journalist Irina Galushko.
http://www.youtube.com/watch?v=iytgO0tscSI

Radio Netherlands, “HRW: No Mercenaries in eastern Libya”, March 2, 2011
http://margotbworldnews.com/WordPress/wp-content/Mar/Mar5/NoMercenariesnE.Libya.html

5) Ibrahim Dabbashi, Letter to Security Council dated February 21, 2011, S/2011/102, February 22, 2011
http://daccess-ods.un.org/access.nsf/Get?Open&DS=JOURNAL%20NO.2011/42&Lang=E

6) Provisional Rules of Procedure of the Security Council refers to Article 35 of the Charter referring to ‘nations that are Members of the UN’ or ‘nations that are not Members of the UN’. Nowhere does it provide for defecting officials to request a meeting of the Security Council.

7) Closed meeting Security Council, no notes but the occurrence of the meeting is noted as 6486th meeting (closed) Peace and security in Africa Feb. 22, 2011
http://www.un.org/Docs/journal/En/20110223e.pdf

8 ) Video by Nizar Abboud of UN Ambassador of Libya, Shalgam, Feb. 22, 2011
http://www.youtube.com/user/NizarAbboud#p/search/0/fKhMUSHwtrA
English responses begin at approx. 1:53.

9) B. Lynn Pascoe, “Informal comments to the media by B. Lynn Pascoe, Under-Secretary-General for Political Affairs, on the situation in Libya,” Feb. 22, 2011
http://www.unmultimedia.org/tv/webcast/2011/02/b-lynn-pascoe-on-the-situation-in-libya.htm

10) “UN Security Council Discusses Libya Crisis”. Reuters, Feb. 22, 2011
http://uk.reuters.com/article/2011/02/22/us-libya-un-council-idUKTRE71L4T920110222

11) See note 4 above.

12) Provisional Rules of Procedure Security Council Rule 37
http://www.un.org/Docs/sc/scrules.htm

13) Manual of Protocol, United Nations Protocol and Liaison Service
http://www.un.int/protocol/10_12.html

14) Abdel Rahman Shalgham at the Security Council 6490th meeting, Feb 25, 2011, United Nations S/PV.6490
http://daccess-ods.un.org/access.nsf/Get?Open&DS=S/PV.6490&Lang=E

15) Letter Shalgham sent to Security Council as quoted on Inner City Press blog
http://www.innercitypress.com/banros1libya022611.html

16) Gérard Araud at the Security Council, 6490th meeting, Feb 26, 2011, United Nations S/PV.6491
http://daccess-ods.un.org/access.nsf/Get?Open&DS=S/PV.6491&Lang=E.
See this transcript for other statements at that meeting quoted in the text.

17) The reference to the African Union was mistaken. The African Union called for dialogue and was opposed to the sanctions and referral to the ICC before the Security Council took its votes on Resolutions 1970 and 1973. See for example, Ruhakana Rugunda, “African Union Statement on the NATO Invasion of Libya: It’s Time to End the Bombing and Find a Political Solution in Libya”
http://www.counterpunch.org/rugunda06222011.html

18) See for example International Labour Conference, 5C, Provisional Record, 100th Session, Geneva, June 2011, Reports on credentials, Second report of the Credentials Committee, Representation of Libyan Arab Jamahiriya
http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/@ed_norm/@relconf/documents/meetingdocument/wcms_156839.pdf

19) March 3, 2011, Daily Press Briefing by the Office of the Spokesperson for the Secretary-General
http://www.un.org/News/briefings/docs/2011/db110303.doc.htm

20) Daily Press Briefing by the Office of the Spokesperson for the Secretary-General, February 22, 2011
http://www.un.org/News/briefings/docs/2011/db110222.doc.htm

21) Security Council Resolution 1970
http://daccess-ods.un.org/access.nsf/Get?Open&DS=S/RES/1970%20(2011)&Lang=E

22) United Nations Charter Article 32 can be found in Chapter 5 at
http://www.un.org/en/documents/charter/chapter5.shtml

23) Letter sent to Security Council dated 17 March 2011 from Secretary of the General People’s Committee of Foreign Liaison and International Cooperation of the Libyan Arab Jamahiriya to President of the Security Council. (English translation of document previously circulated in Arabic).

24) Ronda Hauben, “UN Security Council March 17 Meeting to Authorize Bombing of Libya all Smoke and Mirrors”, March 30, 2011
http://blogs.taz.de/netizenblog/2011/03/

25) Edith Lederer, “UN Rejects Emergency Meeting Sought by Libya,” AP, March 22, 2011
http://newsinfo.inquirer.net/1264/un-rejects-emergency-meeting-sought-by-libya

26) Letter dated 19 March 2011 from the Secretary of the General People’s Committee for Foreign Liaison and International Cooperation of the Libyan Arab Jamahiriya addressed to the President of the Security Council, S/2011/161
http://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/270/02/pdf/N1127002.pdf

27) Turtle Bay blog “TurtleLeaks: No visa, no entry! How the U.S. bars diplos from the U.N.”
http://turtlebay.foreignpolicy.com/posts/2011/05/04/turtleleaks_no_visa_no_entry_how_the_us_bars_diplos_from_the_un

28) Curtis Doebbler ,“Libya: Who wins?”, Al Ahram, 7 – 13 April 2011, Issue No. 1042
http://weekly.ahram.org.eg/2011/1042/op7.htm

29) According to General Assembly Resolution 396(V), December 1950, Recognition by the United Nations of the Representative of a Member State,
when a controversy arises with more than one authority claiming to be the government of a Member State, it becomes a question for the General Assembly to consider in light of the purposes and principles of the Charter of the UN and the circumstances of each specific case. See
http://daccess-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/GEN/NR0/059/94/IMG/NR005994.pdf
or
http://www.un.org/documents/ga/res/5/ares5.htm
See General Assembly Resolution396(V), December 1950, Recognition by the United Nations of the Representative
of a Member State  , when a controversy arises with more than one authority claiming to be the government of a Member State, it becomes a question for the General Assembly to consider in light of the purposes and principles of the Charter of the UN and the circumstances of each specific case. See, General Assembly Resolution 396(V), December 1950, Recognition by the United Nations of the Representative of a Member State
http://daccess-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/GEN/NR0/059/94/IMG/NR005994.pdf
or
http://www.un.org/documents/ga/res/5/ares5.htm

 

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