di Lucio Sanna

Il “reddito di cittadinanza” è un sussidio universale e non condizionato. In altre parole lo ricevono tutti quanti, per un tempo indefinito e indipendentemente dalla loro ricchezza o da altri redditi che percepiscono. Se si dovesse stabilire un reddito di cittadinanza di 500 euro mensili, ad esempio, verrebbe percepito tanto dalla famiglia agiata quanto da un 50enne appena licenziato.

Il “reddito minimo garantito” è invece un programma universale, cioè ha regole valide per tutti ed è“condizionato”: nel senso che le sue regole determinano chi può avere accesso al sussidio e chi no. Ad esempio, il reddito minimo garantito potrebbe essere condizionato al non percepire altri redditi e all’essere iscritti a una lista di collocamento. Il reddito di cittadinanza non esiste in quasi nessun paese del mondo: uno dei casi più noti di paesi che ce l’hanno è lo stato americano dell’Alaska. Il reddito minimo garantito invece è molto diffuso in Europa, anche se spesso molto discusso e criticato perché ritenuto alquanto discriminatorio.
Tornando alla Svizzera, venerdì 4 ottobre un comitato svizzero ha presentato le oltre 100mila firme necessarie per indire un referendum sull’introduzione del reddito di cittadinanza: la proposta, che si voterà in una data ancora da stabilire, prevede che la Svizzera conceda 2500 franchi svizzeri al mese (pari a circa 2000 euro) a ogni cittadino maggiorenne e l’equivalente di 500 euro mensili a chi non ha ancora compiuto 18 anni.

I promotori dell’iniziativa hanno festeggiato il raggiungimento del numero necessario di firme con una azione dimostrativa particolare: hanno versato letteralmente otto milioni di monete da cinque centesimi nella piazza del Parlamento di Berna, la capitale della Svizzera (una moneta per ogni persone che vive in Svizzera, hanno spiegato). Il reddito di cittadinanza proposto dall’iniziativa popolare non è “subordinato ad alcuna contro prestazione” e non è “sostitutivo di un salario o di un’indennità perduti”. È “individuale”, nel senso che si prevede venga dato alle singole persone, e non alle famiglie. L’introduzione del reddito di cittadinanza dovrebbe costare, secondo i promotori, circa 400 miliardi di franchi svizzeri (circa 326 miliardi di euro). La maggior parte dei soldi dovrebbe arrivare dal sistema di assicurazione sociale svizzero, quindi rielaborando del tutto il welfare: verrebbero a quel punto eliminati assegni famigliari, sussidi per malati, borse di studio, eccetera. Secondo alcuni critici, comunque, questa soluzione potrebbe non essere sufficiente a finanziare l’intera iniziativa.

Enno Schmidt, uno dei fondatori dell’iniziativa sul reddito di cittadinanza, ha detto a Russia Today: «Potrebbe essere un momento storico, come per l’abolizione della schiavitù o il movimento dei diritti civili. Certamente quelli che non lo vorranno troveranno delle scuse, ma quelli che lo vogliono troveranno soluzioni». Lo scorso maggio, quando già il gruppo promotore aveva annunciato di avere raggiunto le 100mila firme necessarie per il referendum, un quotidiano aveva intervistato Bernard Kundig, esponente svizzero della piattaforma mondiale Basic Income Earth Network (BIEN). Kundig aveva spiegato: “Con il reddito di base garantito i cittadini sarebbero sollevati dalla necessità di trovare un lavoro, peraltro sempre più raro, ad ogni costo, disponendo della possibilità di scegliere l’attività a loro più congeniale, per contribuire al processo sociale e a porre le basi di una società postindustriale rispettosa della natura”.
Il diritto di iniziativa popolare è previsto dalla Costituzione svizzera dal 1891. La Costituzione prevede per questo tipo di referendum una doppia maggioranza, di popolo e di cantoni. In Svizzera l’iniziativa popolare è uno strumento utilizzato piuttosto spesso: nel marzo di quest’anno la stampa di tutto il mondo si è molto occupata della decisione di imporre un tetto agli stipendi dei manager, approvata dalla grande maggioranza dei cittadini svizzeri in un referendum, malgrado l’opposizione di tutte le maggiori forze politiche. Il 24 novembre gli svizzeri voteranno per un altro referendum, sulla cosiddetta “iniziativa 1:12?, che prevede che lo stipendio mensile di un manager non possa superare la paga annuale del dipendente di più basso livello della società. Domenica 3 marzo i cittadini svizzeri hanno votato un referendum di iniziativa popolareper la regolamentazione delle cosiddette “retribuzioni abusive” dei manager: tutti i 26 cantoni della Svizzera hanno accettato la proposta con quasi il 70 per cento di “sì”,  il terzo miglior risultato raccolto da un’iniziativa popolare dalla sua introduzione nel 1891. La proposta di legge (che era di natura costituzionale e per questo richiedeva non solo la maggioranza dei voti complessivi ma anche quella dei singoli cantoni) era stata promossa da Thomas Minder, 52 anni, piccolo imprenditore del Canton Sciaffusa e rappresentante indipendente dell’Unione Democratica di Centro (UDC) alla Camera alta del parlamento svizzero.

Il progetto impone modifiche al diritto degli azionisti, rafforzandone la posizione per cercare di frenare le retribuzioni eccessive dei manager, in un paese in cui dalla metà degli anni Novanta le differenze salariali hanno continuato a crescere aumentando anche l’indignazione dell’opinione pubblica. La proposta votata al referendum prevede che l’assemblea generale voti annualmente l’importo globale delle retribuzioni del consiglio di amministrazione (Cda), della direzione e dell’organo consultivo; che gli azionisti possano votare elettronicamente a distanza; che i membri dei vari organi non ricevano liquidazioni, altre indennità, retribuzioni anticipate, premi per acquisizioni e vendite di ditte e contratti supplementari di consulenza o di lavoro da parte di società del gruppo.

L’ultimo punto della legge stabilisce le pene per l’infrazione delle nuove regole, che vanno dalla “detenzione fino a tre anni” alla “pena pecuniaria fino a sei retribuzioni annuali”. Oltre al quesito sulle “retribuzioni abusive” domenica i cittadini svizzeri si sono espressi su altre due questioni: su una modifica della Costituzione Federale per dare migliori strumenti di intervento legislativo nel campo delle politiche familiari, che non è riuscita ad ottenere la doppia maggioranza di votanti e cantoni necessaria per una riforma costituzionale, e sulla modifica della legge federale sulla pianificazione del territorio, approvata dal 62,9 per cento dei votanti e da tutti i cantoni tranne il Vallese, che limita l’estensione delle zone edificabili e promuove l’uso di fonti di energia rinnovabili.

Fonte: http://sovranidade.org/?p=4322

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