Ai “giovani”, anche persone con 50 anni, è negato l’accesso alla pensione semplicemente distruggendo il mondo del lavoro. Con la flessibilità inoltre è impossibile maturare in una vita “terrestre” i requisiti per accedere ai contributi. Per coloro che invece hanno maturato il diritto, si fa credere che, avendo vissuto sopra le loro possibilità, sia giusto “requisirle”.

IL RATTO DELLE PENSIONI!

Probabilmente c’è bisogno ancora di qualche altro anno di profonda crisi per comprendere che siamo in mezzo ad una depressione, ad un bombardamento che come abbiamo visto ieri ha già fatto più danni della seconda guerra mondiale…GUERRA…CIRCOSTANZE ECCEZIONALI!
Nei sei anni che vanno dal 2008 al 2013 è raddoppiata la disoccupazione, i poveri, la produzione industriale è crollata del 25%, un’impresa su quattro ha dovuto chiudere i battenti, il reddito delle famiglie è precipitato ai livelli di 25 anni fa, le retribuzioni hanno toccato la soglia raggiunta nel lontano 1992, la classe media si è scoperta povera, sta liquidato il patrimonio dei padri pur di sopravvivere…
…si perchè un’altro dei soliti sottosegretari all’economia ieri ha sottolineato che …ci diamo un orizzonte triennale per avere una programmazione strategica”.
Orizzonte triennale? Ma in Italia l’hanno capito che serve un “new deal” ora, subito, adesso? Vi prego se vedete in giro quella buon’anima di Roosevelt, ditegli che abbiamo bisogno di lui.
Ebbene ieri uno dei tanti sottosegretari all’economia di questo Paese ha dichiarato che …vogliamo immettere nel circuito di sostegno all’economia reale – sottolinea Baretta – quota parte dei fondi pensione che ora hanno tra i 100 e i 120 miliardi investititi in titoli. Il 10% di quei fondi e’ un punto di Pil”. Baretta: “Faremo di tutto per evitare una manovra correttiva
Si ma dai mica è come in Argentina o in Polonia, suvvia!
Ma vediamo le cifre aggiornate al 2013…
Alla fine del 2013 i fondi registrati alla Covip erano 510 con  un patrimonio complessivo di 116,4 miliardi. Sono 330 fondi pensione preesistenti al 1992, che totalizzano 50 miliardi di risparmio, il 40% del totale, 39 fondi pensione negoziali (con un patrimonio di 34,5 miliardi), 59 fondi pensione aperti (12 miliardi) e 81 Pip (19,5 miliardi).
Complessivamente le forme previdenziali hanno un patrimonio disponibile per gli investimenti di 86,8 miliardi. Di questi, una parte cospicua, oltre il 61%, è costituito da titoli di debito: 24 miliardi erano investiti, a fine 2013, in titoli di Stato italiani. Molto ridotta invece la quota investita in titoli emessi da imprese italiane: 2,1 miliardi, di cui solo 700 milioni in titoli azionari. Secondo il presidente Tarelli il supporto che arriva dai fondi pensione all’economia italiana è limitato e c’è “un margine significativo” per ottimizzare le scelte di investimento dei fondi.
Andiamo a leggere ora cosa dice l’audizione del Direttore Generale CONSOB
Il possibile ruolo dei fondi pensione in un’ottica di sviluppo
Alla luce delle prospettive economiche ancora fragili, risulta indispensabile avviare l’Europa su un sentiero di crescita più robusta e sostenibile. Per il raggiungimento di tale obiettivo è particolarmente importante individuare fonti alternative al credito bancario per il finanziamento sia delle imprese, in particolare di quelle di dimensioni medio-piccole sia degli investimenti a lungo termine in infrastrutture e capitale umano, che favoriscano l’innovazione e il recupero di competitività.
Progetti nel campo energetico, dei trasporti, delle tecnologie industriali, della sostenibilità ambientale, dell’istruzione e della ricerca necessitano, infatti, di un impegno di lungo periodo da parte degli investitori. Si tratta di progetti indispensabili per il ritorno alla crescita, in particolare in economie mature come quelle dei paesi europei.
In Europa il finanziamento delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese è stato finora realizzato prevalentemente attraverso il canale del credito bancario. Il processo di deleveraging avviato dagli enti creditizi europei, indotto sia dall’evoluzione della crisi finanziaria e del debito sovrano sia dalla severità della regolamentazione di settore, rende tuttavia indispensabile la promozione di fonti di finanziamento alternative, specie per quei paesi con una crescita economica ancora troppo debole.
Allo stato attuale, solo le società quotate di maggiori dimensioni riescono ad accedere a forme di finanziamento alternative al credito bancario, quali il funding obbligazionario.
Lo sviluppo di fonti alternative di finanziamento, sia per le imprese di piccole e medie dimensioni sia per progetti infrastrutturali di lungo periodo, deve necessariamente passare per un maggior coinvolgimento degli investitori istituzionali, tra cui anche i fondi pensione.
Fin qui tutto bene ma chi glielo dice a questi signori che in Italia non c’è una crisi di offerta ma di domanda, domanda, domanda, domanda, domanda…aggregata per gli amici?
Come fai a spiegarglielo che se la popolazione non ha voglia di bere perchè non ha i soldi per permetterselo o è semplicemente ubriaca, non serva  a nulla aumentare il numero di bar che offre liquidità o spirito a chissà quale prezzo visti gli spread, si perchè anche l’alcool ha un suo prezzo e chi lo vende fondi pensione o altro si aspetta un ritorno che ora ottiene con l’investimento in titoli di Stato.
Facciamo vendere i titoli di Stato per finanziare un’offerta a servizio di una domanda che non c’è?
Nel frattempo è affascinante osservare i fondi pensione americani rischiare il botto nel paradiso portoricano Il Portorico come l’Argentina, paradiso caraibico a rischio 
Scritto il 29 luglio 2014 alle 10:30 da icebergfinanza

 

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