(di Vanessa Bellardinelli)

By: seier+seier

Quasi due anni fa, quando sono arrivata in Canada ed inscritto mio figlio alla scuola primaria Santa Maria Goretti, il progetto era già stato varato: nel giro di due anni l’area gioco attrezzata della scuola sarebbe stata smantellata e sostituita da una struttura più moderna e ritenuta più idonea alle nuove norme di sicurezza. Premetto che per me che venivo da sei anni in Italia, da una città “ricca” di centomila persona in cui ci sono tre, quattro aree gioco ormai vetuste, con le strutture mal tenute e l’erba bruciata al contorno e, nonostante ciò, prese d’assalto ogni giorno da un’orda di bambini e genitori disperati, il voler smantellare una struttura che ai miei occhi sembrava funzionalissima e tutto sommato bella era sembrato uno spreco. Ma Calgary ha più di 3000 parchi cittadini, di cui moltissimi attrezzati con aree gioco per bambini usufruibili sia d’estate, dove alcuni parchi attivano anche gli spruzzi e le piscinette, sia d’inverno quando la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero. In questo contesto, il parco della scuola Santa Maria Goretti, che al di fuori dell’orario scolastico, è utilizzato anche dalla comunità del quartiere di Hawkwood, sembrava del tutto sensata. Il postulato è semplice: i cittadini pagano le tasse (neanche alte) e in ritorno ricevono servizi. Non fa una piega. La peculiarità di questi progetti (e ce ne sono decine ogni anno nella città) è che sono in parte finanziate dall’amministrazione pubblica ed in parte dai privati. Anzi, diciamo che è una joint venture al 50%. La ricostruzione dell’area gioco di Hawkwood è costata nel complesso $400.000 di cui la metà coperti da finanziamento pubblico e l’altra metà ottenuta grazie a donazioni di aziende private (in cambio di marketing pubblicitario) e soldi raccolti da genitori tramite eventi di beneficenza. Ciò non significa che si va in giro col piattello in mano, come succede nelle scuole italiane quando si deve acquistare materie prime come carta copiatrice ed altro, per esempio. Significa che le donazioni sono state il ritorno economico di acquisto di biglietti a feste da ballo, concerti, eventi teatrali a cui sono state poi affiancate delle tombole e giochi a premi. Per cui, anche durante gli eventi organizzati, una parte dei fondi raccolti è stata reinvestita per l’organizzazione dell’evento stesso e per acquistare premi dignitosi. Due anni sono serviti (e bastati) per raccogliere i $200.000 che servivano a finanziare il progetto. Ma l’impegno dei genitori e di tutta la comunità di Hawkwood  non è finito lì. Sebbene lo smantellamento e la ricostruzione del parco siano stati affidati ad una ditta di costruzione, la manodopera è stata messa a disposizione da genitori e ragazzi che durante tutte le vacanze estive si sono dati il cambio ed hanno preso la cazzuola in mano ed aiutato a costruire. Il risultato è stato ottimo. Ora, sia la scuola che il quartiere di Hawkwood hanno un nuovissimo parco giochi dove i bimbi possono sfogarsi e divertirsi ed i genitori fare quattro chiacchiere in tutta serenità. La vecchia struttura è stata imballata e spedita nelle Filippine (ho provato a chiedere che venisse spedita ad Ancona ma pare che l’Italia non rientri nella lista dei Paesi “bisognosi”). Il ciclo si è chiuso con successo. Questo tipo di progetti dimostrano una cosa molto semplice: i genitori ed i bambini vanno responsabilizzati. Se la comunità si sente parte del progetto, poi la struttura viene rispettata e tenuta meglio da tutti (voi imbrattereste e sporchereste casa vostra?). Il successo di una società che voglia definirsi civile è un luogo dove pubblico e privati s’incontrano a metà strada, dove ognuno si prende il proprio carico di responsabilità e la propria fetta di gestione. Una società dove il cittadino aspetta che faccia tutto lo Stato solo perché paga le tasse o, viceversa, una società in cui lo Stato è assente è una società monca. L’ultimo punto focale è la cooperazione. Questa parola così inflazionata ma così misteriosa. La cooperazione non solo aiuta a crescere civicamente e civilmente ma crea legami indissolubili tra privato ed amministrazione e tra privati stessi. Bastano delle semplici accortezze ed una mentalità diversa. Ma chissà perché…arrivata a questo punto…sono quasi sicura stia gettando le parole al vento, anzi alla bandiera che gira sempre ovunque tiri un po’ di vento.

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