Oggi è stata pubblicata dal blog diritto di critica la lettera di un poliziotto che evidentemente non sembra aver ben capito cosa stava scrivendo. Ma se una difesa, sul suo operato e quello dei suoi colleghi, seppur impossibile, da parte di un agente di PS può essere comprensibile, stupisce l’associazione con il famoso editoriale di Pasolini da parte dell’autore dell’articolo. Tempi diversi, mondi diversi, che nulla hanno a che vedere con la situazione attuale, con la sorte di operai e studenti, ben diversa dalle rivendicazioni dei sessantottini. La Diaz era ancora una sconosciuta scuola di Genova, la globalizzazione non era ancora nata, in Italia c’erano la scala mobile e la lira e la finanza non aveva creato nessuna nuova Grande Depressione e nessuna dittatura del denaro. No, Pasolini oggi non avrebbe difeso le forze dell’ordine. Oggi siamo nel 2012, e questo tirare fuori il “tanto caro” Pasolini è, per essere buoni, completamente fuori dal contesto storico. Ma ci hanno pensato i lettori a notare le differenze. Molti invitano i poliziotti a cambiare mestiere, a rischiare veramente per prendersi le proprie responsabilità di fronte a quella che ormai è una dittatura finanziaria conclamata basata su debiti di carta. Oggi è tempo di scelte, anche dolorose, anche contro i propri interessi individuali. Oggi non sono le parole di Pasolini a dovre essere ricordate, ma quelle di un altro grande uomo della nostra storia:

“UN UOMO FA QUELLO CHE È SUO DOVERE FARE, QUALI CHE SIANO LE CONSEGUENZE PERSONALI, QUALI CHE SIANO GLI OSTACOLI, I PERICOLI O LE PRESSIONI. QUESTA È LA BASE DI TUTTA LA MORALITÀ UMANA.“ [Giovanni Falcone]

È tempo di scegliere, questo è il vero dovere nei confronti della società, nascondersi dietro il proprio lavoro non è una scelta, ma una scusa. I Parigini presero la Bastiglia anche con l’aiuto di parte della gendarmeria e dell’esercito, quando disubbidire agli ordini costava la vita, oggi al massimo un certificato medico.

Qui sotto l’articolo completo da Diritto di Critica, di seguito alcuni dei commenti più interessanti.

Lettera di un poliziotto a uno studente

Scritto da  il 15 novembre 2012

studenti manifestazione scontri polizia 645 500x255 Lettera di un poliziotto a uno studentePoche righe. Più che una lettera si tratta di una riflessione. Un amaro riflettere di un poliziotto che conosco e so essere sempre attento alla realtà. Non ci sono saluti né introduzioni, i pensieri sono immediati, forti e accesi. Negli occhi – chi mi scrive – deve avere ancora le immagini degli scontri avvenuti in tutta Italia che hanno fatto dimenticare le motivazioni dello sciopero europeo. Forse c’era anche lui. Non me lo dice né io glielo chiedo, a cosa servirebbe? Ecco cosa scrive:

…e tu manifestante, chi stai attaccando?? Chi è colui che colpisci con le mazze da baseball e cerchi di bruciare con le molotov? Un lavoratore come te…E’ questo il tuo intento rivoluzionario? Non ti ho mai visto attaccare un banchiere o uno speculatore. Ti ho visto invece colpire chi magari la pensa come te e si trova, per mantenere la sua famiglia, a dover fronteggiare migliaia di persone incazzate contro un sistema di cui lui non è complice ma vittima, come e forse più di te….Quando deporrai il tuo odio verso chi veste la divisa, allora manifestante, sarà iniziata la vera rivoluzione.

GRILLO SCRIVE AI POLIZIOTTI: “CONVERTITEVI” – LEGGI

“NON DISOBBEDITE AGLI ORDINI, SCIOPERATE”, LA LETTERA DI UNA STUDENTESSA – LEGGI

Mentre un altro agente, a Diritto di Critica invia questo commento:

non mi basta dire che c’è un uomo sotto l’uniforme. Sarebbe come dire che sono due cose diverse ed opposte, come dire che l’uomo sta sotto ed è prigioniero della divisa. Non è così. C’è l’uomo in divisa, uno come tanti che soffre, ama, lotta per se e per le persone che gli sono care, cerca di vivere dignitosamente, come altri; uno che, come non tanti, deve anche difendere le Istituzioni che tengono su la baracca e che impediscono ai lupi (che ci sono e tanti: criminali, psicopatici, delinquenti e prepotenti vari, furbetti dal colletto bianco e dal cuore nero, manipolatori, venditori di fumo dal sorriso affabile, estremisti e fanatici) di sbranarci tutti. E che deve difendere queste Istituzioni anche quando chi le rappresenta o le occupa non è all’altezza della situazione perché elettori e meccanismi politici fanno primeggiare troppi ladri e magnaccia, incompetenti vanagloriosi e pericolosi, gente senza spina dorsale e yes-men, profittatori e speculatori ai bordi dell’arena “politica” (tra virgolette perché non è politica ma malaffare e delinquenza). Sono pochi, pochissimi oggi i politici all’altezza del ruolo nei vari schieramenti, persone serie e competenti di cui posso anche non condividere le opinioni o non tutte le opinioni, ma che rispetto profondamente. Aggiungo che gli uomini in divisa devono difendere le istituzioni per tutti noi e devono difenderle nel modo giusto, senza diventare come la vera controparte; se vedo un collega che sbaglia, che sta per prendersela con chi non c’entra o sta per usare violenza con uno inerme, me lo tiro via, lo blocco e gliene dico quattro; gli dò anche un pugno (tra noi si può) e lo riconduco alla ragione ed alla differenza tra noi e chi sbaglia e delinque. Aggiungo che rispetto la protesta civile e pacifica. Sempre. Odio la protesta che volontariamente fa da apripista ai violenti, che stimola i facinorosi, i vandali ed i mestieranti dell’estremismo, che sceglie luoghi e situazioni dove sa che verranno fuori e prevarranno i fautori degli scontri. Così come io devo rapportarmi a delle regole nello scontro e non usare qualsiasi strumento, anche la protesta civile ha regole da cui non può uscire: se non sta in quelle regole elementari di civiltà e pace, diventa altro: bestialità, vandalismo, criminalità, fiancheggiamento dell’estremismo autoritario.

Nell’orecchio riecheggiano ancora le parole di Pier Paolo Pasolini, autore tanto caro – almeno a parole – a tutti quelli che si definiscono “studenti” e che forse dovrebbero rileggere più spesso.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte/ coi poliziotti,/ io simpatizzavo coi poliziotti!/ Perché i poliziotti sono figli di poveri./ Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. […] E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, / con quella stoffa ruvida che puzza di rancio / fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, / e lo stato psicologico cui sono ridotti /(per una quarantina di mille lire al mese): / senza più sorriso, / senza più amicizia col mondo, separati, / esclusi (in una esclusione che non ha uguali);/ umiliati dalla perdita della qualità di uomini / per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). / Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. /Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. / Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! / I ragazzi poliziotti / che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) / di figli di papà, avete bastonato, / appartengono all’altra classe sociale. / A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento / di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte / della ragione) eravate i ricchi, / mentre i poliziotti (che erano dalla parte / del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, /la vostra! In questi casi, / ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Da noi, però, pare gli “studenti” proprio non lo riescano a capire. La rivoluzione e le manifestazioni che non lasciano scuse al governo né ai media non sono quelle in cui si mena, si spacca e si gonfiano di botte i poliziotti. No. Quelle sono divertenti passatempi per inutili idioti. Manifestazioni che permettono a tutti di bollare come “violenti” quanti invece sono portatori di istanze importanti e degne di nota.

E non mi si venga a dire che nei cortei ci sono gli infiltrati. Perché gli infiltrati – se davvero lo si vuole – si isolano. Ricordo ancora durante una delle ultime manifestazioni violente nella Capitale, un gruppo di sindacalisti Cgil prendere e strattonare un piccolo imbecille con il casco nero e il passamontagna che si divertiva a sfondare il vetro di una banca (regolarmente assicurato e pagato quindi con i soldi dei contribuenti, ma casconero sfondava lo stesso). Non nascondetevi dietro a un dito – studenti – e abbiate il coraggio di fare manifestazioni vere. Non da liceali.

I commenti piu interessanti

Carmine

Che cosa si vuole affermare, che c’è chi per lavoro fa l’operaio e chi sfascia teste, come fosse solo un modo diverso di mantenere la famiglia? Beh, c’è chi, per dare un futuro migliore ai suoi figli, va in piazza per manifestare, sciopera, viene allontanato dal lavoro perchè difende i suoi diritti; e c’è invece chi va in piazza a menare con i manganelli ragazzini con uno scudo di polistirolo con i titoli di alcuni libri.
Quando tu, poliziotto, metterai giù il manganello e ti farai raccontare perchè quegli studenti vanno in piazza esponendo i titoli di quei libri, magari la smetterai di scrivere e dire certe banali e servili stupidaggini e ti schierarai con gli studenti.
E per favore, basta ricordare il Pasolini di Valle Giulia. Se non si ha la capacità di comprendere il messaggio di Pasolini in quella poesia, si farebbe bene a non citarla. Quanto meno ci si risparmierebbe una ridicola e pessima figura.

Stefano

Belle parole, facili da scrivere seduti dietro ad una scrivania. Peccato che siano parole false. Alla Diaz i poliziotti stavano guadagnandosi lo stipendio come un operaio della Fiat? Massacrare a morte i vari poveracci uccisi negli ultimi anni è parte dello straordinario od invece serve per la tredicesima? La polizia di stato è un ricettacolo di neo fascisti che usano la loro (quasi) totale impunità per dar sfogo alla loro insita bestialità. Per non parlare della polizia carceraria! Comunque, nella vita si fa sempre una scelta di campo, che sia per bisogno o per “passione”, e se ne pagano le conseguenze! Non per tutti i celerini vale l’acronimo acab, ma per moltissimi si!

Martina

A questo editoriale rispondo da studente. Signori, la questione qui è molto semplice: o incrociate le braccia e scioperate anche voi, oppure rimanete a proteggere chi sta facendo di noi e di voi carne da macello. Non si tratta di odio per la divisa. Lo sappiamo che siete spesso vittime quanto noi del sistema di questo paese. Ma non crediate di poter essere neutrali nel momento in cui scendete in piazza a disperdere la folla. Il lavoro che fate non è mai neutrale. O state dalla parte della mafia o dalla parte dello stato, o state con chi evade le tasse o con chi le paga. O state con i cittadini che subiscono un’ingiustizia o state con la casta che sta mandando il nostro paese allo sfascio. Non vi si chiede di disobbedire agli ordini. Vi si chiede di fare sciopero, tutti, di sottrarvi a chi vi usa come soldatini di plastica.

In quanto alla “manifestazione da liceali”, in questo momento, non solo in Italia, l’obbiettivo di molti studenti non è più “una bella manifestazione”. È cambiare veramente le cose. Quel poco di scuola, che sopravvive ai tagli del personale, delle ore e quindi dei contenuti, ha insegnato a molti di noi che chi ha ottenuto il cambiamento non l’ha fatto di certo ballando e cantando in mezzo alle piazze. Siamo stufi. Stufi e incazzati. Vogliamo democrazia, quella vera, che ci hanno insegnato a scuola ma che non abbiamo mai conosciuto.

Giulio

Caro poliziotto,la prossima volta che qualcuno vuole cercare di arrivare al banchiere, al politico o allo speculatore, prova a non metterti in mezzo armato fino ai denti. Perchè sei esattamente tu, nascosto dietro una divisa ed un casco, armato con pistola e manganello, ad impedire alla gente di raggiungerli. Togliti il casco e riponi il manganello. Il manifestante incazzato, e non parlo di eventuali teppisti, sarebbe molto più contento di averti al suo fianco che di dover combattere una guerra tra poveri persa in partenza da entrambe le parti.
I politici vi lodano, abbarricati nei loro palazzi, sono dalla vostra parte sempre e comunque. Quelli di destra, di centro e di sinistra. TROVANO DEPLOREVOLE il fatto che un poliziotto sia stato attaccato con la mazza da baseball, ma dal G8 in poi tutto è permesso a chi indossa una divisa. Devono farlo! Altrimenti chi gli difenderebbe il culo mentre sfasciano il Paese. Si dice sempre che QUALCUNO VOLEVA CHE CI SCAPPASSE IL MORTO. Bene…si..gli italiani hanno una gran voglia di vedere qualcuno appeso, ma una cosa è VOLERLO, un’altra cosa è FARLI I MORTI, QUOTIDIANAMENTE!!!

Mio caro poliziotto, fai il conto di quanta gente è morta negli ultimi…3 anni?…si..dai, così non diventa impossibile come conto. Conta gli operai morti sul posto di lavoro, gli imprenditori suicidi, lavoratori disoccupati suicidi, i precari, conta quanta gente è morta perchè per fare una visita medica devi aspettare 8 mesi e poi ti dicono che hai un cancro, ma per operarti ne devi aspettare altri 6 e intanto sei morto, conta la gente sepolta dal fango mentre le istituzioni stanno col culo al caldo mentre tu gli fai la scorta per andare a fare la spesa… conta poliziotto conta… quando avrai finito scoprirai che i posti negli ospedali saranno finiti anche per i tuoi figli, o per i tuoi genitori, o per te… scoprirai che la tua casa è allagata, o che il tetto della scuola è crollato sulla testa di tuo figlio. Non è un augurio, assolutamente. E’ sempicemente la consapevolezza che sei esattamente come chi è dall’altra parte della barricata, come dici tu, ma con una visione e prospettiva troppo stretta, cieca, indottrinata. Conta poliziotto…conta.

 

Andrea

caro signor poliziotto, l’odio verso di voi da parte dei cittadini, a parte alcune frange estremiste che odiano a prescindere, è risultante dal fatto che siete voi a frapporvi fra la folla e i bachieri o potenti. Se si ritiene vittima del sistema, non le resta che tirar fuori gli attributi e fare la scelta più pericolosa e meno sicura per la sua carriera: manifestare tra la gente non per il suo futuro, ma per quello dei suoi figli.
E per piacere, se esiste e non è frutto di un’ispirazione poetica di un giornalista, non si nasconda nell’anonimato ma ci metta la faccia

Damiano

Se hai gli attributi, mio caro poliziotto e non ti piace essere oggetto di insulti e rabbia da parte di giovani come me, precari senza futuro nè pensione, togliti la divisa e rischia di non mangiare come facciamo noi trattati come schiavi nei nostri contratti a tempo determinato. Vieni a lavorare come ha fatto il sottoscritto con una laurea ed un post-laurea al McDonald’s o nei call center sottopagati a 800 euro al mese. Poi, dopo questa bella esperienza di schiavo moderno per garantire a te ed ai tuoi simili privilegiati la vostra pensione che noi precari non avremo), ti riporto in piazza. E voglio proprio vedere allora con chi te la prenderai… IPOCRITA!

Ernesto

fintanto che i poliziotti si interpongono tra chi protesta e quelli che lo stesso autore individua come “bersagli” della giusta rabbia, e lo fanno perchè perchè ritengono che il loro diritto alla pagnotta sia diverso da quello degli operai che stanno bloccando, si becchino per LORO scelta tutti i colpi di una rivoluzione che non arriva al bersaglio per colpa loro.

Articolo e commenti all’indirizzo http://www.dirittodicritica.com/2012/11/15/poliziotto-lettera-studente-scontri-roma-torino-napoli-43458/

 

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