Pubblico qui una parte dell’intervento che Piero Cammerinesi ha tenuto al convegno di Orvieto organizzato da Coscienze in rete, perché spiega molto bene quello che è il concetto del “movimento del risveglio”.

Il movimento del risveglio non è un’organizzazione strutturata e verticale, perché viviamo in un momento storico e sociale dove qualsiasi movimento organizzato che veramente contribuisca al risveglio delle coscienze sarebbe distrutto, infiltrato, e azzerato in pochi giorni.
Esistono però singole persone, che talvolta si incontrano e percorrono una parte del loro cammino insieme, e talvolta combattono una o più battaglie in comune, che si riconoscono talvolta anche a distanza, silenziosamente, e che tutte contribuiscono al risveglio complessivo dell’umanità.
Queste persone fanno parte anche senza saperlo di questo movimento.
Ricordo ad esempio una volta David Gramiccioli che disse alla radio: “Ma dove eravate voi, del movimento del risveglio, quando noi scendevamo in piazza?”. Senza saperlo, David è una delle punte di diamante di questo movimento, e senza saperlo, mentre lui era in piazza, altri stavano pensando alla lotta nel loro quartiere, nella loro famiglia, o magari erano in carcere da alcune persone innocenti e condannate all’ergastolo per tirarle fuori.
Altri fanno parte di questo movimento, anche se credono di esserne fuori, e magari hanno litigato con me perché sono troppo anticattolico, o perchè parlo poco di scie chimiche, di alieni, o di altri argomenti per loro fondamentali per il risveglio.
Paolo Ferraro ad esempio fa parte di questo movimento, anche se talvolta ci mandiamo a quel paese e ci insultiamo.
Il movimento del risveglio per ora non può essere verticale, ma solo orizzontale, proprio per non essere distrutto.
Ci sono poi persone che si riconoscono a vicenda, in silenzio, e anche se non se lo dicono sanno di appartenere ad un unico movimento, pur con alcune differenze ideologiche, di carattere, di pensiero, di modalità di esternazione.

Ecco l’intervento di Piero Cammerinesi:

FONDAZIONE DI COMUNITÀ
La fondazione di comunità ha bisogno di due presupposti: spregiudicatezza e fiducia.
La spregiudicatezza fa sì che noi ascoltiamo le opinioni dell’altro prima di giudicare. Lui la vede diversamente da me ma forse a me è sfuggito qualcosa.
Non è detto che la sua opinione sia del tutto sbagliata.
La fiducia – che deve comunque venir rivolta a tutti gli esseri umani – è il tessuto connettivo tra gli esseri umani che lavorano per la verità, che condividono i miei stessi ideali.
La fondazione di comunità nel senso accennato è qualcosa di ancora prematuro sulla terra. È un legame invisibileche inizia a collegare esseri che percorrono una Via spirituale e ne condividono i frutti.
È un seme di un’associazione tra esseri umani che non nasce dal minimo comune denominatore del denaro, del potere, dell’appartenenza allo stesso partito; è un seme fondamentale da porre oggi nella terra.
Piccola parentesi personale; vivendo negli USA ho conosciuto molte persone che in un Paese estremamente controllato e radicalmente materialista come gli Stati Uniti – in particolare dal 2001 – lottano per far emergere la verità, ad esempio di fatti come l’11 settembre o la vicenda di Al Qaeda o di Osama Bin Laden o l’assassinio di John F. Kennedy.
Persone che, come il mio amico Massimo Mazzucco, con il quale abbiamo trascorso serate a discutere di questi argomenti, rischia in prima persona con le sue ricerche e i suoi documentari. Ebbene Massimo non segue una via spirituale e per certi versi le mie opinioni divergono dalle sue ma è un giornalista coraggioso che persegue la verità a proprio rischio e pericolo.
Come posso non considerare questo lavoro connesso alla stessa mia battaglia, al mio impegno per un mondo più etico?
Stesso discorso vale per molte altre persone, ad esempio l’amico Paolo Franceschetti, che qui in Italia lavora da anni per smascherare poteri occulti che si sono macchiati di imposture e di crimini. Anche se su alcune cose che lui asserisce posso avere delle riserve, la sua lotta, il suo lavoro, l’impegno di una persona onesta e coraggiosa non può non farmelo riconoscere come un compagno di percorso.
Io non posso pretendere di condividere ogni singola parola dell’altro – scagliandomi magari contro di lui se su 10 argomenti ce ne sono 2 o 3 su cui abbiamo opinioni differenti – ma devo mettere l’accento sulle istanze fondamentali che ci uniscono.
Altrimenti coloro che vogliamo smascherare, cui vogliamo impedire di degradare la terra, la politica, i media, il nostro futuro, avranno facile gioco con il più classico divide et impera.
Sembrano affermazioni lapalissiane, anche un po’ qualunquiste, ma proviamo ad interpretarle alla luce di quanto ho detto prima a proposito del pensare.
Perché se queste affermazioni sono soltanto una generica convergenza con l’altro per il raggiungimento di un fine comune, allora non avrò fatto altro che riproporre con altra veste una alleanza politica, magari solo per arrivare al potere. Tuttavia, se vi applico la “griglia” di un’ascesi del pensiero la questione cambia completamente.
Non è più il fine quello che conta, ma è il mezzo.
Perché il mezzo stesso – cioè il modo in cui io agisco su me stesso e nel mondo diventa d’incanto il fine che è quello di immettere nel mondo circostante l’azione magica di un pensiero etico, di una fantasia morale.
Non posso trovarmi d’accordo con l’altro per esempio sul vegetarianesimo e poi insultarlo solo perché non ha le stesse mie posizioni sull’agricoltura biodinamica o sul signoraggio.
Ed è quello, purtroppo che vediamo capitare quotidianamente.
FIDUCIA E FRATERNITÀ
Quando Massimo Scaligero teneva le sue riunioni a Monteverde, a Roma, negli anni ’70, vi partecipavano l’estremista di destra e quello di sinistra, il benpensante e il carabiniere.
Poteva accadere che mi trovassi seduto tra un picchiatore fascista e un attivista di Lotta Continua. Eppure nulla ci divideva: bastava un’occhiata, una battuta del Maestro e tutto si chiariva – e schiariva – perché le persone e i loro apparenti contrasti si parlavano attraverso di lui. E lui portava la pace.
Perché?
Perché la visione particolare (politica, religiosa, intellettuale) – dei pensati – veniva illuminata, direi sgretolata, dalla visione spirituale, dal pensiero puro.
Per questo motivo una politica spirituale è una contraddizione in termini.
È un ossimoro, come la ‘guerra umanitaria’ o il ‘fuoco amico’.
Quello cui noi possiamo lecitamente riferirci è un movimento politico che prenda le mosse da uno sviluppo spirituale dei suoi membri.
Portare pace deve diventare il nostro compito.
In particolare oggi vediamo tante persone – anche entusiasticamente anelanti un mondo migliore, una società più giusta – che però commettono ancora il colossale errore di scagliarsi con odio verso gli altri identificando in certe persone o formazioni politiche o economiche il male assoluto, dimenticando il concetto fondamentale dellacorresponsabilità del male.
Se abbiamo questo governo, questi politici, non è solo perché li abbiamo votati, ma perché rappresentano il nostro attuale livello morale, sono l’icona del livello etico del nostro popolo.
Una buona parte di questo popolo, di noi, si comporterebbe come loro, se solo avesse l’opportunità di essere al posto loro.
Ora, in questo particolare momento di risveglio delle coscienze in cui sorgono movimenti molto forti come gliIndignados in Spagna, Occupy Wall Street negli USA, la differenza che dovrebbe caratterizzare ogni movimento i cui appartenenti vogliano conquistarsi un’esperienza spirituale del mondo è proprio questa: partire dalla consapevolezza della propria corresponsabilità per quel tanto di male, di violenza, d’ingiustizia che ci sono nel mondo e rispondere a esse con un pensiero libero – conoscere le cause e elaborare le azioni da mettere in campo – e con un giudizio – anche duro – nei confronti dell’azione, ma non di colui che la compie.
Oggi la palla è nel nostro campo, sta a noi tutti attivare quel pensiero che ci permette una conoscenza autentica di noi stessi e del mondo e che porta in sé l’elemento morale.
Esso rappresenta l’unico terreno sul quale possa germogliare il seme della fiducia e della fraternità, condizioni indispensabili per uscire da ogni crisisia interiore che esteriore.

http://coscienzeinrete.net/spiritualita/item/930-in-pensiero-per-la-crisi-o-pensiero-in-crisi

Separa

Commenta su Facebook