DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD 

telegraph.co.uk

Tutti i principali indicatori dell’offerta di moneta in Cina danno segnali d’allarme. Le operazioni valutarie maggiori sono crollate a livelli di stagnazione mai visti fin dai tardi anni 90

I dati dell’aggregato ristretto M1 [1] di aprile sono i più bassi registrati in epoca moderna. I depositi reali definiti dall’M1 – un importante indicatore delle prospettive di crescita economica per il prossimo semestre – da novembre hanno conosciuto una contrazione.
Questa contrazione è più rapida di quella delle crisi del 2008-2009, e più rapida di quella attualmente in corso in Spagna, secondo Simon Ward della Henderson Global Investors.
Se la Cina fosse un paese normale, sarebbe lanciata contro un muro di pietra. Un “atterraggio duro” ad anno inoltrato sarebbe già dietro l’angolo.
Se questo sistema ibrido di leninismo del mercato – con le banche guidate dai boss del Partito – sia conforme alla teoria monetaria occidentale è una questione molto controversa. Il problema sarà risolto presto, in un modo o nell’altro.
Quello che sembra chiaro è che l’economia cinese non ha toccato il suo minimo come ci si aspettava nel primo quadrimestre. E continua a scherzare col fuoco. Yao Wein (della Societe Generale) afferma che una valanga di dati tremendi “invocano a gran voce un alleggerimento [quantitativo]” [2]
La produzione cinese di elettricità – monitorata religiosamente dai ribassisti – in aprile è scesa di molto. Supera quella dell’anno scorso di appena 0,7 punti percentuali. Gli investimenti statali nelle ferrovie sono scesi del 44%, con una tendenza verso il basso acuitasi negli ultimi mesi. La costruzione di autostrade è diminuita del 2,7%. “I dati mostrano un’estrema debolezza dell’economia cinese,” dice Alistair Thomton della IHS Global Insight a Pechino.
I cantieri navali sullo Yangtze parlano da soli. La rivista Caixin riferisce che otto dei dieci costruttori nazionali quest’anno non hanno ricevuto un singolo ordinativo. “Un’ondata di fallimenti, nella cantieristica navale, non è ancora cominciata. Ma la tempesta è vicina,” afferma un addetto ai lavori.
Le vendite di immobili sono scese del 25% nel primo quadrimestre, testimonianza dello zelo dei legislatori [3]. Tutto ciò ha contribuito a una drastica riduzione di nuovi edifici. Il signor Thornton ha affermato che gli immobili in costruzione sono diminuiti, solo in aprile, del 28,3%.
Non si tratta di un fenomeno accessorio. Il settore impiega il 10% della forza lavoro cinese, e nell’indotto un ulteriore 20%. Le vendite di terreni procurano alle autorità locali il 70% delle entrate fiscali, il 30% al governo centrale. È l’illusione finanziaria del “fair weather”, come abbiamo visto in Irlanda [4]. Le opportunità per uno stimolo fiscale potrebbero ridursi se per la proprietà immobiliare si prospetta un prolungato declino.
L’intervento sul mercato degli immobili viene ritenuto benefico perché è stato pianificato. Il premier Wen Jiabao desidera utilizzare la discesa forzata dei prezzi come politica di welfare. Eppure, non fu la Fed a premere sul freno nel 1928, per rintuzzare un boom dei titoli finanziari? Non ha fatto lo stesso la banca centrale giapponese nel 1990, solo per scoprire che la deflazione anti-boom ha essa stessa un suo diabolico slancio? Una volta che si è permesso al credito di aumentare del 100% rispetto al PIL [5] in cinque anni – come ha fatto la Cina, molto di più di quanto è accaduto negli USA o in Giappone – ci si ritrova in balia di forze potentissime.
Ora sta succedendo qualcosa di strano. La Banca Popolare Cinese riferisce che i nuovi prestiti sono scesi da 160 miliardi di dollari [circa 125 miliardi di euro] in marzo a 108 miliardi di dollari [circa 84 miliardi di euro] in aprile. Anche il credito non convenzionale ha conosciuto un arresto. Il prestito fiduciario è crollato del 96%, le accettazioni bancarie [6] del 90. Sono dati stupefacenti.
Per Pechino potrebbe non essere facile tornare ad aprire i rubinetti. La richiesta di mutui è in caduta da mesi. Le banche offrono credito. Le imprese si rifiutano di accettarlo. È la vecchia storia giapponese di spingere una corda [7], oppure la storia dell’Europa di oggi.
“La Cina è in deflazione,” dice Charles Dumas della Lombard Street Research. Certo, l’inflazione sui prezzi al consumo è del 3,4% – anche se in discesa – ma i consumi sono un terzo del PIL. Gli investimenti a capitale fisso sono al 46%, cioè sono scesi del 3,5% in sei mesi. I prezzi dei beni esportati sono scesi del 6,6%.
Le autorità politiche hanno reagito in ritardo, tagliando il rapporto di riserva [8] di 50 punti (arrivando al 20%) nel corso del fine settimana. Ma è solo acqua fresca. Dovremmo concludere che la Banca del Popolo è decisa a superare la capacità produttiva in eccesso [9] in una catartica purificazione schumpeteriana [10], o invece che la lotta per la leadership ha paralizzato il Partito? Difficile a dirsi.
I paesi BRIC [11] devono stare in campana. La produzione industriale dell’India è scesa del 3,5% nel mese di marzo. Il paese sembra intrappolato in una morsa di stagflazione stile anni 70. Anche il Brasile impallidisce, con la vendita di automobili che cala del 15% e la produzione industriale in diminuzione, sempre in marzo. I prestiti inesigibili delle banche sono arrivati al 10,3%, più che dopo il fallimento della Lehman Brothers.
Probabilmente la bolla è già esplosa, ma gli albergatori di Rio tengono duro. Il Parlamento Europeo si è ritirato dal forum delle Nazioni Unite di Rio sullo sviluppo sostenibile che si terrà in giugno, perché le sistemazioni alberghiere sono esorbitanti. “Puntiamo di più sui paesi occidentali carichi di debiti, e molto di meno sui stra-vantati e stra-venduti BRICs,” dice Hugh Hendry, gestore di hedge fund notoriamente controcorrente.
Quello che ho sempre temuto è che il ciclo creditizio delle “economie emergenti” collassi prima che il Vecchio Mondo si sia pienamente ripreso, o almeno abbia raggiunto la “velocità di fuga”, per usare un termine di moda.
L’Europa continuerà a scivolare verso un’autodistruzione in stile anni 30 finché non si doterà di un prestatore di ultima istanza e non eliminerà dall’orizzonte qualsiasi rischio di un default dell’Unione Monetaria, per quanto possa già essere troppo tardi. Gli Stati Uniti, almeno, hanno istituzioni che funzionano, ma la crescita è appena al di sopra dello stallo. Il “precipizio fiscale” di Ben Bernanke si spalancherà quest’autunno. L’Economic Cycle Research Center Insitute (ECRI) non ha ancora ritirato il suo allarme recessione per gli USA. I paesi del BRIC hanno contribuito a salvarci nel 2008-2009. Se dobbiamo affrontare una crisi globale su tutti i fronti – e questo è un esito che può ancora essere evitato – per i leader mondiali sarà una prova di coraggio. I tassi di interesse del G10 sono quasi tutti già vicini allo zero, e i bilanci sono tirati spaventosamente al limite.
Sentendo l’aria che tira, il capo economista della Citigroup, Willem Buiter, ha detto che le banche centrali non hanno ancora esaurito gli strumenti a loro disposizione. Esse possono “e dovrebbero” dare una bella spinta all’alleggerimento quantitativo [2], acquistare tutto l’acquistabile e “spargere soldi cogli elicotteri”.
Io andrei anche oltre: le banche centrali sovrane avrebbero i mezzi per abbattere qualsiasi depressione gli lancino addosso, ad esempio scatenando massicci acquisti di titoli al di fuori del sistema bancario, operando attraverso il meccanismo della quantità di moneta di Hawtrey e Cassel [12] finché il PIL non si rimettesse in carreggiata.
Non si tratta di un problema scientifico. Un collasso mondiale si può prevenire, se i leader mondiali decidono di avere un po’ di audacia. Il problema è che il Castello dell’Euro è ancora infestato dagli hayekiani [13], e il più dei cittadini del G10 – e, per mia dolorosa esperienza, molti lettori del Telegraph – guardano a simili idee come se fossero follie weimariane, o adorazione del diavolo bella e buona. Gli economisti non possono controllare il consenso democratico a uno stimolo monetario, oggi non più che nel 1932. Si può solo sperare che i lanci dagli elicotteri non diventino indispensabili nel gelido inverno del 2012-2013.

Ambrose Evans-Pritchard
Fonte: www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9263196/World-edges-closer-to-deflationary-slump-as-money-contracts-in-China.html

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO
Note del traduttore
[1] M1 definisce una quantità di moneta circolante: “il cosiddetto aggregato ristretto che comprende, oltre al circolante, saldi che possono essere immediatamente convertiti in contante o utilizzati per effettuare pagamenti, cioè i depositi a vista. L’aggregato M1 riflette sostanzialmente la finalità transattiva della moneta.” [ Causaeffetto.Investireoggi] Incidentalmente: “Attraverso lo strumento di politica monetaria della fissazione discrezionale del livello dei tassi ufficiali di riferimento a breve termine, la Banca Centrale Europea è in grado di modificare direttamente il rapporto costo/opportunità di detenere moneta allo stato liquido influenzando, quindi, indirettamente l’andamento di M1.” [ibid]
[2] È il noto quantitative easing: “indica una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte della banca centralee la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.” [ Wikipedia]
[3] L’autore si riferisce alle iniziative che il governo cinese ha intrapreso per “raffreddare” il mercato immobiliare (ad esempio limitando il numero di immobili che una famiglia può acquistare) e prevenire le catastrofiche bolle immobiliari a tutti note. [ China Daily ]
[4] Si tratta della strategia di bassa tassazione e lavoro flessibile (per attirare capitali esteri con un “clima favorevole”) applicata in Irlanda negli anni 2000. “Alla fine dei conti (…) la forza lavoro invecchierà, i salari si alzeranno e le compagnie attirate dai tagli fiscali del ‘clima favorevole’ se ne andranno in Europa Orientale, dove la motivazione dei lavoratori è altrettanto forte, ma i salari molto più bassi. Cosa faranno gli irlandesi, allora?” [ Andy Hargreaves] Per dare un’idea degli effettivi benefici che questa strategia ha portato all’economia irlandese basta prendere l’esempio del comportamento di un’azienda come Google: “Google licenzia i propri diritti di copyright intellettuale del motore di ricerca e di altre partite profittevoli (come il nuovo smartphone Android) alla Google Ireland Holdings sua sussidiaria in Irlanda. Da notare che la tassa irlandese sui copyright è del 12,5% mentre quella statunitense è del 35%.
1. Google Ireland Holdings dichiara che la sua sede sociale è nelle Bermuda e perciò evita di pagare anche le tasse irlandesi.
2. A questo punto entra in azione una terza società sussidiaria: la Google Ireland Ltd sulla quale converge l’88% di tutti i profitti che Google realizza fuori dagli Stati Uniti. Ma su questa montagna di soldi la Google Ireland Ltd paga meno dell’1% di tasse allo Stato irlandese perché versa 5,4 miliardi di dollari alla Google Ireland Holdings in royalties. Il costo delle royalties pagate in questo modo azzera i profitti di Google Ireland Ltd che può dimostrare di avere un bilancio magro e pagare tasse come fosse una aziendina.
3. A questo punto a pagare le tasse dovrebbe essere la Google Ireland Ltd che ha incassato le royalties, Errore. Le royalties infatti non vengono versate direttamente dalla Google Ireland Ltd alla Google Ireland Holdings. ma ad una terza sussidiaria: la Google Netherlands Holdings BV.
4. La Google Netherlands Holding BV è una società che non ha uno straccio di impiegato ma è solo una scatola vuota. Appena ricevuti i soldi non li trattiene (altrimenti il governo olandese li tasserebbe) ma li spedisce subito alla Google Ireland Holdings che per la legge irlandese a questo punto non è tassabile perché non c’è tassa sui capitali che arrivano in Irlanda dall’estero proprio perché la filosofia è attirare investitori esteri.” [ Irradiazioni] ]
[5] Il rapporto credito/PIL è importante, anche se non come quello debito/PIL. Un eccesso di prestiti dati dalle banche (lending boom) tende a danneggiare l’intero sistema (ad esempio come con il boom dei mutui subprime negli USA).
[6] Accettazioni bancarie: “Cambiali tratte spiccate dal cliente di una banca, la quale, nell’apporre la sua firma sul titolo per accettazione, diventa l’obbligato principale. Le accettazioni così rilasciate fanno parte dei crediti di firma.” [ Dizionario Finanziario.it] ]
[7] “Pushing on a string”: la situazione descritta nelle frasi precedenti, cioè l’impossibilità di costringere il pubblico a spendere nonostante i bassi tassi di interesse (come accadde in Giappone negli anni 90). Espressione a volte attribuita a Keynes. [ Investopedia]
[8] Riserva obbligatoria: “È la frazione dei depositi contratti da un ente creditizio che deve essere mantenuta presso la Banca centrale in un conto solitamente infruttifero o remunerato a tassi più bassi di quelli di mercato, allo scopo di soddisfare i requisiti di riserva obbligatoria.” [ Performance Trading]
[9] “Excess capacity”: “una situazione in cui la produzione effettiva è minore di quanto sia possibile od ottimale per il produttore.” [ Investopedia]
[10] Il pleonasmo è nell’originale. Si tratta del celebre concetto di “distruzione creativa” dell’economista Joseph Schumpeter, che in effetti preconizzava un rinnovamento radicale della società attraverso una riconversione totale “endogena”. Il concetto non ha nulla a che fare con la prassi neocon di bombardare un paese per poi rubare i soldi destinati alla ricostruzione.
[11] I paesi economicamente “emergenti”: Brasile, India e Cina.
[12] Economisti tra le due guerre, testimoni della Grande Depressione. Hawtrey vedeva i cicli economici legati quasi totalmente alla disponibilità di moneta in circolazione, regolata dai tassi di interesse e dai crediti concessi dalle banche. “Sono le banche a dar avvio a un processo di ripresa per mezzo della riduzione dei tassi di interesse e delle facilitazioni nella concessione di credito. Hawtrey ritiene che i commercianti, specialmente i grossisti, reagiscano con particolare intensità a variazioni, anche piccole, nelle condizioni creditizie. Essi sono quindi indotti ad aumentare sensibilmente le proprie scorte di prodotti, passando gli ordinativi ai produttori. Si ha così un aumento delle produzioni, dell’occupazione e dei redditi. I consumatori incominciano a spendere di più; l’aumento della domanda provoca l’assottigliamento delle scorte presso i dettaglianti e presso i grossisti. Si ha allora un nuovo aumento degli ordinativi, dei redditi, della domanda di beni e quindi un nuovo assottigliamento delle scorte. Il processo diventa cumulativo ed è alimentato da una continua espansione del credito.” [ Treccani.it] Naturalmente gli “austriaci” non sono d’accordo.
[13] Gli austriaci. [ Vedi qui] Una chicca di Friedrich von Hayek: “il liberalismo è l’unica filosofia politica veramente moderna, l’unica compatibile con le scienze esatte. Converge con le più recenti teorie fisiche, chimiche e biologiche, in particolare con la scienza del caos formalizzata da Ilya Prigogine. Sia nell’economia di mercato sia nella Natura, l’ordine nasce dal caos: l’assestamento spontaneo di milioni di decisioni e di dati porta non al disordine, bensì ad un ordine superiore” [estropico]

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