Di Calvero il Mar, 26/02/2013

Si discute sempre più in questi giorni della Rete in Rete e si crea una falsa consapevolezza tra gli utenti, come se gli stessi utenti fossero in rappresentanza del mondo lì fuori, come se le deduzioni e le riflessioni per quanto precise, per quanto valide, possano riguardare i più. Poi c’è qualcosa che si nomina tanto, spesso e volentieri e, come tutte le cose che vengono date per scontate, appunto perché risapute, si sfugge alla sua verità profonda. Parliamo del popolino. Parliamo di una maledizione che dà la misura perpetua all’umana condizione. Non se ne discute adeguatamente quando servirebbe, se non per usare il suo significato stereotipato come qualcosa da contrapporre a qualcos’altro, qualcosa che sì, ok, esiste, però i fatti “dicono così e dicono colà”; tante teorie lo abbraciano, lo sfiorano, lo considerano malamente o non lo considerano; conti, elucubrazioni, intellettualismi, politiche senza fine che fanno sempre i conti senza l’oste: il popolino: – pateticamene ignorante, mollemente insensibile, morbosomante omologato, meramente immeritevole, intellettualmente scadente, scandalosamente infantile; dalla memoria a brevissimo termine, parcellizzatore, inconsciamente nocivo e, finché non è il suo culo ad essere bruciato, ipocritamente accomodato in mille vie di fuga dalle sue responsabilità sotto ogni nome e delega.

Il popolino esiste, esiste ed è fatto di Figa, Calcio e Tv. Per intanto. Diciamolo seriamente una buona volta. Sì sì, c’è il Lavoro, i figli, il futuro, la scuola. Come no. Ma in realtà se parli con loro, scopri che hanno un marasma di idee pre-confezionate già digerite dalla televisione, desideri perennemente repressi, pensieri senza vitalità che gli allegeriscono le sinapsi e una dignità, un’integrità, un’onestà vicina o pari allo Zero.

Questa la fotografia, un diagramma: – c’è poca gente che si preoccupa per i molti, e se ne preoccupa investendo tempo e energie. Ma ai molti non gliene fotte un beato nulla di queste energie, anzi le denigra, le umilia appena può. Quando dico e uso il termine – preoccupa –  allora parlo di coloro che hanno acceso la mente e il cuore e si domandano cosa ci sta accadendo, cercano di sondare la realtà ma anche l’immaginazione, lo spirito, per capire cosa accade, perché accade e cosa potrebbe accadere. Ma costoro, anche se in buona fede, non calcolano la cattiveria di chi vorrebbero tutelare e soprattutto credono (per una mai chiarita e assurda sorta di filantropia) che tutto ciò debba essere cosa buona, un dovere. Troppo scontato. Non ci siamo. Nel popolino c’è solo l’esigenza di capire cosa/chi devefornirgli le strategie per poter non pensare; cercare cosa/chi deve garantirgli la sopravvivenza evitando di mettere sé stesso nell’equazione, ma solo il suo ruolo; lui, la sua coscienza, si leva dall’equazione e diventa una sorta di avatar sociale che gioca a scegliere le caselle a cui votarsi; perché lui, poverino, si fa già un culo così, perché lui non ha tempo per pensare, ma solo per le scorciatoie. Le migliori.

Oggi entro in un Bar e in Tre si giocano il Messagero a suon di spropositi, quelli che sarebbero validi nelle sceneggiature di un Fantozzi contro tutti; tra le allusioni e i doppi sensi al bel culo della barista, quelli che nello specifico erano tre operai di sinistra, guardando i risultati elettorali lamentavano che adesso andrà sempre peggio e che loro che sono lavoratori e con figli a carico hanno una cosa solo sacra da difendere – per Dio, il lavoro; perché hanno famiglia, certo ce l’hanno però si sarebbero passati la barista e non riuscivano a staccargli gli occhi di dosso, uno si passava la mano sulla patta e l’altro gli teneva, complice, il gioco di sguardi – come a dire che se la sarebbero fatta sul bancone, la troia. Poi, chissà come, sono andati sul discorso delle Carceri sovraffollate e ai costi dei maledetti detenuti e “pensa!” ha detto il più giovane (sui trenta) … “quelli si lamentano se il mangiare non è buono” … “e lo fanno tornare indietro! e questi noi dobbiamo pure mantenerli, e se la frutta non è buona non gli sta bene!” … il discorso è continuato per pochi minuti sul tema delle Carceri, e ciò che era chiaro era una semplice cosa, stavano parlando di animali, non di esseri umani. Perchè loro del popolino sanno tutto, perché loro le scorciatoie le applicano anche ai problemi dell’universo potessero farlo. Perché è più facile, più veloce, si arriva prima a pensare che i detenuti siano dei recidivi assassini pedofili figli di buona donna e torturatori di vergini adolescenti. Perché il popolino non ha amore, non ha deisderio di capire, di capirsi, di approfondire, di perdonare e il popolino sono i più … e sono loro che danno la misura a tutto il nostro mondo. Sono loro: la gente che ti saluta la mattina. Che è vero, non ti stira quando attraversi su le strisce, perché la civiltà è lì, bianco su nero, sui nostri asfalti.

Non vorrei si pensasse che questo aneddoto sia stata la base o peggio, la comprova di quel che vado sostenendo; questo aneddoto l’ho buttato così al volo. Il resto riguarda semplicemente la Vita e gli anni tutti; una vita da Statale, da Auto-trasportatore, da meccanico, da Sbirro e Metalmeccanico e sempre attento a cercar di comprendere il mondo e quel che si comprende, se non si lascia che il “Bene & Male” indottrinato dalla propagnada di Stato ostacoli la nostra autonomia di pensiero, è che dietro a tutto c’è sempre il medesimo squallido quadro, il dipinto dei più. Il popolino esiste, sono i più, sono i tanti, e fanno strage di tutti. Bravi fin dove la morale non possa indicarli cattivi, arraffatori di passaggio, interessati per circostanza, omologati per noia, puttane e, poteva mancare ? .. la domenica a Messa.

Un mio conoscente ha una splendida bambina che ama e quando gli chiedo cosa dice la sua coscienza quando parte per le missioni di Pace e che “i colpevoli” con la divisa di un altro colore che possono morire per Legge altrui, sono quelli decisi dagli sporchi giochi economici, lui risponde che lo sa …  già .. cosa deve fare?  … e quando gli chiedo se sa di bambine splendide come la sua che possono lasciarci le Vita, lui dice che lo sa … e via discorrendo, lui ha votato Monti e quando gli chiedo le ragioni, dice che quelli delle Banche sanno meglio gestire i nostri soldi. Ha ragione.

E anche qui, non vorrei si pensasse si tratti di fare propaganda politica, No. Io sto parlando che siamo andati al di là del tempo da troppo tempo. Siamo al di là della Vita. La verità è che la democrazia ci ha fottuto l’anima, perché prima ancora di sapere se una cosa è giusta o non giusta, dovremmo capire se è sano difenderla quella cosa in nome di chi e per conto di quali coscienze. Chi siamo noi per dare coscienza quando la coscienza è una conquista personale? Anche se nella migliore utopia stessimo votando la politica migliore, non c’è niente che deve essere migliorato perché il mondo migliore non ha bisogno del fascismo della maggioranza; tantomeno chi ha coscienza di preoccuparsi realmente della Vita non deve svenderla al pattume dei ruoli imposti e impostati da un’illusione chiamata Stato.

Si parla di Rete in Rete, ma nessuno parla di chi siamo. Cosa meritiamo. Quali domande dovremmo porci nel momento che vorremmo aiutare chi non vuole aiutarsi, e chi lo dice che bisogna fare qualcosa per il mondo, quando il mondo non è quello vero, non è quello che vuole pensare; quando il mondo è la gente e la gente è un serpente a sangue freddo che cerca il suo posto al Sole. La nostra evoluzione se vista come somma degli individui nel corso delle Ere, così come in un Film era stata filosoficamente ragionata, allora è una somma infinita di zeri … e che il più grande pensatore è nettamente più distante dall’Homo Sapiens da quanto un Homo Sapiens sia distante da una super-scimmia. Cosa abbiamo conquistato di più noi, dall’antica Grecia?

La risposta che ci rimane è nel Cuore ma a rovinare l’unico e potente messaggio d’amore, l’unico ponte, ci pensa il cervello della super-scimmia che se non trova ritorni razionali nel nostro percepire, allora non è meritevole di essere messo al centro della nostra quotidianità. Allora lo si imprigiona promuovendolo a scopi ufficialmente più alti. Esattamente, come quando in un’azienda ti fanno le scarpe e ti mandano via da un posto importante, dandoti un grado più alto ma effimero, di facciata. Così hanno promosso l’amore e imprigionato il nostro cuore: – ad esso hanno dedicato i muri delle religioni e il romanticismo dei fessi. Finché le poesie saranno roba da letteratura e gli uomini il risultato di un profitto, allora sarà sempre uno Zero la somma delle nostre Vite, al di là del tempo e di tutti gli individui che si susseguiranno; dei più.

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