L’inganno della borsa e il controllo del prezzo dei prodotti al tempo del debito perenne e inestinguibile

di Nicola Arena, Sete di Giustizia

 Il mercato dei cambi valute è una colossale truffa

Roma, Milano, Francoforte – di Nicola Arena, Sete di Giustizia – Il mercato dei cambi valute è una colossale truffa, accettata ormai da quasi tutti gli economisti, dagli operatori economici, dal mondo politico, dalla magistratura e da tutte le categorie di lavoratori. A tal proposito, per meglio comprendere questo concetto, occorre precisare che le monete sono unità di misura del valore. Ogni unità di misura si può definire tale proprio perché rappresenta una grandezza di riferimento immutabile nello spazio e nel tempo. I banchieri, con l’inganno, nel corso dei secoli hanno trasformato i metri in corpi elasticiutilizzabili secondo la loro convenienza del momento. L’aspetto più grottesco è che questa deformazione culturale, grazie al plagio mediatico e ad un serrato retaggio pseudo-culturale, è sempre più percepita da tutti come un fatto logico. La follia è divenuta normalità! Nel momento in cui lo studio di una materia si occupa di mettere in relazione molteplici aspetti di natura sociale ed economica, si sviluppa un’interrelazione complessa che lega innumerevoli variabili in termini quantitativi di beni e servizi realizzati o realizzabili da uomini e macchine e qualitativi/emozionali che riguardano ovviamente solo le persone coinvolte.

Una questione matematica

La matematica essendo una scienza esatta non lascia spazio alle emozioni e a tutte le forme di manifestazioni sociali, ne consegue che ogni qualvolta le formule matematiche sono applicate in campi riguardanti gli aspetti pratici della vita umana, devono essere impiegate esclusivamente per il raggiungimento del benessere umano. La matematica applicata all’economia, deve essere utilizzata tenendo in considerazione gli aspetti primari degli esseri umani e della vita sul nostro pianeta, essa (l’economia) non deve mai tralasciare gli aspetti emozionali, perché se così fosse, l’essenza stessa delle formule matematiche andrebbe a sostituire l’essenza della vita. Per far comprendere il pensiero sopra esposto usiamo un esempio semplice: ogni valore monetario corrisponde al costo dei prodotti che si vogliono acquistare. Poniamo quindi ad esempio uno scambio commerciale fra due paesi o comunità. In un’equazione che pone X (quantità di valori monetari in valuta estera), Y (prezzo per unità di misura espresso in valuta nazionale), e Z (quantità di prodotti): X = Y Z

Il sistema dei cambi fasullamente fluttuanti

In questo ragionamento dove le due componenti x e y sono strettamente ancorate fra loro, l’unica variabile diventa, giustamente, la quantità di prodotti reali. Per questo motivo all’aumentare o diminuire dei prodotti, corrisponde una variazione dei loro costi. Ne consegue che, nel caso le valute fossero a cambio fisso facilmente convertibili fra loro, come avviene con le altre unità di misure (es. kg. In libbre – Metri in piedi ecc.), la quantità di moneta estera corrisponderebbe sempre alla medesima quantità di prodotti scambiabili nel tempo. Per questo la variazione dei prezzi sarebbe scelta secondo un accordo di libero scambio import/export fra i vari paesi. In questi scambi commerciali le banche centrali non avrebbero alcun potere di falsificare i prezzi dei prodotti, come avviene oggi, con il sistema dei cambi fasullamente fluttuanti.

Da chi è deciso il valore dei prodotti?

Occorre precisare che questa dimostrazione è possibile soltanto ed esclusivamente nel momento in cui sarebbe attuata la vera giustizia monetaria che contempli un sistema economico basato sulla circolazione della moneta proprietà e non sul debito come invece avviene oggi. Infatti, con il sistema attuale, potendo modificare a proprio piacimento le due variabili x e y, inevitabilmente il valore dei beni prodotti è deciso da chi, come insegnava il Prof. Auriti, ha sia il potere di programmare le spinte inflazionistiche o deflazionistiche e anche quello di ritoccare le unità di misura (cioè le banche centrali) e non dalle comunità interessate direttamente negli scambi. Chi Emette la moneta, non la può prestare (ovverosia addebitare) perché il valore è creato convenzionalmente dall’intera comunità che l’accetta in cambio di beni e servizi resi. Per questo motivo che le scelte sui prezzi dei propri prodotti dovrebbe essere prerogativa esclusiva dei governi nazionali sovrani interessati negli scambi e non delle Banche centrali.

La truffa della borsa e il controllo del prezzo dei prodotti

Riprendiamo quindi il nostro ragionamento. Notiamo perciò adesso che le banche centrali avendo il libero arbitrio sulla creazione del denaro, attraverso il sistema dei cambi, possono programmare il valore umano a proprio piacimento. Può accadere per esempio che un contadino indiano sviluppando ore e ore di fatica, nelle varie fasi che vanno dalla semina alla raccolta del grano, alla fine del ciclo produttivo viene a trovarsi inspiegabilmente a veder deprezzare il proprio prodotto, non perché di scarsa qualità, ma perché deciso così da entità esterne. Perché un prodotto può valere poco? In certi casi per un motivo oggettivo e reale, in altri casi per i motivi sopra esposti: un banchiere decidendo di manipolare il cambio delle monete per una determinata data, permette a chi controlla la borsa di decidere il prezzo dei prodotti. Ne consegue che le due componenti l’equazione sopra riportata, x e y diventano delle variabili elastiche nelle mani di chi ha il potere di deformarle, ovverosia le banche centrali.

Papa Pio XI – Il potere dispotico dei controllori del danaro

In questo sistema economico impazzito, i grandi usurai dettano le regole di vita della popolazione mondiale. Poche persone sulla terra detengono con l’inganno la quasi totalità delle ricchezze del pianeta a discapito della rimanente parte della popolazione mondiale. Queste verità fanno emergere sempre più il divario fra gli esseri umani. Chiudiamo il nostro pensiero ponendo l’attenzione su quello che, quasi un secolo fa, Papa Pio XI in una famosa enciclica chiamata “Quadragesimo Anno” riportava con queste chiarissime parole: “E in primo luogo ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il danaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare“.

Nicola Arena per Qui Europa

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