di Massimo J. De Carlo

Prima di dare ulteriori informazioni circa le promettenti batterie che si basano sull’utilizzo del magnesio, diciamo che la ricerca è ancora lunga prima che questo tipo di batterie possa entrare nel mercato per le applicazione le più varie comprese quelle dell’automotive. Si parla di 10 anni. Questa è la tempistica dichiarate dalla Toyota stessa, azienda che porta avanti la ricerca, quindi non facciamoci tante illusioni sul fatto che possano sostituire le batterie al litio esistenti e lo sviluppo in atto nei laboratori di ricerca o quelle litio-aria o metallo-aria su cui si sta lavorando oggi.
I  ricercatori della Toyota stanno compiendo progressi costanti nello sviluppo di una batteria che utilizza il magnesio al posto del litio con un nuovo tipo di anodo, di stagno, e lo stesso tipo degli elettroliti utilizzati in batterie agli ioni di litio, che potrebbe un giorno offrire un’alternativa più economica e più alta densità energetica nell’unità di peso.
Il magnesio è un materiale abbondante in natura quindi promettente se il fine è quello di ridurre i prezzi. Inoltre dovrebbe avere anche una capacità di accumulo d’energia maggiore rispetto agli ioni di litio perché gli ioni di magnesio hanno due cariche positive da sfruttare anziché una come è per gli ioni di litio. In altre parole gli ioni di magnesio sono in grado di immagazzinare più carica per grammo che si tradurrebbe in una percorrenza maggiore per una macchina elettrica. Ma la chimica coinvolta nel perfezionare la batteria agli ioni di  magnesio deve essere  ancora essere sviluppata a dovere per funzionare più  efficacemente.
Ci sono due percorsi principali di esplorazione.
Uno è impegnata a fare batterie con un anodo di magnesio metallico. Questo tipo è più efficace nel trasferimento delle cariche all’anodo, ma è incompatibile con gli elettroliti convenzionali. Quindi, alcuni ricercatori sono devono trovare nuovi elettroliti che funzionino bene con il magnesio.
Un’altra possibile soluzione è quella di utilizzare un diverso tipo di anodo che funzioni con gli elettroliti convenzionali conosciuti e utilizzati già oggi.  Questo approccio ha avuto un successo limitato in precedenza, ma la carta di Toyota dimostra che vale la pena di ulteriori ricerche, secondo quanto afferma Technology Review.
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