«Solo i fautori dell’autarchia che subordinano tutti gli altri obiettivi a quello militare argomentano in modo coerente. Chi vede tutti i valori realizzati solo nello Stato e considera quest’ultimo soprattutto come un’organizzazione militare sempre pronta alla guerra, deve chiedere una politica economica che punti a questo, infischiandosene di tutte le altre considerazioni, allo scopo di organizzare l’economia domestica in modo che sia autosufficiente in caso di guerra. Indipendentemente dai costi più elevati che, in tal modo, si presentano, la produzione deve essere guidata nei canali ritenuti più idonei dal personale economico. Se lo standard di vita della popolazione ne risente, pazienza; in vista degli obiettivi da raggiungere, questo non importa a nessuno, giacché la preoccupazione principale è l’esecuzione del dovere, non lo standard di vita della popolazione.

[…] Ciò che è stato definito, incorrettamente, “economia di guerra”, altro non è che l’insieme delle precondizioni economiche necessarie a sostenere la guerra stessa. Tutte le condizioni dipendono dalla divisione del lavoro raggiunta al tempo. Le economie autarchiche possono guerreggiare solo l’una contro l’altra; le parti individuali di una comunità commerciale e la manodopera possono fare ciò, ma solo nella misura in cui sono in grado di tornare all’autarchia. Per questa ragione, con il progresso della divisione del lavoro, noi vediamo il numero di guerre e battaglie diminuire sempre più. Lo spirito dell’industrializzazione, instancabilmente attivo nello sviluppo delle relazioni commerciali, mina lo spirito bellicoso. I grandi passi avanti che l’economia mondiale fece nell’era del liberalismo ridussero grandemente le motivazioni delle azioni militari.» — Ludwig von Mises
di Gary North [1]
Il libero commercio è la cartina di tornasole del ragionamento economico. Lo è stato sin da quando David Hume scrisse nel 1752 il suo saggio sul commercio.

Il commercio estero, con le sue importazioni, fornisce i materiali per i nuovi manufatti; e con le sue esportazioni, produce lavoro in merci particolari, che non potevano essere consumate in patria. In breve, un regno, che ha una grande importazione ed esportazione, deve abbondare di più con l’industria, e di quella impiegata nelle prelibatezze e nei lussi, rispetto ad un regno che si appoggia alle sue materie prime autoctone. E’, quindi, più potente, così come è più ricca e felice. Gli individui raccoglieranno i benefici di questi prodotti, fintanto che gratificheranno i sensi e gli appetiti. E la popolazione ci guadagna anche, mentre uno stock più grande di lavoro è, in questo modo, accumulato nei confronti di qualsiasi esigenza pubblica; vale a dire un numero maggiore di uomini laboriosi sono mantenuti, che potrebbero essere deviati dal servizio pubblico, senza derubare nessuno del necessario, o anche le convenienze principali della vita.

Il suo amico Adam Smith lo rese la pietra di paragone della logica economica e politica. La sua grande opera, The Wealth of Nations (1776), sfidò i mercantilisti, che credevano in un’economia mista: mercati liberi, monopoli legali e dazi.
Il mercantilismo è l’impostazione predefinita per la maggior parte delle persone. Si basa sulla fiducia nel potere statale. E’ una fiducia nella produttività economica degli uomini con pistole e distintivi.
Non ho mai avuto alcuna illusione nel convincere le persone che hanno fiducia nella creatività delle pistole e dei distintivi. La fiducia universale nel potere statale in ogni ambito della vita è un’estensione di quello che io chiamo il potere della religione. È la religione di ogni impero.
Il libero scambio significa libera scelta. Gli amanti del potere odiano la libera scelta, così odiano il libero commercio.
Nel 1972, ho scritto un’Introduzione alla ristampa del mio articolo del 1969, “Guerra dei Dazi, lo Stile Libertario.” L’ho ristampato nel mio libro, An Introduction to Christian Economics (Craig Press, 1973). Tratta dell’incapacità delle persone razionali di capire la logica dell’economia. Nella mia introduzione, ho scritto questo:

Veniamo ora alla questione economica che separa gli economisti dai difensori degli interessi speciali. Ci sono un sacco di presunti capitalisti di libero mercato che gridano le lodi di una concorrenza aperta, ma quando le carte sono sul tavolo, chiedono l’intervento del monopolio, dello Stato coercitivo per impedire agli Americani di commerciare con altri paesi del Mondo Libero. Concorrenza tra Americani, ma non tra aziende Americane e aziende straniere: ecco il grido dei sostenitori dei dazi. Il fatto che meno del 5% della nostra economia è direttamente coinvolta nel commercio con l’estero non sfiora affatto questi appassionati: il libero commercio è la “distruzione” dell’altro 95% dell’economia Americana! In qualche modo, i principi del capitalismo operano solo entro i confini nazionali. In qualche modo l’intervento dello Stato “proteggerà” gli Americani. Il classico di Henry Hazlitt, Economics in One Lesson, distrugge così esaustivamente gli argomenti dei sostenitori dei dazi che non è rimasto nulla della loro posizione; ancora continuano a venire. Per due secoli la loro posizione è stata intellettualmente in bancarotta; ma ancora continuano a venire. I dazi danneggiano tutti i consumatori ad eccezione di quelli sussidiati dall’intervento dei dazi, ad esempio, le “industrie nascenti” come l’acciaio o il tessile. Eppure, i sostenitori dicono che tutti gli Americani sono “protetti.” La logica dell’economia non pare penetrare le menti altrimenti razionali.

Postscript: Mi rallegro che il 5% del PIL è un dato ormai vicino al 24%. L’idea del libero scambio si è diffusa. Il mondo è più ricco di quanto non fosse nel 1973.
I difensori del mercantilismo hanno una religione: la religione del culto dello stato. Non credono che gli individui che agiscono nel proprio interesse commerciando l’uno con l’altro al fine di beneficiarne essi stessi sono fonti affidabili di innovazione, ricerca e creatività. Credono che il libero mercato sia un’organizzazione incompleta. Credono che ci debba essere un’entità sovrana giudiziaria che fornisca una guida, con la quale in realtà si intende la coercizione, nel dirigere il flusso delle risorse economiche scarse. Credono che i burocrati siano affidabili, che i politici agiscono nell’interesse del popolo. Credono che lo Stato sia una fonte affidabile di saggezza economica, la corretta comprensione del futuro, la corretta comprensione del presente, ed è quindi la giusta agenzia per adeguare l’offerta alla domanda.
Il mercantilismo è sempre una filosofia del potere statale. Il mercantilismo dice che lo stato ha un interesse superiore agli individui che vivono sotto la sua giurisdizione. Tutto ciò che indebolisce la nazione, tutto ciò che va a beneficio degli individui a carico dello stato, tutto ciò che eleva il giudizio dei proprietari al di sopra del giudizio dei politici e dei burocrati è considerato dal mercantilista come un nemico dello stato, il che significa un nemico della società , il che significa un nemico della nazione.
I mercantilisti nel XVII secolo dicevano che credevano nei mercati, ma solo mercati regolamentati. Credevano in monopoli concessi dallo stato. Credevano nello scambio, ma solo quando regolato dallo stato. Quello in cui credevano veramente era l’espansione del potere dello stato. Credevano che la saggezza data ai burocrati statali è superiore alla saggezza data alla società nel suo complesso per mezzo della conoscenza posseduta dai privati. Credevano che la conoscenza centralizzata, basata sulle statistiche coercitive, è migliore, cioè superiore, nel senso più produttiva, rispetto alle informazioni detenute da tutti i membri della società. Le informazioni che tutti i membri della società fanno ricadere sui singoli casi è una conoscenza considerata inferiore.
La dichiarazione contro questo classico venne fatta da F. A. Hayek nel 1945. (Capitolo 4) Venne respinta dai mercantilisti moderni sin da allora.
Il mercantilismo è la filosofia della sovranità statale legale sull’autorità economica individuale. Il mercantilismo è la filosofia della creatività nel regno della burocrazia governativa. Il mercantilismo è la convinzione che gli individui, come individui, non hanno particolari vantaggi nella conoscenza, ma quando ricevono un distintivo ed una pistola, diventano più saggi degli individui che perseguono il proprio interesse personale. Queste persone sono più sagge, e sono anche completamente disinteressate, sacrificando i propri interessi per il bene delle grandi masse della società.
I gruppi con interessi speciali hanno usato questa fede diffusa – una fede che ormai sta svanendo – per convincere gli elettori che i politici ed i burocrati sono affidabili come decisori i quali agiscono solo nell’interesse degli elettori. Dicono agli elettori che i politici vogliono solo accertarsi che i lavoratori siano difesi dai lavoratori stranieri senza scrupoli ed a basso costo che fanno offerte per vendere merci a prezzi bassi ai clienti di tutto il mondo.
La credenza dei mercantilisti è questa: le persone che desiderano acquistare da stranieri sono fuorviate, perché gli stranieri sono una minaccia alla prosperità dei lavoratori, anche se gli stranieri sono un enorme beneficio per la prosperità di quegli stessi lavoratori, che prendono i loro soldi e vanno sul mercato alla ricerca di qualcosa da comprare. E’ la convinzione che i lavoratori, nella loro qualità di lavoratori, non sono in grado di competere efficacemente con gli stranieri. Hanno bisogno di aiuto da parte dei politici e dei burocrati per conservare il loro reddito. La filosofia mercantilista dice anche che un individuo è ugualmente incapace di comprendere il suo interesse come cliente, e questo è dimostrato dal fatto che egli è disposto a comprare qualcosa prodotto da uno straniero, piuttosto che da qualcuno all’interno dei confini geografici della sua nazione. In altre parole, il cittadino è incompetente. E’ incapace di competere nel mercato mondiale, ed è incapace di giudicare ciò che è veramente bene per lui e la nazione.
Quindi, al fine di superare la totale ignoranza e la debolezza del produttore-cliente Americano, il mercantilista dice che può risolvere il problema lasciando che i politici tassino le importazioni. Questa è una soluzione sicura, ci viene assicurato dai mercantilisti, perché l’obiettivo principale dei politici nella vita è quello di rendere le cose migliori agli elettori. Gli elettori dovrebbero fidarsi delle buone intenzioni dei politici e delle decisioni superbamente informate dei burocrati di ruolo.
Una volta messa in questo modo, nessun conservatore ammetterà di essere un mercantilista. Eppure ogni conservatore che difende i dazi come qualcosa di diverso da tasse che generano entrate è infatti un mercantilista, e per necessità deve accettare la filosofia mercantilista della vita.
I mercantilisti sono statalisti, e così anche ogni conservatore che crede che un dazio possa andare a beneficio dei consumatori e dei lavoratori Americani. Ogni filosofia del mercantilismo è una filosofia di una pistola al ventre di un altro Americano. Ogni idea mercantilistica è una difesa di un’economia composta da una pistola puntata al ventre.
Ho sentito ammetterlo solo da un conservatore. E’ stato ad una cena nel 1976. Ero stato invitato da un uomo che conoscevo e che era nello staff del senatore Jesse Helms. Ero nello staff di Ron Paul. Nel corso della riunione, c’era un uomo che non avevo mai visto prima. Era un idiota. Il gruppo entrò in una discussione sul libero scambio. Ecco cosa disse:

Vi dirò ciò che è il libero scambio. E’ quando io punto la canna della mia .45 alla testa di qualche bifolco e gli dico: “Stiamo per commerciare, e stiamo per commerciare secondo le mie condizioni.”

Il mercantilista non dice all’Americano quello che deve commerciare. Gli dice solo ciò che non può commerciare e con chi non può commerciare. Si tratta di una filosofia negativa di controllo del governo. È controllo mediante la proibizione, non controllo attraverso una costrizione attiva. Non è socialismo. Non è la proprietà statale dei mezzi di produzione. È piuttosto il diritto del governo di puntare una pistola alla pancia di un Americano che vuole commerciare con uno straniero, e di dire che quella persona non ha il diritto di farlo senza pagare al governo pò di soldi. In breve, è estorsione.
Ancora peggio sono le quote. Le quote non forniscono al governo nemmeno il denaro tassato. Le quote trasferiscono tutta la ricchezza estorta ai produttori nazionali di qualsiasi elemento che viene protetto, ovvero viene vietato l’acquisto da parte di venditori situati al di fuori della nazione. L’esempio classico negli Stati Uniti è lo zucchero. Le quote sono modi per sovvenzionare gli agricoltori che coltivano mais e canna da zucchero a scapito degli agricoltori stranieri che coltivano canna da zucchero. Si tratta di coercizione contro tutti quei clienti che preferiscono il sapore dello zucchero a basso costo rispetto al fruttosio.
Le quote sono ottime per i coltivatori di canna da zucchero della Louisiana, che possono vendere il loro prodotto ad un prezzo elevato. Non è un buon affare per i produttori di caramelle. Non è un buon affare per chi ama il sapore dello zucchero. Ma i mercantilisti credono che i politici hanno tutto il diritto di vendere i loro voti ai coltivatori di canna da zucchero ed ai coltivatori di mais a scapito dei gusti personali degli amanti delle caramelle, degli amanti delle bevande gassate, e degli altri consumatori di zucchero. Si tratta di una filosofia di papà zucchero a scapito degli amanti dello zucchero.
Mi rendo conto che i conservatori amanti delle pistole (che io chiamo Hamiltoniani), dei distintivi, dei picchiatori, dei ricercatori di poteri, si risentono per questo. Vogliono essere visti come amanti della libertà. Non sono amanti della libertà, sono amanti della coercizione selettiva. Credono che la violenza minacciata dai burocrati del governo sia un modo superiore di allocare i mezzi di produzione scarsi. Credono nel potere piuttosto che nel volontarismo. Credono nello stato piuttosto che nel libero mercato. Credono nella coercizione piuttosto che nella scelta libera.
Ho avuto a che fare con queste persone per oltre 50 anni. Non cambiano, perché sono davvero amanti del potere. Si fidano davvero dello stato. Non si fidano del libero mercato. Non si fidano dei clienti. Non credono che gli individui dovrebbero avere il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di qualunque ricchezza che possiedono. Si risentono del fatto che altri individui hanno il diritto di prendere le proprie decisioni con il proprio denaro.
Non riescono letteralmente a capire la logica del libero mercato, una volta che si parla del confine invisibile conosciuto come confine nazionale. A quel punto, gettano via tutto quello che dicono di credere riguardo a ciò che avviene all’interno di quei confini. Per loro, la verità è determinata da quel lato di una linea invisibile in cui vivete chiamato confine.
Io credo nel libero scambio. Ecco perché credo che gli stessi principi di proprietà privata e di scambio volontario che esistono all’interno dei confini degli Stati Uniti – città, contee, stati – dovrebbero valere anche per lo scambio volontario attraverso le frontiere degli Stati Uniti. Io credo che l’UPS e la FedEx dovrebbero avere la stessa funzione in tutte le frontiere.
I mercantilisti rifiutano questa prospettiva. Credono nella pistole e nei distintivi, e chiunque mette in discussione la saggezza dei politici e dei burocrati nell’organizzare la produzione per mezzo di pistole e distintivi è antipatriottico.
Il mercantilista dice che lui sa meglio dei proprietari ciò che è bene per gli individui e la nazione. Forse ammette che lui personalmente non lo sa, ma è sicuro che il Congresso lo sappia ed anche i burocrati di ruolo. Insiste sul fatto che il Congresso dovrebbe approvare leggi che consentono ai burocrati di ruolo di decidere chi debba commerciare e in quali termini al di là dei confini della nazione.
Credete nella saggezza e nella natura incorruttibile dei politici e dei burocrati? Allora siete una recluta del mercantilismo. Se la risposta è no, allora non lo siete.
Chiunque promuova un dazio è un mercantilista, a meno che non chieda anche l’abolizione della tassa federale sul reddito e le imposte nazionali sulle vendite. Chiunque promuova le quote di qualsiasi tipo è un mercantilista. Può negarlo. Non può capirlo. Probabilmente non può seguire un argomento basato sul volontarismo. Non crede nel volontarismo. Crede nella saggezza trasmessa da pistole e distintivi.
Il mio consiglio: non fidarsi del suo giudizio.
Non preoccupatevi dei suoi argomenti. Non può seguirli, quindi non dovete farlo nemmeno voi. Non hanno alcun senso. Questo non perché non siete capaci di seguire un ragionamento. Ma perché è lui che non può seguirlo, incluso il proprio, che ha preso da qualche esperto, che, inoltre, non può seguire un ragionamento.
Il capitalismo di libero mercato trasferisce la ricchezza a quei produttori che possano servire meglio i clienti, secondo quanto stabilito dai clienti. I mercantilisti si concentrano sui desideri dei produttori nazionali, non sui desideri dei clienti. Vogliono proteggere i produttori nazionali, quando i produttori stranieri consegnano merci migliori, come stabilito dai clienti. Sono sempre pronti ad usare la violenza dello stato per proteggere i produttori nazionali. Sono stati capitalisti clientelari per 350 anni.
Traduzione per il Portico Dipinto a cura di Johnny Contanti.
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