di Gianni Tirelli

Tutto questo proliferare incessante di beni di ogni tipo, specie e natura, che il Sistema Liberista immette senza sosta sul mercato, è la conferma inopinabile e inconfutabile della loro totale inutilità. Se uno solo di questi beni producesse dei reali, concreti, efficaci vantaggi e benefici alle richieste di aiuto della comunità, renderebbe inutile e superflua la produzione di tutti gli altri, e decadrebbe seduta stante il concetto di “libera concorrenza”. Una libertà che nega l’originale significato etimologico di diritto, ma si ascrive a strumento di raggiro a fine estorsivo, e rinnega ogni forma di autentica civiltà e di società.

La “libera concorrenza”, è quel diabolico meccanismo di mercato che ci da la possibilità di scegliere fra una larga gamma di beni e prodotti, del tutto identici, ben sapendo che il loro livello di qualità e pericolosità, è già ben oltre la soglia della sicurezza sociale. E’ la concorrenza, ciò che oggi dirime la loro commercializzazione e l’acquisto, accomunati dall’intrinseca potenzialità di danneggiare con certezza matematica il consumatore.

 

Con i mezzi di comunicazione e di interazione mediatica sempre più invasivi, il Liberismo da il meglio di se nell’esibire la sua vera indole necrofila e scopo finale. La qualità, la naturalezza e i principi nutritivi delle materie prime, sono stati incredibilmente rimossi e sostituiti da elementi chimici di natura sintetica e cancerogena, e di seguito commercializzati a tambur battente attraverso un’opera di propaganda mistificatrice che induce al loro acquisto, esclusivamente sulla base di una visibilità che il prodotto ottiene, in maniera direttamente proporzionale al numero di Spot che lo pubblicizzano. Una concorrenza di quanto di peggio ci sia in circolazione, che non si attiene più a criteri di eccellenza ascrivibili a un atteggiamento di stampo etico/deontologico del produttore, ma che gioca sull’assenza di qui parametri di riferimento oggettivo e comparativo, necessari, in mancanza dei quali il consumatore non è più in grado di riconoscere le reali qualità e caratteristiche del bene.

 

Dovremmo dunque chiederci (giusto per fare qualche esempio) del perché esistano così tanti tipi di farmaci contro il mal di testa, il bruciore di stomaco, i dolori articolari, e diete, beveroni magici, lassativi, detergenti, ecc.. ecc.., quando ne basterebbe uno solo per ogni necessità, funzionante, così da sbaragliare per sempre dal mercato tutti gli altri. Se questo accadesse, per Liberismo Sistema sarebbe la fine.

 

Ergo, un prodotto valido ed efficiente, che rispetti i presupposti etici, non rientra nelle logiche della concorrenza; diversamente da tutti gli altri di mera natura commerciale, indotti all’acquisto dall’antagonismo e dalla competizione mediatica – un sofisticato e plateale imbroglio, supportato da  slogan pervasivi, a garanzia di un ipotetico prestigioso marchio di fabbrica.

 

Un buon 90% della nostra economia e relativa occupazione, é sopravvissuta fino a oggi, proprio in virtù quel perverso meccanismo che basa la sua sopravvivenza sul commercio sistematico di beni effimeri, inutili e per lo più dannosi – ma che oggi ha i giorni contati.

Supponiamo che io disponga di una certa cifra X, ed intenda entrare nel mondo degli affari per rendere produttivo il mio capitale e ricavarne profitti. Come primo atto, commissionerò ad una agenzia specializzata “un’indagine di mercato”, che mi soddisfi l’esigenza di capire verso quali beni la domanda della massa è orientata.

A questo punto deciderò quale bene produrre, in base ad una semplificazione che tiene conto dei costi di produzione e distribuzione, e di alcune caratteristiche in linea con le mie competenze e visione delle cose.

Quantificando in 100 il mio capitale da investire, ne destinerò una quota (1%) per i costi relativi alla produzione del bene, mentre le 99 restanti (quasi l’intera somma), le disporrò per una massiccia campagna pubblicitaria capitanata da un accattivante slogan che miri dritto al cervello del branco di allocchi.

In questo modo, creo un bisogno che non esiste, o meglio che non esisteva, in ragione di un condizionamento indotto da un’opera di suggestione subliminale e di persuasione forzata. Un gioco da ragazzi!!

In realtà, il bene da me prodotto non serve a nulla: non è di nessuna utilità: ne al singolo ne alla società! E’ uno fra le migliaia di prodotti esposti in bella vista sugli scaffali di qualsiasi supermercato, per lo più dannosi alla salute e all’economia famigliare. Potrei chiamarlo, Danacol, Actimel, Bifidus Essensis Acti Regularis, o qualcosa che faccia “snellire dormendo” dal nome  “Somatoline Cosmetic”!

Un buon 90% della nostra economia e relativa occupazione, é sopravvissuta fino a oggi, proprio in virtù quel perverso meccanismo che basa la sua sopravvivenza sul commercio sistematico di beni effimeri, inutili e per lo più dannosi – ma oggi ha i giorni contati. Una ulteriore, drastica e inevitabile contrazione dei consumi, costringerà migliaia di fabbriche a chiudere i battenti lasciando per strada milioni di lavoratori che, per causa di forza maggiore, si dovranno astenere da ogni consumo che non sia vitale. E’ il cane che si morde la coda – una trappola che non ci concede vie d’uscita – un Sistema cialtrone che si avvita su se stesso e non prevede altra soluzione che non sia il suo azzeramento.

Per tanto, non c’è proprio più nulla di che meravigliarsi ne tanto meno allarmarsi guardando i dati relativi alla disoccupazione.

Sarà sempre peggio, visto che sempre di più la gente ridurrà i suoi bisogni all’essenziale. E non solo per motivi di risparmio, ma perché è finalmente consapevole di quanto insensato sia tutto questo consumismo selvaggio e senza regole, causa di disparità sociale e deriva morale – un meccanismo di auto/distruzione.

Produrre e consumare cose inutili e nocive, per tenere in piedi questo Sistema di aria fritta, si pone a paradigma di un’umanità miserabile, svuotata di ogni suo vero contenuto etico, e motivo di esistere. Passeremo alla storia come “la civiltà degli imbecilli” per essere ridicolizzati e sfottuti nei secoli e i secoli a venire.

L’occupazione derivante da un lavoro che si basa sulla produzione di beni voluttuari, è precaria per definizione. Esaurito l’effetto della carica propagandistica ingannevole, che codificava questi beni come utili e necessari (sinonimo di progresso e di benessere), i consumatori si asterranno dall’acquistarli anteponendo, per priorità, quelli essenziali e primari. E questo è ciò che sta accadendo!

Questo meccanismo perverso che da quasi mezzo secolo é stato in grado di raggirare il buon senso dei cittadini, alterandone la consapevolezza, oggi si è bloccato, inceppato – è grippato!

La gente comune che è stata costretta dalla “Crisi” ha ridimensionare drasticamente il suo tenore di vita riducendo tutto all’essenziale, ha finalmente, forzatamente compreso (anche se fuori tempo massimo), che tutta quella lunga lista di beni, che un tempo acquistava sulla spinta di falsi bisogni indotti dal plagio mediatico, in realtà non sono di alcuna utilità.

E’ tempo di fare di necessità virtù – imbracciare la zappa e cominciare a faticare!

Un’occupazione sicura, salutare e onorevole.

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=16060

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