Di  londonpiotr

 Il mese scorso è stato un mese di intensa attività relativamente al gasdotto TAPI. Si sono infatti tenute presentazioni del progetto in varie città (Singapore, New York, Londra) che hanno riscosso favorevoli apprezzamenti da parte dei possibili investitori.

Tuttavia l’interesse mostrato dalle compagnie petrolifere potrebbe risultare problematico, soprattutto ai fini della realizzazione del gasdotto, del quale il Pakistan, causa incremento della domanda interna, ha notevole bisogno. E’ infatti emerso che le compagnie presenti alle presentazioni, alle quali partecipavano anche rappresentanti governativi dei paesi coinvolti nel progetto TAPI, sono interessate ad investire nel gasdotto a patto che il Turkmenistan conceda lo sfruttamento del giacimento di Yolotan-Osman. E questo è un problema, in quanto la legislazione turkmena non prevede che compagnie straniere possano avere diritti d’estrazione e sfruttamento del sottosuolo.

Il diktat, che in fondo di questo si tratta, si scontra con la “volontà di potenza” turkmena ed il suo rifiuto verso qualunque forma di ingerenza nella sua politica interna. Ma soprattutto si scontra con i piani di sviluppo energetico del Pakistan. Infatti lo stallo, e conseguente ritardo nella realizzazione del TAPI, che deriverebbe dal “mostrar di muscoli” tra Asghabad ed il resto del mondo metterebbe in seria difficoltà Islamabad. Il Pakistan ha infatti una crescente domanda energetica che spinge il paese alla partecipazione in diversi progetti come appunto il TAPI e l’IP (Iran-Pakistan) pipeline, ad aumentare le trivellazioni del suolo per la ricerca di nuovi giacimenti (ne sono stati trovati 38 negli ultimi anni) ed addirittura ad acquistare i diritti di sfruttamento di uno shale gas field (un giacimento di gas derivato dall’argilla) negli Stati Uniti, paese con il quale i rapporti non sono del tutto privi di tensioni. Se poi consideriamo la situazione dell’Afghanistan, vero punto debole del progetto, e la mancanza di accordi tra questi ed il Turkmenistan, si possono capire le preoccupazioni pakistane.

La vicenda mette in luce ancora una volta come l’Asia Centrale sia un perno della geopolitica energetica. Anche un recente studio di Wood Mackenzie, una delle più importanti compagnie di analisi e consulenza del settore energetico, ha messo in luce come i giacimenti centroasiatici siano di importanza fondamentale. Dallo studio pubblicato emerge anche come tali paesi guardino sempre più all’Asia (nonostante la Cina non voglia diventare troppo dipendente da un singolo fornitore) e meno ad un occidente sempre più in crisi. A riprova di tale interesse si possono citare i recenti accordi di collaborazione tra la kazaka KazMunaiGaz e la vietnamita PetroVietnam o l’uzbeka Uzbekneftegaz e la coreana Daewoo.

Tornando al TAPI sembra quindi che le politiche turkmene, desiderose solo di trarre il massimo profitto da ogni situazione mettono in seria difficoltà i possibili ”clienti” costringendo la Russia a difficili scelte di campo. Se da un lato Mosca ha interesse geopolitico nell’impedire una penetrazione occidentale, in particolar modo americana, in un’area che ritiene di sua “competenza”, dall’altro non ha certo interesse economico al perdurare della crisi europea, e per l’uscita dalla crisi i giacimenti centroasiatici sembrano avere un’importanza di primo piano.

I destini della Russia e dell’ Unione Europea sembrano essere sempre più legati…

Dati tratti da http://www.naturalgasasia.com/

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