Uh-oh. Adesso che qualcuno si è alleggerito dal pattume obbligazionario, parcheggiandolo alla BCE, inizia a contorcersi vistosamente. Leggiamo dal WSJ:

“UniCredit Perde Appetito per i Bond Italiani — UniCredit SpA ha registrato un risultato migliore del previsto con un aumento netto degli utili nel primo trimestre, soprattutto grazie ad acquisti dei suoi stessi bond, in un primo segno che la recente iniezione di liquidità della Banca Centrale Europea sta aiutando gli istituti di credito Italiani a puntellare i propri bilanci. Ma il capo della seconda più grande banca d’Italia per valore di mercato ha segnalato che l’istituto di credito placherà i suoi acquisti in termini di debito Italiano, complicando potenzialmente lo sforzo del governo di contenere i costi di finanziamento della propria montagna di debiti.”

Il debito è insostenibile, per questo urgono tassi d’interesse più alti. Ecco, questa è una corsa agli sportelli del Tesoro. I prestiti non vengono rinnovati, segnalando l’inaffidabilità del mutuatario. Si sta correndo verso l’ulteriore accentramento del potere per calciare un barattolo diventato enorme ormai, ecco perché tra le notizie viene mandata avanti sempre con più veemenza la panacea degli Eurobond. Ma non per questo il Grande Default sarà evitato; sarà ancora una volta rimandato. Ma il dolore aumenterà. Piazzate le vostre scommesse.

 

di Michael D. Tanner [1]
Sulla scia delle elezioni Francesi e Greche dello scorso fine settimana, la reazione contro l’austerità Europea è ora in pieno svolgimento. Nel frattempo, negli Stati Uniti, i sostenitori del big government stanno insistendo sul fatto che la debacle Europea dimostra che dobbiamo invertire i nostri sforzi per ridurre debito e deficit. Dopo tutto, scrive Paul Krugman sul New York Times “le affermazioni per cui tagliare la spesa pubblica incoraggerebbe in qualche modo i consumatori e le imprese a spendere di più è stata ineluttabilmente confutata dall’esperienza degli ultimi due anni.”

Data la continua crescita lenta in Europa, il professor Krugman potrebbe aver ragione — se ci fosse davvero stata austerità in Europa negli ultimi due anni.

E’ vero che l’Europa non è stata impegnata nello stesso tipo di enorme spesa Keynesiana che ha caratterizzato, per esempio, il pacchetto di stimolo di Obama. Beh, questo non è universalmente vero. Il Portogallo ha provato la propria versione di stimolo della spesa: ha pompato più di €2.2 miliardi nell’economia Portoghese nel 2009, 1.25% del suo PIL. Il risultato è stata una crescita economica negativa, mentre la disoccupazione è aumentata di circa 3 milioni di lavoratori Portoghesi. Recentemente, il ministro delle finanze di questo paese ha detto al New York Times che “se non avesse cambiato le cose, sarebbero potute andare anche peggio.”

Allo stesso tempo, il resto d’Europa non stava affatto “smantellando” il welfare state, come sostiene Eugene Robinson del Washington Post. Naturalmente, dato che un governo medio UE consuma più della metà del PIL di un paese, un pò di smantellamento potrebbe essere all’ordine del giorno. Ma finora, i governi Europei non hanno nemmeno voluto prendere un coltellino per il welfare, per non parlare di una scure.

In Francia, ad esempio, la cosiddetta austerità è stata in gran parte composta da aumenti delle tasse. C’era una sovrattassa del 3% sui redditi superiori a €500,000, un incremento di un punto percentuale sull’aliquota massima dell’imposta marginale (dal 40 al 41%), e la fine dell’indicizzazione automatica dei scaglioni d’imposta per le eredità, la ricchezza e le imposte sul reddito. C’era anche un 5% di aumento sulle imposte sul reddito delle società per imprese con un fatturato di oltre €250 milioni, così come un aumento nelle plusvalenze fiscali, e la chiusura di diverse agevolazioni fiscali aziendali. E anche se la maggior parte di questi aumenti fiscali miravano ai ricchi, la classe media non ne era esente. C’è stato un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) e delle accise su tabacco e alcol.

Questo è un ordine del giorno che dovrebbe allietare il cuore di qualsiasi zelota dell’aumento delle tasse — o anche Paul Krugman.

È vero, ci sono state alcune riforme sui diritti all’assistenza e riduzioni di spesa. Ma non sono ancora realmente venuti in essere. Ad esempio, la Francia aumenterà l’età pensionabile da 60 a 62 anni, ma non prima del 2017! Verrebbe messo anche un tetto alla spesa sanitaria del governo, a partire dal prossimo anno. E’ un pò difficile, quindi, dedurre se si tratta dei tagli al bilancio che possono o non possono accadere un giorno in futuro rispetto ad un aumento delle tasse oggi, che hanno rallentato la crescita economica Francese.

Oppure prendete la Gran Bretagna, dove la coalizione Tory-Liberal ha recentemente subito una sonora sconfitta alle elezioni locali, in parte come reazione alle cosiddette misure di austerità. Tra le prime misure “d’austerità” del governo Cameron c’era quella di aumentare l’imposta sul reddito personale al 50% per coloro che guadagnano più di £150,000 l’anno. Tale misura è riuscita a far diminuire effettivamente il gettito fiscale per £509 milioni. Il Regno Unito ha tagliato le buste paga del governo ed alcuni programmi del governo, ma la spesa del governo Britannico continua a consumare più del 49% del PIL. La spesa pubblica è in realtà aumentata di £59.2 miliardi dal 2009 al 2011.

Altri paesi Europei hanno adottato lo stesso approccio: aumenti delle tasse oggi (soprattutto) per i ricchi e promesse di piccoli tagli ai benefici in un futuro buio e lontano. La Spagna ha imposto una “tassa sulla ricchezza” sui cittadini con €700,000 di patrimonio, ed una tassa sul reddito del 7% su quelli che guadagnano più di €300,000 l’anno; anche le tasse sulle plusvalenze sono state aumentate. L’Italia ha imposto una “Tassa di Solidarietà” del 3% su tutti i contribuenti che guadagnano più di €300,000. La Grecia ha aumentato le tasse di quasi il doppio di quanto ha tagliato la spesa, compresa una sovrattassa del 5% sulla ricchi. L’IVA è stata aumentata quasi ovunque. E carburante, l’alcol e il tabacco sono stati anche gli obiettivi principali fiscali.

Non dovrebbe essere una sorpresa che tutte queste nuove tasse, combinate con la mancanza di un contenimento delle spese, abbiano minacciato di gettare l’Europa di nuovo in una doppia recessione. C’è da stupirsi che gli elettori Francesi, Greci ed Inglesi erano ansiosi di “buttare fuori i fannulloni”?

Aspettate, questo suona familiare. Aumenti delle tasse ai ricchi accompagnati da vaghe promesse future di contenimenti della spesa, pur rifiutando di ristrutturare i programmi di diritto all’assistenza. Che suona un pò come … Barack Obama.

Forse gli Stati Uniti possono imparare qualcosa dall’Europa, dopo tutto.


Traduzione per il Portico Dipinto a cura di Johnny Contanti.

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