Di S. Kahani

Ali Abdullah Saleh, per trent’anni signore assoluto dello Yemen (prima solo del Nord, poi dopo il suo attacco a tradimento anche di quello del Sud), ‘macellaio di Sanaa’, proconsole imperiale della Casa Bianca, di Riyadh e di Tel Aviv ha lasciato (forse definitivamente) il Medio Oriente dopo essere fuggito dalla capitale del suo ex-feudo in Oman e si é rifugiato negli Usa, dove spera di trovare accoglienza e asilo. Infatti, nonostante tutte le pretese dei comunicati stampa che ossessivamente ripetono come questa dovrebbe essere “solo una visita temporanea per motivi clinici”, molti sono gli osservatori che ritengono che Saleh non tornerà mai più in patria.

Come potrebbe del resto? Odiato e inviso come pochi altri, ha ricevuto nelle ultime settimane la prova definitiva di come i suoi cittadini non siano affatto disposti a concedergli quella impunità esplicitamente invocata dall’accordo per il “passaggio di poteri” stilato dal Consiglio delle monarchie arabe del Golfo Persico, e anzi, in queste stesse ore tutti i cittadini che prima dimostravano per la sua rimozione adesso stanno invocando la sua estradizione e restituzione allo Yemen affinché possa processarlo per i suoi innumerevoli crimini.

Anche per questo il Governo del “nobel per la pace” Obama ha subito specificato che “per tutto il periodo che trascorrerà negli Usa” Saleh sarà protetto da immunità diplomatica, di che genere poi non si sa visto che, ufficialmente, Saleh non ricopre più alcuna carica ufficiale in Yemen e sarebbe quindi equiparabile a un privato cittadino. Ma si sa, nel ‘paese della democrazia’ (per chi ci crede!) la differenza fra gli alti e nobili principi ampollosamente enunciati nella Costituzione e la realtà dei fatti é vasta e sconfortante…

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