Di  barbaranotav

L’Italia è sicuramente tra i paesi più anomali e controversi che ci siano. Spesso ho l’impressione che chi legifera abbia in mente la tutela e legalizzazione dei princìpi del far west. Insomma, la legge del più forte, ratificata da organi “democratici”.
Capita quindi che si possa uccidere 386 persone per mezzo dell’inquinamento e che tale diritto sia non solo rivendicato dal “padrone” ma anche dalle stesse vittime. La famiglia Riva, proprietaria dell’acciaieria Ilva di Taranto si è resa responsabile dell’assassinio di 386 persone. La procura apre un fascicolo, a dire il vero anche tardivo ma coraggioso allo stesso tempo.
Invece di esultare per una delle rare occasioni in cui il diritto alla vita ed alla salute viene fatto rispettare partono le accuse di “lesa maestà” contro la procura che viene subito messa in croce.Vengono mobilitati gli operai e i “servi sciocchi” dei sindacati, così tanto restii a muoversi da quando si è insediato al governo Monti “il cancella diritti”.
Ferrante, presidente dell’Iva si lagna in conferenza stampa per la spesa dell’adeguamento degli impianti. Migliorare le emissioni costerà, così come il monitoraggio. Clini già “offrì” il nostro denaro, 336 MILIONI di euro per una presunta bonifica.
Nel mondo dei comuni mortali, i titolari di un bar piuttosto che di un banco al mercato, quando vengono trovati inadempienti o fuori norma o riconosciuti responsabile di un

comportamento dannoso vengono multati e interdetti dal continuare l’attività fino a che non abbiano posto rimedio all’irregolarità riscontrata. A PROPRIE SPESE. Nel reame del far west, dove comanda il più brutale non è così.

Ora mi chiedo, ma se io, o chiunque altro semplice cittadino, uccidesse 386 persone in 13 anni, come si comporterebbe la stampa, l’opinione pubblica, la magistratura? Inutile rispondere, lo sappiamo. Quando assistiamo ad un delitto ad esempio commesso per rapina, per mafia, per vendetta personale, siamo o no arrabbiati e sdegnati? Assistiamo abitualmente a giorni e giorni di cronaca dettagliata sui vari delitti eclatanti o efferati,  volti ad aumentare nelle persone la repulsione verso l’omicidio. Ora, perché se c’è di mezzo uno stabilimento invece L’OMICIDIO PLURIMO REITERATO DIVENTA LECITO? Così come diventa un diritto inalienabile attaccare la procura che, si da il caso, in virtù del diritto alla salute sancito dalla Costituzione interviene una volta tanto per farlo rispettare? Come si può mancare di rispetto verso i familiari delle 386 persone e dei malati che soffrono a causa dell’Ilva? Da quando in qua il diritto al lavoro cancella il diritto alla salute CONCEDENDO DI APPROPRIARSI DI VITE ALTRUI?  Si intervistano le famiglie delle vittime, i loro amici, le loro abitudini quando i media “scelgono” un episodio criminale atroce. I familiari delle vittime dell’Ilva non le ho viste apparire in Tv, così come è stato per i familiari delle vittime dell’amianto. Le vittime devono rimanere occultate, nell’ombra, come “effetti collaterali” di una guerra. Nel regno del war west, vi sono a quanto pare, morti giustificabili, approvando di buon grado una disgustosa quanto vigliacca DISCRIMINAZIONE.
Raramente il diritto al lavoro è stato tutelato come nel caso in questione, fino anche al punto di permettere di ricattare. Se l’Ilva chiude, ne risenterianno anche gli altri stabilimenti, sostiene Ferrante. I politicanti in perenne caccia di voti, anche sotto il regime Monti, come loro uso tirano un colpo al cerchio ed uno alla botte. Alcuni carezzano la fantasia di coniugare all’interno dell’Ilva il diritto alla salute con i posti di lavoro. Ci spieghino come un’acciaieria possa operare evitando di emettere pcb, diossine ed altri composti che, per chi ancora non lo avesse capito, SONO LETALI e trovo davvero squallido e meschino mestare nel torbido come stanno facendo sindacati e politicanti. Guai a ripensare la produzione, alla riconversione, al risparmio delle risorse e loro riciclo. Sono solo “deliri ambientalisti”.
E’ curioso come si tuteli il diritto al lavoro nel nostro paese. Se una fabbrica chiude per delocalizzare e rivendere i propri prodotti qui è lecito, anche se lascia sulla strada lavoratori e famiglie. La globalizzazione è un bene, ci ripetono. Se le aziende falliscono perché impossibilitate a concorrere e sopravvire con prezzi “cinesi”, lasciando sulla strada lavoratori e famiglie è lecito. La concorrenza è indispensabile, ci dicono. Se le imprese muoiono per impossibilità di accesso al credito, lasciano a casa lavoratori, compromettendo il tenore di vita della famiglia è lecito. E’ un esercito di persone al quale VIENE NEGATO IL DIRITTO AL LAVORO. Eppure nessuno si è mai arrabbiato, tantomeno mobilitato. E’ un esercito di persone che non riesce a sopravvivere in una nazione senza welfare, ma con un costo della vita stile Svezia e con la più alta pressione fiscale al mondo. E’ così che si diventa facile preda di Equitalia.
Le cartelle ed i sequestri di Equitalia mietono vittime nella più totale censura della stampa e con il plauso della cosiddetta “società civile” devota all’istituto per la nobile missione di perseguire gli evasori. A detta di questi benpensanti poco avvezzi a combattere per la pagnotta (ricordarsi le parole del Bersani incredulo del basso reddito degli italiani), l’evasore è un mostro che ha lucrato usurpando denari che altrimenti sarebbero stati impiegati “per la collettività”. Chi ragiona in questi termini non ha bene in mente cosa sia il fisco, l’entità della pressione fiscale ed i metodi Equitalia che nemmeno un ganster di periferia oserebbe adoperare. Ad Equitalia è stato concesso il potere di emettere sentenze di morte e guai osare associare quest’ente alla parola suicidi. Si viene additati come terroristi, istigatori alla violenza ed a delinquere. Così, due coniugi di Teramo si sono tolti la vita, ultimi di una INFINITA SERIE di esistenze spezzate, preoccupati per il figlio al quale Equitalia ha derubato tutto. Certo, ne ha facoltà. A norma di legge, quella del far west. E’ così, che in Italia si punta all’economia reale, per usare le parole di Monti.
Rovinano le famiglie, tranciano di netto l’esistenza delle persone privandole di ogni mezzo necessario per poter sperare di rincominciare e, magari per ripianare i debiti. QUESTI SCIACALLI OSANO DIFENDERSI e chiedono di non essere citati quando vengono riferiti casi di suicidio, pur essendone essi stessi la causa. Una sola procura, putroppo chissà in quale clima intimidatorio, ha coraggiosamente aperto un fascicolo per istigazione al suicidioper la morte di Giuseppe Campaniello. Come nel medioevo, essere debitori è considerato ormai il peggiore tra i reati, mi chiedo quando sarà punibile con la reclusione ed i lavori forzati (mica potrà essere un peso anche da carcerato no?).
Vi sono poi dei casi nei quali, chi si difende da tentativi di furto subiti più volte, rapine a mano armata, minacce con esito mortale per l’aggressore viene condannato senza attenuanti. Non viene garantito il diritto all’autodifesa,  viene completamente soppresso e la vittima si trasforma in spietato assassino. Poco importa se spesso violata al proprio domicilio o nel luogo di esercizio della sua attività.
C’è omicidio ed omicidio, l’abbiamo capito.
Un paese civile, basato sul diritto alla vita, NON SI COSTRINGEREBBE il propio popolo a scegliere se morire DI LAVORO o DI FAME.

Piombo nelle urine degli abitanti di Taranto. Ilva verso il sequestro

 Ilva di Taranto: meglio morire di cancro o di fame? di Paolo Ermani su Il Cambiamento
Ilva: tutela dell’ambiente e posti di lavoro di Fabio Balocco sul Fatto Quotidiano
Ilva chiusa: un futuro senza tumori di Loredana Russo dal blog di Gianni Lannes
(dedicato a chi si fida delle fantomatiche bonifiche)
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