Di Alessio Bava

 

“Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito.” Recitava così un antico proverbio cinese.

Nulla è cambiato. Lo sciocco guarda ancora il dito, con la differenza che ora, il suddetto sciocco, ha anche la presunzione di deridere e infamare chi cerca di scostare le grinfie di coloro che coprono la luna, per mirarne almeno qualche spicchio. La “luna” è la nostra sovranità, su cui mettono le mani non chi la vuole proteggere, ma chi la vuole spezzare in tanti spicchi, così da assaporarla meglio. Gli sciocchi nel nostro caso sono coloro che credono alla buona fede del dito che indicano la via per uscire dall’oscurità. In realtà il dito della troika UE-BCE-FMI porta dritti all’inferno, senza passare dal via. Chiedete all’Islanda, all’Argentina di cosa ne pensano delle “riforme strutturali” (che poi corrispondono perlopiù a privatizzazioni e a tagli dello stato sociale) e dove l’hanno condotti. Loro almeno alla fine sono riusciti a trovare la “luce”, a salvaguardare meglio di noi la loro “luna”. C’è chi invece non ha avuto la stessa “fortuna”, o meglio audacia, rimanendo impantanato nel shock teraphy del neoliberismo. Negli anni ’90 i primi a sperimentarne gli effetti furono i paesi ex-socialisti, la cui integrazione fu de facto una brutale annessione al sistema capitalistico di marca americana, che portò, come hanno dovuto constatare anche le organizzazioni internazionali, a morte e miseria, con la perdita di ogni garanzia socio-economica, che ha ridotto la speranza di vita in tali paesi. La chiamano integrazione. Come quella europea, un po’ meno shock, poiché l’impianto capitalistico su cui agire non andava sradicato, bensì ridimensionato. L’industria di stato andava demolita in favore delle multinazionali straniere, soprattutto in paesi come l’Italia, dove vi era una tradizione statale di lungo corso. Così hanno pensato di commissionare per tale compito la sedicente sinistra italiana, che dal ’92 in poi ha svenduto grandi pezzi di sovranità, a prezzo di saldo, alle multinazionali straniere. Pare paradossale che la sinistra nostrana sia riuscita a compiere più privatizzazioni della destra liberista stessa, eppure è così. Ne abbiamo più volte enunciato le dinamiche e i motivi di questo capovolgimento. Questo non per difendere Berlusconi, ridotto ormai a controfigura di se stesso, inetto e inadatto, che ha dimostrato tutta la sua viltà, come nella questione libica, e, pur dichiarandosi vittima, non ha saputo mai passare ad una controffensiva. Sia chiaro però che è inviso alla stampa internazionale liberista (The Economist, Financial Times, New York Times ecc…) non tanto perchè ha perso il controllo della situazione, perchè non è riuscito a risanare l’economia italiana o altro, bensì perchè, come disse Marco Travaglio, un altro liberista idolo dei sinistroidi, Berlusconi “non ha privatizzato neanche un canile”. Non si faccia l’errore di sopravvalutare la sua figura però, considero l’anomalia della parabola berlusconiana parte delle tattiche d’oltreoceano, che ora non confidano più in lui, non potendo garantire totale ubbidienza e costanza. Piuttosto dobbiamo preoccuparci del post-Berlusconi, perchè torneranno a galla tutti quei infidi invertebrati della “sinistra”, che spalancheranno le porte al dominio di BCE e FMI. Se hanno levato qualche voce di dissenso verso il “monitoraggio” del FMI è solo perchè non è stato chiesto da loro, ma da Berlusconi, quindi è male a priori. Siamo sempre più indirizzati verso quel destino che pare prossimo alla Grecia, nel senso che finiremo ancor più direttamente nelle fauci degli sciacalli della BCE, del FMI, della Goldman Sachs. Il primo ministro greco Papandreou s’è dimesso, dopo le pressioni subite a seguito della proposta del referendum (lo stesso mezzo democratico che fu usato da Islanda e Argentina). Per la guida del governo tecnico di “unità nazionale” parlano di Papademos, ex vicepresidente della BCE e governato della Banca di Grecia, nonché fautore dell’entrata della Grecia nell’euro. Continuerà quindi il futuro di lacrime e sangue per la nazione ellenica. Analogamente, se Berlusconi si dimettesse a noi toccherebbe, presumibilmente un governo tecnico guidato da personaggi come Mario Monti, l’aguzzino della Commissione Europea e della Goldman Sachs, che è ben peggio dell’attuale inerzia del governo. Tutto questo con la santa benedizione della sinistra, dedita all’antiberlusconismo militante, ossia alla malattia infantile del sinistrismo. Questi “governi di larghe intese” sono l’equivalente di un colpo di stato finanziario; sono veri e propri governi di irresponsabilità nazionale, che, come già ribadito diverse volte, fanno gli interessi dei poteri forti internazionali. La guerra di Libia si è combattuta con i bombardamenti aerei, quella d’Italia con bombardamenti finanziari. Rientra tutto nella lotta per la conservazione dell’egemonia statunitense.

L’Europa di Maastricht e di Lisbona assomiglia alla Confederazione Germanica, imposta dalla Restaurazione e sappiamo tutti l’ingloriosa fine che fece, come tutto ciò che è decretato a tavolino. Questa Europa s’atteggia a Stato federale, che dal centro dispone e impone le direttive per la politica economica ed estera degli stati membri periferici. Diventa, dunque, sempre più il sogno realizzato di certi europeisti intransigenti, peccato però che questi Stati Uniti d’Europa siano subordinati e vincolati agli altri Stati Uniti, quelli d’America. La sovranità è relegata all’ambito sovranazionale, ragion per cui non ha più senso parlare di democrazia e di esercizio della sovranità. Non è un caso che i referendum, definiti come l’unica espressione rimasta di democrazia diretta, o degenerano in plebisciti, o sono osteggiati aspramente dall’Unione Europea, o meglio Francia e Germania, e dagli USA. Ma d’altro canto la democrazia oramai è un feticcio, bisogna aggiornarci! La tecnocrazia finanziaria è l’ultima frontiera. Lo Stato sovrano è il passato, il debito sovrano è il futuro!

Da Conflitti e Strategie

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