Anche se il cosiddetto “Esercito libero siriano” non è una singola entità omogenea, ma consiste, invece, in una serie di differenti bande multicolori di uomini armati, è possibile distinguere un modello ideologico e religioso. La maggior parte di questi mercenari e dei combattenti volontari sono motivati dal fanatismo wahhabita, sia nella forma pura espressa da Al-Qaida, che nella forma annacquata e pragmatica sposata dalla Fratellanza Musulmana. Il wahhabismo è caratterizzato da una violenta ostilità verso la corrente principale dell’Islam sunnita, in particolare il sufismo, e verso lo sciismo. L’influenza del wahhabismo tra le fila del cosiddetto “Esercito libero siriano” è dimostrata dal nome adattato da una delle brigate, la brigata Yazid ibn Muawiya. Yazid ibn Muawiya era un tiranno che ha perseguitato e ucciso la famiglia del Profeta Muhammad, tra cui l’Imam Hussein, nipote prediletto, che fu ucciso nella pianura di Karbala, in Iraq. Yazid è condannato e maledetto sia dai sunniti, che dagli sciiti, ma i wahhabiti hanno un atteggiamento piuttosto favorevole verso di lui, dato che lo vedono come il sovrano legittimo dello “Stato islamico”, quindi, un precursore del re dell’Arabia Saudita. Non solo. Dal momento che l’Imam Hussein è molto venerato dagli sciiti e la sua tragica morte è da loro ricordata ogni anno, in emotive cerimonie funebri, i wahhabiti, che odiano gli sciiti più di ogni altra cosa, sembra che elevino Yazid, il killer di Hussein, per ferire i loro sentimenti. Questo tipo di “islamofobia”, diretta verso gli sciiti, è tipico dei wahhabiti. Questo è solo un esempio, fra i tanti, di odio anti-sciita, o sciismofobia, espresso dal cosiddetto “Esercito libero siriano”. Tra i wahhabiti, il conflitto in Siria è una guerra di religione tra “veri credenti”, cioè i wahhabiti, e gli “infedeli”, cioè gli sciiti, in particolare gli alawiti. Ma la loro ostilità non si limita agli sciiti, ma, come abbiamo già detto, comprende anche la corrente principale e tradizionale sunnita e i cristiani. L’istituzione religiosa dell’Arabia Saudita, uno stato wahhabita, ha pubblicamente invocato la “jihad” contro il governo siriano e chi collabora con esso. Gli sciiti, per lo più alawiti, sono stati attaccati dagli insorti in varie occasioni e per nessun altro motivo che per le loro credenze. Delle chiese sono state rase al suolo. I sacerdoti giustiziati. Imam appartenenti alla corrente principale sunnita uccisi. Il modo in cui il cosiddetto “Esercito libero siriano” tratta i colleghi siriani appartenenti ad altre religioni, mostra chiaramente che non è un esercito siriano nel vero senso della parola. Esso non mostra alcun sentimento di solidarietà verso il popolo siriano, nella loro veste di siriani e, apparentemente, non si considerano parte della multireligiosa nazione siriana. La loro unica fedeltà sembra essere verso la setta wahhabita e verso i suoi sacerdoti in Arabia Saudita. Il cosiddetto “Esercito libero siriano” rappresenta, quindi, solo una piccola minoranza all’interno della Siria. Invece di confrontarlo con un esercito di liberazione suggerisco che, al fine di una migliore comprensione della materia, dovrebbe essere paragonato a una milizia fanatica e “religiosamente razzista”, come il Ku Klux Klan. Allo stesso modo in cui il Klan lincia i neri, il cosiddetto “Esercito libero siriano” lincia persone di altre fedi. Interi quartieri cristiani sono stati ripuliti prima che il vero esercito siriano ha liberato Homs. Il cosiddetto “Esercito libero siriano” non si interessa minimamente per il benessere del popolo siriano. Se così fosse, avrebbero smesso di combattere all’annuncio delle riforme. Continuano a lottare perché il loro obiettivo non è né la libertà, né le riforme, né la democrazia, né i diritti umani. Essi stanno combattendo una guerra puramente religiosa contro chiunque essi ritengono “eretico” o “infedele”, cioè i non-wahhabiti. Nel suo ultimo rapporto, Human Rights Watch include testimoni che parlano di atrocità derivanti da animosità settaria contro gli sciiti, alawiti in particolare. In un episodio particolarmente macabro, un residente alawita di Homs ha detto al gruppo dei diritti che, i membri di una gang armata, sono entrati nel suo quartiere il 23 gennaio e hanno preso i suoi genitori anziani dalla casa di famiglia. Il capobanda prima ha chiesto del denaro, ma i genitori dell’uomo sono stati trovati morti e i loro corpi visualizzati in un video su YouTube. Afferma il rapporto: “Questo è un crimine confessionale”. Il figlio, identificato solo come Marwan, ha detto a Human Rights Watch: “Mio padre non aveva nulla a che fare con il governo”. Questa è solo la punta dell’iceberg. Gli insorti in Siria, ha detto Human Rights Watch, hanno commesso “gravi violazioni dei diritti umani”, tra cui rapimenti e torture e esecuzioni documentate di personale di sicurezza e civili. Questo non è il comportamento che ci si aspetterebbe da un “esercito di liberazione” che agisce per “proteggere i civili”. I combattenti wahhabiti non vogliono una Siria più democratica. Se lo volessero, avrebbero deposto le armi e aderito al processo politico. Vogliono creare una ossessionante “utopia” wahhabita come l’Afghanistan sotto i talebani o la Somalia con al-Shahab. Le dittature wahhabite dell’Arabia Saudita e del Qatar sono saldamente impostate per aiutarli a raggiungere il loro obiettivo. Denaro e armi vengono riversati in Siria. Il cosiddetto “Esercito libero siriano” non è
altro che un esercito di occupazione, non diverso dall’esercito sionista in Palestina, motivato dalla ideologia wahhabita dell’Arabia Saudita e dal servire gli interessi delle potenze straniere.

Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://alazerius.wordpress.com/2012/03/26/the-so-called-free-syrian-army-is-an-army-of-occupation/
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