Vladislav Surkov è il consigliere personale di Vladimir Putin sui rapporti con Abkhazia, Ossezia del Sud ed Ucraina. A lui sarebbe da ricondurre la definizione di “guerra non lineare”: una complessa tecnica di manipolazione mediatica e finanziaria che mira a creare un sistema talmente confuso a cui è difficilissimo opporsi proprio perché del tutto indefinibile.

Ma il concetto potrebbe essere esteso sino ad includere le strategie militari, la cibernetica e l’intelligence.
La teoria di Surkov di guerra non lineare applicata all’economia, trova fondamento nelle sanzioni comminate alla Repubblica Islamica, le quali hanno prodotto il crollo del valore della moneta iraniana nei confronti delle valute straniere. La popolazione versa in condizioni precarie ed in particolare 15 milioni di cittadini, circa il 20%, vivono sotto la soglia di povertà. Le restrizioni imposte all’Iran hanno coinvolto indirettamente anche settori vitali quali il servizio sanitario ed il trasporto aereo, infatti scarseggiano i farmaci ed è stato inibito non solo l’acquisto di aerei civili, ma anche di parti di ricambio. La mancata esportazione di gas naturale, acciaio e rame ha creato l’imprevedibile effetto collaterale dell’inquinamento dell’aria. La causa è generata dalla necessaria trasformazione delle strutture chimiche in raffinerie per il petrolio. Il prodotto che viene ricavato non solo è di qualità scadente, ma è pieno di sostanze inquinanti che contengono il 3% di prodotti cancerogeni. Gli abitanti sono costretti a proteggersi con mascherine o sciarpe per evitare irritazioni alla gola ed agli occhi, ma questo non è sufficiente, infatti il Ministero della Salute iraniano ha dichiarato che nel 2013 sono decedute quasi 4.500 persone a causa dell’inquinamento atmosferico, con un incremento pari al 181% nell’ultimo decennio. Quantificando matematicamente il decremento del commercio petrolifero, la perdita si è attestata tra il 40% ed il 50% dei flussi ordinari, il che si traduce ad un milione di barili al giorno ed una perdita di 50 miliardi di dollari. Secondo stime ufficiali del governo della Repubblica Islamica, l’esportazione petrolifera vale l’80% sul totale ed è il motivo per il quale la valuta locale ha subito una svalutazione che ha innescato un effetto negativo a catena sui prezzi al consumo, coinvolgendo in particolare i beni di prima necessità.

L’estensione del concetto di guerra non lineare potrebbe essere nel nuovo approccio metodologico alla strategia militare, l’opposto della visione del passato, quando gli eserciti si ponevano in linee successive ed avanzavano ordinatamente sul campo per poi darsi battaglia. Una tattica espressa da Carl Von Clausewitz, il quale sosteneva che la struttura fondamentale della guerra è un duello fra combattenti posti uno fronte l’altro. La transizione alla multipolarità con la nascita di nuovi centri di potere, la globalizzazione, le tecnologie a basso costo e l’avvento di attori non statuali, hanno costretto gli strateghi ad adottare nuove tattiche ed adoperare forme diverse di combattimento, con il risultato di creare uno scenario molto complesso. Questo è una miscellanea di scontri asimmetrici, cibernetici e pressioni economiche, dove si esalta il ruolo dell’intelligence e della disinformazione. Nella definizione classica di guerra, gli attori principali sono gli stati, ma nella lettura generale dell’asimmetria non vi sono indicazioni precise inerenti i soggetti. Questi ultimi, di fatto, possono essere qualunque attore con capacità offensive al servizio del perseguimento di uno scopo politico. Laddove i protagonisti sono dissimili fra loro, come uno Stato sovrano ed una rete terroristica od una nazione non militarmente ben strutturata, la guerra assume la forma asimmetrica. Un conflitto classico è combattuto con le forze armate tramite l’uso di mezzi violenti, ma nell’asimmetria vale qualsiasi strumento, anche non violento di per se stesso, ma eventualmente utilizzato in modo violento, in questo caso il mezzo diventa un’arma. L’asimmetria, si palesa quando i contendenti ricorrono a risorse dissimili, ad esempio: i militari, pertanto una formazione legale, che si contrappongono a gruppi criminali. L’asimmetria bellica, dunque, discende in termini di attori, di mezzi e di evoluzione dei concetti di spazio e tempo. L’attore che desidera raggiungere un obiettivo, deve elaborare una strategia e dotarsi di strumenti per poterla sostenere. I mezzi necessari a perseguire il proprio target possono essere identificati in una miscellanea di potenza ed informazione. L’attore, deve possedere energia che consenta lo spostamento e/o la modificazione dei sistemi d’arma, ed una efficiente struttura di comando e controllo per muovere i propri mezzi e scambiare i flussi di energia. Più semplicemente, nel corso dell’attività bellica, dovrà essere in grado di rinnovare le strategie ed i mezzi. L’asimmetria fra i contendenti è nella difformità di possesso di energia ed informazione. Uno Stato ha capacità esponenziali di mobilitare energia ed informazione in comparazione a quella di una organizzazione non statuale, ma quest’ultima può adottare tattiche che le consentano di sopperire alla propria debolezza per generare danni più grandi rispetto alle risorse reperite.
L’efficacia della strategia dei terroristi, intesi come attore non statuale, è basata proprio su di una capacità di convertire alla propria causa le grandezze tempo e spazio, abbinata ad una competenza nell’uso delle tecnologie libere, rese disponibili dai processi di globalizzazione, che minimizzano i costi ed, al contempo, amplificano gli effetti degli attacchi.

La guerra cibernetica vale la distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazione avversari, con attacchi ai server allo scopo non solo di ascoltare le trasmissioni, ma anche per la sostituzione dei contenuti delle stesse con indicazioni manipolate a svantaggio degli intercettati. Questo definisce principalmente gli algoritmi di azione degli aggressori: atti mirati all’elusione dei sistemi informatici; operazioni cibernetiche complesse tali da causare non solo distruzione di materiali, ma anche ricadute estendibili ad un indebolimento delle forze armate avversarie. Dunque la guerra cibernetica è definibile come un nuovo livello di scontro, dove l’arma più semplice può essere una chiavetta USB. Il conflitto asimmetrico dell’informatica è risultato essere una minaccia tecnologica e geopolitica, la quale potrebbe tendere al fallimento del governo globale, laddove la guerra cibernetica possa tramutarsi in un’arma per la disinformazione attraverso internet, od anche a disposizione proprio dei terroristi. Tale scenario è definito come: incendio digitale incontrollato in un mondo iperconnesso. In definitiva, ciò si traduce nel provocare il caos nel mondo reale, nell’uso non corretto di un sistema aperto e di semplice accesso come internet.

Il termine intelligence potrebbe essere declinato come l’arte di carpire all’avversario le sue intenzioni e questa rimane la migliore prevenzione per ridurre gli effetti dei rischi e delle minacce. Ciò si traduce in una attività investigativa su tutto quanto accada nel territorio avversario trattando argomenti od informazioni segrete. Tale caratteristica è sempre meno vera con l’avvento della nuova era digitalizzata, dove molte informative riservate sono commercialmente acquistabili od addirittura reperibili su Internet. Nel computer però, si trovano ripetizioni, coincidenze e discordanze, pertanto ritorna la centralità dell’analista, infatti solo un profondo conoscitore della materia può discernere i dati reali tra la vastità dei contenuti nello spazio virtuale. Il fattore aggiunto dell’esperto è nell’interpretazione logica delle informazioni fra loro scollegate, il conseguire una verità estrapolata tra altre ipotizzate. In questo percorso, dovrà scientificamente raccogliere le notizie acquisite, sia quelle che avvalorano la teoria sulla quale si è iniziata la ricerca, quanto quelle che la smentiscono e suddividerle poi in gruppi logici, scevri da interpretazioni personali. Quindi, eliminate interferenze interne, esterne ed individuali, dovrà produrre un indicatore. Quest’ultimo è quella sezione di informazioni che, nella globalità di una situazione, agevola la comprensione dei fatti pregressi e permette all’analista di formulare una ipotesi su quanto potrebbe accadere. Infatti, nel mondo iperconnesso, sempre più ricco di notizie di facile accesso, ma spesso di difficile interpretazione, la figura dell’analista si sta attestando ad un ruolo preponderante all’interno del Ciclo di Intelligence.

La guerra fra due eserciti contrapposti ha lasciato spazio ad un confronto molto più articolato complesso e farraginoso nella disputa di tutti contro tutti. La componente militare intesa come formazioni di soldati strutturati e la battaglia classica sono rilegati ad un ruolo marginale, infatti nella guerra non lineare le armi e le strategie sin qui adottate sono soppiantate dalla manipolazione cognitiva e dalle pressioni economiche.

Bibliografia:
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