di Dioni

Sarebbe passato nel silenzio totale il compleanno del Fiscal compact, se non fosse stato per il “Nein” del Bundesrat che venerdì 1 marzo ha bocciato e per ora bloccato in Germania quel macigno che ipoteca e pregiudica la qualità della vita della nostra e delle generazioni a venire per i prossimi vent’anni. Giusto il 2 marzo del 2012 veniva approvato in sede comunitaria il Fiscal compact e il suo collegato MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, cioè un fondo di 500 miliardi di euro per il sostegno delle banche, cui l’Italia partecipa versando più di 15 miliardi nei prossimi cinque anni.

Monti fu lestissimo nel far ratificare il trattato, a differenza dei tedeschi, che vincola il nostro Paese ad abbattere il debito pubblico per 45 miliardi annui per vent’anni: l’entità delle cifre è spaventosa e solo una opinione pubblica anestetizzata poteva accettare supinamente questa operazione che nei fatti cancellerà dal nostro lessico quotidiano termini come benessere, ripresa, piena occupazione.

 

La corte costituzionale tedesca si è resa conto che ridurre il debito, come richiesto dal fiscal compact, di 40 miliardi di euro l’anno per i prossimi 20 anni in un sistema monetario basato sul debito, (se non avessimo debito non esisterebbero banconote in circolazione) causerebbe solo disastri economici finendo per impoverire maggiormente la nazione. Da noi questo non è stato compreso e infatti noi attueremo il Fiscal compact perchè siamo governati da politici incompetenti in materia economica e monetaria.
Vorrei sapere come farà il governo a garantire i servizi pubblici ( istruzione e sanità) come farà a pagare le pensioni e gli stipendi ai dipendenti pubblici sapendo che dovrà tagliare ancora i finanziamenti al settore pubblico e le pensioni per i prossimi 20 anni??

Il Fiscal compact è una cessione di sovranità ai burocrati europei e agli eurobanchieri sulle cui capacità è lecito dubitare, e ipoteca ogni politica economica, azzerando lo stato sociale. Tutti dicono che per fermare il declino occorrerebbe una sana politica di investimenti pubblici e di diminuzione del carico fiscale, per rimettere in moto l’economia reale: ma il Fiscal compact sottrarrà ogni risorsa, aumenterà il peso del fisco e lo stesso welfare collasserà. I burocrati di Bruxelles e gli eurobanchieri non hanno alcun bisogno di fare i conti con le tensioni sociali: essi non rispondono ai cittadini, hanno sempre la presunzione di saper fare la cosa giusta al momento giusto. Fino ad oggi non ne hanno azzeccata una.

Il Bunderat, la Camera delle Regioni tedesche, ha detto no alla linea Merkel, un grande “Nein” sia alla cessione di sovranità, sia al Fiscal compact come al mega fondo salva stati o salva banche: le Regioni tedesche sono disposte ad accettare questa somma di vincoli solo in cambio di maggiori finanziamenti ai Länder per 2,5-3,5 miliardi di € all’anno per il prossimo quinquennio. Il messaggio è chiaro: lo stato tedesco faccia pure le sue scelte, ma i Länder non intendono rinunciare al loro ruolo e alle loro funzioni, per cui se il Bundestag accetta il Fiscal Compact non vada e mettere le mani nei conti del decentramento. Insomma, la Dieta federale (Budesrat) se vuole il Fiscal compact che ha imposto ai partner europei deve mettersi a dieta e mettere a dieta lo stato centrale senza toccare il decentramento. Altro che entrata gamba tesa sulla Merkel: questa è una lezione di federalismo, sicuramente strumentale per le prossime elezioni di settembre in Germania, ma comunque un segnale chiaro ai merkeliani dell’austerità ed eurotecnocrati di ogni specie.

La lezione tedesca segna una strada formidabile: puntare sul decentramento per garantire servizi, abbattere i costi inutili di uno stato centralizzato. Solo così si potrà affrontare e superare quel mostro terribile che è il Fiscal compact.

Fonte: Dionidream

 

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