Di Sergio Cori Modigliani
Un mio commentatore, che si firma anonimo e quindi ignoro chi sia e dove sia, la cui esternazione, però, mi sembra davvero molto stimolante perché racchiude in forma sintetica, l’esatto autentico panorama emotivo della situazione attuale italiana, così scrive:

“Il primo problema e’ se si andra’ a votare o no. Il secondo e’ se questo “partito dei tecnici” si presentera’ abbandonando i vecchi partiti al loro destino. Che oggi l’alternativa Grillo con tutte le sue problematiche sia l’unica sulla piazza mi sembra difficile da discutere. Cosa uscirebbe fuori da un quadro di questo genere io lo trovo semplice da prevedere. Non essendoci ne’ un partito, ne’ un vero movimento per un cambiamento, Grillo sostanzialmente dice che basta essere onesti, il signor Monti fin ora non ha modificato niente, la sua politica e’ di mera conservazione, un ritorno dei partiti piu’ o meno ripuliti o l’entrata in campo di un partito d’ordine mi sembra la cosa piu’ plausibile.

 

Oggi il potere pubblico è, semplicemente, il consiglio di amministrazione che sostiene gli interessi collettivi della classe dirigente.” Ho tolto il borghese alla frase. Io direi invece che questo e’ lo stato dei rapinatori di uno stato putrescente. Se tutta la nostra classe dirigente e’ questo non e’ che rimanga molto da dire. E’ sullo stato putrescente che non c’e’ dibattito. E’ sulla sua struttura tardo medioevale, sul suo modello di assistenza sociale che promuove clientele, potere, circoli viziosi, dove non c’e’ proletario o borghese che non si lanci, sottostando alle regole del clientelismo per soddisfare le sue necessita’ immediate. Non c’e’ un movimento dei precari per un Welfare moderno, c’e’ un movimento per dammi il “mio” posto di lavoro. Il potere e’ accettato tout court. Se non c’e’ dibattito su quello che vogliamo in comune, su che tipo di stato futuro pensiamo di costruire il nostro accordo sociale, su come possiamo tagliare le mani a chi usa il potere di ricatto del lavoro hai voglia di prevedere futuro. E’ gia’ oggi. Una societa’ dove uno e’ libero di inventarsi la propria vita con un piccolo paracadute in caso di di malattia, di fallimento oppure questo piu’ o meno riveduto. E’ vero c’e’ la crisi finanziaria, complotti e chi ne ha piu’ ne metta ma uno stato che tra tasse dirette ed indirette tassava gia’ la maggior parte degli italiani del 75% e che con le nuove tasse incrementera’ la percentuale a tal punto da mettere molte famiglie in una poverta’ senza uscita a me sembra il problema principale. Se si aggiunge che non c’e’ niente che funzioni come dovrebbe il partito piu’ grande di Italia dovrebbe essere quello per una nuova costituente e certamente non quello alla Scalfari che dice che questo “e’ una cosa seria” o alla Grillo che pensa “basta essere onesti e non volere il nucleare” o alla Monti con le sue toppe. Se no vediamoci i Formigoni & C. che ridono davanti alla televisione sembrando di dire, “si, facciamo questo teatrino, poi lo so che passate dal mio ufficio a chiedere le elemosina da bravi pezzenti che siete.”

Al di là del consapevole nonché realistico cinismo con il quale viene descritto il quadro italiota, come si fa non essere d’accordo con tali affermazioni? Noi che conosciamo i nostri polli tricolori, sappiamo che tale commento è ampiamente sottoscrivibile.

Approfitto dell’occasione per fornire un’informazione che è davvero una buona notizia reale dal mondo reale.

Anzi: due. Forse, addirittura tre.

L’anonimo (che da ora in poi chiamerò vox populi) non sa che le argomentazioni da lui sostenute sono condivise da una importante figura istituzionale italiana. Uno di quei seri e attendibili professionisti italiani che svolgono il proprio lavoro con serietà, merito e competenza (la sezione che regge in piedi la struttura del paese mentre i dirigenti politici, per l’appunto, spoliticano). Si chiama Saverio Gazzelloni. E’ un ricercatore.

Il suo lavoro è quello di ricercatore statistico.

E’ uno dei “Direttori Centrali dell’Ufficio Centrale di Statistica” altrimenti detto ISTAT. E’ un ente importante, perché consente di andare al di là delle chiacchiere, siano da bar che da salotto. Grazie alla mole mostruosa di dati a disposizione, l’Istat ha davvero il polso della situazione e sa come funziona o non funziona il paese.

Gazzelloni, ieri pomeriggio, a me (e ad altre circa 300 persone) ha illustrato alcuni meccanismi di analisi strutturali spiegandoci che cosa sta accadendo. L’ufficio che lui dirige, e il suo stesso ruolo, sono fondamentali. Quando il suo gruppo di ricerca ha ultimato un lavoro e lui lo firma, diventa un documento ufficiale e pubblico. La stampa lo diffonde, e a seconda dei dati forniti, la Confindustria, i sindacati, il governo, l’opposizione, i mercati, ecc., possono andare da una parte o dall’altra. E’ tuttora considerato uno dei pochissimi enti istituzionali italiani dove si lavora in maniera seria e attendibile.

Gazzelloni ci ha spiegato quello che è accaduto quattro anni fa, quando il premio nobel Joseph Steiglitz, approfittando della crisi prodotta dall’esplosione della bolla immobiliare che ha prodotto l’inizio dell’attuale catastrofe, ha istituito e promosso una commissione internazionale che aveva un obiettivo dichiarato: “rivedere i parametri di calcolo, definizione e identificazione della ricchezza economica di una nazione, altrimenti detto pil (acronimo che sta per prodotto interno lordo) e che tutte le nazioni al mondo riconoscono come l’indice di riferimento standard che misura il grado di benessere e di ricchezza di una nazione, stabilendo quindi –sulla base dei risultati- quali che siano le economie e i paesi più progrediti e quelli che lo sono meno”.

Sulla base del pil, infatti, scattano dei dispositivi che diventano poi accordi commerciali internazionali, che vuol dire investimenti, economia reale, spostamenti di capitali, azioni politiche, aumento o diminuzione della ricchezza o della povertà. Joseph Stieglitz, nel 2008, ha capito che a differenza del 1929, quando ci si era trovati nel mezzo di una grave depressione economica planetaria, ci trovavamo invece in una situazione ben peggiore perché non ne saremmo mai “scientificamente” usciti per il semplice e banale motivo che il presupposto di calcolo originale era sbagliato. E’ come svolgere una equazione cercando di identificare l’incognita, ma al secondo passaggio si fa un errore di calcolo eppure si prosegue comunque: non si arriverà mai al risultato giusto. Il pil, infatti (sostiene Stieglitz) tiene conto degli indici di produttività e di ricchezza prodotta ma non tiene in alcun conto né tantomeno lo contempla il meccanismo di redistribuzione sociale della ricchezza prodotta e acquisita. E’ una notazione ben conosciuta agli studiosi di statistica. Valga per tutti un esempio chiaro quanto banale. Nel mio condominio consumiamo dieci polli a settimana. Do’ questo dato all’ufficiale statistico. Ma non spiego che il condòmino del quarto piano mangia da solo sei polli e il condòmino del primo piano, la notte, al buio, va a ramazzare nella spazzatura alla ricerca di un avanzo generoso. Dal punto di vista statistico è irrilevante. Ma (sostiene Stieglitz) “non lo è dal punto di vista esistenziale, perché fornendo quel dato io, in realtà, sto dicendo una bugia socio-economica, anche se il dato è vero e indiscutibile, e ciò che questa spaventosa crisi andrà a mettere sempre più in evidenza sarà la sofferenza insostenibile di milioni e milioni di esseri umani, forse addirittura parecchie centinaia, a dispetto dei dati freddi e rassicuranti” (lo diceva nel marzo del 2008 prevedendo tutto ciò che è accaduto). Quindi, bisogna modificare il presupposto. E’ fondamentale.

Non è un caso che, al comando dei governi in Europa, gli oligarchi dittatori non vogliono statisti, personalità politiche, menti pensanti, bensì ragionieri e contabili. Perché contano i dati statistici e non le persone. Se paragoniamo i discorsi della presidente brasiliana e argentina da una parte e la Merkel e la Lagarde dall’altra, ci rendiamo conto che questi due linguaggi non hanno una lingua comune, bensì contrapposta. Da una parte si vogliono fare i conti con i calcoli alla mano; dall’altra si cerca di occuparsi delle persone. Sono due modelli di interpretazione dell’esistenza diversi. Quindi, bisogna cambiare i parametri.

Non è facile. E’ complesso. Perché la realtà non è più lineare e meccanica, ma viviamo immersi (dice Stieglitz) in una “globalizzazione non soltanto della finanza e delle merci ma in una inter-relazione di etnìe, nazioni, culture, esistenze, che tutte insieme costruiscono una matassa inestricabile che può essere sciolta soltanto applicando una teoria della complessità”. Se si vogliono ottenere dei risultati anche statistici che possano servire a tutti noi per elaborare nuove alternative, dobbiamo essere sicuri che il modello all’origine sia perfetto e inattaccabile. E così hanno iniziato a lavorarci su delle buone menti pensanti, in tutto il mondo. Anche in Italia.

E naturalmente ci si è accorti (è proprio questo che ha dato inizio allo smascheramento del vero gioco delle oligarchie dittatoriali) che il potere politico centrale non voleva affatto cambiare il paradigma. Il che, ha consentito di comprendere che la crisi attuale non è economica, e tantomeno finanziaria. E’ politica. Noi tutti (pianeta Terra) siamo finiti sotto un gruppo di golpisti che non indossano le macabre divise di Pinochet, bensì l’impeccabile blazer di ragionieri, contabili, commercialisti.

Gazzelloni ci ha spiegato come sia complesso il materiale da elaborare. Ormai sono trascorsi quattro anni e i lavori sono andati molto avanti.

Il nuovo indice si chiama BES.

Un acronimo che sta per BENESSERE EQUO SOSTENIBILE.

Questa è la posta in gioco.

Quella vera.: pil contro bes.

Non è la croce celtica (per chi sta a destra) o la falce e martello (per chi sta a sinistra).

Non è neppure la croce di Cristo o la mezzaluna mussulmana.

La vera rivoluzione consiste nel sostituire il pil con il bes.

Rifare i conti.

Sulla base dei bisogni ed esigenze delle singole comunità dei singoli paesi delle singole etnie.

Gazzelloni ha fatto un eccellente lavoro, perché ha coinvolto nel lavoro di raccolta dati e consulenza non soltanto i numeri di CONFINDUSTRIA o di Marchionne, bensì lega ambiente wwf, finanza etica, banca mondiale, associazioni civiche presenti sul territorio, ecc. Il tutto finalizzato a una elaborazione di dati VERI da poter poi fornire a dei dirigenti politici per proporre un’alternativa politico-economica fattibile, realistica, basata su cifre esistenziali e non ideologie o numeri avulsi dal contesto.

I nuovi indicatori sono: economico, salute e igiene, cultura, rapporti sociali, ambiente, governante, istruzione, ambiente, sicurezza, gestione patrimonio artistico e paesaggistico (per alcune nazioni, come ad es. l’Italia) rapporti con la politica e con le istituzioni dello Stato. Sono 11. L’Istat è pronto.

C’è un’unica nazione (in questo momento leader del cambiamento) che ha scelto e deciso di sostituire il pil con il bes: la Nuova Zelanda. E da quando l’hanno applicato, si sono accorti di pesanti errori sociali e li hanno corretti. Si sono accorti che con dati (a me piace chiamarli “dati esistenziali”) diversi, la realtà appare diversa. La cosa è piaciuta alla vicina Australia, vera potenza economica, con la quale la Nuova Zelanda condivide l’appartanenza al quinto continente, quello australe. E ci sta pensando. Come l’Islanda, la Repubblica Ceka, la Slovacchia, l’Irlanda, e un vasto –informazione fondamentale- numero di economisti e funzionari amministrativi della Repubblica di Francia. L’Argentina e il Brasile hanno applicato, per il momento, il concetto di bilancio sociale e in seguito all’esito fortunato dell’esperimento, si stanno orientando anche loro verso il Bes.

Applicando il nuovo dato, ad esempio, si scopre che l’Italia era in recessione già nel 2001 e dal 2009 siamo in depressione. Si scopre che la Cina non è andata avanti nel 2011 del 9%, bensì è scesa per un -4,5%. E i potenti lo sanno benissimo (loro usano il bes, mica il pil. Hanno bisogno di dati veri).

L’infelicità cinese, sta talmente dilagando, che il governo cinese ha dovuto dirottare la cifra di 800 miliardi di euro (grande cifra anche per loro) dalle infrastrutture al servizio di sicurezza interno, costruendo un gigantesco sistema poliziesco di security per combattere e far abortire sul nascere proteste (lo sciopero in Cina è illegale) sommovimenti, ribellioni, cadute nella produzione. Queste ultime potrebbero avere ripercussioni gravi sul pil. Il dr. Gazzelloni non si occupa di politica, lui fa il ricercatore scientifico.

Ci ha spiegato, però, che Mario Monti è perfettamente a conoscenza di tutto ciò, così come Mario Draghi, tant’è vero che hanno inserito di recente –nel calcolo del pil- alcuni elementi presi dal bes, come ad es.: “l’equità sociale come indicatore economico di sviluppo di una nazione” perché il potenziale costo sociale (e quindi economico) di una società in cui la diseguaglianza è eccessiva finisce, inevitabilmente, per produrre un abbassamento della produzione, quindi delle aliquote, e infine del pil.

Mi auguro di essere stato chiaro.

Considero questo fatto non una semplice disquisizione accademica, ma un elemento fondamentale nella auspicata necessaria rivoluzione economica di cui abbiamo bisogno.

Il cambio di parametro consente, una volta applicato, un cambiamento di politica.

Tutto ciò Gazzelloni lo ha spiegato nel corso di un seminario pubblico, che si è svolto nella domenica 22 aprile nella sede occupata del Teatro Valle, a Roma. Era stato organizzato dall’associazione (ecco la seconda notizia) “DAZERO.org. formata da un gruppo di cittadini, per lo più professionisti, che hanno cominciato ad accorparsi in maniera intelligente per dare un proprio contributo intellettuale, di idee, e fattivo, al cambiamento. Non è un partito, non è un movimento, nessuno si candiderà mai. Si elaborano programmi, progetti, soluzioni e poi si parte per una verifica sul campo. Chi è interessato può andare a vedere in rete e cominciare a partecipare ai vari forum.

La terza bellissima notizia consiste nell’affluenza di pubblico a questa iniziativa.

Davvero tante persone, soprattutto per il fatto che era domenica pomeriggio, c’era il sole e le partite di calcio. Tanti cittadini come me e come chi legge.

Avevano tutti un’unica cosa in comune: la pensavano tutti come vox populi, il mio anonimo commentatore. Diverse persone hanno preso la parola per proporre soluzioni alternative che per il momento riguardano soltanto la città di Roma e i quartieri. E’ nata da poco. Merita attenzione.

Si parla di bisogni ed esigenze delle persone, della comunità.

E non è virtuale.

Ci si incontra, ci si divide in gruppi a seconda della scelta (cultura, beni comuni, sociale, ambientale, agricoltura, pianificazione urbanistica, ecc.).

E’ stato per me un pomeriggio commovente.

Dal punto di vista civile è stata l’esperienza italiana più bella vissuta negli ultimi anni.

E’ bello vedere, ascoltare, italiani intelligenti, consapevoli, volonterosi di rimboccarsi le maniche e cominciare a confrontarsi, dibattere e animarsi sulla realtà territoriale ed esistenziale quotidiana.

E’ qualcosa.

Si inizia così.

Sempre meglio che stare a casa a farsi le seghe con i siti porno, giocare a poker buttando via i pochi soldi rimasti o sfogarsi su facebook insultando Berlusconi o Bossi o discutendo con anonime persone di cui non si saprà mai, in realtà, chi siano e che cosa vogliano da noi.

La crisi colpisce le persone.

Soltanto le persone possono risolvere la propria esistenza.

Da soli non si fa un passo avanti.

Insieme, si può far saltare il meccanismo.

Bisogna cominciare ad incontrarsi.

L’etnia è ancora intelligente.

Ci può essere dell’ottimismo da diffondere in giro.

Basta che i facinorosi complottasti o i faziosi ideologizzati stiano a casa.

Ciò di cui abbiamo bisogno tutti è di alzare il tiro dell’attenzione, dell’intelligenza, della cultura, della solidarietà, della compassione umana nel nome del pragmatismo, dell’efficacia, dell’efficienza. Per conquistarsi il diritto alla cittadinanza.

Tradotto in termini civili vuol dire arrogarsi il diritto di pretendere di influire e influenzare chi ci governa.

Sergio Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/una-domenica-bellissima-al-teatro-valle.html
23.04.2012

Titolo originale: “Una domenica bellissima al Teatro Valle occupato. E’ la Bella Italia che si sveglia”

letto su: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10208

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