Liberamente estrapolato dal testo: Il denaro «Sterco del Demonio».
Storia di un’affascinante scommessa sul nulla.

di Massimo Fini

Vittorio Mathieu scrive che il moto perpetuo economico, come ogni moto perpetuo, è un’illusione, un autoinganno, una follia.
E porta l’esempio, famoso fra gli economisti, di Law. John Law, vissuto a cavallo del 1700 (1671-1729), fu una bizzarra figura di finanziere e di avventuriero.
Convinto che i metalli preziosi fossero una forma troppo rozza e inefficiente di moneta ideò un sistema in cui l’oro e l’argento erano sostituiti da biglietti di carta garantiti in un primo tempo dal valore della terra e, successivamente, da azioni di compagnie commerciali operanti nelle Colonie.
Propose il suo sistema a vari governi europei che lo respinsero.
Fu accettato invece dalla Francia che attraversava una grave crisi finanziaria dovuta alle enormi spese belliche di Luigi xiv.
Il cosiddetto sistema-Law si struttura, in estrema sintesi, nel seguente modo.
Nel 1716 Law creò una Banca privata (Banca generale) cui venne concesso dallo Stato francese di emettere biglietti di carta pagabili al portatore e che, da un certo momento in poi, furono accettati anche dalle casse pubbliche per saldare le imposte.
Le azioni della Banca (capitale sei milioni di livres) erano acquistabili pagando per un quarto in moneta metallica (oro e argento) e per il resto in titoli del debito pubblico (titoli di Stato).
Insieme alla modesta quota in moneta tali titoli costituivano quindi la garanzia dei biglietti.
I quali ottennero la fiducia del pubblico tanto che Law ne emise prima per 20, poi per 100, infine per 800 milioni nel gennaio del 1720 ce n’erano in circolazione per più di un miliardo).
Nel frattempo Law aveva fondato, o, più precisamente, riesumato, la Compagnia d’occidente per lo sviluppo dei possedimenti francesi nel bacino del Mississippi (Compagnia del Mississippi).
Tale Compagnia aveva un capitale di cento milioni in azioni acquistabili in origine solo con titoli del debito pubblico e in seguito anche con i biglietti emessi dalla Banca di Law.
Queste azioni andarono a ruba e il loro prezzo salì in breve tempo da 500 a 20.000 livres”.
Nel 1719 Law si fece dare l’appalto della riscossione delle imposte dirette e indirette e unì Banca e Compagnia in un unico organismo.
A questo punto il cerchio era chiuso.
Con i biglietti della Banca, garantiti per la maggior parte dai titoli di Stato, si potevano comprare azioni della stessa Banca-Compagnia costituite dai titoli di Stato.
Cioè, come scrive Mathieu, «il denaro poteva acquistare la propria garanzia».
I biglietti di Law erano garantiti da ciò che acquistavano.
Quando alcuni intuirono in qualche modo il marchingegno e, volendo disimpegnarsi prima che fosse troppo tardi, si presentarono alla Banca chiedendo in cambio dei biglietti non titoli di Stato ma moneta sonante, l’ingegnoso castello di Law crollò miseramente, la banca-rotta fu quasi immediata e di tali dimensioni che in Francia una Banca centrale, autorizzata a emettere banconote, fu fondata solo nel 1801, sotto Napoleone, più di un secolo dopo la Banca d’Inghilterra.
Osserva Mathieu: «In verità, la circolarità del processo è essenziale al delirio di onnipotenza di tutti i moti perpetui»40.
Ma l’errore di Law non fu affatto di credere al moto perpetuo del denaro, anzi con ciò il finanziere scozzese centrava perfettamente quel processo ad infinito cui tende necessariamente il denaro”, tanto che in seguito il sistema creditizio e della circolazione fiduciaria di banconote si modellerà sostanzialmente, sia pur con alcuni accorgimenti, su quello di Law, espandendo-si ovunque.
Né il suo torto fu di chiudere il denaro in un moto circolare, di autogaranzia, perché, in definitiva, il denaro è sempre garantito da nient’altro che da se stesso, dalla fiducia che si ripone in lui.
Lo svarione, o piuttosto l’imprudenza, di Law fu di far cortocircuitare il processo del denaro, di chiudere cioè la sua circolarità troppo presto, in un unico passaggio fra Banca e Compagnia, svelandone così il meccanismo e il carattere illusionista, poiché l’illusione in luogo di allargarsi ed essere trasferita in mani sempre diverse, rimbalzava fra gli stessi individui e gli stessi organismi, in tempi ristretti e in un campo limitato.
Invece il processo ad infinitum del denaro ha bisogno, proprio come una catena di Sant’Antonio, di apparire aperto in tutte le direzioni e di raggiungere il maggior numero di persone, possibilmente lontane fra loro, in modo che la sua sostanziale circolarità, il suo carattere illusorio, la sua intima inconsistenza, la sua follia automoltiplicatoria, non siano percepibili.
Naturalmente questo moto, il passare dell’illusione di mano in mano, non può resistere all’infinito; prima o poi, per quanto la prenda alla larga, il denaro finisce per ricadersi addosso, per rivelare, proprio come nel sistema di Law, che è garantito solo da se stesso, cioè dal nulla.
Quando questo avviene, e nessuno è più disposto a credere al denaro o a quel denaro, la frittata è fatta, ma se la catena di Sant’Antonio è stata sufficientemente lunga e articolata, i suoi inventori e anche molti di coloro che sono stati più rapidi nel seguirli, hanno avuto tutto l’agio, a differenza di Law che finì in miseria, di intascare il grisbi lasciando il cerino acceso in mano agli altri.

Tratto da: http://proscritti.blogspot.it/2012/04/il-sistema-law.html

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