Per il Telegraph gli Inglesi ben rappresentano la nuova sensibilità politica comune che aleggia per l’Europa: la sfiducia verso la UE e verso le elite dei governi filoeurocrati
 Di Bruno Waterfield, 24 Luglio 2013

I britannici sono ostili all’Unione Europea perché non si fidano del suo governo, non perché sono xenofobi – e gli stessi sondaggi EU lo provano. Inoltre nel loro essere diffidenti gli Inglesi risultano più rappresentativi, più europei, dei difensori delle istituzioni UE.

Come mostra il grafico a barre qui sopra, preso dall’Eurobarometro di Bruxelles, il disprezzo degli Inglesi per l’UE non è sciovinista, perché essi disprezzano ancor di più il loro stesso governo.

Il 68% degli Inglesi “tende a non fidarsi” della UE. Un numero altissimo, ma anche un indice di ostilità agevolmente superato dal 76% degli Inglesi che non si fidano del loro stesso governo.

I sentimenti contrari all’UE si basano sulla sfiducia degli Inglesi nei riguardi delle loro stesse élite. Questi sentimenti si riversano sulla questione europea perché la classe dominante inglese, i migliori che governano, sono fermamente in favore dell’UE – un’unione elitaria.

Questa importante scoperta si oppone alla diffusa caricatura degli Inglesi, spesso visti come xenofobi bigotti, lettori del “Sun”, trattenuti dal commettere qualsiasi genere di nefandezze soltanto dalle loro élite illuminate.

La sfiducia degli Inglesi nei confronti del governo e delle élite è accompagnata da un’ostilità diffusa verso la politica ufficiale (vedere i dati del parlamento); essa deriva dal senso positivo, sano, maturato da amare esperienze, che le istituzioni governative non rappresentano automaticamente l’interesse della collettività.

Quando il Regno Unito si unì alla Comunità Economica Europea nel 1973 (decisione confermata da un voto piuttosto tardivo, in un referendum indetto nel 1975) il consenso post-bellico era ancora operante: la gente, più o meno tacitamente, si fidava della classe politica.

Intervistato in televisione dopo il referendum, fu domandato a Roy Jenkins, futuro Barone di Hillhead, la ragione per la quale il pubblico inglese aveva votato a favore. Egli rispose “hanno accolto il suggerimento di persone che sono abituate a seguire”. Quei giorni di deferenza e rispetto sono ormai lontani, ed è una cosa buona.

Oggi, gli Inglesi non sono molto inclini a fidarsi dei consigli delle persone che una volta seguivano.

Questa è la ragione per la quale la “Revisione della divisione di competenze tra il Regno Unito e l’Unione Europea” non sarà utile: gli Inglesi non si fidano più delle persone che governano.

Come notato dal dissidente MP Douglas Carswell, qualsiasi nuovo “accordo” UE negoziato dal “mandarinato”, probabilmente sarà insoddisfacente per il popolo inglese.Per molti aspetti la UE è Britannica tanto quanto Whitehall, un’unione di funzionari accomunati da procedure e processi di decision-making che sono molto convenienti, dal momento che operano indipendentemente, al di sopra e oltre il mondo politico delle sconvenienti, distruttive, elezioni.

E’ una forma di governo relativamente nuova, sia a livello europeo che a livello nazionale, che si è manifestata realmente negli anni ’90 e che può essere riassunta dal New Labour. Esprime un paternalismo forte e invadente, assume il peggio dall’autonomia individuale, fa appello al terrorismo (preoccupanti i dossier Iraqeni, e il panico diffuso su questioni morali e di salute) e punta con forza su obiettivi di tipo burocratico auto-formulati, anziché su principi politici.

L’ostilità fortemente radicata della Gran Bretagna verso i funzionari è un problema veramente grosso per il campo pro-UE, che deve contare sulle élite per sostenere i propri argomenti: i banchieri, i pensatori in grande, i leader dei Labour o dei Tories più ostili agli attivisti dei loro partiti che all’estabilishment o ai nominati seriali mai eletti della Camera dei Lord.

La British Influence, una campagna a favore dell’UE che cita spesso quelli che pensano di sapere cosa è meglio per tutti gli altri, sostiene perfino che la UE deve essere buona, perché avvantaggia gli avvocati e le parti in causa. Come ha replicato un “Eurofilo” dichiarato, riferendosi a un futuro referendum sulla UE, “oh mio dio, prima dicevate che andava bene per il grande business, adesso volete che gli elettori si prendano cura degli avvocati?!”

Come mostra il sondaggio (la tabella in alto), l’istinto di diffidenza nei confronti dell’establishment è la nuova normalità in Europa: il 60% degli Europei non si fidano della UE, il 71% non si fida dei propri governanti. Questa cifra è quasi raddoppiata dal 32% registrato nel 2007.

Come mostra il grafico sotto, la fiducia nella UE è piombata dal 57% nel 2007 (quando alla gente veniva promesso che l’Unione l’avrebbe salvata dall’imminente crisi finanziaria) al 31% – un declino sconvolgente, con un dimezzamento del livello di fiducia negli ultimi 6 anni.

Se esiste un qualcosa come una sensibilità politica comune in Europa, questa è la sfiducia nella UE, il che fa dei cittadini Inglesi dei veri Europei, rappresentativi di un sentimento crescente.
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