di GIOVANNI EDOARDO MARINI

Prima di dare conto delle osservazioni sulla natura dell’Euro a seguito del mio contributo Di che cosa parliamo quando parliamo di denaro, voglio fare una premessa sul senso della presenza dello Stato nelle economie di mercato moderne partendo dall’analisi fatta da Hans Hermann Hoppe in occasione dell’Holdings Edelweiss Simposio tenutosi a Zurigo.

Hoppe descrive la condizione dell’imprenditore-capitalista in relazione all’invadenza dello Stato. Cioè la condizione in cui un imprenditore si ritrova ad operare avendo perso l’autonomia dei mezzi con cui crea impresa (denaro da investire e mezzi di produzione, che rappresentavano l’unica certezza a disposizione, per realizzare prodotti con cui tentare di ottenere profitti) e la definisce imprenditorialità priva di valore intrinseco e spiega il perché: “Lo Stato è convenzionalmente definito come una istituzione che possiede un monopolio territoriale ed ha l’assoluto potere decisionale su ogni caso di conflitto, compresi i conflitti verso la sua popolazione, e ha, implicitamente, il diritto di tassare, cioè di determinare unilateralmente il prezzo che la popolazione deve pagare per mettere in atto questo suo potere decisionale.

In particolare, possiamo fare due osservazioni sugli effetti dello Stato sulle attività produttive.

1- Con lo Stato ad essere l’arbitro finale della conflittualità, compresa quella in cui esso stesso è coinvolto, diventa, sostanzialmente, il titolare unico delle proprietà dell’imprenditore: in linea di principio, può entrare in conflitto con un uomo d’affari e poi condannarlo espropriandolo, divenendo proprietario del patrimonio dell’imprenditore (o in alternativa qualcuno di sua simpatia). Oppure, se non vuole andare fino in fondo, può far passare leggi o regolamenti che concretizzeranno solo una espropriazione parziale. Gli sarà possibile limitare gli usi che l’uomo d’affari può fare del patrimonio e non gli sarà più permesso di fare del proprio patrimonio cioè che vuole.

2-  Piuttosto che intervenire nel capitale produttivo, attraverso la confisca e la regolamentazione, lo Stato preferisce lasciarlo produrre e occuparsi della liquidità conseguente. Poiché il denaro è il bene più facilmente ed ampiamente trasferibile e permette agli organi dello Stato la massima libertà di spesa, lo Stato ha una spiccata preferenza per i soldi-tasse, cioè per la confisca del reddito e del profitto che il produttore genera. Il denaro reale diventa oggetto della confisca e dei tassi di interesse della confisca. (…) Le popolazioni sono titolari dei loro beni solo se lo Stato permette loro di tenerseli.”

Queste osservazioni Hoppe le fa in ordine generale, senza entrare nel merito della natura particolare dell’Euro, ma semplicemente per il fatto che lo Stato sia diventato il monopolista della produzione di denaro a corso forzoso, cioè non convertibile, cioè privo di valore intrinseco.

Nel caso di carta moneta che sia titolo di credito, il corso forzoso, pur non avendo valore intrinseco, è comunque una forma di possesso partecipe delle prospettive economiche della nazione che li stampa e i soldi possono essere considerati nel patrimonio del detentore; finché lo Stato lo permette il possessore delle banconote è un azionista del patrimonio prodotto dalla nazione.

L’Euro non è un titolo di credito ma un titolo di debito, cioè lo Stato è cliente del monopolista designato: la Banca centrale europea che concede alle popolazioni la possibilità di spendere in relazione alle banconote possedute in cambio di un interesse da pagare in nome e per conto dello Stato che li distribuisce. Di fatto viene meno il patrimonio che la popolazione ha accantonato come risparmio se espresso in Euro perché questo non rappresenta nulla; di fatto lo Stato non permette più alcuna proprietà alla popolazione ma è il tramite di una concessione di spesa.

Il principio di accumulo che sottintende il capitalismo per mettere in azione la creazione di ricchezza non è più possibile per la popolazione ma solo allo Stato tramite le tasse. Ma anche in questo caso lo Stato viene depauperato dal capitale raccolto degli interessi che deve versare alla Banca centrale. Denaro che non possiede, come spiegato nel mio contributo Rivolta fiscale? No grazie, e che deve comprare per poter continuare ad avere il permesso di spendere: così facendo lo Stato trasferisce tutte le proprietà delle popolazioni, prima, e le sue, poi, al monopolista emettitore di banconote.

Inoltre si crea, in questo modo, la sostanziale inutilità dell’impresa e della produzioni di beni in quanto la Banca centrale può stampare denaro in continuazione, senza contropartita, finanziando il debito degli Stati fino all’esaurimento del loro patrimonio. L’Europa si trasforma in un consumatore che non scambia i beni che acquista con beni prodotti ma con il patrimonio ereditato, perché a causa dell’impossibilità di fare profitto, cioè di accumulare ricchezza, non c’è più la motivazione per produrre beni di consumo ed i produttori sono destinati a sparire.

I proprietari della Banca Centrale Europea saranno i nuovi monarchi di un nuova Europa feudale. L’Europa politica è dominata dal Ppe, intimamente anticapitalista, e dal Pse, dichiaratamente anticapitalista e hanno, insieme ai banchieri proprietari della banca emettitrice dell’Euro, realizzato lo scopo finale del capitalismo: il capitale puro senza profitto perché possiede tutto. Ci sono segnali che quanto scritto corrisponda alla verità? È possibile che ci siano Stati dell’Europa che perdano la loro sovranità a vantaggio di enti che li sostituiscono con rappresentanti graditi ai banchieri proprietari dell’Euro? Che i loro governi non vengano più costituiti in conseguenza di elezioni democratiche? Che il loro fisco non sia pensato per restituire i servizi promessi ma per ottemperare l’impegno di onorare gli interessi sulla concessione di spesa ottenuta?

Se anche una sola risposta alle domande fosse sì, non abbiamo futuro che non sia di schiavitù verso lo Stato e i banchieri. È la via per trasformare l’Europa da un consorzio di banche in nazione? Forse. Sicuramente è la via più costosa e stupida.

C’è di peggio? Sì: l’Italia. Ma questo ve lo racconterò la prossima volta.

Fonte: http://www.lindipendenza.com/monarchi-europei/

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