Nella politica d’oltre orizzonte di cui amo occuparmi c’è un aspetto su cui si rischia di farsi prendere troppo la mano.
Parlando di dominio della finanza, delle banche, di governo unico mondiale, il pericolo da parte di chi se ne occupa è quello di lasciare intendere che questa cricca di malfattori abbia già sostanzialmente il mondo nelle proprie mani e che da qui in poi lor signori non abbiano altro da fare se non qualche aggiustamento formale per perfezionare il governo planetario.
A parte chi il caso di chi la pensa proprio così, io credo sia importante sottolineare che per fare della buona propaganda in materia è bene dire che la finanza non domina il mondo, semplicemente è in marcia per riuscirci, vuoi determinando il flusso storico, vuoi cavalcandolo, ed è quasi arrivata al proprio obiettivo.
Di certo io credo che l’ultima delle istituzioni finanziarie sia ben più potente del più importante e solido dei governi politici del pianeta. Ne sia un esempio che il presidente degli Stati Uniti (il principe delle comparse) come ogni singolo capo di Stato europeo è costretto ad eseguire alla lettera le istruzioni della propria banca centrale o delle organizzazioni cui il proprio paese ha aderito (WTO, Fmi), pena l’ingresso forzato del proprio retto.
Ma la finanza non ha ancora il dominio totale perché se così fosse già oggi avremmo la compiutezza della democrazia orwelliana e non ci sarebbero quelle resistenze popolari e nazionali che invece hanno ancora luogo.
Talvolta a opporsi alla tracotanza della finanza mondiale sono piccole organizzazioni o movimenti politici lontani dai vertici e quindi non in combutta con la finanza stessa, vedasi il caso delle voci di dissenso, non ancora represse, sulla questione palestinese, sulla privatizzazione delle acque a livello mondiale, sul Trattato di Lisbona, sugli Ogm.
In altri casi a opporsi al cammino del potere finanziario sono interi paesi, come Venezuela e Iran, o comunità come il Chiapas, che se mantengono il proprio status quo e non sono militarmente attaccabili è proprio perché le banche e i loro gendarmi dei governi non hanno i mezzi per piegarli nemmeno sul fronte interno.
Infine ricordiamo le numerose fughe di notizie oggettivamente scomode al sistema, come i fatti dei lager americani di Bagram, Abu Ghraib e Guantanamo, le sopraffazioni israeliane nei Territori, la confutazione della versione ufficiale dell’11/9.
Se Bilderberg, Fmi e compagnia bella avessero già il mondo in pugno, queste cose non sarebbero possibili.
Questo non significa certo che la lotta sia ad armi pari perché i banchieri sono già almeno ad un buon 80% dell’obiettivo.
Ma abbiamo ancora evidentemente un 20% da difendere e in cui riorganizzare la riscossa nel miglior stile cavalleresco!
Simone, Notizie dall’Archadia
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