di: Matteo Guinness  *

L’importanza dei partiti politici in Italia e nell’Europa occidentale rimane invariato negli anni: possono cambiare le attività principali ed i canali di potere, ma rimangono una delle ossature fondamentali su cui si regge il sistema (non a caso corrotto).

E non si cada nello stereotipo classico secondo cui i problemi dei partiti sarebbero gli sprechi legati al circo di personaggi che li animano, oppure la famosa casta.

Chi mette sul piatto tali questioni cerca semplicemente di farci guardare al dito anziché alla luna: una riforma di non si capisce cosa e una gestione più parca dei finanziamenti non cambierebbe di una virgola i problemi che viviamo oggi. Anche perché, se messi a confronto con le reali misure economiche, stiamo parlando di spiccioli, di certo rappresentanti un malgoverno, ma pur sempre di lieve entità.

Quindi i partiti rimangono fondamentali, anche se non per quello che di solito vogliono raccontarci i vari “riformatori” del sistema. Non esistendo differenze di fondo fra i vari partiti sulle scelte di politica generale, di indirizzo e di lungo periodo non è nemmeno questo il ruolo che oggi ricoprono nella nostra società. Il sistema liberale liberista accomuna destra, centro e sinistra, così come le scelte che vengono messe in atto sono per tutti di breve periodo, interessate alla competizione elettorale e all’amministrazione quotidiana. I militanti di un partito -tolte le mode e le posizioni storiche prese più che altro per sentirsi parte di qualcosa, che non frutto di vere riflessioni- sono intercambiabili, figli di una stessa cultura.

Ma allora perché gli iscritti ai partiti (e ai sindacati) rimangono, pur calando la partecipazione elettorale, la stima, la fiducia verso questi gruppi?

Perché nella realtà il ruolo dei partiti oggi è relativo alla sfera del clientelismo, o della “famiglia” se vogliamo usare uno stereotipo tutto italiano. Gli iscritti ai partiti, i partner dei partiti, i dirigenti pubblici legati ai partiti non sono altro che membri di una rete di contatti, una rete che pur avendo profondi legami con l’apparato pubblico e statale (dai governi alle amministrazioni locali) è parallela e contigua al potere privato dei partiti (fazioni di cittadini organizzati).

In una società in cui la sovranità del popolo e la democrazia sono criticate e messe in crisi, e lo dimostrano le parole di Monti (secondo il quale riuscirà a fare le “riforme” perché non è stato eletto e non si ripresenterà alle elezioni), oppure lo dimostra il caso greco (non importa la volontà popolare, le misure devono essere implementate e messe in atto proprio al sicuro da un’espressione contraria della popolazione greca che è l’oggetto di tali scelte), i partiti ritrovano la propria funzione come perno fra interessi privati e strutture pubbliche da sfruttare.

Possiamo vedere agevolmente questo quando parliamo di appalti o lavori da appaltare, in special modo locali: non c’è bisogno di citare casi più o meno famosi di cronaca per avere ben chiaro di cosa si parla, tutti noi ne abbiamo esperienza diretta. Il potere dei partiti risiede proprio nel riuscire a pilotare legalmente (perché la maggior parte delle volte è tutto fatto in maniera regolare, le illegalità sono una piccola parte e non sono il centro del problema) i responsabili, i bandi di gara, le regole e tutto l’humus intorno a tali attività.

Oppure tutti siamo a conoscenza del potere che i partiti hanno nel raccomandare e segnalare per posti di lavoro di vario genere, pubblici o privati: anche qui in maniera del tutto legale, fazioni organizzate riescono a scavalcare i cittadini italiani e, in una situazione occupazionale drammatica come quella che viviamo, diventano il centro di impiego più potente, efficiente e funzionale: per i clienti, i fedelissimi, i “picciotti” ovviamente, e questo si ripercuote su una società sempre più corrotta e corruttibile, ma sempre legalmente! Anche solo la speranza di una raccomandazione crea degli stolti indottrinati, militanti da oratorio fedelissimi alla parola del proprio capo, dal quale aspettano nient’altro che una raccomandazione. La morte dei sogni dei veri democratici, anche se dubitiamo ne siano mai esistiti.

Non ci vengano a raccontare dell’importanza dell’impegno e della militanza: i più impegnati dentro ai vari partiti “democratici” sono nient’altro che paramafiosi, parassiti dello Stato, nocivi alla pubblica amministrazione ed alla cosa pubblica in generale.

La vera riforma da attuare è principalmente etica, morale e politica. Se un sistema democratico ha fallito, bisognerà trovarne un altro: il primo passo è liberarsi da chi questo sistema lo protegge ed esporta, ovviamente per i propri interessi. Il primo passo è liberarsi dalla Nato e acquisire sovranità, per poi porre in essere scelte diverse. Ma prima deve essere a tutti chiaro, che ogni militante, ogni quadro di partito è una marionetta di chi ci affama.

Pubblicato anche su Stato&Potenza

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