Cecile Kyenge, the new Italian minister for integration

La Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, capitale Kinshasa (da non confondersi con la Repubblica del Congo, capitale Brazzaville, ex Con-go francese), è uno Stato che non ammette la presenza di “migranti irregolari”, cioè di clandestini, sul suo territorio. Chi prova ad entrare senza una luna serie di documenti imprescindibili, tra cui visto di ingresso, certificazione di vaccinazione contro la febbre gialla e, nel caso di viaggio di lavoro, di lettera di invito della ditta in Congo, viene inesorabilmente rispedito al mittente.

Non ci sarebbe proprio nulla di strano, per uno Stato serio, nel regolamentare con cura e attenzione gli ingressi nel proprio territorio. E invece capita che una ex cittadina congolese arrivata in Italia in modo illegale, diventata cittadina italiana e da qui ministro per l’integrazione, abbia la pretesa di imporre una legge completamente diversa.

La dichiarata volontà del ministro Cécile Kyenge di allargare le maglie della normativa sull’immigrazione, a partire dall’abolizione del reato di clandestinità, ci ha fatto venir voglia di capire un po’ di più come funziona questa materia nel suo Paese di origine. E se forse può sembrare strano che già poco dopo le 15 e 30 il telefono dell’ambasciata di Kinshasa a Roma suonasse a vuoto, il sito della Dgm, la Direzione Generale dell’Immigrazione della Repubblica democratica del Congo (www.dgm.cd) è molto chiaro nel preannunciare che cosa accade ai clandestini.

«I migranti irregolari – spiega dettagliatamente il sito internet congolese – sono passibili delle seguenti misure di polizia: l’espulsione (non ammissione); lo spostamento in una zona d’attesa; la detenzione delle persone ricercate al Centro di Transito; la confisca dei documenti falsi; il divieto di uscita per certe persone ricercate. Disposizioni che, per essere chiari, viene spiegato che derivano dal una legge in vigore dal settembre 1983. Entrando poi nello specifico del primo caso, quello del respingimento, esso può avvenire in uno dei seguenti casi: mancanza del visto di ingresso; non validità dei documenti di viaggio; falsificazione dei documenti di viaggio; visto non richiesto o non valido; visto o documento di soggiorno falsi; la mancanza o l’insufficienza dei mezzi di sostentamento; la mancanza di biglietto di ritorno; il nome del migrante sulla lista dei sorvegliati; indizi di minaccia all’ordine pubblico, alla sicurezza interna o alla salute pubblica. In questi casi, respingimenti diretti.

Altro che “accoglienza italian style”. Ma non si tratta solo di leggi sulla carta. Le cronache degli organi di in-formazione locali parlano infatti di respingimenti di parecchi migranti irregolari in particolare verso il Congo-Brazzaville o l’Angola. E questo in ossequio al principio di reciprocità, dal momento che i due Paesi fanno altrettanto con i migranti irregolari congolesi. Infine, che dire della campagna del governo del Congo contro la migrazione clandestina, per informare i congolesi degli enormi rischi che corrono affidandosi a questa pratica? L’Italia, forse, avrebbe bisogno di prendere esempio non dal ministro Kyenge, ma piuttosto dai suoi connazionali.

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