Da CONFLITTI E STRATEGIE di Gianni Petrosillo

Mettiamola così. Anche senza entrare nel merito della questione, la furbata di inserire la “controriforma” di Bankitalia nel decreto sull’Imu sa tanto di gioco a nascondino per la “presa dei fondi” (nostri). I furfanti seduti in Parlamento, con poche eccezioni, hanno provato, riuscendoci, l’arrocco per servire le banche e rendere ancor più servile e sottomesso il popolo italiota e beota alla finanza parassitaria che, al pari dell’Industria decotta e assistita (dalla Fiat in giù), vive attaccata alla mammella pubblica.

Chi ha dichiarato che senza l’approvazione del decreto gli italiani sarebbero stati ancora tartassati ha detto il falso sapendo di essere un falsario. Come ha chiarito Davide Giacalone, uno che di queste questioni se ne intende: “se cade il decreto manca la copertura, comportando un problema per il governo, non per gli italiani”. Adesso, invece, il problema è tutto dei connazionali, buggerati da questi dilettanti che vogliono sbaragliare la nazione.

L’oro della patria è finito agli Istituti privati senza annunci dal “Palazzo”. Persino le camicie nere erano più chiare di questi farabutti che oscurano le loro reali intenzioni dietro un decreto per le allodole. Questa volta, peraltro, i fascisti non sono di certo  i Cinquestelle che almeno hanno cercato di boicottare la “Giornata della fede”.  E’ questo il misero destino dei paesi che abdicano alla loro sovranità e si consegnano, mani e piedi, ai potentati internazionali e al loro codazzo di “yes men” parlamentari. L’Italia è ormai un luogo periferico della geopolitica occidentale ed è unicamente per questa ragione  che da noi le legioni finanziarie possono dettare l’agenda politica, mentre, la politica, quella falsa e impropria, in mancanza di cose utili da fare, oltre ad aderire pedissequamente ai dettami delle cricche speculative, si trastulla, sempre a nostre spese, con le campagne sugli inutili diritti civili, trasformando in urgenti questioni che sono da dementi.

In un momento critico come quello che stiamo vivendo nella Penisola, una tale sottrazione di fondi dalle casse dello Stato equivale ad un suicidio. Non sono un esperto ma mi affido a quello che scrive il giornalista De Dominicis. Nell’operazione lo Stato ci rimette  750 milioni di euro, mentre la fetta di utili delle banche sale a 450 milioni. Ma non è finita perchè,  “la riforma di Bankitalia pone un tetto alla partecipazione al capitale: 3%. …”. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Assicurazioni Generali detengono il 59% delle quote. “Entro tre anni, bisogna scendere al 3% e, al momento della cessione, gli istituti avranno denaro fresco in cassa. … Potrà essere la stessa Bankitalia a comprare temporaneamente le azioni extra”. Un vero e proprio imbroglio a rate.

Avete capito il raggiro? Siamo stati “scippati” da una banda di borseggiatori che portano il titolo di onorevole davanti al nome.

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