Di Rivoluzione democratica

Berlusconi e Tremonti nel pallone

Chi comanda qui?


se le opposizioni sono, rispetto alla finanza speculativa, ancor più servili delle destre

di Piemme

«Se passa questa norma, LorSignori possono a questo punto sostituire l’Art. 1 della Costituzione che recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», col seguente: «L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sull’usura. La sovranità appartiene ai mercati, che la esercitano nelle forme che vogliono e senza alcun limite».

Era stato facile profeta Pasquinelli, l’altro giorno, quando a caldo scrisse su questo blog che il discorso di Berlusconi alle Camere non avrebbe fermato la finanza predatoria [Il capitaclisma italiano]. All’unisono, come fossero un grande cartello, le cosorterie banco-finanziarie, di tutte e due le sponde dell’Atlantico, hanno moltiplicato le vendite di titoli e obbligazioni,  facendo tremare l’Italia, la Francia, la Spagna, tutta l’eurozona. Berlusconi e Tremonti, che solo un giorno prima dichiaravano che un paese serio non si fa dettare la politica economica dalla rendita finanziaria, hanno dovuto fare un fulmineo e penoso dietrofront. Ergo: l’Italia non è un paese serio o, per essere più precisi, è ostaggio della grande finanza predatoria globale, e i ministri, a partire dal Primo, non sono che passacarte, ragionieri, zimbelli.

Tra le misure annunciate la prima, per quanto possa sortire effetti solo a scoppio ritardato, ha un alto valore simbolico, ed è l’inserimento nella carta costituzionale del criterio di pareggio di bilancio. Non è solo una gigantesca stronzata dal punto di vista squisitamente economico —se questa regola fosse resa obbligatoria la maggior parte delle aziende, che si finanzia sul mercato o attingendo alle banche, chiuderebbe semplicemente i battenti. Questa norma stupida ha il solo scopo di tranquillizzare le sanguisughe della finanza predatoria, poiché lo Stato italiano, d’ora in avanti, penserà anzitutto a farle ingrassare.
Se passa questa norma, LorSignori possono a questo punto sostituire l’Art. 1 della Costituzione che recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione»; col seguente: «L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sull’usura. La sovranità appartiene ai mercati, che la esercitano nelle forme che vogliono e senza alcun limite».

Ciò che è cambiato, rispetto alla manovra votata dal parlamento pochi giorni fa, è l’anticipo del raggiungimento degli obiettivi della manovra dal 2014 al 2013. «L’impianto della manovra é stato giudicato assolutamente positivo, con apprezzamenti positivi a riguardo  ha —ha spiegato Berlusconi. «Ma la situazione, ha ammesso con la coda tra le gambe, consiglia una accelerazione dei provvedimenti». Tremonti ha chiosato:«L’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 non avverrà modificando la struttura normativa ma anticipando le tempistiche, a partire dalla delega assistenziale, che sarà sviluppata sul biennio 2012-2013». «Abbiamo già un buon testo, dobbiamo chiedere al Parlamento la delega, da approvare il prima possibile alla Camera – ha aggiunto Tremonti – stiamo valutando una doppia delega, assistenziale e fiscale». «Non ci saranno manovre addizionali – ha detto ancora l’inquilino di via XX settembre – il vero punto politico è l’anticipo di una manovra che è stata ritenuta corretta e appropriata». In pratica, l’intervento da 2,7 punti di Pil dovrà essere ora realizzato entro il 2013 e non entro il 2014.

Non mi dilungo qui sull’impatto molto pesante che questa manovra avrà sulle condizioni di vita della gran parte dei cittadini, ovvero i meno abbienti. L’ha già fatto Mazzei il 20 luglio scorso, nell’articolo «Una manovra disperata». Come segnalava Mazzei la Manovra non è solo socialmente ingiusta, finirà per deprimere il ciclo economico, rendendo più difficile per il Tesoro raggiungere l’obbiettivo dichiarato del pareggio di bilancio, quindi alimentando la spirale del debito.

La cosa notevole, che la gente di sinistra deve ben mettere a fuoco, è l’approccio adottato dal PD e dai Dipietristi. Casini non fa testo, ovviamente. Le opposizioni non hanno protestato contro il carattere antipopolare della Manovra, né tantomeno proposto che fossero i ricchi a fare più sacrifici. Essi hanno solo detto che la Manovra non era “sufficiente”, che occorreva fare di più. Giustamente anche loro avevano segnalato che non sarebbe bastata. Non sarebbe bastata che? Ma è chiaro: non sarebbe bastata a calmare i «mercati» e fare contenti i tedeschi, la Bce e l’Unione. Insomma, le opposizioni, vedendo la possibilità di mandare a casa Berlusconi, hanno non solo accompagnato la spallata della finanza speculativa, hanno presentato ai «mercati» le loro credenziali, accreditandosi come più affidabili del centro-destra. Un eccesso di zelo che si è ri-manifestato in queste ore con il pieno appoggio alla mossa del governo di anticipare la manovra e, udite! udite!, di mettere in Costituzione il principio bronzeo quanto demenziale del pareggio di bilancio. Insomma: gli antiberlusconiani non solo non sono alternativi ai berlusconiani, essi sono, rispetto ai  «mercati», ancor più servili di loro.

Ciò descrive bene la tragica situazione in cui si trova il nostro paese, obiettivamente espropriato, col pretesto del debito sovrano, della sua sovranità e indipendenza. E i partiti ufficiali, i partiti parlamentari, non sono che guide indiane di chi sta colonizzando il paese. Dei Quisling, dei collaborazionisti che aiutano i ladri a depredare il paese.

Nessuno dovrebbe dimenticarsi di quanto sta accadendo in queste settimane, quando il centro-sinistra, in vista delle elezioni, comincerà a suonare il consunto spartito dell’antiberlusconismo. Sulle questioni fondamentali essi non sono migliori dei berlusconidi, sono peggiori. Sono, più ancora delle destre, ligi agli interessi del capitalismo usurario, e i «mercati» hanno capito l’antifona: «Prima questi nostri servitori vanno al governo, meglio sarà».

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