Il 25 settembre la Commissione parlamentare Attività Produttive ha approvato un testo sull’Home Restaurant che accorpa le 4 proposte finora esistenti. Per molti è un modo di tutelare non la sharing economy ma gli interessi dei ristoratori e di realtà come la Fipe(Federazione Italiana Pubblici Esercizi), che a dire il vero da tempo chiedono regole a tutela anche del consumatore sul fronte della sicurezza.

Tra chi si schiera contro quanto contenuto in questa legge, troviamo anche il portale bed-and-breakfast.it, che raccoglie oltre 16 mila strutture ricettive, di cui molte sarebbero interessate ad integrare l’offerta con l’attività di Home Restaurant.

Il problema è che alcuni requisiti sono troppo stringenti. Niente in contrario rispetto a dichiarazione di avviamento attività (SCIA) e certificazione HACCP, ma l’attuale disegno di legge è esagerato. Basti pensare che in Inghilterra, ad esempio, l’attività di Home Restaurant è disciplinata dalle norme igieniche di somministrazione del cibo, ma non ha vincoli di ordine burocratico come in questo caso.

Ebbene, da un lato troviamo Fipe e chi invoca restrizioni e norme severe, dall’altra troviamo invece molte persone che spesso per passione vorrebbero sperimentare questa nuova modalità di ristorazione soprattutto per passione e spirito di condivisione, in linea perfetta con i modelli di sharing economy.

Ecco allora i vincoli che si contestano. Innanzitutto, la legge prevede per chi vuole cimentarsi in questa attività una registrazione su piattaforme tecnologiche che acquisiranno i pagamenti, esclusivamente in forma elettronica, per loro conto. Un registro elettronico su queste piattaforme registrerà le attività erogate almeno 30 minuti primadella fruizione.

“Tali norme non trovano simile riscontro in nessun’altra attività, discriminando di fatto quella in oggetto. Ciò impedirà ai singoli gestori di Home Restaurant di promuoversi secondo propri canali in maniera autonoma”, dicono da bed-and-breakfast.it.

Perché? E’ questa la domanda che si pongono i sostenitori della sharing economy, anche alla luce dei pronunciamenti del Tar, che aveva respinto alcune restrizioni relativeall’attività dei B&B in quanto il regolamento sarebbe stato in contrasto con i principi di libera concorrenza e con i correlati principi di parità di trattamento e non discriminazione.

Tra le altre restrizioni, ogni attività potrà contare un massimo di 500 coperti all’anno. Significa una media di poco più di un coperto al giorno. Altro limite,quello economico:massimo 5 mila euro lorde per le somme conferite dagli ospiti.

Anna Tita Gallo

 

Fonte: Greenbiz

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