«[…] Ancora una volta, però, i leader dell’Ue hanno risposto concludendo l’opposto: il fallimento dell’Agenda di Lisbona è stato interpretato per giustificare una maggiore armonizzazione e centralizzazione delle politiche nazionali. Anche in questo caso, nel suo discorso “State of the Union” al Parlamento europeo nel settembre del 2012, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha invocato una Commissione più potente.
Questo approccio – armonizzazione, coordinamento e processo decisionale centralizzato – continua a essere considerato una panacea per i problemi dell’Europa. È la presunzione di sapere che l’economista Friedrich von Hayek denunciava come formula per limitare la libertà e garantire la mediocrità economica. Il progetto europeo dovrebbe invece iniziare dal presupposto che adeguate istituzioni, i diritti sulla proprietà e la concorrenza, insieme a un sistema tributario favorevole alla crescita e a solide politiche fiscali, rappresentano la base del successo economico. […]

La ricchezza culturale dell’Europa consiste precisamente nella sua diversità, e alla base dei migliori risultati c’è stata la competizione tra persone, istituzioni e luoghi. Il suo attuale malessere economico riflette i prolungati sforzi dei leader europei di negare l’evidenza.»

Il rischio della centralizzazione europea, Otmar Issing, Project Syndicate, 2 Luglio 2013.
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di Detlev Schlichter

Dopo due decenni di bolle, i banchieri centrali del mondo sono riusciti da soli a mettersi all’angolo. Hanno creato un mostro sotto forma di un sistema finanziario carico di debito e di un’economia globale squilibrata, dipendente dal denaro a buon mercato e bisognosa di un costante aumento dei prezzi degli asset. Ora il mostro è uscito dalla gabbia ed i banchieri centrali non osano smettere di nutrirlo.

La FED, ovviamente, ha fatto rumore dicendo che il flusso di denaro a buon mercato ad un certo punto potrebbe rallentare e perfino smettere. Quanto possano essere credibili queste proiezioni è tutt’altro che certo. I mercati sembrano prenderle abbastanza sul serio, ma più vendono in risposta – e, in particolare, maggiori sono i rendimenti ed il rischio dei premi – tanto più difficile sarà per la FED cercare di barcamenarsi in questa situazione. – A proposito, se il tasso di disoccupazione dovesse scendere al 6.7%, o a qualunque numero magico che nella sua saggezza senza limiti Ben Bernanke definirebbe come sicuro per poter attuare una politica di “uscita,” e se poi davvero smettesse di fornire l’alcol monetario – il tasso di disoccupazione risalirebbe ancora una volta? – Ci occuperemo di questa domanda in un altro momento. La nostra attenzione oggi va alla BCE ed alla Banca d’Inghilterra.

La paralisi politica è la nuova strategia

Entrambe le banche centrali hanno tenuto ieri le loro riunioni di politica mensili e hanno deciso… niente; anche se quando si leggono i giornali si ha l’impressione che hanno preso parecchie decisioni. Sembra che abbiano svelato un nuovo e potente strumento di politica: la guida preventiva.

Entrambe hanno dichiarato di voler lasciare i tassi ufficiali a livelli ultra-bassi per molto tempo. La BCE ha aggiunto che potrebbe anche abbassare ulteriormente i tassi. La Banca d’Inghilterra ha inoltre rimproverato il mercato obbligazionario britannico per prestare troppa attenzione a ciò che dice Bernanke, e per non sostenere a sufficienza lo sforzo di una ripresa. Questo è stato un tentativo di entrambe le banche centrali di prendere le distanze dal discorso della FED sulla potenziale chiusura del rubinetto monetario. Non c’è nulla di sorprendente. Entrambe le banche centrali sono in piedi con la schiena al muro.

Guardiamo in faccia alla realtà: anni di implacabile doping monetario non hanno risolto molto – né l’economia è vicina ad una ripresa auto-sostenuta promessa da Keynesiani e Monetaristi dopo tutte queste manipolazioni monetarie. Per anni queste banche centrali hanno seguito lo stesso piano d’azione: iniettare nuove riserve nelle banche e continuare a comprare (o finanziare) gli attivi delle suddette banche in modo che non potessero fallire, non si sbriciolasse il castello di carte del credito e lo stato e le banche potessero continuare a finanziarsi a buon mercato. Data l’elusività della ripresa auto-sostenuta, non hanno alcuna strategia di uscita. Non esiste.

Ieri la BCE e la Banca d’Inghilterra hanno ammesso pubblicamente che erano in difficoltà e lo sarebbero state per il prossimo futuro. Non hanno opzioni politiche, non c’è una ripresa (reale), quindi manterranno i tassi ultra-bassi e forse li taglieranno ancora. Solo nel nostro bizzarro mondo di implacabile Neolingua Orwelliana questa posizione di completa sconfitta puo’ essere spacciata come un nuovo programma di “guida preventiva della politica.” Ammettere che non è possibile muoversi, ammettere che la propria politica non ha funzionato ed è improbabile che funzioni – altrimenti bisogna essere pronti a ritirare lo stimolo – viene ora presentato come una guida sapiente sulle aspettative e sulla psicologia del mercato.

Questa è stata la prima riunione sotto il nuovo governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, per alcuni il “banchiere centrale più dotato della sua generazione,” per altri il burocrate più strapagato al mondo. Carney è un genio del marketing, non solo quando si tratta di questo settore ma anche quando si tratta di vendere la paralisi politica come strategia. Mai prima d’ora la frase “Che cosa possiamo fare? Atteniamoci a quello che abbiamo fatto per anni” è stata così efficacemente presentata come ha fatto ieri la BoE. Ora è chiamata “guida,” e richiede evidentemente un set specifico di abilità. Il Wall Street Journal ha descritto Carney come “uno dei pionieri della guida preventiva,” e mi chiedo se lo abbiano fatto tenendo una faccia seria.

Mercati dei cambi esteri e oro

La presunta divergenza di politica tra la FED e le altre banche centrali ha risvegliato i mercati dei cambi esteri. Il dollaro è in rally e credo che la comunità degli speculatori potrà provare a cavalcare questo tema ancora per un po’. Una divergenza è qualcosa che i mercati fx amano, ma in questa crisi nulla è mai all’altezza delle aspettative. Tra le principali nazioni, le somiglianze in termini di problemi economici e in termini di risposte politiche sono semplicemente molto maggiori rispetto alle differenze. Questi paesi sono tutti più o meno sulla stessa barca. Questa è una crisi globale e credo che sia una crisi del denaro fiat. Non riesco a vedere quale di queste monete di carta sia in condizioni migliori rispetto alle altre. E’ mia opinione che qualsiasi concetto di divergenza nella performance economica e in politica non durerà. Rimango scettico sul fatto che la FED possa davvero “uscire.” (Perché secondo me la FED DOVREBBE uscire, così come dovrebbero farlo le altre banche centrali, ma ovviamente la FED potrebbe non condividere le mie opinioni.)

L’idea di una strategia d’uscita rappresenta ancora un problema per l’oro. Devo ammettere che sono sconcertato da quello che è successo qui – e da quello che sta ancora accadendo. La “guida preventiva” da parte della Banca d’Inghilterra e della BCE non ha aiutato l’oro, ha solo rafforzato il dollaro contro la sterlina e l’euro. Il dollaro è ciò che conta. Il dollaro è il leader tra le monete fiat a livello mondiale e l’oro è il suo principale avversario. Non sembra importare molto quello che fanno le altre banche centrali. Finché l’idea di una “strategia d’uscita” della FED continua a guidare i mercati, e la minaccia dello svilimento del dollaro sembra sfumare, l’oro continuerà ad arrancare. Per ovvie ragioni non credo che questa situazione possa durare più di tanto e rimango rialzista sull’oro. Però prima ci potrebbe essere dolore economico.

Nel frattempo, lo svilimento del denaro di carta continua.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

Fonte: http://johnnycloaca.blogspot.co.uk/2013/08/guida-preventiva-sciocchezze-i.html

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