di : Nando 

Guerra di classe all’interno del capitalismo neoliberista e ribellione innescata dalla “classe media” israeliana

La guerra di classe tra la classe capitalista e la classe lavoratrice all’interno del sistema capitalista riguarda soprattutto i costi della riproduzione della forza lavoro (salari e servizi sociali coperti in parte dalle tasse a carico dei capitalisti). Più è basso il costo di quest’ultima, più è alto il plusvalore (frutto del lavoro) che rimane sotto forma di profitti nelle casse dei capitalisti.

All’interno del sistema capitalista la lotta tra la classe lavoratrice e la classe dei padroni capitalisti riguarda più che altro il salario percepito dai lavoratori (attualmente soprattutto nella forma del salario diretto, dell’assicurazione sanitaria e della pensione) e solo in parte minore le tasse che i lavoratori pagano e la qualità dei servizi sociali.

Recentemente, in seguito alla riduzione dello stato sociale provocata dal neoliberismo ed in seguito alle recenti misure di austerità (incluso il ricorso al fisco) adottate dagli Stati per coprire le perdite del capitalismo finanziario provocate dall’ultimissima crisi, l’attenzione degli sfruttati si è spostata verso l’azione dello Stato che comprime i servizi sociali ed il “salario sociale” (principalmente sanità, istruzione, casa, assegni di disoccupazione e pensioni).

Abbiamo assistito in Europa alla lotta montante delle classi lavoratrici in seguito alle misure adottate per coprire i costi della crisi finanziaria soprattutto in Grecia e Spagna. Ora, la lotta è esplosa anche in Israele, anche se il capitale finanziario di casa non ha subito serie perdite dalla crisi e lo Stato non ha introdotto misure di austerità da emergenza. La lotta in Israele è iniziata perché i salari e, ancor più, il salario sociale dei ceti “medi” della classe lavoratrice sono stati gradualmente erosi fino a diventare insostenibili. Il successo di questa feroce forma neoliberista del merdoso capitalismo si fonda sulle privatizzazioni e sulla riduzione dei servizi pubblici ed in Israele si è sviluppato più che in altri paesi sviluppati.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato a questa rivolta estiva è stata la vincente rivolta dei consumatori sviluppatasi su internet due mesi fa in seguito all’aumento del prezzo del formaggio “fiocchi di latte” imposto dai monopoli.

Il movimento è poi esploso in luglio quando il costo degli affitti delle case, sotto pressione da alcuni mesi in un mercato asfittico, è salito in modo significativo.

Sebbene la maggior parte degli attivisti coinvolti non lo prenda in considerazione, va detto che la maggior parte delle persone risente della allocazione di una quota gigantesca delle risorse statali nel progetto colonialista e nelle comunità ortodosse non-produttive.

Tutto è partito con un appello via internet per fare una tendopoli di protesta contro il balzo dei costi degli affitti. All’inizio erano una dozzina di tende piantate nei pressi del teatro (su viale Rothschild). Nel giro di due settimane sono diventate alcune centinaia che hanno occupato il viale in tutta la sua lunghezza, con migliaia di campeggiatori e con un più ampio spettro di rivendicazioni, fino a vedere il 2,5% della popolazione israeliana partecipare alla manifestazione di sabato 30 luglio 2011 (150.000 partecipanti su una popolazione di 7 milioni).

Le principali richieste sono: scuola gratuita a partire dai 3 mesi d’età, riduzione delle imposte sui beni di consumo che tutti pagano ed aumento del prelievo fiscale per i ricchi; la messa a disposizione di abitazioni a basso costo (sia da comprare che da affittare) fermando la speculazione statale e municipale sul terreno pubblico per costruire piccole unità abitative ad edilizia pubblica; una revisione del sistema sanitario pubblico che il sindacato dei medici (soprattutto dei medici ospedalieri) chiede da parecchi mesi con scioperi selettivi; uno stop alla precarizzazione dei lavoratori portata avanti con le agenzie interinali (siamo già al 10% della forza-lavoro); l’assunzione di 500 ispettori per fare controlli sull’applicazione della legislazione sul lavoro, specialmente per quanto riguarda l’erogazione del salario minimo.

Ci sono volute 3 settimane per passare da una dozzina di attivisti fino al punto in cui il governo ha convenuto sulla necessità di fare grandi cambiamenti, ma le trattative hanno bisogno di tempo.

(Alcuni burocrati si lagnano del fatto di non aver smantellato la tendopoli il primo o il secondo giorno, prima che diventasse il movimento che è oggi…)

Ilan Shalif

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

http://www.fdca.it/

http://www.anarkismo.net/article/20244

Link esterno: http://ilan.shalif.com/anarchy/

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