Da FinanzaInChiaro di Giancarlo Marcotti

I toni fra i vertici dell’Unione europea ed i rappresentanti del governo greco si fanno incandescenti, se da un lato Tsipras arriva a dire che “Il Fmi ha una responsabilità criminale per la situazione in cui versa la Grecia”, dall’altro il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, non usa mezze misure tacciando il Premier ellenico di essere un mentitore.

Finiti i tempi dei “bacetti” e della “mano nella mano”? Sembrerebbe proprio di sì!

Siamo quindi alla resa dei conti? Direi di no!

Non sono più schermaglie, questi sono fendenti, ma al momento siamo ancora nei canoni di una contrattazione, aspra, ma pur sempre una contrattazione. I toni si inaspriscono perché il momento decisivo si avvicina, ma in effetti il tempo c’è ancora.

Non si deciderà infatti domani nella riunione dell’Eurogruppo il destino della Grecia, anche se sarà una tappa importante, probabilmente decisivo invece il summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea in calendario il prossimo 25 e 26 giugno a Bruxelles.

Tsipras probabilmente ha utilizzato quelle parole di fuoco nei confronti del FMI perché ritiene che sia l’Istituto guidato da Christine Lagarde il maggior responsabile del deterioramento della situazione che ha portato ora la Grecia ad un passo dal default.

A mio avviso, però, il FMI non si è comportato in maniera diversa rispetto a qualsiasi creditore “di minoranza”, ovviamente cerca di sfruttare la propria posizione “privilegiata” rispetto al creditore “di maggioranza”.

In pratica se un debito è nelle mani di due creditori, ma in percentuali molto diverse, colui che l’esposizione più bassa farò la voce grossa nei confronti del debitore minacciando di far saltare tutto, con quel comportamento, però, di fatto, non si sta rivolgendo nei confronti del debitore, che sa benissimo non può ripagarlo, ma nei confronti dell’altro creditore che più di tutti teme un default.

In pratica il FMI sta dicendo all’Unione europea: “Se volete che questa situazione possa proseguire, datemi quel che avanzo dalla Grecia e prendevi voi in corpo tutto il debito del Paese”.

Al posto di Christine Lagarde tutti avrebbero agito in questo modo, ciò naturalmente non significa che il comportamento del FMI, sia stato esemplare. Chi presta i soldi vuole sempre qualcosa in cambio!  Ed il FMI, da sempre, se non si è in grado di restituire il prestito (con gli interessi) vuole “la sottomissione”.

Qualcuno ha cercato di cambiare questo “modus operandi”?

Sì, Strauss Kahn … e vedete che fine ha fatto. In combutta con i Servizi Segreti francesi si sono inventati “una cameriera di fantasia” e lo hanno tolto di mezzo. Insomma hanno usato mezzi democratici! Sostituendo un francese con un’altra francese eletta “democraticamente”.

Ora comunque la palla è nel campo dell’Unione europea, Tsipras può solo urlare e strepitare (“ci vogliono umiliare”), ma il 25 e 26 prossimi i capi di Governo dell’Ue dovranno decidere se continuare a sovvenzionare la Grecia o scrivere la parola fine fra Atene e l’euro.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

 

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