UN ARTICOLO DI PEPE ESCOBAR

Cosa credeva il branco di barboncini europei, che Teheran si sarebbe piegata e avrebbe accettato l’embargo sul petrolio imposto dall’Unione Europea che dovrebbe iniziare dal primo luglio? Senza dubbio Bruxelles si è trovata spaesata come un cervo in mezzo a un’autostrada quando hanno iniziato a circolare la notizie che Teheran avrebbe anticipato la sua mossa, sbattendogli in faccia un embargo sull’esportazione di greggio contro sei paesi dell’Unione Europea in profonda crisi, ossia quei membri del Club Med, Portogallo, Italia, Grecia, Spagna insieme alla Francia e all’Olanda colpite dalla recessione.
18 FEBBRAIO 2012

Non c’è voluto molto tempo perché il Ministro iraniano del Petrolio e il Ministro degli Esteri smentissero questa decisione, che tecnicamente, avrebbe dovuto annunciare ufficialmente il Supremo Consiglio Nazionale di Sicurezza, che fra l’altro si occupa dei negoziati sul nucleare.

Ma solo un sordo, stupido e cieco non avrebbe colto il messaggio: il risultato delle ridicole e controproducenti sanzioni/embargo europee sarà l’ulteriore sprofondamento di porzioni sempre più vaste di Europa in situazioni di forte sofferenza economica.

L’Iran fornisce 500.000 barili di petrolio al giorno all’UE. La sola minaccia di un embargo all’Iran ha provocato un picco nei prezzi del petrolio.

Supponendo che le nazioni del Club Med riescano a rifornirsi di petrolio da altre fonti, cosa che non è scontata dato che l’Arabia Saudita vuole mantenere alti i prezzi del petrolio in maniera categorica, questi dovrebbero riqualificare le loro raffinerie per trasformarlo. Inevitabilmente ci sarebbe penuria di benzina; l’italiano medio, per esempio, è già furioso per l’impennata dei prezzi della benzina dal distributore.

Forse quelle decine di migliaia di inutili burocrati di Bruxelles che portano in giro le loro cartelline colorate dovrebbero fare qualcosa di sensato e mandare una lettera a Washington congratulandosi ufficialmente per il fatto che gli americani stanno impoverendo ulteriormente decine di milioni di cittadini dell’UE.

Nel dubbio, inondalo di altre sanzioni

Sicuramente gli avvoltoi, gli sciacalli e le iene a favore del cambio di regime/guerra non estingueranno mai la loro sete di sanzioni. Gli Stati Uniti stanno obbligando ora l’UE a tagliar fuori l’Iran dallo SWIFT, con base a Bruxelles, il meccanismo/camera di compensazione di telecomunicazioni indipendente usato da tutte le banche per scambiarsi dati finanziari (il suo nome ufficiale è Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications). La stessa Banca Centrale dell’Iran potrebbe esserne vittima.

In parole povere, SWIFT è la ruota che muove le transazioni e il mercato globale. Quindi, se non è una dichiarazione estesa e remixata di guerra economica contro un paese, non so cosa altro sia.

Funzionerà? Difficilmente. Rappresenterà sicuramente un’ulteriore devastazione scatenata contro “la popolazione iraniana”, la vaga entità contro la quale gli USA non hanno nulla di personale. Più di quaranta banche iraniane utilizzanoSWIFT per processare le transazioni finanziare, e gli iraniani lo usano come chiunque altro in un’economia globalizzata.

Tutto ciò trascinerebbe nel fango la reputazione di neutralità e affidabilità che lo SWIFT ha cautamente preservato sinora; immaginate le reazioni di altri paesi membri al fatto che anche loro possono essere totalmente marginalizzati in relazione a un capriccio degli Stati Uniti.

Per non parlare del fatto che Washington non può dire aSWIFT cosa fare; infatti sta esercitando una pressione non discreta, in stile mafioso, sugli europei. Il “messaggio” è stato recapitato personalmente da David Cohen, il Sottosegretario americano del Dipartimento del Tesoro per il terrorismo e l’intelligence finanziaria.

E tutto questo per cosa? Secondo l’indefessa, soffocante raffica di notizie sparata dai media corporativi occidentali, “forse” è per guadagnare tempo in modo che l’amministrazione Obama possa “persuadere” il guerrafondaio e nuclearizzato governo del Likud di Israele a non attaccare l’Iran questa primavera.

Tenete d’occhio Golia

Intanto, secondo l’Organizzazione Iraniana dell’Energia Atomica, il paese ha sviluppato centrifughe di quarta generazione fatte di fibra di carbonio che sono “più veloci, producono meno residui e occupano meno spazio”, dato che ruotano a velocità supersonica per purificare l’uranio.

Le prime barre di combustibile arricchite al 20% e prodotte in Iran sono state installate nel Teheran Research Reactor, non una fabbrica di bombe ma un impianto civile volto a produrre isotopi curativi per il trattamento di tumori; questo dovrebbe permettere al Research Reactor di operare indipendentemente da qualsiasi interferenza straniera.

Per fugare ogni dubbio, Teheran ha inviato una lettera all’UE dichiarandosi disponibile a che i P5+1 – i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU più la Germania – tornassero a riunirsi seriamente al tavolo delle contrattazioni per il dossier nucleare iraniano.

Vediamo cosa vuol dire.

È una miniatura persiana molto sofisticata perché gli europei si prendano il disturbo di decodificarla. Teheran sta dicendo: vogliamo sinceramente avere un dialogo con voi; ma non abbandoneremo il nostro programma nucleare civile; e se continuate a trattarci come dei cani, con queste sanzioni, con l’embargo e ora con la questione dello SWIFT, possiamo applicare una pressione molto forte sulle vostre economie già al collasso.

Chiunque scommetta sul fatto che i disorientati politici europei e i loro sherpa riescano a capirlo, difficilmente vincerà il jackpot.

Poi c’è la stupida accusa che i recenti bombardamenti avvenuti o tentati a Delhi, in Georgia e a Bangkok rappresentano la rappresaglia di Teheran per l’assassinio di cinque scienziati nucleari civili in Iran, avvenuto per mano del gruppo terroristico iraniano Mek su ordine del Mossad israeliano.

Se e quando Teheran avrà intenzione di colpire gli interessi israeliani potrà farlo più vicino a casa propria, e sicuramente ha le competenze operative per farlo senza lasciare traccia. La possibilità che Teheran invii agenti iraniani in paesi asiatici amici come l’India e la Thailandia – come nel caso dei tre scagnozzi a Bangkok che mostravano apertamente il loro passaporto e anche i loro rial – è campata in aria e va al di là di ogni immaginazione. Questi sono solo diversivi; la questione è che bisogna scoprire chi li sta manipolando.

Se l’isteria promossa da Washington/Tel Aviv è già ad un punto critico, attendete fino al 20 Marzo, quando la borsa petrolifera iraniana inizierà a vendere petrolio con altre valute oltre al dollaro americano, preannunciando l’arrivo di un nuovo indice monetario la cui denominazione sarà in euro, yen, yuan, rupie o un paniere di valute.

Questo favorirà i clienti asiatici, dai membri dei BRICS India e Cina agli alleati degli Stati Uniti Giappone e Corea del Sud, per non parlare del membro NATO Turchia. Ma converrà anche ai clienti europei pagare il greggio con la propria moneta. Teheran come molti altri membri chiave del mondo in via di sviluppo vuole affondare i petroldollari. Potrebbe essere la rivincita di Davide su Golia.

Pepe Escobar
Asia Times Online, 17 febbraio 2012.


Pepe Escobar è l’autore di “Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War” (Nimble Books, 2007) e “Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge”. Il suo nuovo libro, appena uscito, èObama does Globalistan” (Nimble Books, 2009).

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Alessia (17.02.2012):
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9889

Testo originale in inglese (17.02.2012):
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/NB17Ak04.html

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