L’analisi che si può fare della sinistra attuale è che essa è frutto di un gigantesco errore, ovvero quello commesso nel 1989: credere che fossero finite le ideologie, che non ci fosse più spazio per lotte e rivendicazioni.

Mi viene in mente il concetto gramsciano dell’egemonia culturale. Per governare non basta il parlamento, bisogna possedere le parole e la cultura di un popolo per indirizzarne i bisogni. Cosi la sinistra ha fatto in questi 30 anni: si è completamente prostrata al nuovo ordine in uso. Abbiamo creduto che privatizzare fosse giusto, perchè lo stato è sprecone e cosi si risparmia. Abbiamo creduto alla balla della meritocrazia, per cui il lavoro se lo vuoi avere te lo devi meritare, sennò…

Abbiamo creduto alla menzogna che per governare non servissero le ideologie, bastava il buonsenso. Infine abbiamo creduto che il mondo non andasse cambiato, bastava solo migliorarlo.

La sinistra è diventata indistinguibile dalla destra. È atlantista, vuole essere amica delle imprese, crede nel pareggio di bilancio, sogna l’europa unita così com’è pero, si badi bene.

Le uniche cose che hanno contraddistinto la sinistra sono state le battaglie per i diritticivili e la legalità. I primi pero sono diventati il pinkwashing del neoliberismo. Quante volte la UE rimbrotta i suoi stati membri per il mancato riconoscimento delle unioni civili, ma non ha mai nulla da dire sul crollo della natalità, sulla mortalità infantile che dilaga in paesi come la Grecia? Il matrimonio gay garantisce l’accesso ad uno stato sociale, ma senza stato sociale di cosa stiamo parlando?

Riguardo la legalità, avere diviso l’agone politico in base a onesti e furbi ha creato una massa di elettori con il coltello tra i denti nei confronti della politica e di chi vuole farla. Ha messo nelle aule rappresentative una masnada di rappresentati della società civile totalmente incompetenti e ha creato una pletora di finti martiri rivelatisi dei completi cialtroni: devo ricordarvi cosa sproloquiava Pino Maniaci della scorta?

Tutto ció ha creato un gigantesco vuoto che prima della crisi era coperto dall’indifferenza e dalla rassegnazione, poi è stato abilmente occupato dal fascismo.

Ho letto cose abominevoli riguardanti l’esito del referendum. Il popolo non capisce, il popolo è ignorante, il popolo è razzista e le ho lette da eminenti figure progressiste, come Roberto Saviano.

Il popolo non capisce la UE: e perchè è stata pensata per essere capita? La UE oggigiorno è un insulto al sogno di Spinelli. È un orrore tecnocratico impregnato di ideologia neoliberista, volto a espropriare i popoli della loro sovranità e del loro benessere tramite riforme, delocalizzazioni e competizione estrema tra lavoratori.

Il popolo è ignorante: una persona che non ha accesso ai servizi, alla scuola, ad un reddito come potete pretendere che non si abbrutisca cedendo al fascino del primo capopopolo che trasforma tutta la sua infelicità in uno slogan in rima baciata?

Il popolo è razzista: rendiamocene conto una volta per tutte. Il razzismo attuale sono l’ora dell’odio di Orwell, l’unica istanza dal basso a cui la politica da sponda, per distrarre e far sfogare la gente che ha condotto in miseria firmando accordi di libero scambio e quant’altro. Cose per cui la sinistra ha pigolato negli anni.

La sinistra era la barbara forza che dal basso premeva verso l’alto per rivoluzionare il mondo. Oggi invece è una nenia stanca di rassegnazione e adattamento alla realtà dell’unica_questa sì_ideologia rimasta: il neoliberismo. È andata dunque a finire, a forza di convincere noi stessi e gli altri che il mondo non si cambia, che il popolo a cui noi disperatamente cerchiamo di parlare ora voglia ardentemente distruggerlo. E sapete perchè? Perché non ha più niente da perdere.

Tutto quello che abbiamo pensato e predicato per trent’anni è da rottamare, per dirla alla Renzi. Mi si dirà, qui si parla di come formare una forza politica.

Non esiste forza politica senza che non ci sia un bisogno che la animi. Il partito non è la somma di varie sigle: è il corpo dentro cui si deve animare l’ideologia, perchè dall’ideologia nasce l’analisi e da essa la proposta.

Mi sembra presuntuoso da parte mia pero fornire solo risposte in questo mio intervento, vorrei solo contribuire a tracciare la strada per iniziare un vero dibattito che vada oltre l’intollerabile “come uniamo le sigle della sinistra?”

Posso qui dire che la sinistra che vorrei deve mettere in discussione tutto quello che ha professato fin’ora. Fornisco degli esempi. Il governo Prodi non è stato il miglior governo della repubblica: Lo smantellamento dell’IRI da parte di Prodi è stato un errore che stiamo oggi pagando con la desertificazione industriale, con disoccupazione e sottoccupazione.

La UE non è un sancta sanctorum, ma è un’organizzazione che andrà disgregandosi inevitabilmente sotto i colpi del neofascismo e della povertà: quindi è bene che si rompa finalmente a sinistra il tabù dell’uscita dell’italia dalle sue spire. D’altronde ditemi voi che politica di sinistra potrà esserci in questo paese finchè saremo vincolati dal fiscal compact o dal Trattato di Maastricht? O dobbiamo aspettare di cambiare le cose dall’interno e che per magia da Lisbona alla Lituania vincano partiti del GUE? Buona fortuna. A parlare finalmente di sovranità da sinistra contro l’anazionalità del capitale sapete chi fu? Hugo Chavez. Era per caso un fascista? No, semplicemente il Sudamerica aveva vissuto con decenni di anticipo quello che stiamo vivendo noi ora in Europa.

Predicare multiculturalismo a vanvera per attutire i contraccolpi e le nefaste conseguenze della globalizzazione e dell’imperialismo è la mina che rende insopportabile la sinistra ai ceti popolari. L’emigrazione non può essere considerata un destino ineluttabile, dicendo che è un trend che milioni di persone si sposteranno da un continente all’altro. A spostarsi sono i capitali, le persone ora come ora fuggono e desiderare per loro come unica prospettiva l’occidente io lo trovo sottilmente paternalista. È una tragedia immane quando milioni di persone sono costrette a sradicarsi, cosa che avrebbe dovuto farci riflettere da molto tempo su cosa è diventato il nostro mondo da quando è caduto il muro di Berlino. Spostarsi è un diritto, ma anche restare dovrebbe esserlo. Non so peró quanto ancora si potrà veramente parlare di una politica estera basata su pace e cooperazione reale finchè non sentirò da sinistra dire a chiare lettere che l’italia debba uscire dalla NATO, un’alleanza inutile e antistorica.

I miei sono solo spunti, riconosco di avere poco tempo. Concludo dicendo: per favore chiamatelo partito questa forza. Partito vuole dire governo delle parti e io non voglio più sentire parlare di una forza che parli anche alle industrie, anche ai imprenditori, anche a… Se si deve governare a sinistra si governa per i deboli, gli sfruttati e i lavoratori e basta.

Il partito è la forza mediatrice tra popolo e parlamento e mi dispiace che la retorica post tangentopoli abbia traviato tanti di noi costringendoci in orribili diciture come arcobaleni, movimenti, margherite, democratici, ecc ecc. Un tempo lessi in un quotidiano brasiliano, ai tempi dell’inchiesta Lava Jato, la loro tangentopoli, un editoriale che recitava:

“Non facciamo come l’italia, non liquidiamo i partiti. Senza il partito dei lavoratori di lula mai e poi mai tutti i movimenti sociali avrebbero trovato una sintesi che li avrebbe portati a governare”

Cosi ci vedono nel mondo, mentre noi ancora usiamo le figurine dei magistrati per cercare di apparire quantomeno progressisti.

Di Ester Nobile

Fonte: Commo.org

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