(a cura* del Servizio Traduzioni del PRIMIT)
Chi si ricorda di Denis Robert? Sì, esatto, quello della Clearstream..Questo testo è il mio ultimo intervento pubblico a proposito di Clearstream. Ho preso la decisione di rifiutare ogni intervista legata alla camera di compensazione lussemburghese e di non menzionarla più su Internet, nei giornali, alla radio, alla televisione.

Questa decisione è dolorosa ma ragionata. La prendo dopo la mia pesante ed incredibile condanna per diffamazione (per un importo di 12.500 euro) da parte del tribunale di Bordeaux in seguito a delle affermazioni vecchie di due anni e piuttosto moderate [1] sul funzionamento di questa multinazionale che opera in più di 100 Paesi, di cui quaranta paradisi fiscali.

Arrivederci.

Questa condanna, per la quale ho fatto appello, mi giunge il giorno dell’ultima udienza civile al tribunale del Lussemburgo, dove Clearstream mi chiede 100.000 euro in riparazione delle 421 copie vendute di «Clearstream: l’indagine nel Granducato». Più di € 237 per libro [2]. È anche il giorno in cui la Procura di Parigi chiede, nella sua requisitoria suppletiva, il mio rinvio in correzionale per abuso di fiducia e sottrazione di documenti bancari, deformando in un modo particolarmente disonesta la realtà delle mie indagini [3].

Getto la spugna.

È una vittoria di Clearstream, dei suoi avvocati, dei suoi giuristi, dei suoi dirigenti, dei banchieri del suo consiglio d’amministrazione. Una vittoria della censura.

Scrivendo «Rivelazioni$» [Révélation$] o «La scatola nera» [La Boîte noire] con il sostegno di Laurent Beccaria, pubblicato dall’editrice Arènes, e realizzando con Pascal Lorent e CanalPlus «Le dissimulazioni dell’affare Clearstream raccontate a un operaio della Daewoo», non pensavo di arrivare a questa estrema situazione. A questo K.O. Non immaginavo di dover subire questa molestia e questa impresa di destabilizzazione. Sono entrato in un circolo vizioso: più Clearstream mi attacca più io mi difendo, e più mi difendo più prendo rischi. In primo luogo, quello di essere etichettato come un ossessivo. Ciò che non sono.

Mi sono battuto per vent’anni per la costruzione di una giustizia europea. Ho sempre scritto per informare l’opinione pubblica dell’aumento crescente del crimine organizzato nei circuiti finanziari ed dei processi decisionali delle nostre società globalizzate. Dal mio lavoro per “Libération”, alla stesura de “l’Appello di Ginevra” o per i miei altri libri e film, ho provato ad informare il pubblico di ciò che avveniva nei meandri del potere e della finanza clandestina. Ma questa parte è diventata troppo dura e instabile.

Ho intrapreso questo lavoro di giornalista con i miei mezzi, la mia buona fede. Ora la pago a caro prezzo. Un po’ troppo. Ho trascorso centinaia di ore a filmare testimoni, recuperare informazioni, spulciare bilanci, forzare le opposizioni di segretari e degli attacchi della stampa, inviare le lettere raccomandate, interrogare banchieri o PDG [PDG = President Director General, n.d.c.]. Ho sempre evitato i compromessi, quando molti miei detrattori fra i giornalisti non conoscono lavoro d’indagine che non siano appuntamenti riservati con i commissari della RG [Renseignements généraux = Polizia di Prevenzione, n.d.c.], della DST [Direction de la Surveillance du Territoire = Servizi Segreti Francesi per la sicurezza interna del Paese, il “nostro” SISDE, n.d.c.] o gli avvocati.

Ho svolto un’indagine di prima mano, con decine di testimoni diversi. Otto anni della mia vita. Abbiamo riportato delle belle vittorie, respinto diverse decine di attacchi di banche russe, lussemburghesi o della Clearstream dinanzi ai tribunali francesi, belgi, canadesi, svizzeri ed anche a Gibilterra.

Ma non è più possibile.

La mia fiducia verso la giustizia e gli uomini che devono giudicare i miei scritti si è attenuata. I tribunali sono più sensibili ai tempi e all’assillo giudiziario di una società dalle risorse inesauribili, che all’esame dei fatti. Vengo condannato da magistrati che, per la maggior parte, non conoscono i meccanismi finanziari che vanno oltre il loro libretto della Cassa di Risparmio.

Oggi spiegando che clienti ambigui si servono da Clearstream come “di un polmone per la finanza parallela”, corro il rischio di essere perseguito. E condannato. Nonostante io possa provare che migliaia di conti sono aperti da Clearstream in paradisi fiscali che proteggono miliardi di euro. È ingiusto. È così.

Ho la sensazione di essere più perseguito e sanzionato scrivendo sulla delinquenza finanziaria che se facessi un apologia del nazismo o della violazione della vita privata. Alla fine, non ha più senso, se non quello di dare lavoro all’avvocato e ai giuristi della Clearstream.

Il mio blog è sorvegliato. Scrivendo giorno per giorno i frammenti di questa storia, mi espongo troppo. Io espongo questioni che in seguito si rigirano contro me stesso ed alimentano procedure sempre più lunghe e costose. Ogni giorno, l’incaricato delle comunicazione della società si collega [al blog] e fa il suo resoconto agli avvocati della Clearstream. Questo ultimo messaggio è dunque anzitutto per loro. Voi mirate i vostri attacchi su me, evitando di perseguire gli [altri] autori che pubblicano libri molto così accusatori, gli articoli che si stupiscono della reputazione dei vostri clienti e di certe vostre pratiche o anche la stessa Autorità per il mercato finanziario [Autorité des Marchés Financiers] che mette in discussione la vostra opacità. È meglio prendersela con uno solo. Sono quello che ha rivelato la vostra esistenza. Devo pagare. Ecco, signori, avete guadagnato tempo. È l’ultima volta che dovrete leggere le mie riflessioni. Come dite voi? “Maniaco, falsificatore, cospirazionista..”. Sono stanco di leggere queste menzogne a ogni [mia] frase.

Voi volete distruggermi e rovinarmi. Voi vi servite di tutto ciò che striscia per darmi una sporca reputazione. Forse ci riuscite. Forse no.

Volete che io stia zitto. Sto zitto. E’ paradossale che oggi come oggi dove la giurisprudenza europea considera i giornalisti come “i cani da guardia dell’informazione”. E dove «Millenium» trionfa in libreria. Un milione di lettori si appassionano per questa trilogia e le avventure di Blomqvist, esposto alla delinquenza finanziaria. Ma nella vera vita, i Blomqvist hanno dei figli, la fine del mese ed a volte l’abbattimento.

Numerosi processi restano sospesi e una commissione di inchiesta parlamentare europea è sempre possibile. A tutti coloro che mi accompagnano in questo lavoro, alle centinaia di giornalisti che inviano un messaggio e la loro tessera di giornalista per la mia difesa, ai magistrati specializzati che scrivono attestati in mio favore, agli eurodeputati francesi che mi sostengono, ai miei avvocati, ai 300.000 internauti che seguono questo blog, al comitato che mi aiuta a pagare le spese di giustizia, io dicono “grazie e perseverate”. La lotta continua, anche se devo abbandonare.

Dennis Robert

Lascio le chiavi del mio blog ad alcuni amici che terranno, se lo desiderano, la cronaca non autorizzata del capitalismo finanziario.

Per quello che riguarda la mia difesa, vi invito regolarmente a dare un’occhiata su:

LE BLOG du COMITé de Soutien
http://lesoutien.blogspot.com/

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[1] Il tribunale di Bordeaux mi nega il diritto di presentare la testimonianza di un responsabile informatico della ditta che ha attestato la cancellazione delle tracce di bonifici di transazioni che riguardano somme importanti. Régis Hempel ha mantenuto le sue accuse nel 2002 e 2003 davanti ad una commissione di inchiesta parlamentare, di fronte alle nostre telecamere, in occasione dei processi di diffamazione che mi hanno intentato. La sola volta che è tornato sui suoi passi risale al 2001 di fronte ai poliziotti lussemburghesi. Non aveva fiducia, è giustificato, nella giustizia del suo paese. I magistrati di Bordeaux hanno tuttavia trattenuto questa udienza per decidere a mio discredito. L’articolo in causa è disponibile nel blog del comitato di sostegno.

[2] Clearstream preferisce giocare in casa. La ditta non si è mossa in Francia dove il libro ha venduto quasi 20.000 copie nonostante un divieto il giorno dopo della sua uscita.

[3] La requisitoria suppletiva della Procura di Parigi sostiene che la mia tesi sia fondata “su microschede sottratte” e riguarderebbe “l’utilizzo della camera di compensazione per fini mafiosi mediante organizzazioni russe, allo scopo di corruzione da parte di industriali e infine per il finanziamento di operazioni speciali da parte dei servizi segreti francesi”. I magistrati parigini aggiungono: “Le ricerche sommarie condotte a seguito della pubblicazione di questo lavoro portano alla constatazione dell’inconsistenza di queste accuse”. «Rivelazioni$» descrive il funzionamento di un servizio interbancario diventato in trenta anni un mostro informatico, domiciliato in Lussemburgo. Sulla base di archivi di clienti, il libro rivela l’esistenza di conti non pubblicati. Le microschede sono servite soltanto a rintracciare una transazione tra una banca mafiosa anglo-pakistana (la BCCI) e la Banque Générale del Lussemburgo.

Non ho mai parlato d’organizzazione (i) mafiose russi ma ho dimostrato soltanto che una banca russa – la MENATEP – il cui dirigente è in prigione e contro il quale abbiamo vinto tutti i nostri processi (24 in totale) aveva un conto non pubblicato e non ricollegabile ad un conto principale pubblicato in Clearstream.

Non ho mai parlato di corruzione da parte di industriali ma ho rivelato il fatto avveratosi oggi che delle multinazionali come Siemens, Unilever, Shell o il gruppo Accor avevano conti illegali.

Il paragrafo sui servizi segreti rappresenta soltanto dieci linee in un libro di oltre 400 pagine. La sigla DGSE non era quello dei servizi segreti, ma apparteneva alla Banca di Francia, che se ne serviva per intervenire in modo anonimo sui mercati finanziari.

Quanto “all’inconsistenza” delle mie accuse, nessuna indagine è stata condotta dalla giustizia in particolare francese. Il mio libro «La scatola nera» è uscito un anno più tardi ed ha sviluppato e accresciuto le mie tesi. Clearstream ha perso il processo che mi ha intentato contro questo libro. Siamo in appello. Una commissione d’inchiesta parlamentare ha ripreso il mio lavoro, come decine di giornalisti (Nouvel Obs, Inrocks, Canard collegata, AFP, Libé, punto, France Inter, Francia 2). Ci scontriamo sin dall’inizio, per questo affare Clearstream, con il muro giudiziario dei paradisi che impediscono ogni indagine seria.

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