Di Claudio Marconi

La Cgia di Mestre ci informa che negli ultimi 5 anni hanno chiuso 75.000 imprese artigiane. 41 al giorno. Uno sterminio di capacità, caparbietà,voglia di fare, operosità ed estro italiani.

Un altro dei tanti “ successi “ dell’euro.

Fino ad oggi l’Italia era riuscita a salvarsi grazie alle piccole imprese ed all’artigianato, alla creazione di posti di lavoro di questi veri e propri eroi nazionali.

Avendo voluto importare una moneta forte, oltre che emessa a debito, come l’euro, che non teneva conto della realtà economica nazionale si è sancita la fine di queste imprese che, non potendo più contare sul vantaggio competitivo, sia estero che nazionale, di una moneta flottante si è vista “ massacrata” dalle economie più forti, avvantaggiate dal cambio dell’euro.

Oltre al danno della moneta forte questa Europa ha sancito anche la libera circolazione dei capitali dando vita da una migrazione senza pari di moltissime attività produttive nazionali.

Riduzione del potere di acquisto delle famiglie nazionali, una tassazione immonda, la restrizione del credito, gli adempimenti burocratici , la mancanza, come si diceva, di una moneta flottante, hanno dato il colpo di grazia a questo settore trainante dell’economia italiana.

Agli artigiani che, è bene ricordarlo, non hanno ammortizzatori sociali, sono rimasti i debiti e la mancanza di lavoro: la schiera dei disoccupati si ingrossa.

Ma si ingrossa creando un danno difficilmente rimediabile, con queste “pazzie” europee: si è perso un capitale umano di operatività, ingegno e creatività; si è perso uno dei caposaldi della nostra economia: l’estro italiano del creare prodotti unici.

Se non ci liberiamo, ed alla svelta dell’euro, saremo trasformati in un paese di consumatori, fino a che i tecnocrati europei ce lo consentiranno.
Fonte: http://www.comunita-ipharra.it/news/genocidio-delle-imprese-artigiane/

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