Di Tito Pulsinelli

L’ex generale Wesley Clark, comandante generale delle armate riunite della NATO che scatenarono la guerra nei Balcani, con bombe su Belgrado, distruzione di centri produttivi, infrastrutture civili e che sfociò nella consegna del potere in Kosovo ai narcos dell’UCK, oggi ammette tranquillamente che gli Stati Uniti avevano pianificato dieci anni fa la guerra contro 7 Paesi e i preparativi per metterne sotto mira altri tre. Era il 20 settembre, solo nove giorni dopo
l’autogolpe delle torri gemelle, quando il ministro della difesa Rumsfeld gli riveló il folle piano del Pentagono.

Quando si sferrò l’attacco all’Afganistan, era già stata pianificata anche la distruzione degli Stati arabi e laici della Libia, Siria e Libano, oltre che della Somalia. Tutto doveva culminare con la guerra contro l’Iran e la demolizione progressiva del Pakistan. Oggi, si possono fare alcuni bilanci che testimoniano la evidente sopravalutazione delle capacità offensive degli Stati Uniti, anche quando è spalleggiato e finanziato dai vassalli europei della NATO.
Sfatato il mito sul potere di condurre vittoriosamente due guerre in due continenti diversi e la fede assoluta nella tecnologia che renderebbe “chirurgica” e inarrestabile la guerra “umanitarista”. Kabul e Bagdad raccontano una realtà assai diversa dalla propaganda, con uno sforzo bellico della durata superiore a quello della seconda guerra mondiale, ma con risultati assolutamente incomparabili. Quanti barili esporta oggi l’Iraq?
In Libano, “Piombo fuso“: le ondate di bombardamenti di Israele non sono riuscite a scalfire, tantomeno modificare la situazione. E’ stata una sconfitta politico-militare: ritiro rapido delle truppe d’invasione israeliane, ritorno al governo di Hezbollah. L’Iran è una chimera, per ora inattaccabile, grazie ai suoi missili in grado di colpire obiettivi militari di cui qualsiasi aggressori potrebbe disporre nel Mediterraneo e nella penisola arabica.
Il Pakistan ha già varcato la soglia “effetto collaterale” afgano, ed è ora sotto attacco terrorista e anti-terrorista degli USA; la Somalia è approdata alla carestia e fame, dopo una pianificata e prolungata disintegrazione progressiva di ogni forma di istituzionalità. L’estinzione indotta dello Stato, ha significato la perdita della sua sovranità marittima: da immondezzaio radioattivo del mondo alla presenza di flotte militari multinazionali che presidiano rotte strategiche nel crocevia di tre continenti.
In Siria è iniziata una intensa destabilizzazione con una guerra condotta -finora- solo con “mezzi non militari”, combinando la guerra mediatica con il paramilitarismo cellule dormienti stay behinde. Gladio locali, alimentate dai ceti collegati alle importazioni, speculazione borsistica e rendita parassitaria.
Della Libia non c’è molto da dire, visto che lo stesso ammiraglio Mullen, accigendosi a passare a ritiro, ha detto che “…le operazioni della NATO, sono ad un punto morto”. E a Tunisi ci sono stati i primi incontri diretti con gli inviati di Gheddafi: trovare una via d’uscita, rinunciare al sogno di trangugiare con un solo boccone la Libia, ripiegare sull’amputazione territoriale. In pratica, vedere che cos’altro si può strappare oltre l’enclave di Bengasi, e barattare la presenza di contingenti della NATO con quella di caschi blu..
E’ significativo, che Washington lascia al povero Rasmussen le incoerenti esternazioni di prammatica, ed anticipa Parigi e Londra nel tirare le somme d’una operazione bellica fallimentare.
Rimane sotto stretta osservazione il Venezuela, soprattutto ora che l’OPEC ha certificato che possiede circa 300miliardi di barili di petrolio, e che si tratta della prima riserva del mondo. Il recente annuncio di possibili sanzioni alla multinazionale petrolifera statale PDVSA, cozzano contradditoriamente con il fatto che gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni dal Paese sudamericano. Secondo la Camera di Commercio Venezuela-USA (Venancham), da gennaio a maggio del 2011, il Venezuela ha esportato 18,26 miliardi di dollari, con un incremento del 32,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Chi dipende da chi?
Il bilancio della tentata ristrutturazione radicale del Medoriente, con la direzione tecnica degli architetti del Pentagono, non sembra positivo.Distante dalle aspettative neocons. E’ un errore, però, ridurre tutto al fanatismo estremista di Rumesfeld&accoliti, visto che sono politiche di Stato perseguite con tenacia sino ad oggi, anche da Obama e dai democratici.

Pubblicato da titus per SelvasBlog
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