estratto pubblico del GEAB n.60 (16 Dicembre 2011)1

L’ultimo estratto pubblico del GEAB fa alcune analisi interessanti e delle proposte che di interessante hanno molto meno in quanto fondamentalmente si contraddicono e pare che non concepiscano la possibilità di tornare a ciò che la costituzione si auspica, che purtroppo è ben diverso da quello che sostiene con i fatti (e non con le parole) il Tea Party (con l’esclusione ovviamente di Ron Paul e del suo seguito).

Ma leggere queste analisi è sempre interessante ed utile, ed un buon esercizio per l’obiettività smiley

 

In questo numero offriamo le nostre anticipazioni sul futuro degli Stati Uniti per il periodo 2012-2016.
Ricordiamo che fin dal 2006, in occasione del primo GEAB, abbiamo detto che la crisi sistemica globale caratterizzerà la fine del mondo post-1945 per come noi lo conosciamo, e che segnerà il crollo del pilastro americano, su cui questo ordine mondiale è riposato per quasi sette decenni. A partire dal 2006, avevamo individuato il periodo 2011-2013 come quello in cui il “Muro del Dollaro”, su cui siede il potere degli Stati Uniti, sarebbe crollato. L’Estate del 2011, con il taglio del rating degli Stati Uniti effettuato da S&P, ha segnato una svolta storica ed ha confermato che l'”impossibile”2 era in effetti sul punto di avverarsi. Pertanto, oggi, ci appare indispensabile fornire ai nostri lettori una visione chiara, anticipatrice di ciò che attende il “pilastro del mondo prima della crisi”, nel momento in cui questa è passata nella fase di massima velocità, nell’Estate del 2011.3

Così, secondo noi, il 2012, anno di elezioni, che si apre avendo sullo sfondo la depressione economica e sociale, la paralisi completa del sistema federale4, il forte rifiuto del tradizionale sistema bipartitico, e la crescente messa in discussione della pertinenza della Costituzione, inaugura un periodo cruciale nella storia degli Stati Uniti. Nei prossimi quattro anni il paese sarà sottoposto a sconvolgimenti politici, economici, finanziari e sociali, come non ne ha mai  conosciuto dalla fine della Guerra Civile che, per un caso della storia, cominciò esattamente 150 anni fa, nel 1861. Durante questo periodo gli Stati Uniti saranno contemporaneamente insolventi ed ingovernabili, trasformando quella che fu la “nave ammiraglia” del mondo degli ultimi decenni, in una “barca alla deriva”.

Per rendere comprensibile la complessità del processo in corso, abbiamo organizzato le nostre anticipazioni in tre aree-chiave:

1 – Lo stallo istituzionale e la rottura del tradizionale sistema bipartitico degli USA.

2 – L’inarrestabile spirale recessione/depressione/inflazione.

3 – Il collasso del tessuto sociale e politico degli Stati Uniti.

Fin dall’inizio del 2010, il nostro team aveva previsto la situazione di paralisi istituzionale che avrebbe caratterizzato gli Stati Uniti a partire dalle elezioni del Novembre del 2010. Il 2011 ha permesso a tutti di scoprire che era ormai impossibile, per Washington, prendere qualsiasi importante decisione, soprattutto per quanto riguarda le questioni economiche e di bilancio, al centro delle difficoltà del paese. Le autorità federali sono ora incapaci di ridurre il deficit, di adottare un sostenibile bilancio federale, e di attuare politiche di sostegno all’economia… sia essa la Presidenza, oppure il Congresso, oppure la Federal Reserve, ognuna di queste tre istituzioni-chiave sta rivelandosi incapace di decidere ed attuare politiche significative.

Un esempio, indicativo della situazione di stallo del sistema politico, è l’incapacità della Fed di attuare il QE35, contro la pubblica opposizione del Partito Repubblicano, del Tea Party e di Occupy Wall Street (per non parlare dell’opposizione della maggior parte delle Banche Centrali del mondo). E, lontana dal migliorare, la situazione, al contrario, peggiorerà nel corso del 2012 e negli anni successivi.

Una delle principali cause di quest’impasse istituzionale è la rottura del tradizionale sistema bipartitico, che si è accelerata con le elezioni del Novembre 2010. Già da oltre un decennio sta svanendo uno dei fenomeni che, a partire dal 1945, avevano consentito al bipartitismo USA di funzionare in modo relativamente facile: l’ampia permeabilità fra le idee politiche di entrambi i partiti. In altre parole si sta perdendo quell’assenza di forti divisioni ideologiche, che permette alle Istituzioni di evitare la paralisi, attraverso la rigorosa separazione dei poteri, garantita dal sistema bipartitico6. Nel corso degli anni 2000 questa permeabilità è scomparsa a causa delle crescenti tensioni ideologiche, generate in particolare dal Partito Repubblicano e dalle sue componenti, che sono ultra-religiose, anti-tasse ed ora anti-governo federale.

Ed in effetti, dal 2009, assistiamo alla rapida emersione di questa nuova causa di stallo istituzionale: la rottura pura e semplice del sistema bipartitico. Questo cambiamento è stato chiaramente registrato nei dibattiti al Congresso degli Stati Uniti, a partire dal Novembre del 2010 e, soprattutto, durante l’Estate del 2011, con lo stallo delle discussioni sul bilancio, ed il dibattito surreale riguardo il tetto del debito pubblico degli Stati Uniti. I parlamentari che affermano di rappresentare il movimento del Tea Party (TP) sono diventati, de facto, una parte dello stesso Partito Repubblicano o, meglio, l’embrione di un nuovo partito: i loro argomenti sono simili ai discorsi dei confederati durante la Guerra Civile (in favore dei singoli Stati, anti-federali, anti-fiscali, razzisti, isolazionisti… ed in generale manipolati da potenti interessi economici e finanziari).

L’Autunno del 2011 ha visto la nascita del “gemello democratico” del Tea Party, vale a dire il movimento Occupy Wall Street (OWS). Analogamente al Tea Party, OWS è portatore di tendenze molto distanti fra loro: anti-Wall Street, anti-interventista, anti-militare, ambientalista, favorevole ad un sistema di sicurezza sociale… i due movimenti rappresentano la frustrazione dell’opinione pubblica degli Stati Uniti davanti allo stallo del sistema politico federale, ed alla diffusa corruzione che prevale a Washington.7 LEAP/E2020 ritiene che TP e OWS saranno protagonisti nelle elezioni del Congresso che si terranno nel 2012. La ricerca di nuovi soggetti al di fuori dei due maggiori partiti è diventata prioritaria per un numero crescente di cittadini americani.

Per quanto riguarda le elezioni presidenziali del 2012, non è del tutto irrealistico pensare che una terza forza possa essere in grado di presentare un candidato alternativo. Però, a meno di un anno dalle elezioni, nessuna personalità è sembrata in grado di personificare questa terza via, e non c’è alcuna organizzazione in grado di portare avanti un tale candidatura a livello nazionale. Comunque, per le elezioni del Congresso (e certamente in molte altre elezioni statali), il TP e l’OWS giocheranno il ruolo di “interruttori” del tradizionale duopolio democratici/repubblicani.

Per il 2012, prevediamo un Congresso ancora più diviso di quello attuale, con i due movimenti, TP ed OWS, fortemente rappresentati nella Camera dei Rappresentanti. Stimiamo che gli Eletti, collegati ai due movimenti, rappresenteranno il 30% della Camera, ed il 15% del Senato. Questa ulteriore suddivisione in quattro dei partiti/movimenti, dalle ideologie sempre più chiuse ad ogni compromesso, rafforzerà l’ingovernabilità del Congresso e quindi del Governo Federale, dal momento che il Presidente non può fare molto quando al Congresso non c’é un maggioranza sicura ma, al contrario, esso è profondamente diviso sulla direzione generale da dare al paese (compreso il ruolo del Presidente). Il sistema istituzionale degli Stati Uniti è totalmente impotente di fronte ad un sistema diviso in quattro, soprattutto quando questa modifica rappresenta il rifiuto del sistema attuale.

Ci aspettiamo, pertanto, l’aumento di misure parziali e di breve termine a partire dal 2013 (come abbiamo già visto per gli accordi sul bilancio, parziali e last minute, che cercavano di “mantenere in pista” lo Stato Federale)8, l’incapacità di pianificare i principali equilibri di bilancio del paese9 e, al più nel 2014 (anno di nuove elezioni), una radicalizzazione degli argomenti in competizione fra loro sulla ridefinizione di che cosa possano essere gli Stati Uniti.

E’ proprio in questo momento che si aprirà la “finestra di opportunità” per l’uomo-inviato-dal-cielo (o donna) e destinato a “salvare il paese”. È un dato di fatto, ci potrebbero essere diversi candidati al “salvataggio”, il che rafforzerà le divisioni interne del paese. L’uomo di cui sopra, che avrà nel mirino le elezioni presidenziali del 2016, avrà la necessità di un peggioramento della situazione nazionale ed estera, per migliorare la sua posizione di “salvatore”.10

Il nostro team, come molti degli osservatori della politica statunitense, ha già individuato uno dei possibili candidati per questo ruolo di “salvatore della patria”: il generale David Petraeus. Oltre al suo nome, che suona un po’ come quello di un governatore romano, egli si è comportato come tale durante il mandato di Capo delle Forze Armate degli Stati Uniti in Iraq ed in Afghanistan. Molti sono i soldati, i diplomatici ed i burocrati federali, che vorrebbero vedere un uomo di questo “calibro” ristabilire l’ordine nel paese, al comando di un indiscutibile Stato Federale. I fans dell’ordine11, del resto, amano le uniformi.

Nel campo opposto, per ora, non c’è nessuno dotato di credibilità, di visibilità nazionale e di  carisma. Nel 2012 la situazione potrebbe cambiare, e far emergere un forte leader nel movimento OWS, a sinistra del Partito Democratico. Ma su quest’argomento il nostro team resta in guardia, perché questa famiglia politica ha spesso difficoltà nel produrre capi carismatici (In generale, i leaders dubbiosi della sinistra), soprattutto in un paese dove il loro tasso di mortalità è particolarmente elevato (i fratelli Kennedy, Martin Luther King, …).

La questione del pareggio di bilancio in una fase di recessione, il finanziamento del deficit e, di conseguenza, la consistenza del bilancio militare, spingono fortemente il complesso militar-industriale12 ad agire, rafforzando sempre di più la possibilità che possa esserci un “uomo-mandato-dal-cielo-in-uniforme”. In sintesi, l’attuale fase di stallo, a Washington, diventerà più marcata a partire dal 2012, e diventerà una fonte di diffuso caos politico nel corso del 2013, visto che potenti interessi saranno tentati di fare politiche della peggior specie, per assicurare, nel 2016, la vittoria ad un “salvatore della patria”.

Il problema, per questi “players inside the “Beltway”13, è che il paese non sta affrontando una crisi “normale”, o finanche “seria”, come nel 1929, ma una crisi storica che ha luogo grosso modo una volta ogni quattro o cinque secoli.14 Così, a partire dal 2008, e con la significativa accelerazione del 2011, gli Stati Uniti d’America sono coinvolti in un’inarrestabile spirale economica: la sequenza di recessione/depressione/inflazione.

 

L’inarrestabile spirale economica degli Stati Uniti: recessione/depressione/inflazione

Gli Stati Uniti, in effetti, concludono il 2011 in uno stato di forte debolezza, senza precedenti dai tempi della guerra civile. Essi non stanno praticando alcuna importante leadership a livello internazionale. Il confronto tra blocchi geopolitici si sta inasprendo, ed essi si troveranno di fronte quasi tutti i più importanti players del mondo: Cina, Russia, Brasile (ed in generale quasi tutto il Sud America) ed ora anche Eurolandia15. Nel frattempo, non riescono a mettere sotto controllo la disoccupazione (il tasso vero ristagna intorno al 20%), nel contesto della riduzione senza sosta e senza precedenti della forza lavoro (che ora è scesa al livello del 2001).16

Il settore immobiliare, che è alla base, insieme al mercato azionario, della ricchezza delle famiglie statunitensi, continua a vedere la discesa dei prezzi anno dopo anno, nonostante i disperati tentativi, da parte della Fed,17 di facilitare l’erogazione dei prestiti all’economia, attraverso la sua politica di tasso zero. Il mercato azionario ha ripreso il suo percorso verso il basso, artificialmente interrotto da due Quantitative Easings (QE) nel 2009 e nel 2010. Le Banche americane, i cui bilanci sono carichi di prodotti derivati molto più pesantemente rispetto alle Banche europee18, si stanno pericolosamente avvicinando ad una nuova serie di fallimenti, di cui MF Global è sì un esempio, ma anche un precursore, che indica la mancanza di controlli procedurali o di allarmi, tre anni dopo il crollo di Wall Street del 2008.19

La povertà sta crescendo nel paese ogni giorno di più, un americano su sei dipende ora dai buoni pasto,20 ed un bambino su cinque ha avuto periodi della propria vita vissuti sulla strada.21 I servizi pubblici (l’istruzione, il sociale, la polizia, le autostrade…) sono stati significativamente ridotti in tutto il paese, per evitare che città, contee o singoli stati falliscano. Il successo della rivolta della classe media e dei giovani (TP ed OWS), si spiega con questa oggettiva situazione. I prossimi anni vedranno il peggioramento di queste tendenze.

La debolezza dell’economia (e della società) statunitense del 2011 è, paradossalmente, il risultato dei tentativi di “salvataggio” effettuati nel 2009/2010 (piani di stimolo, QE…) e del peggioramento della “normale” situazione pre-2008. Il 2012 segnerà il primo anno in cui il deterioramento si innesterà su una situazione già gravemente compromessa22
PMI, famiglie, enti locali23, servizi pubblici, … non hanno più alcuna imbottitura per attutire il colpo della recessione, in cui il paese è ancora una volta caduto24. Abbiamo anticipato che il 2012 avrebbe visto un calo del 30% del Dollaro rispetto alle altre valute mondiali. In un’economia come questa, che importa la maggior parte dei propri beni di consumo, questa svalutazione si tradurrà in una corrispondente diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie americane, nel contesto di un’inflazione a due cifre.

Il TP e l’OWS hanno quindi un brillante futuro davanti a loro, poiché l’ira del 2011 sarà di gran moda nel 2012/2013. E, secondo noi, non è sicuro che un Generale possa padroneggiare una tale rabbia. La grande questione finanziaria del 2012 (è per questo motivo che gli attacchi ad Eurolandia si sono moltiplicati ed intensificati, a partire dalla fine dell’Estate del 2011), riguarderà semplicemente il finanziamento del gigantesco “buco nero” costituito dai deficits degli Stati Uniti.

Nel prossimo numero del GEAB svilupperemo un’analisi più chiara sul perché il 2012 segnerà un catastrofico punto di svolta per il mercato statunitense dei T-Bonds … ma quello di cui stiamo ora parlando è già stato registrato ufficialmente dall’OCSE: nel 2012 non ci saranno più soldi a sufficienza per finanziare i disavanzi occidentali25. Si tratta di una previsione che avevamo già fatto nel 2009, che per la prima volta quantificava quella che avevamo chiamato la scomparsa degli assets-fantasma, che questa crisi sta trasformando in fumo, shock dopo shock. L’OCSE conferma la prognosi, e questo spiega la guerra sempre più aperta condotta da Regno Unito e Stati Uniti per cercare di appropriarsi delle residue risorse finanziarie, in particolare a scapito di Eurolandia, che è in grado di esercitare un’attrazione maggiore.26

L’inarrestabile spirale degli Stati Uniti, costituita dal trittico recessione/depressione/inflazione, sarà foriera, quindi, di gravi turbolenze, prive di qualsiasi moderno equivalente, sia per la loro ampiezza che per la loro rapidità. Il nostro team ritiene che i funzionari del “Beltway” non siano in grado di immaginarsi né questo shock, né le sue conseguenze.
Un esempio significativo: quando il Pentagono cerca, con difficoltà, di ridurre del 5% il proprio bilancio per i prossimi cinque anni, sta totalmente sbagliando l’entità del taglio. Tra la situazione di stallo istituzionale, e gli shocks economici e finanziari del 2012, il Pentagono dovrebbe lavorare su un taglio di budget del 50%. “Impossibile!” dicono gli ufficiali e gli esperti militari. In realtà vogliono dire “impensabile!” E questo non è esattamente la stessa cosa. Dovrebbero chiedere ai capi di Lehman Brothers, di AIG e degli altri grandi players di Wall Street se, nel 2007, essi credevano possibile, per l’anno successivo, il crollo diffuso dei mercati finanziari. Oppure dovrebbero chiedere ai Generali sovietici se, nel 1987, credevano possibile la scomparsa dell’URSS quattro anni più tardi, e che il loro budget sarebbe sceso quasi a zero. In una crisi storica, l'”impossibile” è infatti generalmente limitato all'”impensabile”… fino al momento in cui, all’improvviso, la realtà impone la propria scelta, che solo in pochi casi è quella pensata dalle persone coinvolte.

Inoltre, le Banche statunitensi si troveranno ad affrontare, nel 2012, un nuovo massacro. Come accennato nel GEAB n. 58, il 10 : 20% di esse andrà in bancarotta,27 seguendo l’esempio delle loro omologhe europee e giapponesi. Sono i prodotti derivati, ??debordanti nei loro bilanci, che le porteranno al fallimento, come conseguenza diretta della crisi del debito pubblico europeo, e dello shock che interesserà innanzitutto la City, ultimo bastione di Wall Street.
L’iperinflazione è una possibilità molto reale, nel 2013, per gli Stati Uniti28, sullo sfondo della mancanza, per il governo federale e per quelli locali, di idonei mezzi d’intervento, e di un sistema bancario soffocato dalla crescita improvvisa di tutte le sofferenze, sia sul debito interno (indebitamento delle famiglie, delle autorità locali…) che su quello esterno (debito sovrano).

 

La lacerazione del tessuto sociale-economico-politico degli Stati Uniti

La lacerazione del tessuto sociale-economico-politico degli Stati Uniti è un fenomeno cominciato una quarantina di anni fa. Già nei precedenti numeri del GEAB avevamo sottolineato l’importanza che i crolli degli anni ’70 avevano avuto nella dinamica degli Stati Uniti: la fine della convertibilità  del Dollaro con l’oro, la sconfitta nella guerra del Vietnam, l’”impeachment” del presidente Nixon, la fine del periodo delle grandi invenzioni e delle avventure scientifiche statunitensi (Internet, la conquista dello spazio, etc.).

Un aspetto particolare ci sembra che sia allo stesso tempo cruciale e strategicamente importante per i prossimi anni: il crollo del sistema dell’istruzione29. In poche parole, noi crediamo che la riforma del sistema educativo degli anni ‘70, che da allora si basa sulla valutazione degli studenti fatta attraverso domande a scelta multipla (dalla scuola primaria fino all’università), ha generato l’indebolimento profondo e duraturo dell’istruzione di quelle generazioni statunitensi che oggi sono al di sotto dei 40 anni. Allo stesso tempo, questa riforma ha accentuato la creazione di un sistema d’istruzione a due velocità, che ha  separato ancora di più l’élite sociale del Paese dalla classe media, a causa del crescente costo d’accesso ad un’istruzione di qualità. Infine, la diffusione a tutta velocità30 dell’insegnamento a distanza o a domicilio, ha inferto un colpo fatale a qualsiasi coerenza o generale obbligo di qualità nel sistema educativo.31

In generale, senza tuttavia essere i responsabili della situazione, le persone che oggi hanno meno di quarant’anni, negli Stati Uniti, sono molto meno istruite e socialmente integrate32 di quelle precedenti. Tutto ciò ha ovviamente delle conseguenze sulla loro “impiegabilità”, sulla loro capacità di muoversi in un mondo dove la globalizzazione è dappertutto, e richiede ampie conoscenze (come ad esempio le lingue, la storia e la geografia…), sulla loro capacità di rapportarsi con la necessità della re-industrializzazione del paese, con la necessità di indirizzarne le sfide scientifiche33 e tecnologiche34, e finanche con le sue necessità militari.35

Si è così generato un calo anche nella qualità della vita democratica e del discorso politico, perché il cittadino è oggi meno capace di distinguere tra bugie e verità, tra informazione e propaganda, tra competenza e demagogia36. Le primarie repubblicane per le elezioni presidenziali del 2012 costituiscono un classico caso di studio, come ha detto Marc Pitzke nello Spiegel del 2011/01/12, che così ha titolato, riguardo i candidati in competizione: “un club di bugiardi, demagoghi ed ignoranti”. E’ improbabile che i membri di un tale “club” avrebbero potuto far parte dei candidati alle primarie di uno qualsiasi dei due partiti, trenta o quaranta anni fa. Il collasso del tessuto democratico e politico del paese è a buon punto, soprattutto a causa di questa generazione di “senza-istruzione”, a seguito della riforma dagli anni ‘70.

Questo fatto, unito all’impatto molto diseguale dell’attuale depressione che, come ogni crisi, colpisce più rapidamente i più deboli, aumenta la frammentazione dell’identità della popolazione statunitense. L’illusione che l’elezione negli Stati Uniti di un presidente nero avrebbe aiutato l’integrazione degli afro-americani, si è rapidamente dissipata. La crisi, al contrario, dimostra che ad essere i più colpiti sono i neri ed i latinos37. Se gli afro-americani sembra abbiano dato inizio ad un ritorno nei loro “storici” territori al Sud del paese38, i latinos, a loro volta, continuano nella loro presa di controllo di tutto il Sud-Ovest degli Stati Uniti. In questa zona c’è, ora, una vera e propria guerra, portata dai trafficanti di droga. Su entrambi i lati del confine USA-Messico gli omicidi, la corruzione, i traffici illeciti, sono in crescita, rafforzando i riflessi identitari della popolazione, che spinge per l’adozione di leggi sempre più severe contro gli immigrati clandestini.

La diminuzione dei posti di lavoro disponibili, genera quindi una vera e propria “guerra del lavoro” tra le diverse comunità. Se il tessuto socio-politico si sta lacerando, è anche a causa del crollo della qualità delle infrastrutture del paese39: ponti, strade, ferrovie, aeroporti, canali, dighe, centrali nucleari, oleodotti… hanno bisogno di oltre 2.000 miliardi di USD solo per essere riparati (senza alcun nuovo investimento)40. Ma tutti sanno che tale finanziamento è impossibile da ottenere da un Congresso bloccato, e dall’elevato deficit di bilancio. Non diciamo niente di nuovo ma, come per qualsiasi altra cosa, il passare del tempo in questo caso non aiuta, anzi!

E’ dal 2006 che mettiamo in evidenza la terribile situazione delle infrastrutture, e le gravi conseguenze sul medio termine sia per l’economia del paese che per il tessuto sociale. Sono passati sei anni e, nel 2016, ne saranno passati dieci: un tempo sufficiente perché i ponti in cattive condizioni collassino, o che i gasdotti perdano gas fino all’esplosione. Le persone tendono ad abituarsi al cattivo stato delle cose pensando, poco a poco, che quella loro sia una situazione normale… fino al giorno in cui si rompe tutto. Per quanto riguarda le infrastrutture, pensiamo che il periodo 2012-2016 vedrà la situazione evolversi in questo modo.

Le tensioni interne alla comunità, la rottura della coesione sociale, la demagogia politica, il decadimento del livello dell’istruzione, la mancanza dei posti di lavoro, la rapida crescita delle condizioni di povertà41… tutto questo conduce alla stessa prevedibilissima evoluzione che ha segnato il “Venerdì nero” del 2011: la corsa alle vendite. Le immagini hanno mostrato al mondo intero non solo un livello aberrante di violenza (morti, spari, scontri, disordini…)42, il “Venerdì nero” del 2011 è stato particolarmente importante anche per degli specifici prodotti, che hanno registrato il maggiore aumento di vendite, rispetto al 2010, ovvero il 32%43: le armi da fuoco.

Potrebbe essere inteso, questo fenomeno, come uno specifico segnale, in un paese che ha già in circolazione più di 200 milioni di armi da fuoco? Noi riteniamo che questo sia un segno ulteriore del fatto che il popolo americano si stia sempre più preparando al peggio44. In termini di psicologia collettiva, ci sono fenomeni che si auto-sostengono. Il timore che la crisi possa evolversi verso la violenza, è alimentato anche dai tagli di bilancio nelle forze di polizia, e dalla sensazione che l’aumento dei poveri possa costituire una crescente minaccia per i ricchi.45

Abbiamo già parlato dell’impatto sociale generato dalla nuova serie di fallimenti bancari nel 2012. Così, a partire dal 2013, crediamo che scoppierà una violenza incontrollata, a causa di tutte le ragioni che abbiamo anticipato. Tra l’altro, questo sarà uno di quegli argomenti che saranno utilizzati per giustificare la ricerca di un “salvatore”, in grado di ripristinare la legge e l’ordine: ovvero di un generale-sceriffo.

Non esamineremo, infine, la situazione geopolitica degli Stati Uniti relativa a questo periodo. Abbiamo già previsto, nel GEAB N. 59, il ritiro militare degli Stati Uniti dall’Europa continentale (nel 2017), aggiungendo ulteriori analisi sull’andamento della presenza militare statunitense nel mondo. Noi non pensiamo che possa esserci alcun grande conflitto cui gli Stati Uniti diano inizio, per il periodo in questione. In effetti, il paese non ha più i mezzi politici, fiscali, diplomatici e, presto, anche militari, per intraprendere una simile avventura. Come non ci aspettiamo, del resto, che possa esserci una qualsivoglia aggressione diretta contro gli Stati Uniti, da parte di un altro paese… ed allora quest’opzione ci sembra irrilevante ad anticipare gli eventi del periodo 2012-2016.

Ciò non impedirà che ci siano “scontri”, a volte anche violenti, che potrebbero coinvolgere gli Stati Uniti e paesi come l’Iran46, la Cina, la Russia … ma saranno probabilmente di natura non guerreggiata (ovvero di attacchi al software ed all’hardware, di spionaggio, sabotaggio etc.). Il tentativo in corso, da parte dell’amministrazione Obama, di far scattare una mini guerra fredda con la Cina,47 avrà esito negativo per due motivi:

  • serve solo per un obiettivo elettorale, quello di dare ad Obama la credibilità dello statista, ad un anno dalle elezioni48;
  • il tentativo di un paese che, senza più soldi, “minaccia il suo banchiere” (che, fra l’altro, è meglio armato), non può andare molto lontano.

Last but not least, pensiamo che il periodo 2013/2015 rischierà di vedere l’ordine costituzionale degli Stati Uniti sconvolto dagli eventi. Le tensioni interne al paese, le pressioni esterne, il grado di diffidenza ed anche l’odio (etnico, sociale, religioso…) fra le diverse comunità, renderà ancora più difficile lo svolgersi del processo democratico creato più di duecento anni fa dai padri fondatori del Paese. Insieme al Regno Unito ed alla Francia, la struttura politica degli Stati Uniti è un sistema istituzionale fra i più antichi. Lontano dall’essere una garanzia, questa caratteristica è piuttosto, in un momento di grande transizione storica, un importante handicap, in quanto portatrice di obsolescenza.49

In effetti, da circa due anni si è aperto il dibattito sulla costituzione degli Stati Uniti. Esso è stato in precedenza un argomento-tabù: la Costituzione, il testo sacro, non era in discussione, a meno che non si fosse “anti-americani”. Oggi, in effetti, esiste il dibattito se è meglio tornare allo spirito dei fondatori, ovvero al testo sacro inteso alla lettera, entrambi considerati come perduti (un argomento, in particolare, del Tea Party), oppure se è meglio, al contrario, adeguarsi al ventunesimo secolo (un argomento più di sinistra, una tendenza di Occupy Wall Street). Nelle conversazioni private questo argomento, impensabile solo tre o quattro anni fa, è senz’altro autorizzato.

Nel medio e lungo termine è una buona cosa, per consentire al paese di evolversi e di adattarsi50 ma, nel breve termine, esso riflette soltanto la crescente confusione dell’opinione pubblica, e la fragilità sempre più pericolosa della classe dirigente. Questa combinazione è tradizionalmente favorevole alla messa in discussione dell’ordine istituzionale, in presenza di forti shocks alla psiche collettiva. E, come abbiamo anticipato, non saranno certo gli shocks a mancare, nei prossimi cinque anni, in un paese ingovernabile ed insolvente.

 

Cinque proposte strategiche per modernizzare il sistema istituzionale degli Stati Uniti

LEAP/E2020 è un think-tank che ha certamente una buona conoscenza degli Stati Uniti, con tutti i collaboratori e gli abbonati che ha in questo paese… e con i quasi due milioni di americani che leggono gli annunci pubblici dei suoi GEAB, ma è un think-tank europeo, non americano. Così abbiamo esitato a lungo prima di rispondere positivamente alla richiesta di molti dei nostri abbonati negli Stati Uniti, che ci spingevano ad esprimere alcune raccomandazioni, per aiutare il paese ad uscire dall’impasse in cui si trova. Siamo spesso molto critici degli assurdi ed ingiustificati consigli che i leaders e gli esperti statunitensi offrono agli europei. E’ quindi importante, per noi, non fare quello che critichiamo negli altri. Così abbiamo deciso, in primo luogo, di essere brevi, in secondo luogo di limitarci al sistema istituzionale ed, infine, ricordiamo che ogni soggetto politico ha una sua logica interna, i suoi vincoli specifici, una base di valori ed ideali, che appartengono tutti insieme ai suoi cittadini… ed è spesso irrealistico, per gli outsiders, fingere di capirli e poi di integrarli in un consiglio. Precisati questi limiti, ecco alcune idee che pensiamo possano essere utili, nel dibattito che sta iniziando negli Stati Uniti sul futuro istituzionale del paese.

 

Prima proposta: Generalizzare i dibattiti e le discussioni sulla Costituzione

La Costituzione è un testo né sacro né perfetto. Essa incarna le idee politiche dei fondatori degli Stati Uniti, ed è ovviamente segnato con il sigillo del suo tempo: la fine del XVIII secolo. Questi stessi “padri fondatori” sarebbero certamente i primi, oggi, a consigliare agli americani del ventunesimo secolo di riconsiderare tutta la struttura istituzionale che loro hanno concepito. Duecento anni sono tanti per una Costituzione, ed il mondo del 2011 non ha quasi più alcun rapporto con quello del 1787. Coloro che santificano i testi politici in nome della tradizione o del rispetto per i “fondatori”, di solito sono i più grandi beneficiari del sistema attuale, e semplicemente non vogliono perdere i privilegi che il sistema passa loro.

 

Seconda proposta: Riconsiderare la posizione geografica delle istituzioni

La posizione geografica dei luoghi del potere, e la natura stessa di questo potere, sono sempre intimamente legati fra loro. Contrariamente al concetto federalista del Paese, gli Stati Uniti hanno in realtà iper-centralizzato la struttura del potere politico: tutto avviene a Washington. Questa è una caratteristica condivisa con altri due vecchi sistemi istituzionali occidentali: quello britannico, dove tutto accade a Londra, e quello francese, dove tutto accade a Parigi. Questa centralizzazione riflette lo stato delle infrastrutture dei trasporti e delle comunicazioni nel secolo XVIII e XIX (cavalli, diligenze, treni a vapore, poste) ed è, quindi, molto poco adatta alla società del ventunesimo secolo, caratterizzata da Internet, dagli aerei, dai treni ad alta velocità e dai satelliti.

D’altra parte l’iper-centralizzazione facilita la cattura del potere politico da parte di un’élite che si auto-rinnova, chiusa al resto del paese, che sviluppa relazioni incestuose con i più potenti interessi privati, ??perché favorisce l’emersione di un’atmosfera da “bolla del potere”, separata dal resto del paese. E’ veramente sorprendente che un paese vasto come gli Stati Uniti continuino, nel ventunesimo secolo, a vedere tutte le sue istituzioni concentrate in una città situata nella parte orientale del paese, lontana migliaia di chilometri dal 75% della popolazione (West Coast , South Coast, South East Coast …). Il policentrismo dello stato federale, vale a dire la distribuzione delle istituzioni governative in un certo numero di grandi città del paese, consentirebbe di superare questo handicap, e di portare quindi l’élite politica ed amministrativa più vicina a tutta la popolazione. Due argomenti sono generalmente utilizzati per opporsi al policentrismo istituzionale: “un costo troppo alto” e una marcata “inefficienza”. Si può facilmente ribattere: da un lato, tutte le grandi aziende oggi operano sulla base di un network, nell’ambito di un modello policentrico… e non sono conosciute per cercare di aumentare i loro costi operativi; dall’altro lato l’efficienza è un concetto relativo che in politica si basa sulla rilevanza e sul successo delle decisioni prese. Gli attuali sistemi iper-centralizzati, come quello di Washington, sono quasi sempre caratterizzati dall’incapacità di prendere decisioni informate, e di guidare con successo le politiche che sono state scelte: anche in questo caso il funzionamento della rete, nei sistemi policentrici, dimostra ogni giorno la sua efficacia, rispetto alla gestione centralizzata dei sistemi operativi del tipo a piramide.

 

Terza proposta: Ridurre le situazioni di potenziale stallo decisionale

E’ importante eliminare dal sistema la maggior quantità possibile di quelle procedure che consentono a delle piccole minoranze di bloccare il progresso generale. Nel caso degli Stati Uniti, questo significa ridurre la discrepanza tra la rappresentazione demografica e la rappresentanza degli Stati: sarebbe utile, per aumentare il numero dei membri della Camera dei Rappresentanti, rafforzare la rappresentanza del popolo da un lato, e ridurre la capacità degli Stati con una piccola popolazione, dall’altro, di bloccare il Senato. Quest’ultima cosa può essere ottenuta sia con l’aggiunta di una variabile demografica al numero dei Senatori di ogni Stato, sia riducendo notevolmente le maggioranze qualificate necessarie per prendere decisioni, in modo da limitare la possibilità di blocco di una piccola minoranza.

 

Quarta proposta: Ridurre drasticamente l’influenza del denaro nelle elezioni federali

Il pagamento delle spese elettorali dei candidati, da parte dello Stato Federale, e l’introduzione del requisito della firma da parte di un numero minimo di cittadini, o di funzionari eletti, per essere candidati, impedirebbero la maggior parte delle distorsioni, praticate a vantaggio delle grandi società e dei super-ricchi.

 

Quinta proposta: Integrare l’istruzione nella Giurisdizione Federale

Come già visto in questo numero, pensiamo che il crollo del sistema educativo degli Stati Uniti sia al centro della crisi attuale del paese. E pensiamo che sia impossibile, per gli Stati Uniti, uscire da questa crisi, se non debolmente ed a lungo termine, se il sistema educativo non viene rimesso in piedi. Con il pretesto di evitare un “grip federale”, il sistema attuale lascia l’istruzione, de facto, alla responsabilità politica di nessuno o, meglio, nelle mani di coloro che hanno proventi finanziari derivanti dall’istruzione. Questa è la peggiore delle situazioni, perché lascia il futuro del paese nelle mani di chiunque. Il paese deve smetterla con questa situazione: o c’è una Giurisdizione Federale, e conseguentemente il Presidente ed il Congresso diventano direttamente responsabili per il successo o per il fallimento del sistema educativo degli Stati Uniti, oppure lo si affida ai singoli Stati, e si cancella il livello federale da qualsiasi responsabilità, facendo così di ogni Stato il responsabile della qualità dell’istruzione dei propri cittadini.

 

Ci auguriamo che queste idee possano essere utili ad alcuni dei nostri abbonati americani.


Traduzione di Franco per Il Portico Dipinto

  • 1.The future of the USA 2012-2016 part4: http://www.leap2020.eu/The-future-of-the-USA-2012-2016-Part-4-Five-strat…
  • 2.Ricordiamo che solo un anno fa sembrava  una cosa da pazzi prevedere un tale taglio. Gli esperti finanziari, i media specializzati, e gli altri esperti del “futuro inteso come immagine speculare del passato”, consideravano tutto ciò una cosa impossibile, oppure forse possibile, ma solo dopo cinque o dieci anni, se la situazione finanziaria del paese avesse continuato a deteriorarsi.
  • 3.Tale esigenza è tanto più elevata perché i media ed i settori finanziari sono completamente parassitati dal “richiamo” della “crisi dell’euro” destinata, come abbiamo sottolineato negli ultimi due anni, a nascondere la gravità della situazione nel cuore del sistema finanziario globale, vale a dire Wall Street e la City. Il Clamoroso fallimento di David Cameron a Bruxelles, la settimana scorsa, mostra per inciso il panico che regna nel cuore della finanza anglosassone.
  • 4.Eurolandia, nonostante i suoi “handicaps”, rilanciati a lungo dai media anglosassoni, ed i lazzi isterici di Wall Street e della City, ha manovrato quasi due anni per costruire un nuovo dispositivo politico-istituzionale, per poter attraversare la crisi e prepararsi al mondo del dopo. Al contrario, gli Stati Uniti si stanno dimostrando totalmente incapaci della pur minima iniziativa per adattarsi al nuovo ordine mondiale, come è stato dimostrato, ancora recentemente, dal fallimento nella riduzione del suo deficit di bilancio, obiettivo del Super-Comitato, nonostante l’obiettivo molto limitato di una riduzione di 1,5 miliardi di dollari in oltre 10 anni (vedi tabella sopra). La storia degli Stati, come quello della specie, mostra tuttavia che la capacità di adattamento è essenziale per la sopravvivenza, ed è una legge che non prevede eccezioni.
  • 5.Una situazione che avevamo anticipato sin dal QE2, mentre la saggezza convenzionale dei mercati finanziari diceva che niente avrebbe  potuto impedire alla Fed di porre in funzione la sua macchina per la stampa a tempo indeterminato. Gli investitori del mercato azionario stanno attualmente pagando un prezzo molto alto per questa erronea convinzione.
  • 6.In effetti il sistema istituzionale degli Stati Uniti, uno specchio fedele delle idee dell’Illuminismo ed, in particolare, di Montesquieu, mette in contrapposizione poteri che non hanno quasi alcun controllo l’uno sull’altro. Quando funziona, questo sistema si chiama equilibrio di potenza ed è una meraviglia in se stesso (il diritto costituzionale di questi ultimi sessant’anni ha fatto di conseguenza degli Stati Uniti un modello, nel suo genere). Ma nel caso di un suo malfunzionamento, esso porta dritto alla paralisi, perché nessuna autorità è in grado di dominare l’altra e le decisioni difficili, pertanto, vengono continuamente rinviate, il che getta rapidamente il paese nel caos, soprattutto perché questo tipo di situazione tende a verificarsi in tempo di crisi (quando decisioni molto difficili sono da prendere in modo veloce), e non quando le cose stanno andando bene.
  • 7.Poiché vogliamo davvero dire “pane al pane”: affermiamo che il sistema istituzionale degli Stati Uniti è ora totalmente corrotto dagli interessi privati ??della parte più ricca del Paese, ovvero del suo 1% (le grandi imprese, gli hedge funds, i miliardari, …), ed è davvero questo fatto che provoca l’ira dei cittadini americani di tutte le fasce. La decisione del 2010 della Corte Suprema, di rimuovere tutti i limiti al finanziamento delle campagne politiche da parte delle imprese, è solo la ratifica della situazione, e dimostra allo stesso tempo che la stessa magistratura è ora danneggiata al suo più alto livello. Il nostro team desidera chiarire che questo tipo di osservazione è ormai moneta comune in tutta la popolazione degli Stati Uniti, mentre era ancora marginale prima del 2008. E questo spostamento, dalla marginalità al “mainstream”, è segno che il paese sta per affrontare una grave crisi politica: la perdita di fiducia nelle istituzioni è sempre un trauma terribile per un paese, soprattutto quando ne segue una quasi cieca in queste istituzioni. Sono rimasti solo gli ”americanisti”, al di fuori degli Stati Uniti, ed in Europa in particolare, a credere ancora nelle virtù del sistema statunitense. Questa fase è ormai superata per la maggior parte degli americani.
  • 8.Questa settimana stiamo assistendo ad un episodio che rischia, per la terza volta quest’anno, di far chiudere l’amministrazione federale, in assenza di un accordo provvisorio di bilancio. Fonte: CNBC, 14/12/2011.
  • 9.Riteniamo altamente probabile che il bilancio del 2013 sia semplicemente impossibile da adottare, contribuendo così a rafforzare il caos imperante. In realtà le due opposte tendenze, che rendono reciprocamente “tabù” le spese sociali e militari, saranno rafforzate, dopo il Novembre del 2012, e renderanno qualsiasi compromesso ancora più illusorio. Noi non crediamo nelle “riduzioni automatiche” da effettuare nel 2013, derivanti dal fallimento della Super-Commissione riguardo il  deficit: il complesso militare-industriale non accetterà questa drastica riduzione. Solo le tre principali agenzie di rating fanno finta di crederci, per rinviare un ulteriore declassamento degli Stati Uniti.
  • 10.Si tratta di metodi standard per un paese in grave crisi. La storia è piena di tali situazioni. Tuttavia, perdendo il loro scandaloso stato di ricchezza ed isolamento, gli Stati Uniti appartengono ora alla storia. Non sono più un sogno che galleggia al di sopra della dura realtà degli altri continenti.
  • 11.Che comprende, naturalmente, le grandi fortune del mondo degli affari statunitense, ed i repubblicani di tutte le convinzioni, ovvero sostanzialmente tutti tranne la frangia libertaria del Tea Party, come ad esempio Ron Paul. Fonte: Tempo, 24/06/2011
  • 12.Ricordiamo agli abbonati che questa espressione non è stata inventata da un accanito pacifista di sinistra, ma dal Presidente Dwight D. Eisenhower, nel discorso al termine del suo mandato, nel 1960. Fonte: Wikipedia.
  • 13.Si riferisce a quegli “addetti ai lavori” che sono occupati nel centro del governo federale, ovvero all’interno della tangenziale di Washington (Beltway).
  • 14.n altre parole, gli Stati Uniti non hanno mai sperimentato un tale “tsunami”, perché sono di costituzione troppo recente.
  • 15.Nella sua meravigliosa poesia «Se», Rudyard Kipling ha scritto “… Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto/Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi … O se mentono a tuo riguardo/A non ricambiare in menzogne … Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa “. E questo consiglio vale sia per le comunità che per gli individui, poiché la lettura della stampa anglosassone, sull’Euro e su Eurolandia, ci fa irresistibilmente pensare a questo passo della poesia. Tuttavia, con l’emarginazione del Regno Unito in seno all’UE, e con una più rapida integrazione di Eurolandia (come da nostre anticipazioni), possiamo notare che è stata attraversata una barriera psicologica: non è più, questo, il tempo per non offendere la sensibilità dei nostri “alleati” anglo-sassoni, ma quello per proteggerci, semplicemente, dagli attacchi dei nostri “avversari” anglo-sassoni. A differenza dei media e degli esperti “mainstream” di Wall Street e della City, Eurolandia non perde tempo “a distorcere le parole, per farne una trappola per gli sciocchi”, essa prende in considerazione la realtà per andare avanti “sorridendo e sopportando”, e per tagliare uno ad uno, al contempo, i vincoli che la legano ai centri finanziari (ed in seguito a quelli politici) inglesi e statunitensi. Il nostro team non resiste alla tentazione di fornire un ulteriore esempio della quotidiana “tessitura” di informazioni, della quale la maggior parte dei media inglesi e  statunitensi hanno fatto una specialità. Così, nella sezione della nostra rubrica “distorsioni dei furfanti per fare trappole per gli sciocchi”, annotiamo che Market Watch ha pubblicato un articolo sul numero del  14/12/2011, dal titolo “I gestori dei fondi temono la rottura dell’Eurozona”. Ma che cosa scopriamo, in questo articolo? Che la loro preoccupazione principale (75%) è l’ulteriore downgrade degli Stati Uniti (il 48% pensa che accadrà nel 2012), mentre solo il 44% pensava al rischio che un giorno un paese dell’Eurozona l’avrebbe lasciata, senza peraltro menzionare un qualsiasi lasso di tempo. Un titolo onesto sarebbe pertanto dovuto essere: “I gestori dei fondi temono un ulteriore declassamento degli Stati Uniti”. Ma, come si dice in francese: “à la guerre comme à la guerre (arrangiarsi con quello che si ha)”.
  • 16.Considerando che la popolazione degli Stati Uniti è aumentata di 30 milioni, si tratta di un incremento del 10%. Fonte: Washington Post, 2011/02/12
  • 17.Il nostro team pensa che nel 2013/2014, attraverso il Congresso e tramite un massiccio sostegno pubblico, ci sarà un’opportunità senza precedenti per chiedere lo smantellamento della Fed. Le credenze anti-Fed dei TP, e quelle anti-Wall Street dell’OWS, troveranno su questo argomento un irresistibile punto focale.
  • 18.Fonte: New York Times, 24/11/2011
  • 19.A questo proposito è interessante notare che le agenzie di rating, guidate da Moody’s, non hanno visto arrivare alcunché di nuovo dal momento che, fino alla fine dell’estate del 2011, MF Global aveva una valutazione positiva … anche quando stava maneggiando i conti dei propri clienti, nel tentativo di sopravvivere. Possano, coloro che credono che i loro investimenti siano meglio protetti a Wall Street o nella City, riflettere su questo “dettaglio”.
  • 20.Fonte: MSNBC, 11/2011, RT, 2011/08/12
  • 21.Questi sono numeri che d’ora in poi faranno  classificare il paese nella categoria sociale del “Terzo Mondo”. Fonte: Beforeitsnews, 29/11/2011
  • 22.Gregor McDonald dice che il paese non può più generare crescita. Fonte: SeekingAlpha, 2011/05/12
  • 23.Fonte: Washington Post, 29/11/2011
  • 24.In realtà la recessione non lo ha mai lasciato dal 2008, con un’eccezione tecnica dovuta a  misure macroeconomiche. Ma nessuno mangia macroeconomia… eccetto gli economisti.
  • 25.Fonte: Financial Times, 11/12/2011
  • 26.Se qualcuno crede che la Fed sia intervenuta un mese fa, insieme alle altre maggiori Banche Centrali, per “salvare” Eurolandia, dimostra di sapere ben poco sulle motivazioni all’intervento, da parte degli Stati Uniti: questi intervengono fuori dai loro confini, solo se sono in gioco i loro interessi diretti. Il loro arrivo in ritardo, nelle due guerre mondiali, illustra molto bene il concetto. In questo caso, come abbiamo visto (e come dimostrato dal caso MF Global), sono intervenuti semplicemente per salvare le proprie Banche. Queste ultime girano a vuoto, con i bilanci gonfi di derivati (??di cui nessuno conosce l’esatto ammontare), e solo la Fed, in questi ultimi tre anni, ha impedito il fallimento di Wall Street. Come anticipato in diversi GEAB, la Fed è ben consapevole del fatto che Eurolandia sarà il detonatore “per eccellenza” che attiverà l’esplosione di Wall Street e della City, ed allora cerca, quanto più può, di spegnere lo stoppino.
  • 27.Senza contare il crescente numero di casi giudiziari in cui sono invischiate. Fonte: Le Monde, 2011/04/12.
  • 28.Tanto più che, secondo noi, alla fine del 2012 Eurolandia metterà in atto un’attiva politica di promozione riguardo l’uso dell’ Euro negli scambi, anche nel settore dell’energia. Le decisioni prese dalle Banche di Eurolandia di fermare i prestiti  in USD (sapendo che la loro necessità è scesa da 1.300 a 800 miliardi di Dollari, e probabilmente a meno di 500 miliardi nel 2012), a seguito del tentativo di asfissia perpetrato contro di esse dai partners di Wall Street e della City, comporteranno due automatiche ed opposte situazioni, alla fine del 2012: un forte calo della domanda globale per gli USD ed, al contrario, una rafforzata attività di prestiti espressi in Euro. Dato che la Cina, così come i suoi partners BRICS, sta aumentando la quantità degli scambi in Yuan (o in altre valute BRICS), il 2012 sarà ovviamente caratterizzato dall’emersione di due grandi aree monetarie, accanto a quella del Dollaro. Il crollo del fabbisogno mondiale di USD nelle transazioni commerciali genererà, a sua volta, il massiccio ritorno del Dollaro verso gli Stati Uniti, contribuendo in tal modo alla iper-inflazione, che noi prevediamo per il 2013. Fonte: New York Times, 2011/01/12
  • 29.Fonte: NPR, 16/03/2010
  • 30.La qualità della preparazione non è controllata in modo affidabile. Fonte: New York Times, 22/11/2011
  • 31.Per quanto riguarda le università “d’élite”, e la questione se esse siano le migliori al mondo, vi rimandiamo alla nostra anticipazione del 2007, pubblicata nel GEAB N. 18: “Il valore dei titoli accademici internazionali: Quali scelte sono da fare, oggi, per conseguire una laurea di livello internazionale, che sia ancora valida fra dieci o venti anni?”. Quattro anni più tardi, questa analisi sembra aver guadagnato una maggiore credibilità, e si lega anche ad altri studi, come quello pubblicato il 26/10/2011 sull’eccellente sito “criseusa”, sotto il titolo: “La crisi e l’istruzione superiore negli Stati Uniti: Idee sbagliate sull’economia dell’intelligenza negli Stati Uniti”.
  • 32.Questo problema ha due aspetti: il primo è che le persone meno avvantaggiate, ovvero la maggior parte della classe media, hanno sempre più difficoltà a mandare i loro figli nelle migliori università. Questa situazione è fortemente rafforzata dalla crisi, che ha visto l’aumento della quota d’iscrizione e la riduzione delle entrate. In questo modo si riduce la diversità sociale nell’élite del paese a venire. Il secondo aspetto è che, al contrario, il paese, rompendo la scala sociale costituita dall’istruzione, si priva di molte competenze. Gli Stati Uniti non sono l’unico paese occidentale a dover fronteggiare questi sviluppi. Tuttavia, insieme al Regno Unito, è l’unico ad essere così fortemente influenzato, e così a lungo, da questa tendenza.
  • 33.Un altro esempio è l’aumento della forza del “creazionismo”.
  • 34.La caduta dell’istruzione tecnica e scientifica, in favore di quella finanziaria, del diritto o del management, sta quindi andando in direzione opposta a quella dei discorsi ufficiali.
  • 35.Abbiamo visto in Iraq che cosa un esercito ed i suoi ufficiali possono fare, senza avere alcuna conoscenza della cultura e della complessità di un paese straniero. Il risultato è che gli americani lasceranno l’Iraq, poiché sono stati percepiti essenzialmente come occupanti, e non come liberatori, costringendo così le truppe statunitensi ad andarsene del tutto. La cattiva gestione dell’avventura irachena, inoltre, lascerà duraturi segni negativi in ??tutto il Medio Oriente, una regione che è d’importanza strategica, per Washington. Fonte: Washington Post, 2011/12/12
  • 36.In un eccellente articolo  (2011/09/12) del Caixin, Andy Xie ha scritto che per decenni il sistema statunitense ha rafforzato l’indebito privilegio, a scapito del bene generale.
  • 37.Fonte: New York Times, 28/11/2011
  • 38.Fonte: New York Times, 24/03/2011
  • 39.Anche l’istruzione è di fatto un’infrastruttura.
  • 40.Fonte: Greenbiz, 19/05/2011
  • 41.Fonte: New York Times, 18/11/2011
  • 42.Fonte: MSNBC, 25/11/2011
  • 43.Ed è ancora possibile che questa cifra possa raggiungere il + 50%, perché molte vendite non sono state considerate, in attesa della convalida del loro status, da parte dell’autorità competente. Source: USAToday, 2011/01/12.
  • 44.Le vendite delle armi da fuoco sono in aumento, dall’inizio della crisi.
  • 45.Si alimenta così, con la scarsità dei posti di lavoro, l’esodo crescente degli americani verso l’estero. Fonti: CNBC, 06/12/2011; RT, 08/12./2011
  • 46.Nel 2016, gli Stati Uniti sono stati spinti a rivedere la loro incondizionata alleanza con Israele. In primo luogo perché il TP e l’OWS, che sono d’accordo su questo punto, vogliono ridurre drasticamente il bilancio militare, e rifiutano l’interventismo all’estero ed, in secondo luogo, perché la fine del monopolio del Dollaro, rispetto al prezzo delle materie prime, fra le quali il petrolio, rendono il costo di quest’incondizionata alleanza troppo alto per Washington.
  • 47.Fonti: William Pfaff, 22/11/2011; People’s Daily, 2011/01/12.
  • 48.Il nome del futuro Presidente degli Stati Uniti è di poca importanza, perché sarà un presidente zoppo e, de facto, di semplice transizione in un contesto di notevole caos. Le personalità concorrenti ben illustrano la situazione: Barak Obama, nel quale tutti, compresi i suoi sostenitori, hanno visto la mancanza di volontà e di statura politica; Mitt Romney, del quale anche i repubblicani (in particolare il TP) non sanno bene che cosa pensare; e Newt Gingrich, che è un assoluto demagogo senza alcuna convinzione. I tre sono, in ogni caso, il riflesso dei poteri presenti a Wall Street ed a Washington, sono stati scelti perché sono controllabili … e quindi irrilevanti in un momento di grave crisi. Fonti: Reason, 12/09/2011.
  • 49.Stiamo vedendo come il Regno Unito sia sul punto di cadere a pezzi, dopo aver colpito il sovrano emergente continentale, Eurolandia, con tutta la sua forza: esso è sul punto di spezzarsi, ed in particolare si sono intensificate le minacce di separatismo da parte dei leaders scozzesi e gallesi (Fonti: TV scozzese, 2011/12/12, Wales Online, 2011/07/12). E, per quanto riguarda la Francia, il nostro team condivide pienamente le anticipazioni di Franck Biancheri nella versione francese del suo libro “The World Crisis: The Path to the World afterwards”; (la trentina di pagine scritte al riguardo, non compaiono nelle versioni pubblicate in altre lingue). Egli anticipa una grave crisi del sistema istituzionale francese entro, al più tardi, il 2020, se lo stato non sarà in grado di “rompere il centralismo parigino”, e di diventare “policentrico”. Una crescente maggioranza di francesi non riconosce più all’élite parigina, sempre più debole (a causa dell’integrazione europea), la legittimità di decidere quello che la Francia debba essere, e quello che i francesi vogliono, il tutto ad un costo sempre più insostenibile. Anche in questo caso il modello ereditato dalla Rivoluzione e dall’Impero (fine del Settecento, come la Costituzione degli Stati Uniti), sta arrivando alla fine, sotto gli attacchi di un mondo che la crisi sta cambiando ad alta velocità.
  • 50.Il nostro team, soprattutto europeo, si è preso la libertà di proporre degli sviluppi costituzionali, nella sezione dedicata alle raccomandazioni, in particolare perché, negli ultimi mesi, un gran numero di abbonati americani ci ha chiesto di farlo
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