Di Lino Bottaro

21:34 25 FEB 2012
(AGI) Citta’ del Messico – La crescita del debito pubblico statunitense e’ una minaccia seria per gli Stati Uniti e per l’economia globale. Lo sottolinea il direttore generale dell’Istituto per la Finanza Internazionale, Charles Dallara. “Tu guardi al deficit di bilancio Usa – ha spiegato Dallara – e senti che questa non e’ solo una seria minaccia per gli Stati Uniti ma una seria minaccia globale. Questa’ e’ una catastrofe annunciata”. .

E’ da un bel po’ che questo blog si sgola per evidenziare come il tragico interventismo guerrafondaio degli Usa altro non è che il tentativo di mascherare, salvare la loro finanza, la loro economia consumistica terminale.

Indebitatisi enormemente in anni di guerre di rapina e di consumi inutili e irrefrenabili, tipici di coloro che pensano di non dover mai pagare  il conto, ora gli USA, ed in misura minore l’Europa, dipendono dalle Banche; proprio quelle Banche mondiali che possiedono la FED e la BCE, coloro che decidono il futuro di Usa ed Europa e sembra  obbediscano… ai capi di Israele.

Ecco perchè l’Europa e gli Usa DEVONO distruggere la Siria e l’Iran,  dopo aver distrutto la Libia, la Somalia, l’Iraq, l’Afghanistan, il Sudan ecc. Per saldare il conto con i Banchieri.

L’Occidente é sotto ricatto economico ed è costretto ad ubbidire.

Sarà poi la volta della Russia che dopo il tentativo di  golpe colorato in atto contro Putin, saremo tutti obbligati ad aggredire, per riconquistarci gli idrocarburi ed il gas che gli atlantici hanno ordito perchè ci siano preclusi dalla Libia e dall’ Iran prima,  ed ora dalla Russia, con il forzato abbandono del South Stream da parte dell’Italia di Berlusconi, in seguito al ricatto giudiziario che giusto oggi si ricompone. http://andreacarancini.blogspot.com/ berlusca incassa il salvacondotto in seguito all’abbandono del South Stream.

Il mostro Hilary Rodham ha giusto oggi “invitato” tutte le nazioni amiche a “convincere” (o costringere,) Russia e Cina a cambiare atteggiamento e quindi a rendersi consenzienti ad altri stermini, alla devastazione e conseguente conquista di Siria e Iran. Vi è da evidenziare che anche i missili Patriots ai suoi confini servono per “convincere” la Russia ad una mal-sana obbedienza.

L’Italia, oggi é in mano al mondialista alto commis debarasseur Monti, utile idiota o complice criminale coptato dal senescente maitre americano Giorgio, in combine con lo chef de rang di Goldman Sachs, Draghi.

Questo bell’organico di sala sta predisponendo la nostra nazione al più bieco saccheggio dei nostri beni più preziosi: le industrie eccellenti in ogni settore, le industrie meccaniche, le assicurazioni, le aziende della sicurezza, le industre alimentari, il nostro territorio.

Le chiamano LIBERALIZZAZIONI… mettono in concorrenza l’Italia dei mille artigiani contro le multinazionali di rapina del globalismo, quelle che non pagano che briciole di tasse per intenderci. Ed è tutto un coro e inchini riverenti da destra a sinistra, di questi politici cialtroni che osannano il vampiro bocconiano contoterzista, ben sapendo che sta distruggendo il nostro tessuto sociale e la nostra economia. Siamo oramai al de profundis ma ancora al popolino non s’ha da dire!

Alla macabra messa nera non mancano i media nazionali, perversi fino all’ultima rotativa e radio privata, anche quelle di estrema sinistra.

Così conciata, se solo tenterà flebilmente di opporsi, la nostra Italia sarà incaprettata con il cappio dell’energia che non abbiamo più, e sotto ricatto delle forniture di energia elettrica da fonte nucleare della Francia usraeliana di Sarkozy. Ci vogliono strozzare con quello stesso cappio che ci hanno così benevolmente regalato i guerrafondai aunglo-franco-usraeliani.

Ad una persona ancora in  possesso di facoltà mentali indipendenti, per capirlo, sarebbe bastata la condanna dell’Italia per il parziale respingimento dei profughi libici. Loro, gli atlantici, con il nostro vigliacco aiuto, i libici li hanno sterminati senza pietà e hanno riportato uno Stato libero, uno Stato modello per l’intero mondo, all’età della pietra.  Noi siamo ora multati per non essere stati in grado di ospitare al meglio dei disperati che loro stessi hanno generato e che quando sono arrivati alle loro dogane hanno brutalmente respinto. Non vi sembra il colmo del despotismo,  una tragicomica farsa, una presa per i fondelli?

Capite ora il concetto di Sovranità perduta? Chi perde la sovranità perde la dignità, la libertà, la serenità, la disponibilità  del territorio e del suo tempo ed alla fine dei suoi beni tout court.

Oggi, in questo lungo freddo febbraio di un anno già orribile, con l’assoluzione di Berlusconi data in cambio della rinuncia del progetto di approvigionamento del gas russo e la nostra condanna per il titubante  accoglimento della “invasione ” dei disperati libici,  si sigilla la bara di quel che resta di quella parola ormai priva di senso che per lungo tempo abbiamo chiamato democrazia.

Chi ha orecchie per intendere intenda!

Allego come contributo ulteriore questo rivelatorio vecchio intervento dell’ottimo Innocenzo Cipolletta.

Lino Bottaro

Guerre da pagare

 dicembre 2010

L’INTERVISTA. Innocenzo Cipolletta collega militari ed economia

«Le guerre Usa?
Sono state pagate
grazie al debito»

«E questo perché il dollaro è strumento di riserva»

Marino Smiderle

Nulla di nuovo sotto il sole. Questa è una delle tante recessioni, e forse nemmeno la più grave, che è capitata tra le scatole di questo mondo. Corsi e ricorsi di un ciclo produttivo che però si fa fatica a capire se si usano solo gli strumenti messi a disposizione dalla teoria economica. Parte da qui l’analisi che Innocenzo Cipolletta, presidente di Ubs Italia, ha sviluppato nel suo ultimo libro, “Banchieri, politici e militari”, che presenterà domani a Vicenza. Per inciso, il suo sarà una specie di ritorno a casa, dal momento che dal 2000 al 2003 è stato presidente della Marzotto di Valdagno.
Presidente, com’è che nel titolo di un libro di economia ai banchieri si uniscono i politici e i militari?

Perché non si capisce l’economia se non si studiano le guerre. Che, oltre a essere un dramma per le vittime che creano, sono anche fondamentali fattori dell’economia.

Si riferisce alle guerre che gli Stati Uniti stanno ancora, di fatto, combattendo in Afghanistan e in Iraq?

Il punto è che tendiamo a dimenticarci facilmente quello che è successo in passato. Per esempio, la guerra di Corea, primi anni 50: come ricordo nel libro, quello è stato il primo intervento di polizia mondiale da parte degli Usa.

E poi il Vietnam, il Medio Oriente…

… e lo choc petrolifero, la rivoluzione in Iran, la guerra del Golfo e si può continuare fino ai giorni nostri in una sequenza, quella tra guerre, debiti e recessioni, che appare intimamente connessa.

Con una bolla speculativa sempre pronta a deflagrare. Quale sarà la prossima?

Beh, le dimensioni che ha assunto il debito pubblico globale è preoccupante. Penso agli Stati Uniti, per esempio.

Già, gli Stati Uniti. Una cosa che colpisce del suo libro è la seguente tesi: se i contribuenti americani avessero dovuto pagarsi le guerre, forse ne avrebbero dichiarate di meno.

Questo, secondo me, è un fattore chiave. Gli Stati Uniti hanno il vantaggio di avere una valuta considerata strumento di riserva e questo ha dato loro la possibilità di indebitarsi senza limiti.

La Cina, a questo proposito, ha avanzato proposte alternative legate a una nuova valuta da usare come riserva.

Già, ma Pechino deve cominciare col guidare lo yuan verso la piena convertibilità. Non basta la rivalutazione che chiedono gli Usa. Comunque appare necessario, scrivo nel libro, evitare in futuro che una moneta nazionale sia strumento di riserva.

Senta, siamo in una situazione di alto debito pubblico, sia negli usa che in Europa. Ma la Fed adotta il quantitative easing, cioè stampa moneta per rilanciare l’economia, e la Bce è invece più cauta. Chi ha ragione?

Guardi, a me la politica monetaria degli Stati Uniti non convince molto. Io sono del parere che si debba procedere con una riduzione del debito e credo che, in questo momento, il dollaro sia sopravvalutato.

Sì, ma se l’Europa tira il freno e l’euro si apprezza ancora, per le imprese si fa dura esportare…

Già, ma il mercato è grande, non ci sono solo gli Stati Uniti, anzi, in questo momento a tirare sono i paesi emergenti. Perché, se ragioniamo a livello globale, la recessione non esiste. Nel complesso, il mondo sta correndo. Chi si è fermato è l’occidente.

Parliamo di bolle. Non teme che questa inondazione di liquidità nei mercati monetari finisca col causare una esplosione dell’inflazione? Potrebbe essere questa la prossima bolla?

Il rischio c’è, inutile negarlo. Così come vedo più rischi negli Stati Uniti che altrove. Se la speculazione internazionale, dopo aver minato paesi piccoli come Grecia e Irlanda, dovesse puntare agli Stati Uniti, le conseguenze potrebbero essere molto gravi.

Ma crede che qualcuno possa attaccare gli Usa?

Dico solo che gli Stati Uniti sono molto esposti. Hanno salvato le banche con più debito pubblico e hanno un grande debito privato. Il rischio c’è.

 

Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=41501

Commenta su Facebook