Di Marina

la repubblica

Il sito che sta facendo le pulci ai media e ai blog di mezzo mondo rei di sensazionalismo e di notizie scientifiche errate, in buona sostanza di cattivo giornalismo, su terremoto e tsunami in Giappone e incidente nucleare diFukushima Daiichi si chiama Jpquake.info. Secondo la loro personale classifica snocciolata in un intervista a Tempi.it ad aver fatto la peggiore informazione al mondo è:

L’articolo pubblicato il 20 marzo da Repubblica: è la peggior storia scritta sul terremoto in tutto il mondo. Tokyo era dipinta come “una capitale in agonia”, da cui quattro milioni erano scappati per sfuggire alla “nube atomica”. E mentre scriveva che le tracce di iodio radioattivo nell’acqua erano al di sotto dei limiti legali e quindi innocue, aggiungeva un misterioso e pericoloso “ufficialmente”. Parlava poi delle mascherine indossate dalla gente, come se a Tokyo non lo si facesse tutti i giorni, come prova della paura delle radiazioni, quando tutti sanno che a Tokyo tutti le vestono tutti i giorni. Hanno scritto che la rabbia contro il governo stava crescendo e come fonte citavano ben una persona che si lamentava. Ma c’è molto di più, leggetelo sul sito: l’intero articolo era in buona sostanza un pezzo di finzione apocalittica.

L’articolo a cui si fa riferimento è firmato dall’inviato Giampiero Visetti (ma in realtà è questo, su jpquake hanno sbagliato link) e ha preso il voto di 11 che non è affatto un buon voto (al pari del pezzo del Daily Mail del 15 marzo).

Infatti il giudizio dato è:

Diabolico.

Purtroppo non sono stati forniti al momento esempi di buon giornalismo e di eventuali modelli a cui i media potrebbero tendere e perciò tutta l’operazione sembra carente di una sostanziale parte di analisi e confronto.

Ma chi sono questi giudici e chi è Jpquake? E’ un wiki che accoglie le segnalazioni degli utenti che sono poi vagliate dal team dei quattro redattori fondatori del progetto, quattro cavalieri della contro-mistificazione che sono: @stagerabbit, Mike in Tokyo Rogers, @ahm e @peacefulandjust. Sulle sue pagine il muro della vergogna suddiviso per carta stampata, Tv e blog. I media insomma e non solo del mainstream e tutto quel sensazionalismo che non è mai stato alla base del buon giornalismo e della buona informazione.

Nel dubbio che non sia in discussione la tragedia di Fukushima Daiichi, ma la metodologia con cui si è fatta informazione vale la pena precisare che l’incidente nucleare è ancora in atto e che la situazione è grave considerato che il livello dell’incidente è classificato 7 sulla scala INES dall’IAEA e che come si suol dire la verità ha superato la fantasia. Ai giornalisti italiani sarebbe bastato attendere che i fatti si compissero piuttosto che provare a immaginarli.

Tempi.it ha intervistato uno dei quattro cavalieri, ossia Avery Morrow, insegnante di inglese nel Sud del Giappone. Il punto è questo: all’indomani della catastrofe dello scorso 11 marzo, terremoto e tsunami e incidente nucleare poi, i media mondiali si sono attaccati all’evento diffondendo di tutto e di più. Poi è accaduto che a mano a mano che i mesi passavano la notizia è quasi del tutto scomparsa dal panorama mediatico del mainstream. Quindi, l’analisi a cui si fa riferimento Jpquake è proprio relativa a quel periodo di “picco” dell’informazione in cui a colpi di gomitate tutte le testate più che fare informazione strillavano nell’orgasmo generale della tragedia che i giapponesi stavano vivendo.

A 8 mesi da quell’evento Avery Morrov uno dei castiga-media dichiara che ad aver vinto la palma di peggiore informazione è:

La Repubblica ha messo su una parodia. Molte delle storie che hanno riportato non hanno nessun tipo di fonte. In particolare, un articolo diceva che milioni di persone stavano scappando da Tokyo e che l’intera città era nel caos. Nessuna fonte viene citata, è una specie di inganno, una storia sensazionale che però non ha riscontro in Giappone. Sembra pubblicata solo per vendere in edicola e non per informare le persone. Ma c’è di più. La Repubblica ha usato anche una fonte palesemente falsa, un lavoratore “Fukushima 50? a cui è stato dato il nome del sindaco di Rikuzentakata; questo falso lavoratore in un italiano perfetto ha spiegato al giornale che la centrale avrebbe «distrutto il Giappone». Che questa persona non esista, lo si poteva capire dal fatto che nessun lavoratore di Fukushima ha concesso interviste. Bastava cercare su Google ma nessuno l’ha fatto al giornale, forse perché si sono inventati tutto di proposito.

Non solo, ma Avery Morrow aggiunge accanto al quotidiano italiano che detiene (per ora) il primato di peggior articolo al mondo (la sua disamina qui) anche:

Der Spiegel ha realizzato un’intervista con una sola persona che sosteneva che Tokyo fosse una «città fantasma», che i palazzi fossero deserti e i negozi chiusi. Pochi giorni dopo un’altra persona ha dichiarato che Tokyo avrebbe dovuto smettere di preparare il suo «amato Sushi», mentre i lavoratori di Fukushima Daiichi erano descritti come «piloti kamikaze». Il rapporto sembrava ignorare il fatto che la “città fantasma” si fosse misteriosamente ripopolata. Al Jazeera, invece, ha fatto un’intervista a un dimostrante contrario al nucleare, senza nessuna base scientifica, usando le sue parole per affermare che gli “scienziati” non credevano che ci fossero radiazioni sicure per l’uomo.

Ovviamente sui quattro sono piovute le più disparate critiche del tipo: se non siete giornalisti come vi permettete di analizzare l’altrui lavoro? Il che non ha granché senso davanti a una rete che vomita informazione da ogni angolo del Pianeta. Ma un dubbio sorge nel momento in cui leggo che l’articolo che prende come voto 4 è stato scritto da Adriano Celentano su Il Corriere della Sera poiché giudicato innocuo seppur con qualche inesattezza. Secondo il giudizio non motiva a sufficienza e scientificamente il perché convenga essere antinucleare (eravamo alla vigilia del voto referendario antinucleare in Italia). E dopo quello che stava accadendo a Fukushima servivano altre spiegazioni? Inoltre nel giudizio di @ahm insegnante di inglese si chiede che valore possano avere le valutazioni di un attore. E allora le valutazioni sugli articlo fatte da @stagerabbit attore teatrale?

Non so, a questo punto il sospetto inizia a venirmi è che tutta questa operazione a torto o a ragione sia un po’ montata ad arte (spesso nella rete accade) e dunque questi quattro cavalieri della contro informazione siano un po’ da prendere con le molle. Inoltre il muro della vergogna è nato quasi all’indomani del terremoto, il 17 marzo come testimonia il post scritto da stagerabbit. Al 21 settembre l’autore ha dichiarato fallito il suo progetto poiché è stato:

  1. Impossibile avviare una linea produttiva di discussione sullo stato del giornalismo ;
  2. Impossibile generare o motivare qualsiasi azione da parte di organi di informazione;
  3. Non siamo riusciti a compilare una lista di alta qualità di articoli da cattivo giornalismo.

Troppe pretese? Che vi sia necessità di un buon giornalismo sopratutto sulla rete è certo, ma non possono bastare 4 maestrini dalla penna rossa a innescare le buone pratiche. Restano sovrani i lettori e la loro voglia di notizie vere a essere la discriminante della buona informazione.

  • Update:
    come ha notato GBettanini nel suo commento il link messo da Jpquake è errato e infatti come da immagine in basso si riporta all’articolo del 19 marzo e non del 20 marzo. Come mai tanta confusione?

la confusione sul link

Fukushima Daiichi, per Jpquake: “La Repubblica batte tutti per cattivo giornalismo” é stato pubblicato suEcoblog.it

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