di Francesca Manfroni 

E’ giunta l’ora di chiedergli conto dei crimini commessi in Iraq. I medici e gli abitanti di Falluja tornano con forza ad accusare il governo statunitense di aver impiegato uranio impoverito e fosforo bianco nel corso dell’assedio della città, datato 2004. Gli effetti sui neonati continuano a essere “catastrofici”, e il pensiero va al Giappone annientato dall’atomica americana.

“Abbiamo riscontrato tutti i tipi possibili di malformazioni, che vanno dalle cardiopatie congenite alle gravi anomalie fisiche: non potete neanche immaginare quante sono”, racconta il dott. Samira Alani, un pediatra specialista al Fallujah General Hospital, che nel suo ufficio conserva una quantità impressionante di immagini scioccanti.

Alani sostiene di aver personalmente registrato 677 casi di difetti alla nascita nel solo mese di ottobre 2009. Otto giorni dopo quel numero aveva raggiunto quota 699.

“Non ci sono ancora dei termini medici per descrivere alcune di queste condizioni, perché così non ne abbiamo mai viste fino ad ora”, prosegue il dottore, che da parte sua ammette: “Tutto quello che posso fare è descrivere questi difetti”.

La maggior parte di questi bambini muore entro 20 o 30 minuti dalla nascita, ma non tutti.

Quattro anni, Mohammed Abdul Jalil è nato a ottobre 2007. La sua diagnosi clinica comprende la dilatazione dei due ventricoli del cuore, e un serio difetto alla parte bassa della schiena, che i medici non sono riusciti a rimuovere.

Abdul ha difficoltà a controllare i suoi muscoli, fatica a camminare, non può controllare la vescica, e s’indebolisce facilmente. Nei prossimi anni potrebbe sviluppare un accumulo di liquidi nel cervello, e questo potrebbe essergli fatale.

Il piccolo proviene da una famiglia che ha sempre vissuto in una zona pesantemente bombardata dagli americani.

Come lui tanti altri hanno teste allungate, un solo occhio al centro del volto, arti corti, orecchie malformate, e molte spine.

Il nonno di Abdul, Maloud Ahmed Jassim, si domanda arrabbiato il perché della mancanza di indagini sulla questa grave crisi sanitaria: “I media occidentali sembrano interessati a ciò che sta accadendo, al contrario della nostra stampa e del nostro governo”.

Alani, per conto del dottor Christopher Busby, uno scienziato britannico e attivista che ha effettuato la ricerca sui rischi di inquinamento radioattivo in Iraq, ha raccolto i campioni di capelli di 25 genitori di famiglie con bambini che hanno malformazioni alla nascita, per inviarli a un laboratorio in Germania.

Insieme ad altri medici e ricercatori, i due hanno poi pubblicato uno studio, diffuso nel settembre del 2011, con i dati ottenuti analizzando i campioni di capelli, terreno e acqua.

Sono stati trovati mercurio, uranio, bizmuth e altri oligoelementi.

Nel luglio del 2010, Busby aveva già pubblicato uno studio sull’incredibile aumento di tumori infantili, 12 volte superiore alla media prima degli attacchi del 2004.

Il rapporto aveva anche mostrato come il rapporto tra i sessi fosse sceso a 86 maschi ogni 100 femmine, insieme a una diffusione di malattie indicativa di un “danno genetico simile, ma di gran lunga superiore, a quello diHiroshima.

Il paragone con il Giappone appare fondamentale per capire la dimensione della tragedia irachena.

Giunto nel paese asiatico, Alani ha scoperto che l’incidenza delle malformazioni alla nascita di Hiroshima e Nagasaki è stata dell’1-2% contro il 14,7% dei neonati iracheni di Falluja.

Ma uranio e fosforo hanno contaminato tutto il paese, provocando vittime innocenti da nord a sud. In provincia di Babil, nel sud dell’Iraq, il capo del Cancer Center della città, il dottor Sharif al-Alwachi, ha dichiarato che i tassi di cancro stanno aumentando a un ritmo allarmante dal 2003.

“Terra, aria e acqua sono tutti inquinati da queste armi, e come entrano in contatto con gli esseri umani diventano velenosi, spesso mortali. Questa è una novità per la nostra regione, e la gente sta soffrendo”.

http://www.osservatorioiraq.it/fall…

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