Cattive notizie giungono ancora dall’Argentina: la disoccupazione è aumentata del 9,3% rispetto all’ultima rilevazione. Questo significa che 1165000 persone si trovano attualmente senza un lavoro nel paese sudamericano.

 

A rendere nota la notizia è l’istituto di statistica nazionale che segnala questo incremento rispetto all’ultima rilevazione registrata che risale al terzo trimestre del 2015 – il governo in carica in quel momento era quello di Cristina Fernandez de Kirchner – visto che Mauricio Macri da quando è entrato in carica ha sospeso le rilevazioni statiche sui dati lavorativi.

 

Il motivo è facilmente comprensibile: il pacchetto di misure neoliberiste volute dal governo Macri ha provocato licenziamenti di massa e una crescita vertiginosa della povertà. Vi sono stati aumenti di tutte le tariffe dall’elettricità all’acqua passando per il gas, mentre i salari si sono fortemente svalutati a causa di una forte impennata dell’inflazione che non è stata accompagnata da alcuna misura di tutela del potere d’acquisto dei lavoratori.

 

Insomma, nell’Argentina neoliberista è sempre più difficile, per volontà del governo, riuscire a condurre una vita dignitosa. Intanto la classe operaia argentina si prepara alla difesa: le tre principali organizzazioni sindacali CGT Azopardo, CGT Alsina e CGT Azul y Blanco, secondo quanto riporta il quotidiano Página 12, hanno annunciato la loro unificazione in difesa delle conquiste sociali minacciate dalle politiche di neoliberismo selvaggio implementate dal governo di Mauricio Macri.

 

«Siamo di fronte a una brusca virata verso destra – ha affermato il dirigente della Federazione Marittima Portuaria Carlos Schmid a Página 12 – Sappiamo che la destra cerca di cancellare tutte le nostre conquiste e dobbiamo prepararci affinché queste vecchie ricette non si trasformino in un incendio sociale».

In questo video una drammatica testimonianza sul livello di povertà crescente che sta raggiungendo una fetta sempre più ampia di argentini

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