Di Peppe Meola

La vita ed il successo sul web sono alquanto mutevoli. Le tendenze la fanno da padrone, e rendono la popolarità alquanto effimera.
Fino a qualche mese fa Facebook era il “must” assoluto, la piazza virtuale in cui “non si poteva non essere”, l’argomento di cui parlare in ogni dove, e di cui si sentiva parlare in ogni angolo coperto dai media.

Ma il vento del web cambia rapidamente, ed oggi la fama del momento è di proprietà di Twitter. Le “star” del jet set e dell’entertainment comunicano attraverso i cinguettii, i giornalisti lo hanno eletto a nuovo megafono virtuale, ed immancabilmente anche i politici più scafati.

Tutti hanno capito che Facebook è vivo e vegeto, sì: ma non brilla più. E’ come quei locali notturni che aprono in sordina e poi iniziano ad essere frequentati dalla gente che fa tendenza; improvvisamente diventano locali di culto, in cui tutti vogliono entrare, perchè sono i più belli, i più cool…
Poi succede che quelli che gli hanno dato la popolarità iniziano a stancarsi; perchè quando un luogo è troppo popolare e frequentato dalle masse perde il suo fascino: non è più una novità, non è più esclusivo, è un rito consumato troppo. Insomma, non è più cool.

Nonostante ciò (o forse proprio per questo) a Zuckerberg e soci è venuta la brillante idea di calare Facebook nella fossa dorata di Wall Street. Grandioso.
Cosa produce Facebook? Cosa vende Facebook? Qual è il piano industriale di Facebook? Quanto può valere il “cazzeggio” sul web?

Sono domande a cui non è facile rispondere; perchè la natura dell’attività del prodotto di Mark Zuckerberg è alquanto eterea. Sì, guadagna con la pubblicità. Sì, è un fenomenale pozzo di San Patriziodella privacy, riempito da 900 milioni di umani.Ma è un gigante dai piedi d’argilla; e quest’ultima è fatta di una sostanza volubile, cedevole, incerta e difficilmente definibile: puoi chiamarla tendenza, moda, catarsi collettiva…

Allora, se già ti impressiona sapere che Facebook ha un giro d’affari di 3,7 miliardi, c’è da rimanere con la bocca aperta e gli occhi a palla quando si apprende dei numeri dell’Opa: 16 miliardi di dollari che hanno dato alla società la valutazione incredibile di 100 miliardi!
Se qualcuno aveva dubbi sulla follia della finanza e del mercato borsistico, qui può trovare tutte le conferme che vuole.

Per la verità non sono stati pochi gli analisti che hanno messo in guardia dal mettersi nel portafoglio le azioni Fb. Ma di questi tempi il buonsenso sembra essere merce rara.
Così le azioni Facebook hanno perso quasi un quarto del loro valore in tre giorni. Ed il trend sembra essere al ribasso.

Ad ogni modo Mark Zuckerberg ha intascato una montagna di dollari, ed i suoi advisor principali (Morgan StanleyGoldman Sachs e Jp Morgan) si sono presi i loro 100 milioni di parcella. Mio nonno avrebbe detto: “E chiamali fessi tu…!?
E infatti non lo faccio.

Anche se non ho gran simpatia (eufemismo puro) per gli squali della finanza, stavolta non me la sento di biasimarli. Se bolla sarà, come è probabilissimo, stavolta non ci saranno scuse a cui appigliarsi: chi ha comprato azioni Facebook lo ha fatto giocando alla ruolette.

Per questo mi viene da ridere leggendo di strampalate class-action già messe in piedi. Signore abbi pietà di loro…

Stay tuned

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