La ripresa economica perde di intensità: in discesa le vendite all’estero, ma anche le importazioni. I prezzi restano negativi su base annua e nelle campagne i ricavi non bastano neppure a “coprire i costi di produzione” denuncia Coldiretti

Il motore della macchina Italia rischia di incepparsi. Per aver un quadro più chiaro bisognerà aspettare domani, quando l’Istat comunicherà i dati sul Pil del secondo trimestre, ma nel frattempo i segnali in arrivo sono tutt’altro che incoraggianti. Prima è stata la produzione industriale a segnare, a giugno, una pesante battuta d’arresto, poi è arrivata l’inflazione e persino l’export.

Insomma, nonostante le parole di fiducia del governo e l’iniezione di liquidità della Bce che tiene bassi i tassi interessi e riduce il costo del debito liberando risorse fresche da destinare alla crescita, il barometro dell’economia italiana non volge ancora al sereno. A luglio l’Italia resta in deflazione, anche se con un’intensità minori, non si arresta la caduta dei prezzi che su base annua segnano -0,1% (-0,4% a giugno).

Va male anche sul fronte del commercio estero: a giugno le esportazioni sono calate dello 0,4% rispetto a maggio e dello 0,5% sul 2015, mentre l’import resta ferma e scende del 6,1% sui dodici mesi a dimostrazione che i consumi ancora non sono ripartiti. Insomma l’Italia che cerca di uscire dalla crisi è un Paese a macchia di leopardo, dove le città danno segnali di ripresa, mentre le campagne rischiano di affondare definitivamente.

Basti pensare che in un anno le quotazioni del grano duro si sono quasi dimezzate (-42%). “Per noi è deflazione profonda – denuncia la Coldiretti – con i prezzi crollati per i raccolti e per gli allevamenti che non si coprono più neanche i costi di produzione o dell’alimentazione del bestiame. Oggi gli agricoltori devono vendere tre litri di latte per bersi un caffè o quindici chili di grano per comprarsene uno di pane”.

Nel dettaglio dei prezzi, il ridimensionamento della deflazione su base annua dell’indice generale è principalmente dovuto all’accelerazione della crescita degli alimentari non lavorati (+1,5%, da +0,7% di giugno), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,8% da +0,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%, da +0,2%); inoltre, si riduce il calo dei prezzi degli energetici regolamentati (-5,9% da -6,8%).

A livello generale, invece, il persistere della diminuzione dei prezzi dei beni energetici (-7,0% rispetto a luglio 2015), sebbene meno ampia di quella registrata a giugno (-7,5%), continua a spiegare la flessione tendenziale dei prezzi al consumo a luglio. Al netto di questi beni l’inflazione risulta positiva e accelera rispetto a giugno (+0,6%, da +0,4%). L’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,1% (era -0,2% a giugno). L’aumento dell’indice generale dei prezzi al consumo rispetto a giugno è dovuto principalmente a fattori stagionali che determinano la crescita congiunturale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+2,5%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%).

Il carrello della spesa, ovvero i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona acquistati con maggior frequenza diminuiscono dello 0,7% su base mensile e aumentano dello 0,4% su base annua (da +0,2% di giugno). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,4% in termini congiunturali e registrano, in termini tendenziali, una flessione pari a -0,1% (era -0,2% a giugno).

FONTE: repubblica.it

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