Quando a Virgilio chiese chi fossero quei sanza ‘nfamia e sanza lodo si sentì rispondere con un non ti curar di loro ma guarda e passa. Chi per viltà tace e malripone anche la propria fiducia non è degno nemmeno di essere punito.

Grazie al cielo, e con notevole stizza da parte di chi invece pensa sia così, la Divina Commedia non è scritto sacro, non fa parte della dottrina sociale della Chiesa Cattolica e non è nemmeno più degna di lettura del Timeo.
La separazione che introdusse Aristotele, il primo dei neoplatonici, tra filosofia prima, il meta-sensibile, e filosofia seconda, la fisica delle essenze sensibili, ha posto le basi ideologiche alla nascita dello Stato laico, della potestà, dell’imperio. Nell’affresco di Raffaello custodito nelle stanze vaticane si rappresenta tuttavia un idealismo raggiunto attraverso la comprensione del mondo sensibile non in contrapposizione, ma a costituire la rappresentazione più essenziale del dualismo in chiave dialogica, esperienziale. Una Auctoritas che il primo a descrivere fu Platone sfociata però in una separazione del suo pensiero, il Timeo, con un’Etica il cui significato è oggi ridotto a mera consuetudine. Un Aristotele che descrive la crematistica, la scienza che si occupa della ricchezza, oggi ridotta a pedestre materialismo. Un neoplatonismo oggi ridotto a settembrina fantasia autoerotica.
Per Platone, il vero è indotto dal generale e dedotto dal particolare. Per Aristotele, il vero è indotto da considerazioni che prendono in esame casi particolari e giungono a conclusioni universali e viceversa dedotto dal generale al particolare. È possibile mettere in relazione assonometrica il sensibile ed il non sensibile che Aristotele forse suo stesso malgrado ha separato?
Essere e avere, gli ausiliari curriculari. Che sia basata sulle tesi di Parmenide o sul loro successivo reciproco speculare di Lavoisier, comunque trattasi di legge di conservazione dell’essenza e della materia. Cos’hanno in comune e in cosa differiscono? Il primo ha scelto tra il tutto e il nulla dove per tutto intendeva l’essere e per nulla l’avere. Il secondo ha fatto la stessa scelta dove per tutto intendeva l’avere e per nulla l’essere. Entrambe forniscono versioni di verità tra loro antitetiche secondo un relativismo che annulla entrambe se, e solo se, ognuno adotta esclusivamente e rigorosamente il proprio sistema di riferimento. Credere che nulla si crea e nulla si distrugge dove quel tutto è solo materiale è atto di fede. Allo stesso modo, credere che nulla si crea e nulla si distrugge dove quel tutto è essenza non sensibile è ugualmente, atto di fede. Atei e satanisti sono credenti tanto quanto tutti gli altri, materialisti e non, Parmenide e Lavoisier compresi. Un relativismo che presume o deduce che esistano infinite e quindi nessuna verità è anch’esso atto di fede. Ipotizzare che ne esita almeno una, abbia o meno lo scopo di demolire la fede qualunque essa sia, è ugualmente atto di fede. C’è forse differenza tra extraterrestre e ultraterreno? L’immagine e somiglianza davvero cambia contesto se la consistenza creata e/o creatrice è materiale o metafisica? La crematistica di Aristotele aveva mire o presupposti materialisti o ideali?
Se il denaro ha valore indotto da una convenzione sociale allora allo stesso modo il sistema bancario con i suoi meccanismi endogeni ha valore indotto dalla fiducia che la gente in questo ripone e il cui volume d’affari prevale nettamente, più precisamente per almeno il 90%, su quello forzoso-coercitivo della moneta fiat. Questa, si limita ad avverare un decimo scarso della massa monetaria. Di questa, la gente potrebbe voler fare volentieri a meno, visto che dicono serva a pagare le tasse che la rendono autentica ed accettata, dovute a una politica fiscale di tipo keynesiano applicata in un sistema economico che fin dal ’44 non è mai stato davvero tale e comunque basato su una teoria del valore pedestremente materialista.
Il sistema bancario, che comprende quello delle banche centrali che però producono sola moneta legale, che nell’eurozona costituisce meno del 10% della massa monetaria circolante, emette moneta senza riserva com’è ovvio che sia in un sistema monetario come quello attuale e come sarà quello futuro. Il fatto è che nonostante la sua altisonanza l’emissione ex-nihilo non è affatto un elemento focale. Lo è invece la natura del valore, che non è di origine materialistica e proprio per questo la sua creazione dal nulla non è scandalosa. Qui è curioso e simpatico notare come l’emissione ex-nihilo è tabù ben più intransigente nella sua accezione materialista di quanto potrà mai esserlo nella concezione idealistica. Con gli accordi smithsoniani del ’71, presi per iniziativa statunitense, si determinò la “sospensione” della convertibilità del dollaro in oro ma certamente non dell’utilizzo del dollaro come moneta di riserva facente le veci del bancor che aveva proposto Keynes. Con evidente e mostruoso conflitto di interessi dei quali, incredibilmente, non si è accorto nessuno ma per motivi che a mio personale avviso, ma credo tutti ne converranno, hanno molto a che fare con il modo in cui si è concluso il secondo conflitto mondiale a un annetto di distanza dagli accordi di Bretton Woods.
Nella “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, il postulato marxiano secondo cui il salario è il prodotto marginale del lavoro, è accettato integralmente. Nella stessa teoria quantitativa, solo in un sistema in cui c’è “piena occupazione” vale l’equazione secondo cui a un aumento della domanda dovuto a maggiore offerta di moneta consegue un aumento dei prezzi. L’assioma secondo cui il valore della moneta è autoprodotto in base alla sua portata, densità, pressione circolatoria e tasso d’interesse, stoicamente resiste nonostante tutte le critiche e modifiche su aspetti rigorosamente altri, della teoria quantitativa. La sua “neutralità” rispetto al reddito ed ogni possibile aspetto che possa insinuare dubbi tenta comunque di resistere nonostante tutte le critiche, o forse proprio a causa di queste, tra le quali la funzione marxiana e keynesiana di “fondo di valore” e deposito di ricchezza ed il ribaltamento endogeneista dell’equazione di Fisher.
L‘irrisoria apologia al signoraggìsmo da spicci e banconote e riserva frazionarìstica di stampo austriaco, così come la stimolazione del senso di colpa per aver accumulato un debito inafferrabile, immanente e “vissuto al di sopra delle proprie possibilità”, sono entrambe diretto ed esclusivo interesse del presunto creditore. Il signoraggio come inteso da chi va in giro mostrando banconote per far notare che c’è scritto bce, attiene all’emissione della sola moneta legale ed è oggettivamente trascurabile rispetto al grosso del bottino. La riserva obbligatoria frazionatrice e moltiplicatrice di moneta attiene al grosso del malloppo estorto dal sistema bancario esterno a quello centrale ed è trascurabile rispetto all’estorsione del 200% a cui fa riferimento Auriti, che non riguarda la sola moneta legale ma tutta la massa monetaria. Anch’egli, come chiunque ancor oggi voglia relazionarsi e confrontarsi con chi riesce a percepire solo l’essenza aristotelicamente sensibile della moneta, doveva usarne la rappresentazione materialistica.
Allo stesso modo ritengo si ponga sulla faccenda l’annosa questione del sionismo. Questa cosa dell’ebraismo come prezzemolo in ogni avvenimento geopolitico/finanziario mi pare scontata almeno dal fatto che per diventarlo è sufficiente dichiarare di esserlo a prescindere dall’araldica e dal soma. In ogni caso, questo vecchio continente mi pare conteso tra pseudo misticismi ideologico-economico-finanziario-contrapposti migrati l’uno prevalentemente ad occidente l’altro soprattutto a oriente e legati fra loro dalla comune origine, del tutto politico-tattico-strategica e per nulla alla religione nonostante di questa faccia uso per abbindolare gli allocchi filo e anti semìti, nata rigorosamente anche questa in Europa ben prima del XIX secolo. Costoro, sono convinti che semita non sia un ceppo linguistico comune anche agli arabi ma che lo siano esclusivamente i discendenti di Eber e incredibilmente non lo siano tutti i discendenti di Sem. Personalmente sono contrario a discutere di implicazioni che possono facilmente arrivare ad essere di carattere religioso o contrarie a questo, a prescindere dall’eventualità di prendere alla lettera o interpretare, a seconda dello scopo, di discreditare oppure non farlo, il testo di riferimento. Il problema, ancor prima che di tipo esegetico trovo sia didattico e metodologico. Come si fa a insegnare autocoscienza e pensiero autonomo ad un volgo che per definizione ha coscienza e pensiero volgari e popolari? Del resto, se ne venisse fuori che è impossibile rendere tutti filosofi e filologi esperti in macroeconomia allora avremmo spiegato l’origine del pensiero sionista.
Nel passare da una concezione materialistica della moneta ad una di natura idealistica l’elemento basilare non è costituito da una moneta fiat, per la quale il cittadino perlomeno per consuetudine storica pretenderebbe una copertura, una riserva di valore garantita da chi impone/propone quella moneta, come capitò suo malgrado allo stesso Auriti. Se com’è facile osservare l’induzione avviene comunque allora è indifferente che la circolazione sia forzosa o voluta da chi accetta quel simbolo econometrico.
La proprietà del portatore, invece, è di importanza fondamentale per assicurarne a questo non solo la proprietà di tipo materialistico ma soprattutto quella ideale, intellettuale: l’esclusiva potestà creativa del valore monetario indotto.
Sentendo parlare di moneta privata, pubblica, di “moneta sovrana”, è facile notare anche qui come in mille altri casi l’utilizzo e la manipolazione della semàntica. Il privus inteso come singola persona “privata” della proprietà di alcunché attraverso Monetae private di conio, di impronta, di identità. L’etimo di privato è “separato dallo Stato”. Opposto a pubblico: “che appartiene all’amministrazione pubblica”.
Ecco quindi la ragione per cui essere per la proprietà del portatore: proprietà della Persona Fisica portatrice e non di una persona giuridica secondo la manipolazione che il Diritto ha subito. La proprietà da parte del privus, di colui che con l’uso ed abuso della semàntica della proprietà è stato privato.
L’emissione come proprietà del portatore, inoltre, non presume la proprietà precedente di un oggetto che non è ancora simbolo econometrico. Per emettere moneta non è necessario esserne preventivamente proprietari. Infatti, fino al momento in cui questa comincia a circolare non ha né la caratteristica di moneta né alcun valore. Non è ancora una moneta. Non si può essere proprietari in anticipo di qualcosa che inizia ad esistere solo successivamente e solo per accettazione, comunque questa avvenga, da parte di chi gli conferirà quel valore di cui per questa ragione sarà legittimo proprietario. Questo antichissimo equivoco è lo stesso in cui si cade con qualunque tipo di moneta attualmente emessa.
Alla radice dell’equivoco c’è l’inversione da troppo tempo fissata nella consuetudine e nella memoria storica tra soggetto ed oggetto, tra persona fisica e giuridica. L’associazione della caratteristica che posseggono i componenti dell’insieme associata incredibilmente non più a questi ma all’insieme che è definito da chi ha quella caratteristica. Definito l’insieme degli italiani si stabilisce che è l’Italia che parla italiano. Socrate si rivolta nella tomba ogni santo giorno perché se muore una zanzara allora per tutti quella era un uomo! Ma la cosa è ambivalente. Non è l’insiemistica da cambiare, ma quella caratteristica che definisce l’insieme: che senso ha la democrazia rappresentativa se non è garantita la certezza del Diritto nella cosa più fondamentale dei rapporti sociali, se nessuno ha nemmeno idea di cosa questa sia? Se questa rappresentatività non ha un rapporto organicistico con i rappresentati? Se la sovranità per tutti è dell’insieme, del contenitore e non del contenuto, non di chi lo ha definito per il solo fatto di esistere?
La differenza sostanziale tra movimenti ritenuti sovranisti come MMT e Positive Money è che la prima considera la moneta una “taxes driven money”. Essa consegna allo Stato la potestà sull’emissione legale, quella esogena, tralasciando però di sancirla anche sull’emissione endogena. Di questa invece si occupa risolutamente portando al 100% la riserva obbligatoria, Positive Money. Il punto controverso di quest’ultima, invece, è l’utilizzo di un comitato di politica monetaria con funzioni del tutto simili a quelle delle organizzazioni internazionali create in occasione degli accordi di Bretton Woods: un’organizzazione esterna, separata e totalmente indipendente da politica ed organi dello Stato, che decide e regola sia l’emissione endogena che quella esogena, ricalcando la proposta di Keynes del ’44 e reintroducendo di fatto un nuovo Chicago Plan.
Se da una parte le posizioni mosleriane sono sostanzialmente quelle vetero stataliste dove la persona giuridica diventa soggetto proprietario della sovranità, d’altra parte Positive Money fa sostanzialmente la stessa cosa pur essendo, mi pare al momento il solo think-tank che propone una soluzione diretta all’emissione endogena, esautorando la Repubblica della potestà sulla politica monetaria, di fatto impedendo l’esercizio della sovranità monetaria consegnando però questo potere ad una ulteriore ed ancor meno organicistica persona giuridica; confermando quindi il modello dell’eurozona, depotenziandolo e frammentandolo con uno spirito pseudo indipendentista in stile catalano e scozzese del tutto convergente con l’operazione che si sta svolgendo oramai in tutta Europa con la demolizione dello spirito repubblicano delle carte costituzionali.
L‘origine, la natura del valore non è mai neanche stata messa in discussione. Non da Keynes, non dai cartalisti, incredibilmente nemmeno dalla Germania post weimariana.
Eppure, materialisticamente parlando, la fonte prima e ultima del valore è l’Uomo, non il lavoro a cui è indubbiamente l’uomo a dar valore. Se la fattispecie giuridica è frutto anch’essa del pensiero umano e quindi anch’essa si configura in una dialettica hegeliana autocreativa, allora non è criticabile da chi, con lo stesso approccio merceologico post illuminista, riduce la moneta a solo fattore economico. L’unità di misura del lavoro è il joule. L’unità di misura del valore è il valore che l’uomo assegna allo stesso valore.

Buster Keaton
Come sarebbero andate le cose se nel ’44 fosse prevalso il modello di Keynes al modello di White? E cosa sarebbe o non sarebbe cambiato se gli Stati non avessero adottato una politica monetaria comune anziché adottare il dollaro come bancor de facto?
Le istituzioni create a Bretton Woods, che sarebbero state create comunque, anche in caso di prevalenza del piano di Keynes, “sopravvissero alla caduta del gold standard, pur rivedendo i propri obiettivi. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale continuarono a essere in attività, al pari del GATT che fu sostituito, nel 1995, dal WTO (World Trade Organization – Organizzazione mondiale del commercio)”. “L’emissione incontrollata di moneta, fatto contestato più volte da Francia e Germania in quanto gli USA esportavano la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo” continua e si intensifica nonostante e soprattutto a causa della caduta del gold standard, con gli accordi smithsoniani (in questo periodo il virgolettato è prelevato da wikipedia a significarne ampia divulgazione).
Se fosse stato adottato il bancor non avremmo avuto oggi un dollaro che ne fa le veci ma, a parte il mancato predominio USA cosa sarebbe cambiato sostanzialmente? Oltre al dilemma di Triffin il problema di fondo risiede nella “mano invisibile” di Smith, la presunta provvidènza immanente della legge di mercato che però si riduce alla prevalenza geopolitica dei rapporti di forza.

Karl Marx, Friedrich Engels
In pratica, in un mondo dove tutte le economie sono basate su un ciclo creditizio e debitorio di tipo D.D. (denaro contro denaro) mentre tutte le banche centrali e carte costituzionali adottano, compresa quella cinese, una teoria del valore basata su un arcaico lavoro incorporato in una merce che nel frattempo è sparita dal ciclo, cambierebbe qualcosa se la moneta di riferimento smettesse di essere il dollaro e cominciasse ad esserlo lo yuan oppure un bancor controllato da FMI, Banca Mondiale e WTO?
L’alternativa White/Keynes si pone, monetaristicamente, finanziariamente ed economisticamente parlando, negli stessi termini dell’alternanza Renzi/Letta, tanto per citare solo gli ultimi che si sono avvicendati alla guida di un Paese martoriato come l’Italia, but it’s not the only one.
Geopoliticamente, invece, con un bancor sarebbe stato più difficile distinguere un dualismo antagonista tra Occidente e resto del mondo associato a diverse ideologie. Ideologie che peraltro tanto diverse non mi sembrano affatto, visto che tutte eseguono l’antico precetto marxiano, manco a dirlo anche questo nato in Europa, secondo cui il valore della moneta è dato in ragione ultima da un lavoro che non è più nemmeno considerato come merce di scambio ma che da Engels si continua a pensare come creatore dell’uomo.
Il fatto è che qualunque sia la cosa da cui la gente si convince provenga il valore, quella è l’origine di ogni ricchezza, il fondamento di ogni capitale, che non è per niente la cosa da combattere ma solo l’insieme dei rapporti sociali, delle convenzioni che li regolano.
Quando si applica una politica fiscale costruita attorno a una teoria del valore campata intorno alla produttività si finisce per tassare chi esiste per il solo fatto di esistere. E questa non è teoria ma la prassi evidente.
Imporre le tasse a chi le paga, a chi le “dà a Cesare”, impone implicitamente a costui l’accettazione non tanto di una moneta quanto di una posizione sudditante certamente priva di quell’Auctoritas pensata da Platone e sviluppata dai Romani.
Il capitale è sempre solo umano. Non è un caso che gli umani da cui estrarre plusvalore vengano chiamati “risorse” dagli HR departments di tutto il mondo. Marx & Engels docet, “Il lavoro ha creato l’uomo”.
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