La dialettica servo padrone

«Il FASSINO INDISCRETO DELLA BORGHESIA»

Maurizio Pagliassotti*

Questo articolo denuncia il servilismo della casta politica torinese rispetto alla dirigenza FIAT. Ma un po’ troppo indulgente verso la FIOM, che come abbiamo scritto ieri, ha programmato il referendum ma invece di invitare a votare No al ricatto di Marchionne, non ha dato alcuna indicazione di voto, facendo appello ad una equivoca “libertà di coscienza”.

Il due e tre maggio a Grugliasco, poco distante da Torino, mille e cento lavoratori affronteranno le forche caudine del referendum pro o contro la volontà della Fiat di estendere le condizioni di lavoro di Pomigliano anche alla ex Carrozzeria Bertone. Durante una drammatica riunione le Rsu, maggioranza Fiom, ha deciso di chiedere il parere di chi quelle condizioni di lavoro dovrà viverle. Fiat e sindacati concertativi hanno violentemente avversato questa scelta: speravano che la maggioranza, o addirittura l’unanimità delle Rsu, accettasse la volontà di Marchionne senza tante storie. 

In un canovaccio ormai privo di sorprese, la Fiat ha detto chiaramente che qualora passasse il no, i cinquecento milioni di euro di investimento previsti per la produzione di un nuovo modello Maserati verranno spostati da qualche altra parte. Forse in Italia. E’ la vittoria totale della globalizzazione: non più italiani contro cinesi, turchi etc, ma italiani senza diritti contro italiani con i diritti. 

Il candidato sindaco del Pdl a Torino, Michele Coppola, la racconta così: «La vicenda dell’ex Bertone non può essere fatta oggetto di strumentalizzazione a fini elettorali. Piero Fassino dice sì ad ogni accordo, a quello di Mirafiori come a quello dell’ex Bertone ma poi deve misurarsi con una quota importante della sua coalizione che la pensa in maniera diversa» ha sostenuto ancora Coppola. «L’accordo per la ex Bertone riguarda una fabbrica chiusa da cinque anni che deve tornare a produrre, è un accordo che garantisce la vita dell’azienda e l’occupazione per 1.100 persone». Una dichiarazione strampalata che racconta due verità. La prima: la destra vede bene il ricatto di Marchionne ma preferirebbe che nessuno ne parlasse. La seconda: Fassino ha dei problemi nella sua coalizione. Da parte di Sel? No, ormai i seguaci di Vendola sono allineati dietro l’ultimo segretario dei Ds e al massimo emettono qualche vagito per non far infuriare troppo il loro elettorato. I problemi arrivano dal quasi ex sindaco Sergio Chiamparino, che ha vissuto male l’umiliazione riservatagli dal suo compagno di scopone Sergio Marchionne. Come si sa l’ad Fiat ha ignorato il cosiddetto “lodo Chiamparino”, che prevedeva una scansione temporale nell’introduzione delle nuove regole di Polmigliano alla ex Bertone. «Mi dispiace che, rispetto alla nuova Bertone, si stia perdendo l’occasione per riscrivere il capitolo delle relazioni industriali più partecipate », ha detto il sindaco di Torino uscente. «Da questo punto di vista credo che Fiat stia sbagliando».
Ma Chiamparino è il passato. Ecco il futuro, Piero Fassino, tutto d’un fiato: «È nell’interesse dei lavoratori e della ex Bertone e della città di Torino che un sito come quello torni a produrre. Chi ha a cuore il tema del lavoro non può che augurarsi che la ex Bertone riapra i battenti. Alla ex Bertone è prevista una produzione di qualità in coerenza con la storia dello stabilimento, sollecito tutti a lavorare per favorire una soluzione che consenta alla ex Bertone di riprendere la produzione e ai lavoratori di non essere cassintegrati a vita. Per questo mi auguro che si arrivi ad una soluzione, e qualora ci fosse un referendum auspico da parte dei lavoratori una scelta che consenta la riapertura dello stabilimento, anche se la decisione spetta a loro». «C’è una differenza», ha concluso Fassino, «tra la discussione che si fece per Mirafiori e quella di oggi: a Mirafiori avveniva a stabilimento aperto e funzionante e lo sarebbe stato anche dopo il referendum. Qui lo scenario è diverso, l’alternativa è più secca e radicale». Traduzione: sono come per Mirafiori dalla parte della Fiat. Ha proprio ragione chi ha coniato lo slogan “Il Fàssino discreto della borghesia”. 

Juri Bossuto, candidato sindaco della Fds e di Sinistra Critica stona rispetto al coro di voci bianche pro Fiat: «Si annunciano giorni di divisione e sofferenza tra i lavoratori della Bertone, usati quali ennesimo campo di battaglia in cui si scontra la cinica ricerca di profitto con i diritti assoluti in capo ai medesimi. Una battaglia in cui il più forte, Marchionne, gode dell’appoggio di Stato, Regione e candidati sindaco. Dobbiamo trascinare la Fiat al tavolo della trattativa e per fare questo è necessaria la presenza della sinistra unita, a Torino e in Italia».

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