Da corsairvoice

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Finalmente il bluff è finito. L’impazienza incontrollata dei tecnocrati è stata finalmente saziata. Mario Monti, re incontrastato della tecnocrazia europea, è divenuto ufficialmente presidente del Consiglio, in barba alla volontà popolare e ad ogni principio democratico. Dopo il simil-golpe di Napolitano, sono arrivati gli attestati di stima al nuovo governo da varie parti: dal duo delle meraviglie Santoro/Travaglio, dal faziosissimo Tg3, dal montiano Corriere della Sera, dall’opposizione del PD e dalle piazze che sprizzavano gioia per la “caduta” del minitiranno Silvio Berlusconi. Si dice che la caduta del governo sia imputabile all’aumento dello spread e alla scarsa credibilità internazionale dell’esecutivo, ma il Financial Times, giornale della City di Londra, vaglia un altro scenario. Secondo il quotidiano, il numero uno della Bce Mario Draghi è stato “un complice involontario della caduta di Berlusconi in quanto non ha provveduto ad acquisti massicci di titoli italiani”, mettendo così “in mora l’Italia perché non avrebbe attuato le riforme da lui stesso suggerite assieme a Trichet”, e cioè quelle contenute nella famosa lettera della Bce di agosto.[1]

Il paradosso più evidente è che quelli che esultavano per la caduta di B. e per l’avvento dell’eroe Monti, sono gli stessi che scendevano nelle piazze per protestare contro la lettera di intenti della Bce, non sapendo che, se Berlusconi ha fallito sul piano delle riforme, Monti ne uscirà sicuramente vincitore. Infatti, sul piatto ci sono la riforma del sistema pensionistico, la riforma del mercato del lavoro, l’introduzione di nuove tasse, tagli alla spesa pubblica ecc., vere e proprie misure “lacrime e sangue”. Tutto questo per salvare l’Europa e l’euro, dopo che l’Italia ne aveva minato la credibilità, non essendo stata in grado di operare con rigore sul piano delle riforme. Ed è proprio questo il dogma intoccabile nell’opinione pubblica e nel consesso politico: l’Europa e l’euro. Dopo le timide accuse dell’ex premier alla moneta unica, sulla carta stampata è successo il finimondo: sono insorti il capo dello Stato, i protoeuropeisti Ciampi e Prodi, e nell’agone si muoveva sornione anche il tecnico Monti, che dalle colonne della sua roccaforte “Il Corriere della Sera”, ammoniva il premier affermando che l’euro aveva salvato l’Italia, avendo “portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa di quella che abbiamo avuto con la lira”.[2] Non va dimenticato che l’ultraeuropeista Monti è lo stesso che ha affermato, qualche mese fa, che “oggi stiamo assistendo al grande successo dell’euro, e la manifestazione più concreta di questo successo è la Grecia, costretta a dare peso alla cultura della stabilità con cui sta trasformando se stessa“.[3] Quindi, il sacrificio sull’altare dell’euro imposto dalla cultura del rigore forzato, dalla disciplina maniacale dei conti pubblici, altro non è che un successo consegnatoci dall’Europa e dall’euro per il nostro bene supremo. Sulla stessa linea anche i commenti di Ciampi e Prodi.

Quindi, la causa della speculazione contro l’Italia va ricercata solo nelle sue colpe, che hanno un solo nome: debito pubblico. Però non si spiega come gli Stati Uniti, che hanno un debito intorno al 100% del Pil e un deficit di bilancio del 9,1%, riescano a piazzare i propri bond a tassi vicini allo 0. Analoga situazione per il Giappone, che ha un debito pubblico intorno al 233% del Pil e alla Gran Bretagna che non se la passa molto meglio dell’Italia. Ma perché accade questo? Questo accade perché gli Usa, il Giappone e la Gran Bretagna avendo come monete il dollaro, lo yen e la sterlina possono, in caso di bisogno, stampare carta moneta quando vogliono (come fa la FED), e chi compera i loro titoli ha questa certezza dalla loro parte. Questo non può avvenire con l’euro, dato che la Bce, per statuto e per il dogma della lotta all’inflazione, non può essere prestatore di ultima istanza per gli Stati. In poche parole, essa non può monetizzare il debito.

Al di là delle questioni tecniche riguardanti l’euro, un altro problema della moneta unica lo ha riscontrato il “Chicago boy”(per la verità non tanto boy) Antonio Martino, che in risposta all’apologia dell’euro di Monti risponde: “Monti sa bene che non è affatto vero che la bassa inflazione degli ultimi anni significhi che l’euro non ha perso potere d’acquisto in termini di beni e servizi. Con uno stipendio mensile di due milioni di lire si viveva, anche se non agiatamente, con mille euro certamente no. L’inflazione non c’entra, la colpa è della luciferina presunzione di chi ha ritenuto di potere stabilire a priori il potere d’acquisto esatto di una moneta fiduciaria mai prima esistita. E’ questa la ragione per cui da sempre mi sono battuto contro questa aberrazione logica, conquistandomi le critiche del mio amico Mario Monti, che non ha mai nemmeno lontanamente pensato che chi ragionava in modo diverso dagli euro-bacchettoni potesse avere ragione”.[4] Quindi, secondo Martino, e secondo le tasche di molti italiani, il potere di acquisto dell’euro rispetto alla tanta vituperata lira si è di fatto dimezzato!

Un altro feticcio che ricorre con frequenza è quello dell’ipotetica implosione italiana qualora essa non fosse entrata nell’euro, all’urlo entusiastico di: “l’euro ci ha salvato la vita!” Nessuno mette in dubbio che la nostra moneta (la lira) non se la passasse molto bene durante gli anni ’90, ma questo feticcio crolla rapidamente quando si ascoltano le parole dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, colui che si adoperò con tutte le sue forze affinché l’Italia entrasse nella prima tranche dell’euro. Egli, che aveva certamente una faccia più sveglia di quella di Prodi e Ciampi, nel 1996 affermò: “un’Italia fuori dall’euro farebbe una concorrenza rovinosa all’industria tedesca. L’Italia deve quindi essere subito parte dell’euro, alle stesse condizioni degli altri partner”.[5] Per questo, chi è stato salvato dall’euro?

Viel Erfolg!


note:
[4] vedi nota 2
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