Di Carlo Melina
Si chiama camuno, si legge economia reale. Senza banche centrali, burocrati, parassiti e finanzieri di mezzo. E’ la moneta che si sono inventati Francesco Bonomelli, Stefano Brangi e Marco Contessi, fondatori dell’associazione Camuno.net.  Non ha ancora scalzato l’euro, e, nelle intenzioni della “zecca valligiana” non lo scalzerà mai, ma la strada indicata è quella giusta. Funziona così: ti iscrivi ad un circuito di imprese (basta avere la partita iva, dal 2014 potranno farlo anche i privati) e, come in ogni social barter network, quando paghi qualcuno, lo fai in una percentuale di moneta corrente, e in una di moneta complementare, il camuno, appunto.
“L’idea è quella di voler dare un aiuto alle aziende che hanno mancanza di liquidità – spiega Bonomelli, raggiunto al telefono – Chi acquista, risparmia, chi vende, non rinuncia a nulla”. Il meccanismo promosso da Camuno.net è semplice, chiarisce Bonomelli: “Se lei vende un prodotto che costa 100 euro, può avere poco appeal sul mercato, in virtù della attuale mancanza di liquidità. Ma se lei lo vende a 80 euro, praticando uno sconto del 20%, ha più chances, e inoltre, non ci perde niente. Perché quei 20 euro si trasformano in 20 camuni, che potrà spendere a proprio piacimento all’interno del circuito monetario immaginato dalla nostra associazione”.
Come da presentazione sul sito dell’associazione, il camuno, nella singola transazione, “si comporta come un classico buono sconto tramite cui un venditore, a fini commerciali, può accordare un ribasso percentuale sul prezzo d’acquisto all’acquirente”. Il sistema proposto parte da questo concetto e cerca di far evolvere buone prassi interne ad un circuito barter in un’ottica sociale. Non ha fini di lucro – i primi 100 iscritti pagano una quota di 270 euro, scontata del 25% – ed è gestito in forma associativa con il contributo di tutte le imprese aderenti.
L’obiettivo di Bonomelli è quello di facilitare, attraverso uno strumento tangibile, la circolazione della moneta primaria (l’euro) e l’impresa in genere, dando slancio all’economia del territorio, puntando sull’innesco di fenomeni collaborativi, di reciproco sostegno e di partecipazione condivisa tra gli attori economici e le persone della Valle Camonica. Perché il camuno, sia chiaro, resterà, almeno nei primi anni, appannaggio esclusivo dei 100.000 residenti nei 42 comuni della Valle: “Abbiamo ricevuto richieste di adesione da Milano e Bergamo, ma abbiamo dovuto rifiutare. Il nostro circuito deve partire con un territorio preciso di riferimento. Poi si vedrà”.
Bonomelli fuga ogni dubbio: il camuno non incoraggia né consente alcuna forma di evasione fiscale: “Abbiamo lavorato a lungo per stilare uno statuto chiaro e con tutti i crismi della legalità. E ci siamo riusciti. Chi usa camuni, aumenta il fatturato della sua azienda (quello in euro), perché vende di più. Quindi paga più tasse. E poi, dal punto di vista fiscale, il cambio in camuni è registrato come uno sconto”. Sconto che verrà tassato, nel caso in cui chi ne possiede, non ne profitti: nel circuito verrà applicato il demurrage, di modo che i camuni circolino, e con loro anche gli euro: “I camuni non spesi verranno, in percentuale, immessi nel circuito a vantaggio di associazioni di volontariato, che ovviamente abbiano aderito”.
L’esordio della nuova monetaè previsto per ottobre: “Detto con franchezza, noi non abbiamo inventato niente. Esistono numerosi esempi di utilizzo di monete seconde, e non solo recentemente. In Svizzera circola, dal 1934, il wir. Una moneta complementare creata nel 1934. All’inizio gli associati al circuito erano 12, oggi sono 60.000”. Quanti sono la metà dei residenti in Val Camonica.
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